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Styles P – Master Of Ceremonies

 

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Di sicuro non un classico dell’hip hop, ma un disco di hip hop classico. E questo probabilmente basterà a fare felici i molti nostalgici del rap newyorchese anni ’90.
A quattro anni di distanza dal non molto riuscito Super Gangster (Extraordinary Gentleman), e dopo essere stato rilanciato dalla partecipazione alla monster hit B.M.F. di Rick Ross, The Ghost dimostra di non essere ancora pronto per il dimenticatoio con un album solido come questo Master Of Ceremonies. Negli anni però la scena hip hop che aveva visto la scalata al successo dei The L.O.X. è cambiata drasticamente, come mostrano i numeri: se il primo lavoro solista di Styles (A Gangster And A Gentleman) aveva ottenuto il disco d’oro, nel 2011 il rapper di Yonkers non supera le 20mila copie vendute negli States. Ma piuttosto che cercare un improbabile ritorno andando alla caccia del suono del momento, è da apprezzare come Styles P rimanga fedele a un certo tipo di hip hop, che se ormai può funzionare solo dalle parti di New York, è però sicuramente quello con cui si trova più a suo agio.
“We Don’t Play”, con un Lloyd Banks in ottima forma, “I’m A Gee”, con Rell, “Ryde On Da Regular”, sono i pezzi forti dell’album, che ridanno un po’ di ossigeno a chi è stufo del suono mainstream  attuale.
Il resto di Master Of Ceremonies si mantiene su un buon livello, senza che però l’album riesca mai a fare il salto di qualità nonostante la presenza alle produzioni di gente come AraabMUZIK, Statik Selektah, Pete Rock e un inaspettato Warren G per “How I Fly”, la buona traccia di apertura.
Il vero problema è la mancanza di una vera e propria hit: la presenza di Busta Rhymes e Rick Ross non basta a rendere il singolo di lancio “Harsh” poco più di un pezzo mediocre, un po’ perché i due si limitano al compitino e il ritornello di Busta Rhymes suona decisamente già sentito, un po’ perché il beat di Phonix decisamente non è un granché… E lo stesso identico discorso vale per “It’s OK”, il secondo singolo con il socio di sempre Jadakiss. Personalmente più che un pezzo che possa lanciare un disco, mi sembra una delle canzoni meno riuscite di tutto Master Of Ceremonies, con un beat abbastanza irritante. Forse si poteva puntare di più su “Don’t Turn Away” con Pharrell, che arricchisce un pezzo niente male con un ritornello molto anni Ottanta.
Mentre restiamo tutti in attesa del disco dei The L.O.X., che prima o poi dovrebbe uscire, il lavoro di Styles P non è l’opera definitiva e avrebbe potuto essere migliore, ma è sicuramente un disco che piacerà ai fans D-Block e a chi ama il rap di New York. Le potenzialità che Styles P ci ha mostrato qualche anno fa, però, sono ben altre.

(Daniele “Spu” Signorelli)

TRACKLIST

01) How We Fly feat Avery Storm (prodotta da Warren G)
02) We Don’t Play feat Lloyd Banks (prodotta da Supa Stylez)
03) I’m A Gee feat Rell (prodotta da Supa Stylez)
04) Ryde On Da Regular (prodotta da AraabMUZIK)
05) Keep The Faith feat Aja (prodotta da J. Music House)
06) Children feat Pharoahe Monch (prodotta da Pete Rock)
07) Street Sh*t feat Sheek Louch (prodotta da Black Saun)
08) Feelings Gone (prodotta da Statik Selektah)
09) Harsh feat Rick Ross & Busta Rhymes (prodotta da Phonix)
10) It’s Ok feat Jadakiss (prodotta da Phonix)
11) Don’t Turn Away feat Pharrell (prodotta da Reefa)
12) Uh-Ohh feat Sheek Louch (prodotta da Ty Fyffe)

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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