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Intervista Bassi Maestro & Dj Shocca

 

Abbiamo incontrato Bassi Maestro e Dj Shocca in una delle date del loro tour e ci siamo scambiati pareri ed opinioni sul loro disco e sulla musica in generale.

 

Musica che Non si Tocca è già di partenza un titolo piuttosto esplicativo, conoscendo i soggetti protagonisti dell’album, Bassi Maestro e Dj Shocca. La proposta di questo disco (anche per la scelta coraggiosa di proporre il formato vinile) dichiara apertamente l’amore per il cosiddetto “suono classico” e per una concezione di Hiphop che dai più giovani sembra poco conosciuta e, talvolta, quasi rifiutata.

Bassi: Posso dire che noi innanzitutto facciamo musica prima di tutto per noi stessi, per stare bene con noi stessi. Ci siamo da prima e facciamo musica che ci piace. Questa è musica che arriva da un periodo che noi abbiamo vissuto in pieno, qua parlo sicuramente per tutti e due, in cui l’Hiphop è esploso non solo a livello internazionale e mainstream ma anche a livello culturale, d’interesse musicale. Quello è il periodo che ha dato più innovazione sul suono e a tutto il resto, quindi ci rifacciamo a quel periodo. Questa faccenda che le musiche si mischiano c’è sempre stata, il fatto delle influenze, del cosiddetto crossover non è una novità.
Shocca: L’hip hop stesso è nato così.
Bassi: Però credo che comunque ci sia un appartenza a una concezione di cultura musicale che non sia standardizzata e quindi qua mi trovo in disaccordo con quello che molte persone possono dire sul suono attuale, ma secondo me c’è ancora una profonda distinzione….lo puoi capire! Quando senti qualcuno che ha un background Hiphop, magari sta facendo un genere diverso però puoi ancora percepirlo. Quando questa cosa non la riconosci più, secondo me, a quel punto si tratta di uno che arriva da altri  mondi e si è avvicinato all’Hiphop. Noi arriviamo dall’Hiphop e credo che si senta in tutto quello che facciamo perché poi, tutti e due, abbiamo progetti paralleli e facciamo altre cose.
Shocca: Riallacciandomi a quello che stavo dicendo prima, l’Hiphop stesso è nato come una fusione di generi e va ribadito.
Il nostro proposito è mettere ordine nella mente dei più giovani e far capire che è un certo tipo di suono, che deriva dagli anni novanta, che ha ancora una dignità, un valore, qualcosa da comunicare e, per quanto poco, cambiò il mondo quando fece capolino nel panorama musicale.
Non vogliamo fare una cosa con effetto nostalgico, riproponiamo quello che ascoltiamo, quello che siamo nel 2011.

Quindi fare ricerca, diggin’, essere consapevoli della materia che si sta trattando, in fondo, quanto è importante? Noto che i dibattiti su questa questione in particolare vengono affrontati quasi sempre dal pubblico, dagli integralisti, non dai musicisti o in particolar modo dai beatmaker. Nella vostra vita quanto dedicate alla ricerca del suono, all’ascolto prima che alla produzione?

Shocca: Questo è un punto focale della faccenda. Gli integralisti, come li hai definiti tu, tendono sempre a puntare il dito come dire: “Tu devi conoscere! Tu devi ricercare e fare diggin’”. Per chi lo ama, fare diggin’, è inquantificabile in tempo, dedizione e ricerca. Ma è una cosa che ami e quindi ti viene in automatico. A volte capita che qualcuno accusi chi sviluppa beat attorno a sample originali. Io non è che prendo solo sample originali, per esempio. La verità, secondo me, è che si tratta di una cosa innata, mi piace cercare, scavare. Ed è lì che sfugge il discorso quando nascono le diatribe tra addetti ai lavori o nel pubblico. Come tutti i dogmi e le ideologie non mi piacciono, non va bene.

Shocca, leggevo in una tua vecchia intervista dove dicevi proprio: “Tutti possono fare un disco, pochi una canzone”.

Shocca: E’ vero infatti. Quello che manca, più che la ricerca, è la consapevolezza e il motivo che ti porta l’esigenza di fare la tua cosa con tutto quello che ne consegue. Questo si traduce nella musica che fai.

Cambiando discorso, da poco Don Joe e Shablo hanno pubblicato il loro primo lavoro prodotto insieme, “Thori & Rocce”. Che fine ha fatto invece “The Italian Job”. In effetti manchi solo tu…

Shocca: Sicuramente loro due hanno molto in comune nell’anno che corre adesso, nel 2011, come dire… lo strizzare l’occhio all’elettronica, una cosa se vogliamo chiamarla più fresh. Io ho fatto la mia cosa con Bassi e tra l’atro io non potrei dirlo, ma me ne fotto… Non c’è niente di particolarmente misterioso o recondito: c’era l’idea originale di mettere insieme tre teste significative per il discorso dei beat. Dopo è chiaro che, per un discorso di sbattimenti, si creano altre situazioni.

Una cosa interessante ad accumunare le vostre due carriere è senz’altro il fatto di avere, anche se per poco, lavorato a produzioni Electro/ Electro-House. Bassi attraverso l’alter ego di Mr.Cocky mentre di Shocca ho letto, sempre qua e là su internet, che anni fa hai lavorato a progetto del genere in Francia celato dietro un aka sconosciuto al pubblico italiano. La cosa non deve sorprendere vista anche le origini molto vicine tra House e Hiphop.

Shocca: Di questa cosa, casualmente, ne parlavamo anche prima a cena..
Bassi: Esatto. In realtà io faccio tutta la musica che mi piace. Per chi non lo sapesse io metto i dischi da quando avevo 11 anni. Adesso ne ho 37 per cui sicuramente non ho iniziato mettendo dischi Hiphop. Anzi, ho iniziato mettendo tutt’altro. Così è stato per tanti anni finchè non ho scoperto nell’87-88 i primi dischi Hiphop assieme alla House e poi, nel 91-92, ho deciso di concentrarmi solo sull’Hiphop. Per cui tutto questo mio background musicale non è che lo butto via. È musica che ascolto tutt’ora che colleziono e che suono volentieri quando mi viene data l’occasione di suonarla con un certo gusto. Semplicemente sono rimasto un po’ deluso perchè Mr.Cocky quando l’ho fatto non m’ha cagato nessuno, adesso che si è un po’ arenato il progetto mi viene chiesto molto spesso che fine abbia fatto. Vuol dire comunque che un qualche segno l’ha lasciato. È un progetto che è nato per fare una cosa che mi piaceva. Mi piaceva talmente tanto che non aveva futuro quindi ho deciso di accantonarla. E’ un disco che non ho mai fatto uscire, anche se completamente finito, proprio perchè era un viaggio completamente lontano da tutta la direzione che stava prendendo tutto il percorso dell’House, dell’Elettronica, dell’Electro-House. Speravo, quando ho iniziato a fare Mr.Cocky che ci fosse un po’ più di affinità e si ritornasse un po’ al periodo di mischiare l’Hiphop con la House. E invece questa cosa non è successa. Quel tipo di House è diventata la musica dei tamarri, ha cambiato pubblico. Per cui a me non interessa questa cosa, io non la conosco. Sono saltato giù dal treno perchè secondo me una cosa o riesci a farla bene al 100% oppure è inutile che ti proponi. Ho deciso quindi di rimanere su quello che è il mio mondo al 90%, l’Hiphop. Comunque sono assolutamente fiero e divertito di tutto quello che ho fatto fino ad adesso, indistintamente dai generi. Guarda, alla fine tutti i bacchettoni comunque dovrebbero farci vedere la loro collezione di dischi, perché è facile parlare ma dal momento che poi ti confronti veramente su quelle che sono le conoscenze e la vera passione a quel punto è la musica che parla. Noi possiamo permetterci di fare un disco così perchè è quello che realmente siamo se no saremmo dei fake.
Shocca: Solo da noi comunque se fa capolino un pezzo House in un set Hiphop viene recepito come una bestemmia in chiesa. La musica che vale è musica che vale. Guarda per esempio agli americani, i grandi anche dell’House, Kenny Dope per esempio. Fa set pieni di bombe di tutti i tipi: Funk, Soul, House, Hiphop… Non c’è molto da dire. E’ l’attitudine che conta. Essere autentici, real.

Guè Pequeno, in una vecchia intervista uscita per il sito della linea di vestiti Gold, disse “L’importante è che il tuo stile sia personale. Per questo facciamo basi un po’ Techno: perché siamo cresciuti con quello. Così come mi fanno ridere certi puristi… come se loro fossero cresciuti coi Temptations.” Cosa ne pensate?

Shocca: E’ Un discorso di rottura fatto apposta per far pensare. Ti stupisco, ti irrito, ma ti porto a riflettere.

Sinceramente sono curioso di sapere cosa ascoltate, con cosa siete cresciuti, in particolar modo se si tratta di musica distante dal mondo dell’Hiphop per cui siete conosciuti a livello artistico.

Bassi: Io per esempio, lo dico apertamente, non sono un grande conoscitore né di soul né di funk. È musica da cui ho attinto solamente per scopi musicali ma non sono cresicuto ascoltando quello in particolare. Sono cresciuto ascoltando musica che arrivava più dagli anni ‘80. Il Soul Black ‘80 è forse la mia musica preferita, che in realtà non si caga nessuno (ride). Ha comunque un suono apertamente nella direzione di quello che sarebbe diventato l’Hiphop. E’ molto Black però comunque molto anni ‘80. Poi in realtà ascolto di tutto. Quando c’è un buon disco certamente mi soffermo ad ascoltarlo. È chiaro che dopo un po’ mi rompo anche il cazzo. Ascolto Hiphop è quello in fondo che mi piace ascoltare. Non perdo certo tempo a menarmela e fare il conoscitore a tutti i costi. Tante volte ascolto anche album che non mi piacciono perché il mio lavoro lo impone. C’è tutta una parte di ascolti che derivano dal divertimento e tutta una parte di lavoro. Anche perché poi ascoltare tanti dischi occupa un sacco di tempo.

Ghemon, Maury B, Mic Geronimo. Nuova scuola, vecchia scuola e States. Come mai avete scelto questi tre rappresentanti?

Shocca: Era per dare uno spaccato di tre realtà differenti. Ghemon rappresenta sicuramente la generazione successiva che adesso ha raggiunto una certa audience, una certa capacità aggiungendo significato, delivery e così via. Mic Geronimo rappresenta qualcosa di molto importante. Bassi l’ha agganciato mentre lavorava a New York. Lui è stato onorato e noi chiaramente altrettanto. Maury, infine, perché comunque abbiamo avuto l’occasione di aggiungere anche lui, anche perché per lui, dopo un periodo di pseudo silenzio, è qualcosa di ufficiale che sancisce il fatto che tornerà a calcare le scene. Nei prossimi mesi vedrete cosa succederà.

Credo di  poter sostenere il fatto che entrambi rappresentiate un’idea di produzioni indipendenti che con l’avvento del Hiphop Major in Italia sembrava entrare in crisi. La chiacchiera insiste sul fatto che oggi il 90 % degli artisti indipendenti siano appunto tali più per sfiga che per scelta. Voi cosa ne pensate?

Shocca: Se la forma del nostro disco, in termini di suono e linguaggio, fosse accettata da un discorso mainstrem e fosse lavorato a dovere noi lo firmeremmo un contratto, questo è il mio personale punto di vista. Ma visto che la nostra modalità espressiva non sarebbe lavorata a dovere, preferiam lavorarci noi. Raggiungiamo così i nostri risultati. Che senso ha uscire con un’etichetta enorme e un prodotto realizzato da paura quando loro probabilmente non sanno neanche di che cazzo si tratta?
Bassi: Secondo me, infatti, il problema è opposto. In realtà non è neanche un problema. Il discorso per me è molto più semplice se affrontato in questi termini: chi ha la possibilità di gestire la propria musica in modo costruttivo e non avere padroni, ossia dirigere i propri progetti senza avere indicazioni manageriali ed organizzative su cosa, come, dove e quando, beh… può fare a meno di certe condizioni spesso fastidiose. Secondo me queste limitazioni artisticamente ti distruggono, o meglio, distruggono quella parte propositiva che l’artista ha. Parlo anche per esperienze vissute in prima persona.
Chi riesce a produrre i suoi dischi e non è attratto da questi meccanismi secondo me ne guadagna da tutti i punti di vista, nel senso che rimane padrone della propria musica sia a livello economico che a livello artistico e, se è bravo a lavorare, come tutti i gruppi che sono in tour, guadagna di più.
Shocca: Anche perché Indie non significa zero cash, ma indipendenza, come dice la parola stessa.
Bassi: Certo che avere il proprio circuito, il proprio pubblico che ti segue negli anni è una cosa che si fa fatica a guadagnare. Ci vuole tempo e dedizione. Noi abbiamo la fortuna di essere arrivati fin qui un po’ per fortuna un po’ per passione, personalmente non cambierei la mia situazione. Questo non significa che nel momento in cui c’è da fare una produzione ufficiale, di qualsiasi tipo, mi tiro indietro. Non me ne frega un cazzo! Questo è il mio lavoro e dal momento in cui scelgo di non svolgerlo, e so che entro determinati limiti posso farlo bene, lo farà qualcun altro e si prenderà i soldi che non prendo io. Per cui sono andato a San Remo, per esempio, e mi sono preso i miei soldi. Non ho problemi… in tutto il mondo questa cosa è normale, in Italia è tabù. In realtà è sempre tutto relativo. Io mi diverto a fare musica così. Non sento l’esigenza di uno step successivo. Suonare per me è uno sfogo e uno stimolo continuo e anche confronto, con progetti come questo con Shocca o l’anno scorso con Baba. Come è da sempre nell’Hiphop, che vinca il migliore.
Shocca: Peace ai lettori di RapBurger!

(Alessandro Scagliarini)

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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