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SLUG – Sean Loves Ugly Girls

 

Anche l’underground ha le sue superstar e le sue superlabel: etichette che hanno fatto la storia come la Rawkus o la Fondle ‘Em o più recenti come la Stones Throw di Los Angeles o la Definitive Jux di New York. Una terza label indipendente, che rispetto alle altre tende ad essere un po’ messa da parte dalle heads italiane, è la Rhymesayers Entertainment di Minneapolis che vede sotto contratto alcune vere superstar della scena underground statunitense: M.F. Doom (no, non sta con la Stones Throw come molti pensano), Murs, Evidence, il defunto Eyedea, Mr Dibbs (peraltro tour dj di El-P, “padre” della Definitive Jux) o gli Atmosphere, duo composto dal producer A.N.T. e, soprattutto, da Slug, il fondatore della label stessa.

Ed è proprio Sean “Slug” Daley il protagonista di questo episodio di Delizie.

Noto ai più come “emo MC”, si è guadagnato questa poco lusinghiera etichetta in parte per la gran quantità di brani incentrati sulle sue tormentatissime relazioni sentimentali, in parte per alcuni suoi lavori, come quello del progetto Deep Puddle Dynamics. E’ quasi impossibile fare un’analisi dettagliata dell’enorme produzione (peraltro quasi tutta di ottima qualità) di questo artista ma è altrettanto impossibile per me parlare di Slug senza menzionare l’esperienza dei Deep Puddle Dynamics.
The Taste Of The Rain…Why Kneel, uscito per l’amata/odiata Anticon label nel 1999, è quello che personalmente considero un masterpiece del rap underground di fine millennio. Non è certo un lavoro per tutti e la presenza di rapper “visionari” come Sole, Dose One e Alias possono renderlo di difficile digestione per l’ascoltatore avvezzo solo al classico boom bap. E tale ero io quando, anni fa, un amico digger dal knowledge semi-infinito mi bacchettò per i miei pregiudizi sulla produzione Anticon: io, come molti, bocciavo quel filone senza poi conoscerlo davvero, sulla base della brutta fama che ha (e che è forse anche legata all’elevatissima quantità di antipatia e snobismo che inspiegabilmente sprizzano da ogni poro molti estimatori di quel suono). Eppure è bastata la prima traccia dell’album, Deep Puddle Theme Song, a conquistarmi: musica pesantissima, senza fiocchetti, fronzoli, testi senza morbidezze (“I taught myself to survive without my feet on the ground/I never felt so alive as when i drowned…” ripete Slug durante il pezzo) per un prodotto indiscutibilmente categorizzabile nel rap di livello. E, fra i quattro, è proprio il rap di Slug a spiccare per immediatezza.

L’immediatezza è infatti una delle caratteristiche più evidenti di Slug: dirò qualcosa di controcorrente ma credo di aver trovato pochissime volte pari skills comunicative in un rapper, e quando lo dico penso anche e soprattutto ai rapper che hanno “fatto la storia”. I testi di Slug temono pochi confronti sotto questo punto di vista e ne è un esempio uno dei suoi riuscitissimi storytelling: Like Today è una traccia letteralmente geniale, che è contenuta nell’EP pubblicato dagli Atmosphere nel 2001 (Lucy Ford) e della quale volutamente non vi svelo dettagli, per non rovinarvi l’effetto sorpresa nel leggerlo (ricordo l’utilità dei vari traduttori online a quanti non avessero dimestichezza con l’inglese). Una vera perla che mostra Slug al suo meglio.

Oltre ad avere questa rara capacità di scrivere testi chiari e scorrevoli, Slug si distingue dalla massa per la sua personalità oserei dire strabordante. Il suo carattere, i suoi pregi, i difetti, le insicurezze che lottano contro l’innato narcisismo di ogni artista (e ancor più di ogni MC) emergono testo dopo testo in modo ironico o drammatico, ma anche nella maggior parte delle interviste che potete trovare in giro. Slug è un tipo diverso da come te lo aspetti: contraddittorio, paranoico, profondissimo (per non dire pseudo-filosofico), a volte destabilizzante e, addirittura, neanche troppo velatamente complessato. E così uno dei pochi MCs dell’underground ad avere un folto numero di groupies (tanto che Pigeon John lo cita nel testo di Freaks! Freaks! dicendo senza tanti giri di parole: “Underground Hiphop equals no women except for a Slug show”) ha titolato uno dei suoi lavori con gli Atmosphere: God Loves Ugly, affermando di non riuscire a spiegarsi tanto successo per della musica, a suo avviso, brutta.

Slug è fra l’altro uno dei pochi artisti del panorama underground ad essere stato in grado di tenere un piede nel mondo dell’indie rap con lo zainetto (con classici del backpackeraggio avanzato come le sopracitate collaborazioni con Anticon e il progetto/album cult The Dynospectrum, del 1998) e l’altro fermamente piantato nell’HipHop del boom bap in quattro quarti e della mentalità real nel senso più pieno della parola: Slug porta nel suo rap tutto sè stesso, al 100% ed in modo estremo, parlando delle sue emozioni, del suo rapporto con l’alcool e il fumo (spettacolare la metafora di The Skinny, dove il pimp di cui si parla altro non è che la sigaretta “He’s right there in your clothes and hair/You never gonna let him in your home/I can smell his breath on this microphone/Your lips taste like his dick, I can always tell when he’s been in your whip”), del suo rapporto con la vita e con la morte (June 26th, 1998, sul lavoro coi Deep Puddle Dynamics), di amori strazianti (come in Fuck You Lucy), di sua figlia o della terribile morte di una sua fan, stuprata ed uccisa di ritorno da un suo live (That Night, da You Can’t Imagine How Much Fun We’re Having).

E tanto drama nella sua vita non gli ha comunque impedito di costruire una realtà che è uno degli zoccoli duri del rap indipendente, con un festival annuale a Minneapolis che ha line up da pelle d’oca (il Soundset), tour in tutto il mondo (attualmente gli Atmosphere stanno facendo una serie di live in Europa, se siete all’estero fateci un pensierino), decine di migliaia di dischi venduti nell’epoca del download selvaggio ed ottimi posizionamenti in classifica: basti pensare che When Life Gives You Lemons, You Paint That Shit Gold, album degli Atmosphere del 2008, è finito dritto dritto al quinto posto della US Billboard 200 al momento della sua uscita, risultato tutto meno che usuale per questo genere.

Personaggio vulcanico, anche il suo rap rispecchia questo suo essere multisfaccettato e se pensate che Slug sia solo un MC “da riflessione”, ecco che mostra un altro volto non solo in un bel po’ di tracce dove l’MC si autocelebra in modo ironico e brillante come Lyle Lovette (dove ricorda un sacco l’LL Cool J di Big Ole Butt) ma anche nel progetto Felt, assieme a Murs (ed Aesop Rock, nel terzo volume). A me fa sorridere già solo il concept di un album (il primo) intitolato ad alcune attrici nella speranza di riuscire ad entrarci in contatto, e divertente è la traccia 20 Answers, uscita poco prima del secondo volume: un botta e risposta fra i due in stile intervista che è una vera goduria per gli amanti dell’Hiphop-trivia.

Come se non bastasse essere un MC che rappa con la chiarezza lessicale di uno scrittore, che si rivolge al suo pubblico proponendogli tematiche di ogni tipo che mettono in moto il cervello (a volte seguendo la tradizione di quanti sono affezionati al concetto di rap edutainment, a volte semplicemente trascinando l’ascoltatore con punchlines esilaranti), che è abile nell’uso di metafore efficaci e nel proporre storytelling coinvolgenti, il rap di Slug è decisamente piacevole da ascoltare dal punto di vista del flow e della metrica. E Sean è ormai un punto di riferimento per le heads oltre che un esempio eccellente di come sia possibile fare successo nel mondo della musica rimanendo coi piedi nel sottosuolo.

(Larri)

Discografia:

Atmosphere:

2011 – The Family Sign
2010 – To All My Friends, Blood Makes The Blade Holy: The Atmosphere EP’s
2009 – Leak At Will
2008 – When Life Gives You Lemons, You Paint That Shit Gold
2008 – Sad Clown Bad Spring 12
2008 – Strictly Leakage
2007 – Sad Clown Bad Winter 11
2007 – Sad Clown Bad Fall 10
2007 – Sad Clown Bad Summer 9
2006 – Happy Clown Bad Dub 8/Fun EP
2005 – You Can’t Imagine How Much Fun We’re Having
2005 – Headshots: SE7EN
2003 – Seven’s Travels
2002 – God Loves Ugly
2001 – Lucy Ford: The Atmosphere EPs
2001 – Ford 2
2001 – Ford 1
2000 – Sad Clown Bad Dub II
1997 – Overcast!
1997 – Overcast! EP

Felt:

2009 – Felt 3: A Tribute To Rosie Perez
2005 – Felt, Vol. 2: A Tribute to Lisa Bonet
2002 – Felt: A Tribute to Christina Ricci

Deep Puddle Dynamics:

2000 – Taste of Rain, Why Kneel?

About Tommaso Fobetti

Art Director, Project Manager e altre cose non ben definite. Direttore Editoriale RapBurger. Segno Capricorno, allineamento Caotico Neutrale. Milano, Italia.
  • dirado

    totalmente catturato dalla lettura, ora mi scarico la discografia..
    vi faccio i miei più enormi complimenti, questo sito mancava..