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Macrobiotics – Balerasteppin

 

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Troppo spesso l’Hiphop italiano soffre di mancanza di originalità o, peggio, di paura ad osare. A causa del timore nel ricevere critiche di una scena chiusa di mente, l’atteggiamento più comune è limitarsi a seguire un filone già percorso da altri, che sia negli States o in Italia poco importa, calpestare terreni sicuri e confrontarsi con un pubblico già preparato conferisce di certo una maggiore tranquillità nel proporsi. In questo ambiente piatto, vittima di trend e routine ecco che spunta Dargen D’Amico.
Fin dal primo disco solista mette in chiaro le cose, e fin dalla prima volta che l’ascoltatore schiaccia PLAY su un suo brano capisce che l’approccio non è quello comune. Vicende personali, tematiche non convenzionali, interpretazione smooth e fuori dai canoni sono solo alcuni elementi che saltano subito all’orecchio. Dietro alle sue canzoni c’è un piccolo mondo, un personaggio con una storia e un carattere. Il progetto trascende il binomio classico “rapper-realtà”, tanto utilizzato quanto derubato del senso e del valore originale del concetto. Dargen supera queste barriere e il suo approccio segue una poetica e, nello stesso tempo, una spontaneità che lo portano ad essere la cosa più vicina ad un “artista” che il mondo del rap abbia mai avuto.
Macrobiotics è progetto nuovo, che vede Dargen D’Amico al fianco del dj milanese Nic Sarno, e Balerasteppin è più che altro un divertissement che un disco vero e proprio.
Il duo ha praticamente registrato delle anomale cover di brani storici del cantautorato e del Pop italiano, ri-interpretandoli su strumentali di varia e ben selezionata musica elettronica.
Il disco è il manifesto di questo nuovo genere inventato dalla coppia, chiamato Balerasteppin, che gli artisti stessi illustrano come “riciclo d’autore” per evitare di produrre altra spazzatura musicale e per avvicinare due generi, il cantautorato e l’elettronica, che troppo spesso si ignorano.
Se prendere le parole di Fabrizio De Andrè e ricantarle in modo sghembo sulla strumentale di “Who Got Juice” di Grammatik oppure ripetere un testo di Gino Paoli su “Gold Thoot Grin” di Taz può sembrare un sacrilegio, bhe, ogni volta che lo riascolterete capirete invece il tributo sentito che i due hanno proposto, cavalcando il confine tra scherzo e genialità.
Oltre ai brani, gustatevi i folli skit che intervallano le canzoni nella tracklist. Il disco non è giudicabile con un voto numerico da 0 a 100, è un fuori classifica per la natura particolare del progetto. Valutatelo voi, in fondo, essendo un free download, basta solo un click.

(Stefano Zanoni)


 

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