Home / DISH JOCKEY / Dish Jockey – “Deejay Upgrade”

Dish Jockey – “Deejay Upgrade”

Dal 1999 quando la Stanton acquistò e lanciò sul mercato Time Scratch, il  Digital Vinyl System (DVS), ad oggi ne sono cambiate di cose. Il sistema DVS è ormai diventato uno standard per dj set e live, in commercio si trovano versioni più o meno economiche. Nei set up dei deejay della scena Italiana a farla da padrone attualmente è Serato Scratch Live. Sebbene innegabili le qualità del prodotto, davvero di alto livello, Tracktor Scratch della tedesca Native Instrument di certo non sfigura paragonato al prodotto statunitense.
Il dominio del prodotto della Rane è attualmente più attribuibile alla comodità, lo si trova nelle schede tecniche dei deejay italiani e ormai in tutte le consolle di chi organizza live e set degni di questo nome. Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede l’abbinamento del sistema time-code a sequencer-editor studiati appositamente per le esecuzioni dal vivo. In questo caso a dominare è il software Ableton Live. Per dare dei riferimenti temporali, la prima versione di Live è stata messa in commercio nel 2001.
Nell’arco di un decennio sulle consolle di deejays e turntabilists è avvenuta una vera rivoluzione, tanto che è diventato difficile immaginare un live o un dj-set senza veder spuntare tra i due giradischi un portatile. É cambiato il modo di suonare, attraverso i punti di cue e i campionatori nei software per deejay a loro volta interfacciabili a controller midi esterni.
Ogni cambiamento porta con sé necessari momenti di confronto e, nel peggiore dei casi, futili polemiche. Prima si discusse sull’etica e la necessità di impiego del sistema time code. Poi, sulla fine del vinile. Ora sull’utilizzo dei software-sequencer durante i live e i dj-set. Quando arrivò in Italia la notizia che il sistema time-code era  diventato parte delle consolle di rispettabili deejay d’oltreoceano, per la maggior parte di noi italiani lo strumento diventò impiegabile. Questo implicò un arretramento della linea di difesa del caro vecchio vinile, con un po’ di malinconia, ma con la coscienza tutto sommato a posto.
L’introduzione dei software nei setup dei deejay, da una parte sembra aver appiattito il livello tecnico della disciplina del turntablism, di contro ci troviamo di fronte a un passaggio chiave e sembra essere un errore non prendere atto del cambiamento, criticandolo in modo semplicistico. L’aggiunta della Technical Category alle categorie di IDA Italy, dedicata agli show dei deejay che utilizzano, oltre ai giradischi, software e controller, sembra indicare la strada giusta per affrontare l’argomento. L’ausilio di nuovi strumenti non giustifica uno scarso livello tecnico. L’impiego sensato di software e controller è necessariamente subordinato alla conoscenza delle tecniche e al loro perfezionamento.
Lungi dal credere di essere in possesso di una soluzione al problema, a chiusura di questo discorso, una considerazione mi sento di farla. La figura del deejay si è evoluta nei decenni, utilizzando strumentazione sempre più specifica di pari passo con lo sviluppo tecnologico. Questo sembra essere l’ennesimo  cambiamento. Forse più che preoccuparci della fine del djing dovremmo preoccuparci di come viene trasmesso al pubblico e alle “nuove leve” tutto quello che riguarda questa disciplina. Il livello tecnico indiscutibilmente alto dei turntabilist italiani (a parlare sono le vittore internazionali degli ultimi anni, e le collaborazioni con musicisti e deejay di tutto il mondo), ci pone di fronte al problema ben più ampio di una carenza culturale che si sta facendo sentire anche in questo campo. Diventa fondamentale far conoscere e capire, a chi frequenta gli eventi legati al rap e alla cultura hip-hop, la differenza sostanziale tra deejays, in quanto a tecnica, cultura musicale, esperienza ecc. e questa differenza nei live e nelle selecte si vede e si sente.

(Alberto “Kuji” Frecina)

About RapBurger #1