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Intervista Principe

1) Raccontaci di questo nuovo disco “Dalla Parte Sbagliata”, quali sono gli stimoli che ti hanno portato a farlo e cosa rappresenta per te questo terzo album solista?

Principe: Per me il rap è uno stimolo di per sé molto efficace, ho sempre voglia di scrivere e di registrare, ed essendo ormai il mio terzo disco ho cercato di fare un lavoro che fosse più coeso, più maturo ed anche più mio dal punto di vista delle scelte musicali. In particolare in questo disco ho messo la rabbia e la forza che alimentano la mia vita e che mi permettono di camminare a testa alta anche se apparentemente il mondo procede in direzione opposta e contraria alla mia. In questo senso mi sento un po’ “dalla parte sbagliata”.

2) Verso la fine degli anni ’90 venivi considerato uno degli emergenti più promettenti. Poi la scena è mutata e sei rimasto incastrato in un ricambio generazionale che ha favorito gente più giovane con attitudine differente. Hai qualche rimpianto?

Principe: Per nulla. Non ho mai ricercato il successo ad ogni costo e in questi anni ho fatto delle scelte di vita che non sono certo quelle di chi vuole diventare una star: mi sono sposato, ho un figlio e non potrei rimpiangere nulla perché in effetti mi considero una persona molto fortunata. A questo va aggiunto il fatto che per quelli della mia epoca la prospettiva di vivere di rap era quasi inesistente, ho in mente molti big degli anni ’90 che avevano o che hanno poi dovuto trovare un lavoro “normale”. Sembrerà strano ma non credo che questo sia una cosa negativa, mi (e ci) ha permesso di vivere il rap senza compromessi e senza alcuna concessione. E non è forse così che dovrebbero essere le passioni?

3) Il rap e l’hiphop sono due elementi sempre più scissi. Per alcuni versi è normale, diventando sempre più un fenomeno di massa certi aspetti culturali vengono meno. Qual è il tuo punto di vista riguardo a questa situazione?

Principe: Credo che il rap come musica possa esistere anche al di fuori dell’hip hop ma temo che ne risulti enormemente indebolito. In realtà penso che l’energia dell’hip hop sia ancora determinate per dare energia alla musica rap e non penso sia un caso che anche gli artisti più in vista abbiano un passato nella “scena” molto importante. Inoltre l’hip hop pervade un suono e uno stile anche se chi canta non sa nemmeno cosa sia, anzi, forse questo è sempre stato uno dei suoi punti di forza.

4) La canzone “Con Chi Stai” riprende uno storico pezzo ska dei Fratelli di Soledad. Raccontaci la genesi di questo brano atipico.

Principe: Quel pezzo per me e per molti della mia generazione è un classico. Rappresenta quei brani così carichi di forza e ritmo che non potevi fare a meno di ballarlo e al tempo stesso così denso di significato che non potevi fare a meno di ascoltarlo e di pensare. Questa particolare sinergia è qualcosa che cerco spesso nei miei pezzi e quindi era da tempo che desideravo reinterpretare quel brano per renderlo più attuale e più mio. I Fratelli di Soledad mi hanno concesso questo grande onore e grazie alla partecipazione della voce del gruppo, Bobo (Boggio), e dei Poor Man Style, un gruppo reggae di Torino di cui sono molto amico, credo di essere riuscito a creare un brano all’altezza.

5) Ti salutiamo con un ultima domanda veloce. Dalla cucina di RapBurger, i cuochi, vogliono sapere qual è la tua ricetta per cucinare un buon LP.

Principe: Allora, prendete una bella fetta di passione e conditela con svariate ore di buona musica  per ispirarla un po’. A quel punto farcite con testi saporiti e beat freschi di giornata, aggiungete delle collaborazioni con artisti di valore e che stimate anche come persone, e infine innaffiate il tutto con l’amore per il rap e per la musica di qualità. Servite il tutto con un buon mixaggio. Bon appetit.

(Stefano Zanoni)

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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