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Intervista Bassi Maestro


1) Hai avuto una costanza e una prolificità incredibili in tutta la tua carriera. Bassi è sempre stata la certezza del rap italiano, un disco all’anno di qualità eravamo sempre certi di sentirlo. Ultimamente, nonostante tu non ti sia mai fermato, sembravi più concentrato sull’aspetto di beatmaking e sullo spostarti verso gli States. E invece ecco “Tutti A Casa” e “Stanno Tutti Bene”. Dove trovi gli stimoli scrivere nuovi pezzi, cambiare sempre un po’  rimanendo sempre il Bassi di sempre?

Bassi) Grazie innanzitutto dei props che sono sempre graditi! Sai che a volte
me lo chiedo anch’io? Ci sono periodi in cui davvero mi concentro su tutt’altro e penso di aver dato abbastanza, eppure c’è sempre qualcosa che mi dà lo stimolo per tornare più motivato e concentrato di prima. Credo che stia alla base dell’ Hiphop stesso, e si chiama competizione. È un’ esigenza e lo stimolo principale di chi fa questa musica perché ci crede. Il fatto che stiano uscendo tanti prodotti di livello alto mi fa dire: “Col cazzo che mi faccio mettere i piedi in testa, almeno non a questo giro”. Lo dico così ma in realtà trovo che per me sia un privilegio poter comunicare alle nuove generazioni, spero sempre di avere qualcosa di fresco e interessante anche per loro! Bisogna ovviamente continuare a studiare e spesso per stare al passo magari si fa il doppio, il triplo della fatica, ma ne vale assolutamente la pena.

2) Raccontaci un po’ “Stanno Tutti Bene”. Non sono una semplice serie di brani che insieme formano un disco ma è qualcosa di più. A partire dai dettagli grafici alla linea delle produzioni e così via. Parlaci di come è nato il concept generale dell’album.

Bassi) Avevo bisogno di concentrarmi su un progetto che avesse una direzione, soprattutto dopo qualche anno di lavori misti, EP, mixtapes e sperimentazioni varie. Ma soprattutto credo ce ne sia il bisogno in un periodo come questo, fatto di musica “usa e getta”, di playlist casuali. Odio la funzione shuffle. Amo ascoltare un disco intero dall’inizio alla fine, e mi incazzo se i pezzi suonano male o sono slegati uno dall’altro. Per questo ho apprezzato tantissimo lavori come quelli di Kanye West o dei The Roots, sono album, non raccolte di pezzi a se stanti. Tanti artisti buttano occasioni preziose cercando la visibilità in pezzi usa e getta che dopo poco tutti dimenticano, io vorrei essere ricordato, soprattutto per lavori come questo.

3) Negli ultimi anni sei sempre avanti e indietro tra l’Italia e gli USA. Cosa ti piace e cosa invece non apprezzi di come viene vissuto l’Hiphop qua nella penisola e là nella “patria” della doppa acca. Inoltre, collaborando con molti nomi americani, non hai mai pensato di lavorare ad una album in veste di beatmaker con soli artisti USA?

Bassi) Non apprezzo l’Hiphop che piace perchè “funziona”. Si è perso l’attaccamento alle radici di una delle musiche con le origini più interessanti in assoluto, nessuno recupera il passato perché si ha paura che sia noioso ascoltare musica di vent’anni fa. Quello che nessuno dice è che la musica è un continuo riciclo, quindi quello che ascolti oggi è già stato fatto, soprattutto nell’Hiphop. C’era già l’hip house prima delle contaminazioni electro e dubstep, c’era già il rap/rock, c’era già l’uso dei sample prima di Kanye West e l’uso dei synth quindici anni prima di Swiss Beatz. In America lo sanno perché per loro è come per noi sapere che Al Bano è andato a Sanremo da trent’anni a questa parte. Una cosa che odio di entrambe le scene sono gli artisti della mia età o più vecchi che mancano di stimoli, si auto commiserano e fanno “hating” sulle nuove generazioni, lamentandosi perché nessuno se li incula. Trovatevi un lavoro e dateci un taglio, per voi è finita, non ce l’avete fatta. L’ultimo anniversario della Zulu Nation a New York è stato patetico e i live imbarazzanti, mi sono ripromesso di non andarci mai più per amor mio. In Italia viviamo spesso situazioni altrettanto imbarazzanti. Per quanto riguarda lavorare con artisti americani è una cosa che mi ha dato e mi dà tutt’ora molte soddisfazioni, ad esempio il tour con i Beatnuts o le produzioni per Jim Jones e Joell Ortiz, ma non è una priorità, è più che altro un gioco, uno sfizio. Fare e produrre Hiphop è il mio lavoro e non posso non guardare con rispetto e massimo riguardo chi mi fa mangiare. Alla fine viva l’Italia!

4) Facendo un passo indietro, l’anno scorso è uscito il disco con Dj Shocca e si è sentita un’affinità musicale veramente elevata. Ci regalerete altre perle?

Bassi) Io e Shocca lavoriamo assieme da tanti anni per cui non escludo che ci saranno collaborazioni future, ma non mi piace abituare la gente a un unico suono, a una sola facciata. Questo è il motivo per cui è uscito prima Tutti a casa e poi un album più ricercato come Stanno tutti bene, o per cui puoi sentirmi duettare con Babaman ne La lettera B o rappare su un beat dei Crookers per puro divertimento. Io mi diverto a fare musica. Musica che non si tocca è stato un altro bel traguardo e il sodalizio di un team di persone che da anni vive questa cosa su binari molto paralleli. È una vittoria della vera musica indipendente.

5) Nella vita di un disco quale aspetto ami di più? La sua nascita, scrivere e registrare i brani, chiudere il progetto e metterlo sul mercato o suonarlo live?

Bassi) Dipende dai progetti. Quest’ultimo è stato un parto molto sofferto e meditato, nonché rapido (mi ero dato una scadenza proprio per non rischiare di tirarla per le lunghe). Altri dischi come La lettera B sono stati delle passeggiate. Hate è stato un lavoro di preparazione di alcuni mesi e poi tre settimane mi sono chiuso in studio a registrare e mixare. Ogni percorso è bello e la cosa più bella è poterlo portare dal vivo, in quella che per me è la massima espressione del vero live Hiphop: un mc e un dj.

6) Gli Chef di RapBurger vogliono sapere qual è la ricetta per rimanere negli anni sempre un cuoco al passo coi tempi, servendo hamburger musicali che vengono amati dai 15 enni di oggi e da quelli degli anni ’90.

Bassi) Ahhh non saprei rispondere con precisione, potrei però suggerire: la passione mischiata alla tenacia e alla consapevolezza. È importante essere consci del proprio livello, mettersi sempre in dubbio e avere la forza di superare le barriere legate alle mode, al passare del tempo e ai gusti generazionali… beh detto così sembra un cazzata, no?

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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margherita vicario emis killa

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