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Dela – The crème (Dela) crème

 

Uno dei miti più incrollabili dell’Hip Hop mondiale che circola fra gli artisti d’oltreoceano è quello per cui lo spirito del vero Hip Hop non è più prerogativa delle grandi metropoli statunitensi ma sopravvive ormai solo nel vecchio continente. Un’altro mito incrollabile, stavolta tutto nostro, è quello del rap francese: “la lingua francese suona meglio dell’italiano per il rap” era una frase ricorrente già negli anni ’90 fra le heads, ai tempi in cui il video di La Saga degli IAM era richiestissimo in molti programmi televisivi-contenitore dedicati alla black music (come si usava dire all’epoca) e tutti sbrodolavamo al pensiero di perderci nei negozi di dischi parigini, dove i classici del rap erano di facile reperibilità rispetto a quanto lo fossero da noi…dopo il rap americano, sicuramente il rap straniero più nominato da sempre dalle nostre parti è quello francese.

E proprio francese è Dela (al secolo, Antoine Chardayre): produttore ora residente in Canada, che negli ultimi anni è salito alla ribalta della scena rap underground internazionale con ottimi riscontri persino tra gli ascoltatori più esigenti ed intransigenti.

Cresciuto a Cergy-Pontoise (alle porte di Parigi) ascoltando i classici del rap che vanno dal Wu-Tang Clan agli A Tribe Called Quest, armato di MPC-3000, ASR-10 e SP-1200 produce fra il 2006 ed il 2008 Changes of Atmosphere, il suo primo LP. Tanto è talentuoso che nell’album le partecipazioni sono davvero di prim’ordine: J. Live, J. Sands dei Lone Catalysts, Elzhi, Blu, Supastition e persino nomi noti davvero a tutti come Talib Kweli e Large Professor, collaborazioni che sono divenute realtà per lo più grazie ad internet (la classica trafila nota certamente a molti MCs anche nostrani: registrare la strofa e inviare le tracce vocali via e-mail al produttore, dopo aver preso contatti su forum o social networks oppure tramite passaparola). L’odiatissima rete, che tanto viene criticata da buona parte della scena (specialmente per lo sgradevole vizietto delle heads di scaricare la musica senza acquistarla, facendo crollare un mercato già piuttosto piccolo) ha fortunatamente l’enorme vantaggio di accorciare le distanze fisiche, e le accorcia così tanto da rendere possibili piccoli miracoli come questo disco.

Dela è un ragazzo alla mano, davvero. Con l’intento di fornire informazioni quanto più attendibili ed interessanti ai lettori di questa pagina l’ho contattato via posta elettronica per porgli alcune domande sul suo lavoro di produzione: conoscendo personalmente alcuni beatmakers della “nostra” scena, mi aspettavo ben poca disponibilità. Mi ha sorpreso ricevere invece una sua risposta immediata ed entusiasta: ho così scoperto che Parigi è passata da “paradiso del diggin’” a “paradiso degli insensibili negozianti pronti a spennare i feticisti del disco disposti a spendere cifre esorbitanti per portarsi a casa dei vinili di livello”. Ho anche scoperto che un disco che contiene Fender Rhodes si acquista sempre, e stessa storia per Moog e Clavinet, che se si comprano i dischi in cerca di breaks scegliendoli in base alla copertina si prendono spesso delle grosse fregature e che il rap di qualità non si produce attingendo solo a generi “tradizionali” nel beatmaking come jazz e funk, ma anche dal rock e dal pop e che comunque fare il produttore è un lavoro che richiede tempo, serietà e santa pazienza, in barba a chi etichetta il rap come un genere musicale a scarso tasso di creatività/originalità.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al 2007 e ai due volumi intitolati Atmosphere Airlines, usciti per Francia e Giappone (il secondo in free download) come preludio alla pubblicazione del primo lavoro ufficiale di Dela. Un vero viaggio nella musica (e letteralmente lo è: nell’intro, una voce femminile accoglie gli ascoltatori a bordo di un volo diretto a Parigi della Atmosphere Airlines e li saluta alla fine del disco, una volta giunti a destinazione): si tratta di una serie di tracce strumentali, cantate e di ottimi remix.

Honorable mention per l’onnipresente supaemcee californiano Blu in Mars, bella traccia del secondo volume, e gradevolissimo è il riutilizzo di campioni già sentiti con un risultato che fa davvero viaggiare: come per il remix di Fuck Money di Enz e Tasco, col meraviglioso break già utilizzato una decina di anni prima da un Jay Dee che produceva Stakes Is High per i De La Soul oppure in The Bullshit, dove Dela campiona lo stesso break di Joy di Sach dei The Nonce.

Il 16 gennaio 2009, finalmente esce Changes of Atmosphere e l’influenza delle produzioni di DJ Spinna, Large Professor e Pete Rock è evidentissima quanto “fresca” durante tutto l’album. Un’impronta decisamente smooth emerge già dall’intro, dove pure è utilizzato l’arcinoto break di batteria di Top Billin’, uno dei più hardcore di sempre. E il drum break in questione non è l’unico richiamo ad un brano-archetipo del rap: la voce di un Parrish Smith che dice “you gots to chill” fa da chorus a Chill, con Large Professor e Meemee Nelzy mentre compaiono le voci di Stakes Is High su Vibrate, con Blu. E’ davvero difficile decidere quale delle quattordici tracce sia la migliore. Le produzioni di Changes of Atmosphere sono belle, con sonorità classiche e decisamente mellow: dei beats che difficilmente risultano sgradevoli all’orecchio ma…c’è un ma! Possono finire col risultare monotone sul lungo periodo, e questa è forse una delle poche pecche della musica di Dela.

Nel 2009 il produttore parigino si trasferisce a Montreal, intenzionato a mettere da parte per un po’ la musica. Finisce invece col comprare un MPC-1000, un giradischi, un paio di casse da attaccare al computer e un anno dopo fa uscire online (scaricabile gratuitamente dal suo sito http://dela.bandcamp.com), The Robert Glasper Beat Tape: 9 succose strumentali dall’inconfondibile sound (e dove è nuovamente presente una menzione a Stakes Is High, in Can It B So Simple). Una perla che, se ascoltata senza pregiudizio, può essere comparata forse persino ad un classico come Petestrumentals, tanto alto è il livello musicale.

Lo segue, nel 2011, Translation Lost, secondo LP “ufficiale” di Dela per la Drink Water Music. Stavolta nessun “grande nome” al microfono (massiccia la presenza di Blu, affiancato da Reach, Sowlie e Kemitz), maggior attenzione alle batterie (“figlie” di una drum machine storica come l’SP-1200) e metà disco lasciato strumentale. Presentato quasi come un concept album, Translation Lost parla di storie d’amore finite male, una tematica trita e ritrita nella musica di qualsiasi genere ma relativamente originale per il mondo del rap.

E differentemente da quel che capita a molti artisti che fanno “il botto” con l’album di debutto, questo ultimo e recentissimo lavoro è forse persino più bello dei precedenti. Il gusto di Dela è quello di sempre, ma ha raggiunto un livello superiore: è più maturo, ha perso quella monotonia che si poteva trovare nei primi dischi e posiziona definitivamente questo beatmaker europeo nell’olimpo dei migliori produttori in circolazione.

(Larri)

About Tommaso Fobetti

Art Director, Project Manager e altre cose non ben definite. Direttore Editoriale RapBurger. Segno Capricorno, allineamento Caotico Neutrale. Milano, Italia.