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Intervista Tormento e Lefty

 

Com’è nato No Escape? È sicuramente un progetto che nessuno si aspettava. Raccontateci la genesi del lavoro.

Lefty) Un album di Lefty e Tormento era il desiderio di molti fans che ci scrivevano chiedendoci quando avremmo fatto un disco insieme. Molti erano di quelli che hanno vissuto il periodo dei ’90 ed avevano nostalgia dei “bei tempi” che furono, ma altrettanti lo sapevano solo per sentito dire e, probabilmente ne hanno sentito parlare così bene da volere in qualche modo rivivere il passato. Diciamo che è stata una cosa improvvisa e non pianificata. Dopo che uscì la compilation Souldalicious Vol.1, Torme mi scrisse una mail per complimentarsi e da lì abbiamo ricominciato ad interagire scoprendo di avere davvero molte cose in comune… Chiacchierando un po’ di tutto, ma strettamente di musica, ci siamo accorti che ci piacevano gli stessi artisti, lo stesso modo di concepire l’Hiphop ed eravamo legati da un gusto particolare. Così l’uno consigliava all’altro un album, un brano, un sito o un blog da cui andare a prendere informazioni… È stato molto stimolante e creativo. Così decidemmo di organizzare qualche serata insieme per riproporre i nostri classici e da lì in poi nacque l’idea di un progetto inedito.
Tormento) Dice bene Lefty, la voglia era quella di scuotere le coscienze, non solo con le liriche, soprattutto con i suoni. La missione è far scoprire che il suono della Golden Age non è morto, si è evoluto in un Funk dal suono spaziale. La scelta dei producers non è casuale e le metriche e le melodie sono tutt’altro che datate, cercando sempre di non ricalcare gli artisti che ci piacciono ma creando il nostro mood e cercando di aggiungere un tassello italiano originale al quadro dell’Hiphop Soul mondiale.

Lefty sei sparito per un po’ di tempo dalle scene, poi il tuo ritorno solista e ora quest’album con Torme. Cosa ti ha spinto a tornare nella mischia e cosa ti aveva fatto scegliere di prendere una pausa?

Lefty) Sono molte le ragioni che mi hanno spinto a prendere una pausa ed altrettante quelle che mi hanno riportato a ricominciare. Avevo davvero bisogno di staccare un po’, dedicarmi ad altro, vivere e scoprire nuovi posti, nuova gente… Ne avevo “fatto il pieno” della scena e dell’ambiente in generale che avevo voglia di evadere altrove, ma non pensavo durasse così tanto. In realtà, quando sei così legato a qualcosa che ami fare, puoi scappare dove vuoi o far finta di nulla, ma non ti abbandona mai. Così un bel giorno riaffiora quella scintilla e tutto ritorna al suo posto, ritrovando la voglia di scrivere, di confrontarmi, di far sapere la mia e spaccare il mondo. Ed è così che è andata…

Tormento hai fatto un grande cambiamento negli ultimi anni. Dall’essere uno dei top artisti mainstream a diventare uno degli Mc dall’approccio più underground. Raccontaci questa decisione.

Tormento) Più che una decisione è stata una naturale evoluzione, mi piacerebbe essere preso come esempio di come si auto-gestisce un artista indipendente nel 2012. Mi piacerebbe che la gente invece di vederlo come un percorso in discesa lo vedesse come una crescita e capisse cosa c’è da impararne. Tutti sanno dove sono stato, con chi ho lavorato e cosa ho visto, avrei potuto re-inventarmi in quell’ambiente. Invece quando nel 2000 si è trattato di scegliere io mi sono comprato um Mpc e mi sono prodotto Il Mondo dell’Illusione, dopo una carriera al top delle classifiche mi sono presentato al “2 The Beat” con la stessa voglia di confrontarmi che avevo al primo “Hip Hop Village”. Ho sempre cercato di essere un esempio, in tutte queste mie scelte platealmente folli. Ho sempre sperato che la gente si chiedesse e ne comprendesse il significato. Questo percorso mi ha portato a conoscere musicisti Top a livello mondiale e i musicisti Top della scena Italiana che adoro, dagli Africa ai Casino, SoulCombo, BlueBeaters, gente che di Funk & Soul ne sa’. La musica vive in un piccolo club dove la gente ti è praticamente in braccio e rimbalza ad ogni pezzo, non in televisione o nelle piazze dei grossi tour estivi. Li ho fatti entrambi, posso assicurarvelo. Poi se il vostro goal è fare cash non è sicuramente questo il modo giusto di ragionare. Io sto ancora studiando, imparando, anticipando i tempi, per me il cash è solo un mezzo, non il fine.

Dall’Area Cronica ad oggi di acqua ne è passata sotto i ponti. Come vedete lo stato attuale della scena Hiphop? Quanto è difficile rimanere a galla e continuare ad essere apprezzati anche dopo molti anni di carriera?

Tormento) La questione “rimanere a galla” esiste solo se dai peso alle chiacchiere di strada, oggi per me l’importante è essere artisti che hanno un proprio percorso originale e sempre fresco, al di là delle mode passeggere. A me la situazione in Italia piace, ti accorgi subito nel mare di musica che gira chi è valido e chi no e avere tutti le possibilità che ci da’ il web è impagabile, certo i tempi dell’Area erano una scoperta continua in un territorio completamente nuovo e inesplorato. Che dici Lefty?
Lefty) I “tempi d’oro” per l’Hiphop italiano penso rimarranno solo un bel ricordo ed ho sempre più la convinzione che non riusciremo a riviverli ancora. L’Area Cronica era semplicemente un collettivo di amici che si stimavano a vicenda e condividevano la stessa passione con lo stesso obiettivo, forse per i tempi eravamo anche fin troppo produttivi e all’avanguardia.
Ora ho la percezione che il mercato discografico majors italiano stia investendo e “sfruttando” sempre più “artisti in bilico”. Sento dischi e progetti sempre più lontani dal concetto Hiphop e dalla definizione di Cultura. Va bene essere “moderni” e stare al passo con i tempi, ma c’è una bella e netta differenza tra Hiphop e dance! Trovo che, in generale, si stia superando il limite della decenza. Per fortuna ci sono ancora realtà indie, nuove e non, che stanno puntando sulla qualità e sul “Buon Gusto”, facendosi strada proprio per la scelta “non facile” di questi tempi. Personalmente ritengo sia più coraggioso e convincente sentire quello che non fanno gli altri. Seguire la massa non è mai stato il mio forte.
Tormento) Big Lefty questa è la distinzione da fare, tra chi segue le mode e chi decide di intraprendere una propria strada. Anche ai tempi, vedendo le cose con gli occhi di oggi, c’era chi ha sfruttato noi e l’Hiphop in generale. Hanno solo aspettato che tornasse di moda per rimetterci le mani sopra. Ma nel mondo discografico e dei media in generale va così da sempre, la scena Hiphop è numerosa e potente, ha solo bisogno di un pubblico non passeggero sempre più ampio.

Fabri Fibra ha detto: “La controcultura in Italia non esiste più… È un qualcosa contrapposto alla cultura dominante. Se la cultura dominante in questo momento è una bella immagine e un contenuto debole, controcultura è una brutta immagine e un contenuto forte”. Al di fuori delle divergenze personali, siete d’accordo con questa affermazione? Cosa vuol dire per voi fare controcultura? L’Hiphop è controcultura?

Lefty) Penso che con l’avvento della globalizzazione, dell’informazione globale di internet e la facilità di poter approfondire qualsiasi argomento, non si può più parlare di controcultura. Probabilmente bisogna cercarla dove questo fenomeno non è ancora così avanzato, dove certe realtà stanno ancora crescendo e scoprendo la libertà o lottando per affermare la propria identità. Nel mondo occidentale ormai gira tutto troppo in fretta, bruciamo troppe tappe, per questo penso che molte cose non abbiano avuto il giusto valore meritato. Sembra che le cose di un certo rilievo, passino inosservate davanti ai nostri occhi, quasi non ci accorgiamo di enormi cambiamenti ed evoluzioni in atto. Forse nell’ambiente parlare dell’energia Hiphop e delle sue discipline è diventato di “controcultura”, ma per me resta una cultura sempre affascinante, che continua a stimolarmi e darmi le motivazioni che cerco.
Tormento) Parole sante Lefty, la domanda ci ha subito riportati ad un livello Daria Bignardi con Fibra davanti… il modo che ha la televisione di comunicare è lento, scontato e antico. Noi italiani ne subiamo particolarmente il fascino e non penso che ne usciremo facilmente. All’estero non si permettono di trattare il pubblico come pecoroni, qui invece riescono ancora a creare un mondo luccicante fatto di nulla, con personaggi incredibili. Per fortuna anche in Italia oggi c’è chi scrive Tesi di Laurea sull’Hiphop e così accade in tutto il mondo attraverso libri, film, riviste, laboratori nelle scuole e studi sulla forza comunicativa dell’Hiphop. Oggi affrontare il tema della contro-cultura parlando di immagine brutta e contenuti forti mi sembra un po’ riduttivo. Forse ci vorrebbe prima la cultura a questo punto, oggi la cultura dominante non è una bella immagine senza contenuti, oggi la cultura dominante è il Dio Denaro. È diverso…

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