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Goapele – Break Of Dawn

 

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Suonatelo. Fatelo suonare. Ve lo dice anche lei, anche se in realtà intende tutt’altro. Ma l’inglese in certi casi fa sì che si possano creare interessanti fraintendimenti. Come appunto la bellissima opening track di questo album: “Play”, che nonostante un testo di imbarazzante semplicità (del tipo “toccami, gioca con me, faciamo l’amore, in pratica: trombiamo”, per semplificare), apre con grandissima classe questo disco, tra schitarrate impreviste e synth a rischio mainstream, pur rimanendo assolutamente un brano a dir poco dignitoso (badate, con “dignitoso” intendo un suono che non si sputtana, non è un giudizio riduttivo di un pezzo che personalmente adoro). É un suono pulito e privo di storpiature o distorsioni, quello proposto dal disco di Goapele, che dalla sua vanta una voce versatile e interessantissima a metà tra il classico e il moderno, una sorta di ibrido di Sade (spesso), Beth Gibbons (a volte e con un po’ di fantasia, ma non pensate al trip hop, eh!) e tutte le fondamentali soul singers degli anni d’oro (si veda la classicheggiante “Tears on my pillow”, che potrebbe essere una cover di una qualsiasi icona del Soul con la S maiuscola). Ma andando avanti si può anche scovare da qualche parte il signor Prince, nella kisseggiante “Money” (mega basso, a proposito!), affrontata con devozione quasi filologica nei confronti di quello che è probabilmente il solo abitante nero di Minneapolis, per parafrasare una battuta di How i met your mother.
Nobili influenze dunque, e produzioni ottime per tre quarti di questo disco al limite dell’ep (nove tracce sono in effetti pochine, ultimamente va di moda, sembra, suppongo la crisi si faccia sentire anche negli studi di registrazione), se non fosse, ahimè, per le tre deludenti tracce finali, soprattutto per la inascoltabile “Right here”. Le tracce in questione sono tutte, e sottolineo tutte, rovinate da una produzione decisamente inadatta, nonostante la voce di Goapele non conosca cali (a che serve quel terribile autotune in “Milk and Honey”?). In definitiva, è difficile dare un voto a un disco come questo, che ha il problema di permettersi dei tonfi imperdonabili in dirittura d’arrivo, e non ha nemmeno l’attenuante di cercare di rivoluzionare il genere propendendo per il rischio (ecco, se è il rischio che cercate bussate altrove, magari dagli Electric Wire Hustle o da Georgia Anne Muldrow, per farvi due nomi), tuttavia quei sei pezzi iniziali costituirebbero il materiale perfetto per un EP da trenta e lode, fermo restando inoltre che la voce di Goapele è bellissima e usata con classe e misura (come dico spesso, niente di peggio di avere una voce potente usata per gridare e basta). Supera di gran lunga la sufficienza ma si preclude l’eccellenza: esami di riparazione, ma tutta la mia sincera stima e fiducia (ho persino ordinato il disco da Amazon, io che mai avrei comprato un disco via internet fino a tre giorni fa!).

(Sebastian Jonathan Procaccini)

TRACKLIST

01) Play
02) Tears On My Pillow
03) Undertow
04) Break of Dawn
05) Hush
06) Money
07) Pieces
08) Right Here
09) Milk & Honey
10) Cupcake

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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