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Intervista Musteeno

1) Era dai tempi in cui stavi ancora a Bologna che si vociferava di un tuo disco solista. Quando è stato concepito Ipnosi Collettiva? Raccontaci gli step che ha avuto questo tuo primo disco solista.

Musteeno: Come si può leggere nel booklet, il cd è una collezione di pezzi concepiti tra il 2005 e l’uscita. Qualche testo è datato: per esempio “Inno Nazionale Personale” è del 2005, anche se risulta piuttosto attuale. Ogni scritto ha poi trovato la sua giusta collocazione grazie ai mega-produttori che collaborano al mio disco. Con CeeMass/Night Skinny ho un rapporto privilegiato dato che con lui, che ha supervisionato tutto il suono, ho avuto modo di lavorare alle cose più fresche. Posso dire che la roba che mi girava in testa da una decina d’anni ha preso la sua forma più sensata. Alla fine la gente si era rotta anche di chiedermi: “quando fai il disco”? Hehehe.

2) Come abbiamo detto nella recensione del disco, nella tua musica convivono componenti sperimentali e futuristiche con elementi assolutamente vintage, quasi retrò, che mantengono un filo diretto con l’hiphop originale. Ti ci rivedi in questa analisi? Si tratta di una scelta ponderata o una conseguenza naturale?

Musteeno: Si, non è sbagliato. Diciamo che non sono abituato a etichettare le cose in generale, ma capisco che per rendere l’idea bisogna sempre semplificare. Credo semplicemente che la mia musica sia frutto delle influenze della roba che ascolto (dal funk, al jazz passando per reggae, soul, rap classico, electro e cose più contemporanee e sperimentali) più quel qualcosa in più che sono io.

3) L’album ha molte produzioni curate da nomi di spicco della scena italiana. Lugi, Esa, Night Skinny e altri. Sicuramente, però, incuriosisce tutti questo “nuovo” team di produzione a marchio BBeat, formato da Kaos e Deda. Parlaci di come è nata questa collaborazione.

Musteeno: Beh, come puoi capire dai nomi, mi sono tolto lo sfizio di collaborare con le persone che mi hanno più o meno consapevolmente ispirato con la loro musica nel corso degli anni e non parlo solo di influenze musicali. Per certi versi i testi e le musiche di alcuni di loro sono stati la colonna sonora della mia vita, causandomi diverse pelli d’oca. Ho avuto la fortuna di conoscerne alcuni con cui ho condiviso degli ottimi pomeriggi e le cose sono nate piuttosto spontaneamente. Quando i testi hanno iniziato a prendere una loro forma è bastata una telefonata. Per quello che riguarda BruttOld Beat in particolare, ho mandato loro una pre del pezzo su un beat americano e ci hanno cucito il beat ad hoc. 110 e lode.

4) Qualche giorno fa mi hai raccontato che inizialmente, nel disco, avevi previsto di inserire un maggior numero di featuring al microfono. Nella tracklist dell’album invece vediamo solo Ghemon e Julia Kee. A cosa è dovuta questa tua scelta?

Musteeno: Per il mio primo disco ufficiale ho scelto di andare un po’ in controtendenza rispetto al trend. Mi spiego: ci sono un sacco di persone che quando mi sottopongono i loro lavori mi dicono: “c’è su questo e quell’altro”. E la mia reazione è “si ma te che fai?”. In realtà i pezzi che ho fatto in collaborazione con altre persone li metterò in free download (a parte il pezzo con Ghemon e quello con Julia che hanno richiesto un impegno e una lavorazione particolari) anche per sottolineare il fatto che le persone che hanno collaborato con me lo hanno fatto per il piacere di farlo, non per la mazzetta. Genuino innanzitutto. Un’ultima dritta per le nuove generazioni: quando chiedete la strofa al fenomeno youtube del momento e lui vi prosciuga le paghette settimanali da qui alla maggiore età, sputategli pure in faccia. Non fraintendete: è giusto e sacrosanto riconoscere economicamente agli artisti il loro impegno (perciò riservate lo stesso trattamento a chi pensa che gratis sia un must), non lo è farsi prendere per il culo.

5) Fin dai primi demo, passando per i featuring e arrivando alle produzioni street fatte con gli OV, il tuo stile è sempre stato tecnicamente elevato e metricamente avanguardistico. Da dove prendi ispirazione e quanto conta per te la tecnica nel rap? Nel 2011  gli ascoltatori sono molto più recettivi verso un rap semplificato al massimo, quasi “rap-filastrocca”. Serve ancora a qualcosa studiare il lato tecnico della faccenda?

Musteeno: Quando io penso alla figura del Maestro di Cerimonia, mi immagino uno che ha a che fare con l’esposizione di un concetto nella migliore forma possibile. Perché questo sia possibile è necessario che non venga sottovalutato il lato tecnico della faccenda. La questione è che secondo me questo deve sempre sottostare alla trasmissione del messaggio e non può diventare il giochino di stile fine a se stesso. Detto ciò, non è una novità che le cose più semplici siano quelle che rimangono più facilmente impresse. Certo è che a me non piace che la gente cammini per strada con “giro girotondo” in mente (ritornello della mia prossima hit probabilmente…) perché il vuoto può essere facilmente riempito con enormi baggianate. Il rap ci dà la possibilità di far aprire gli occhi su cose complesse come la vita stessa, in maniera semplice ed efficace, quindi perché farci scappare la possibilità di farlo con un pimpiripettenusa qualsiasi? È comunque una faccenda complessa che ha sempre a che fare con il gusto del pubblico. E chi sono io per sindacare su questa cosa? Siamo in un paese dove va per la maggiore il fanatismo calcistico, Maria e i suoi amici del trono e compagnia bella perciò non mi stupisce che il pubblico non recepisca la musica in maniera diversa. La differenza è tra chi partecipa al gioco del sistema e chi cerca altre strade.

6) Emis Killa, Entics, Fedez, Salmo e Gemitaiz sono alcuni dei nomi nuovi della scena italiana. Un ricambio generazionale che sul web fa numeri così grandi da mettere in ombra artisti storici dell’hiphop italiano. Come vedi questa situazione? La trovi la normale evoluzione del genere musicale? I Social Network hanno giocato a favore di questi artisti?

Musteeno: Certo, mi fa piacere che sia la musica rap a fare i numeri quindi ben venga che l’input arrivi a un pubblico sempre maggiore. Il rovescio della medaglia è che la gente impara a conoscere l’Hip Hop solo tramite il rap e si identifica la musica rap in toto con le visualizzazioni sul web. Ora, la dimensione più vitale che conosco delle cose di cui mi occupo riguarda la jam, che è la situazione in cui tutto acquista un suo senso unico e irripetibile. Un evento aperto a tutti, fatto dal vivo, per strada, in cui vengano adeguatamente rappresentate le arti: a questo penso quando immagino l’Hip Hop! Non a uno scoppiato che passa pomeriggi a schiumare per l’ultimo dissing di chicchessia. Poi il problema è sempre lo stesso: quanto e quale significato dai a quello che fai e a quello che ascolti. Io penso che ciò che faccio abbia un potenziale educativo, informativo (e quindi rivoluzionario) devastante. Il divertimento viene da sé, se fatto nella maniera adeguata. Il resto è consumismo. Qualcuno mi darà del nostalgico per quanto dico… in realtà per me la cosa ha lo stesso valore da una quindicina di anni circa e non l’ho mai praticata in maniera diversa da questa, quindi in realtà è una cosa viva e vegeta che semplicemente chi mi dà del nostalgico non ha mai conosciuto se non dai racconti dei nostalgici, quelli veri.

7) Dalla cucina di RapBurger vogliono sapere qual è la ricetta per cucinare del buon rap underground? Dacci i tre ingredienti fondamentali.

Musteeno: Scusa il pippotto ma in realtà il termine è una cosa che, come ti dicevo prima, si utilizza in maniera intuitiva per categorizzare un certo modo di porsi. Se domani vendo milioni di dischi non posso più usarlo ma spero di tener sempre in considerazione alcune cose che secondo me servono per fare del buon rap, tipo:
A) evitare gli stereotipi a ogni costo, per essere testimoni veri della realtà che ci circonda: sei tu, non l’immagine che vuoi dare di te!
B) scandagliare tutti gli aspetti delle cose che facciamo per poter dire di conoscere a fondo la materia: non contano solo le sfide; quanti Mc sono realmente Maestri di Cerimonia?
C) Divertitevi, cazzarola! Che non c’è bisogno di sentirsi meglio degli altri per essere qualcuno. Se vi imbruttite facendo ‘sta roba è meglio che vi date al giardinaggio. Grazie RapBurger!

foto: Roberto Sarzi e Des.

(Stefano Zanoni)

 

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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