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Emis Killa, Mistaman, Baby K e Amir: siamo dipendenti dalle views di YouTube?

 

In un periodo storico in cui il mercato musicale è in profonda crisi, nella scena Hiphop italiana ci si confronta spesso a suon di visualizzazioni su YouTube con molte critiche da parte di alcuni di artisti. Spesso però non sono solo i video ad essere caricati sul “tubo” ma anche singoli che anticipano progetti, esclusive e altri brani dei vari rapper. Se ci si confronta con il resto del mondo si può notare che YouTube non è mai usato come supporto per la musica ma si preferisce di gran lunga piattaforme come Soundcloud o Bandcamp, dove la qualità audio è decisamente tutta un’altra storia; o dare le tracce a qualche sito in esclusiva. Qualsiasi sia la scelta resta il fatto che nessuna di queste va mai a discapito della qualità. In Italia invece si preferisce di gran lunga la quantità/praticità, con da un lato i grandi nomi che ormai hanno fissato uno standard con singoli, anteprime e addirittura tutte le tracce del disco caricate in bassa qualità su YouTube, dall’altro invece una schiera di rapper che hanno come motto “le views non contano” ma che sono i primi ad avere il pallino dei numeri del tubo.

Fatto questo preambolo abbiamo chiesto a Emis Killa, Mistman, Baby K e Amir:
Vale la pena sacrificare in parte la qualità audio puntando su un supporto più pratico e diretto come YouTube? Siamo diventati tutti davvero views dipendenti?

Emis Killa) Penso che scegliere YouTube rispetto ad altri portali sia la cosa più giusta da fare se ciò a cui si punta è la diffusione immediata della propria musica, non sono tuttavia d’accordo col discorso riguardante le altre nazioni, YouTube è il canale web più utilizzato dai musicisti, in Italia e non, e lo si può capire dal fatto che ogni singolo/video in rotazione su canali radio e tv è sempre presente anche su YouTube e non su altri canali.
Detto questo, purtroppo, questa scelta è data dal fatto che YouTube è una garanzia in fatto di numeri, Soundcloud o altre piattaforme citate sono meno immediate e agevoli, e l’utente medio preferisce rinunciare a una parte qualitativa e compensare con quella pratica. Anche perché all’ascoltatore medio di musica (almeno in Italia) non fa neanche differenza tra un brano che suona bene e un brano mixato male, e lo si vede dal fatto che spesso e volentieri noi artisti ci facciamo un sacco di pippe sul come far suonare i pezzi e quando escono nessuno nota mai niente, a parte rarissimi casi.
Per quel che riguarda il “le views non contano”, diciamo che sono d’accordo a metà, le views non contano se fai 500.000 views e ai tuoi concerti ci sono 20 persone… allora c’è il caso in cui un artista che ne fa 100.000 ma ha un background più saldo possa accusarti di essere solo un ologramma da web, ma se riempi i posti e fai milioni di views, allora le views contano poiché sono una componente aggiuntiva all’albero genealogico del “successo”, sono un sintomo, un segnale positivo… una sorta di credibilità in rete.

Mistaman) Credo che il problema della qualità sia un problema vecchio. È una questione che già si era posta con l’avvento dell’mp3, il problema era sacrificare la qualità audio in favore della praticità. Mentre ci si interrogava su questo la rivoluzione era già in atto e la musica diveniva come non mai a portata di tutti, si scardinavano i meccanismi del mercato discografico. Oggi l’mp3 è stato metabolizzato come supporto principale per ascoltare musica ma la possibilità da parte di chiunque di diffondere il proprio materiale in rete ha messo tutti alla pari. Per chi non ha già un proprio seguito è ora necessario uno sforzo maggiore per emergere, distinguersi e dare un valore aggiunto alla propria musica. Molti artisti Hiphop italiani basano il proprio successo su un forte impatto visivo, è una dimensione in più con la quale comunicare il proprio immaginario. Trovo che YouTube sia una piattaforma perfetta per amplificare il proprio messaggio, questa corsa al distinguersi ha però portato ad una deriva che ha i caratteri propri del pop prima che dell’Hiphop, i meccanismi che determinano la viralità di un video infatti premiano gli artisti che estremizzano la realtà o , peggio, fanno leva sull’ estetica prima che sulla sostanza. Il divario di views spesso esorbitante che separa alcuni artisti dagli altri è determinato dal tipo di immaginario che viene proiettato prima che dalla qualità intrinseca della canzone, è un dato di fatto che soprattutto i giovanissimi la musica sia un’esperienza visiva prima che sonora. Ora che l’Hiphop è nelle orecchie e negli occhi di tutti e ha un potenziale comunicativo inarrivabile per gli altri generi, noi ci interroghiamo sui binari che sta prendendo. Ancora una volta la rivoluzione è già in atto e non bisogna solo adattarsi al cambiamento, è anche necessario esserne protagonisti. La mia speranza è che l’Hiphop italiano superi questa sua euforia e torni a essere un mezzo per comunicare in modo più profondo la realtà con tutta la sua carica dirompente.

Baby K) È una domanda complessa e lunga da affrontare in maniera esaustiva ma ci pone davanti una verità che non si può negare. Piattaforme come Soundcloud sono usate principalmente da dj e produttori che tengono alla propria creatività e che vogliano mettere al primo piano la qualità del proprio suono.
Credo che la vostra domanda più che altro sia rivolta ai rapper e/o front man/cantanti del nostro genere, e il motivo principale che spiega il perché si trova nel ragionamento diverso tra queste due figure: rapper e produttori. La scelta di mettere il proprio lavoro su YouTube anziché Soundcloud fa capire l’intenzione principale da cui parte tutto il ragionamento, ovvero la lotta per l’esistenza vs. il riconoscimento per la propria qualità.
In Italia pare quasi che ci siano più rapper che ascoltatori/consumatori del nostro genere, e anche se gli ultimi risultati delle nostre classifiche dimostrano che questo è un buon momento per il rap italiano, sembra esserci però una sorta di lotta per dimostrare che il rap italiano esiste, merita di fare parte della cultura popolare degli italiani (e non solo quella della nicchia) e che la popolarità sia più importante di
tutto. In molti altri paesi invece il Rap è già un genere riconosciuto come musica popolare dei giovani e non solo. Seguendo questo ragionamento, spiegherebbe l’uso anche inappropriato di YouTube che rende i “video” più cliccati, visibili anche sulla home o attraverso tag o “suggerimenti” forniti dalla piattaforma stessa.
Abbiamo iniziato a regalare la musica facendola scaricare gratuitamente come capita anche negli USA , a renderla addirittura disponibile immediatamente su Youtube usandolo come player interattivo. È un’arma a doppio taglio: mentre è vero che tutto questo significa essere visibile più facilmente di una volta, abbiamoabituato il pubblico ad avere tutto e subito, rendendolo pigro e restio a scaricarla, figuriamoci comprarla!
Tutto questo perché la cosa più importante in Italia a quanto pare è esserci, essere riconosciuti, esistere anziché ricercati e stimati per la nostra qualità.

Amir) In Italia come al solito arriviamo dopo ai Social e alle piattaforme in cui si può fare promozione. Alcune come Bandcamp e SoundCloud sono già molto utilizzate all’estero e stanno diventando popolari nel nostro Paese solo ora, anche se per una piccola cerchia di “addetti ai lavori”.
Il grande pubblico, la massa, preferisce ancora andare su YouTube. Per questo praticamente tutti gli artisti utilizzano YouTube, anche a discapito della qualità audio. Siamo diventati views dipendenti? Non lo so, io per esempio seguo artisti americani che hanno pochissime visite rispetto ad artisti italiani. L’Hiphop italiano è diventato “dipendente” dalle visite perchè il target del pubblico è basso, e i ragazzini passano interi pomeriggi a cliccare sui video dei loro artisti preferiti, condividendoli con i loro amici. In Italia artisti (anche di altri generi musicali) con un pubblico più adulto non hanno così tante visite. Più l’età del pubblico è bassa più i video hanno visite.
Il riscontro reale comunque lo si ha solo nella realtà, nel pubblico ai concerti.

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