shopclues offers today 2017

amazon coupons code india

clear trip coupon code promo

flipkart coupon code

globalnin.com

Crown City Rockers – I (Heart) Being A B-Boy

 

L’Hip Hop è una Cultura legata a quattro elementi o discipline: MCeeing, Breaking, DJing e Writing

…quanti di noi rappusi non hanno, almeno una volta, avuto a che fare con questa frase? E’ un discorso vecchio ma sempre causa di discussioni fra chi (forse non troppo a torto) trova anacronistico e velatamente infantile parlare di discipline dell’Hip Hop e  b-boyismo fiero e chi (altrettanto non a torto) ritiene che per forza di cose il fatto di ascoltare questo particolarissimo genere musicale che è il Rap, porti ad entrare a pie’ pari in tutto un microcosmo culturale fatto di modi di dire, pensare, gesti, gusti che in una certa misura accomunano tutti coloro i quali se ne appassionano.
Io stessa non posso negare che, nella mia esperienza, ascoltare il rap per anni mi ha portata non solo ad avere una certa mentalità di fondo che ritrovo  in molte delle persone che conosco e che condividono questa mia stessa passione, come pure nei testi di gente che ascolto e che vive a migliaia di chilometri da me, ma anche ad assumere un certo lessico Hip Hop, ad avere un certo gusto nel vestire, un certo approccio verso ogni forma artistica, ad innegabilmente avere a che fare con persone che “praticano le altre discipline”. Come dire? Una cultura nel senso ampio del termine, che col tempo diventa di fatto la TUA  cultura e che funge da filtro fra te ed il mondo, che tu lo voglia o no.

Questo preambolo non potevo risparmiarvelo prima di parlare dei Crown City Rockers: chi sta ancora asciugando le lacrime per la parabola -ammettiamolo- discendente dei Roots (storico e magistrale esempio di gruppo rap con strumenti musicali che, neppure a farlo apposta, nel video di Clones ospitava esponenti di spicco delle suddette quattro discipline), sappia che loro ne raccolgono l’eredità in modo eccellente.

Cinque i componenti di questo gruppo che fa base ad Oakland (California): Raashan Ahmad (MC), Woodstock (percussioni e Akai MPC), Headnodic (basso e produzioni), Max MacVeety (batteria) e Kat Ouano (tastiere).

Cinque artisti talentuosi che hanno iniziato il loro percorso assieme sotto il nome di Mission pubblicando l’album One (2001) ed un buon numero di EP e 12”, per poi cambiare nome alla formazione divenendo i Crown City Rockers e facendo uscire due album: Earthtones (2004) e The Day After Forever (2009), più un omonimo (ovviamente, da ascoltare!) LP per il solo mercato giapponese nel 2004.

Oltre a questi lavori, i componenti della band sono stati in grado di portare avanti progetti solisti con ottimi risultati: Rashaan Ahmad in primis, col suo classicissimo The Push (2008), uscito in versione “per noi comuni mortali” sotto OM Records (la label di Ladybug Mecca dei Digable Planets, People Under The Stairs e Strange Fruit Project) ed in versione revisionata e corretta con cinque bonus tracks sotto P-Vine per il solito, fortunato mercato giapponese (fra queste, The Pressure è un remix prodotto da Presto, bello ed anni ’90 da strapparsi i capelli uno ad uno, della traccia che nella versione non nipponica è intitolata Weight ed è prodotta da DJ Vadim).
The Push è un disco che lui stesso definisce un ritorno ad un Hip Hop da secolo scorso. Quell’Hip Hop  fatto con la drum machine, quello con le rime che non puntano tanto ad impressionare l’ascoltatore quanto ad esternare sentimenti belli e brutti in maniera quasi terapeutica, a tirare fuori gioie e dispiaceri (come in Cancer, titolo-macigno che non richiede troppe spiegazioni).
E’ Hip Hop di quello che si ispira (sfacciatamente) agli anni ’80 in tracce come Fight: palese tributo ai Public Enemy ed al rap di quell’epoca. Rashaan pecca forse di eccessi di nostalgia post-adolescenziale quando  su The Crush ripete: “Hip Hop saved my life” ed indica MC Lyte come suo primo amore (“Ayo, my first real crush was MC Lyte”) ma traspare come siano delle prese di posizione sincere e sentite, motivate da un amore reale e non di facciata nei confronti di questa cultura, non per ingraziarsi il pubblico dei puristi della doppia H ma per voglia di comunicare sé stesso: cresciuto con l’Hip Hop e nell’Hip Hop (fra l’altro: Raashan Ahmad ha prestato le sue rime per una traccia del bellissimo Blue Sand City del 2010, lavoro tutto italiano di BQ:RAM, duo di produttori di Udine).

Headnodic e Kat Ouano sono due personaggi di tutto rispetto: Now A Daze, prodotta dal primo nel 2005 (con le rime di Zion I e le tastiere della seconda -ebbene sì, beat maker femmina!- nel b-side dell’omonimo 12”), è stata in heavy rotation nel mio stereo per un bel po’. Kat Ouano si è occupata delle tastiere in Stepfather dei già citati People Under The Stairs (disco che merita honorable mention fra quelli usciti nella decade appena conclusa) prima di pubblicare il suo primo lavoro solista, Natural Phenomena (2009, Quannum Projects). Il tutto senza dimenticare il superprogetto The Mighty Underdogs, che vede impegnato Headnodic assieme a Lateef the Truth Speaker dei Latryx e Gift of Gab dei Blackalicious sotto l’egida della Definitive Jux e che ha dato vita ad un album piuttosto acclamato, pieno di collaborazioni più che rispettabili (DJ Shadow, Mr Lif, Akrobatik, Tash degli Alkaholiks, Chali 2na dei Jurassic 5 e pure Julian e Damian Marley, per chi frequenta).

Tornando ai lavori del gruppo, Earthtones e The Day After Forever sono due bei dischi ai quali, già al primo impatto, non manca proprio nulla: sufficientemente carichi di boom bap (impossibile tenere ferma la testa ascoltando Simple) ma pure smooth (bellissime 10:53 e That’s Life) tanto da prestarsi pure ad un ascolto in sottofondo.

B-Boy (traccia per la quale è stato girato anche un video molto carino, nonché messa in vendita una t-shirt per veri HipHop romantici) è uno dei più belli e accorati inni alla cultura Hip Hop e la tendenza del testo a ricordare vagamente una lista della spesa passa in secondo piano davanti alla capacità dell’MC di cogliere ed evidenziare dettagli universali ma non banali della vita delle heads, di chi fa rime, di chi ascolta il rap, di chi balla, scratcha o dipinge (“One arm hugs, new songs making you bug / Walkmans, that rapper you can’t stand / Not being able to rhyme without using your hands”). Personalmente non riesco a non provare una sensazione familiare quando lo sento dire: “Sound and smell of an aerosol can when you paint” oppure “Riding the rails staring at walls by train tracks”…brividi!

I Crown City Rockers, sia assieme che singolarmente, sono un gruppo di cuore e sprizzano real Hip Hop da tutti i pori.  E al di là delle dispute  tragicomiche sul numero delle discipline, al di là delle discussioni su cosa sia “vero” Hip Hop e sulle sue evoluzioni/rivoluzioni/involuzioni, al di là delle chiacchiere…con la loro attitudine mai odiosamente bacchettona e purista (”Knowing the “B” in B-Boy stands for break/I’m still using the term yo it sound so great”, da B-Boy) fanno del bene a questa musica e fanno bene questa musica.

(Larri)

 

 

About Tommaso Fobetti

Art Director, Project Manager e altre cose non ben definite. Direttore Editoriale RapBurger. Segno Capricorno, allineamento Caotico Neutrale. Milano, Italia.

Sparati anche questo!

KENDRICK LAMAR DAMN TOUR

Il live di Kendrick Lamar è davvero incredibile

Kendrick Lamar ha portato a suo modo una piccola rivoluzione nel mondo del rap americano: …

Lascia un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>