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Intervista Baby K

1) Dopo l’Ep Femmina Alfa la scena si é definitivamente accorta di te. Qual é stato il percorso che ti ha portato fino a qui?

Baby K) Poco dopo aver rilasciato il video Femmina Alpha è uscito, e non è stato assolutamente premeditato, Il Ragazzo D’Oro di Guè che conteneva anche una mia collaborazione. Questo ha creato interesse intorno alla mia figura artistica e una forte curiosità del tipo “ma chi è questa ragazza”. È anche vero che dal 2006 ho fatto svariati featuring e ho sempre seguito in prima persona il rap italiano. Quindi non è che sono apparsa dal nulla. Femmina Alpha è servito a portarmi all’attenzione di quelli che prima non mi conoscevano. E mi ha portato a stringere nuovi rapporti professionali e a un secondo video. Così ho deciso di lavorare a un mixtape… che poi s’è sviluppato in un’altra maniera. Cioè, il format resta quello di un mixtape ma io e la Quadraro Basement abbiamo deciso di dividerlo in due capitoli. La prima parte, Lezioni Di Volo, è composta da sei tracce su strumentali americane e tutte con dei feautiring. La seconda, di cui ancora non abbiamo deciso il titolo, invece sarà su basi inedite e ci sarà un solo ospite al microfono. Quando dividi un progetto in due parti, magari il filo conduttore viene meno, quindi non so ancora quanto sarà vicino a Lezioni di Volo. Comunque in questo periodo ho realizzato molte collaborazioni e ho cercato di darmi da fare in qualche modo.

2) Quali saranno i produttori del tuo prossimo progetto?

Baby K) Ci saranno molti produttori diversi tra cui Bassi Maestro, 3D, Mastermind… Credo che ultimamente nel rap italiano ci siano molti talenti nuovi. Persone sempre più competenti. Quindi per come la vedo io non cerco un nome particolare, ma se un beat riflette quello che voglio dire, allora mi piace. La produzione deve essere complementare al mio stile, per questo potrei scegliere una strumentale realizzata da chiunque, a prescindere dal nome che porta.

3) La scena rap italiana è sempre stata parecchio sessista, quanto è difficile superare i pregiudizi degli adetti ai lavori e degli ascoltatori?

Baby K) Io credo che sia un pregiudizio credere che gli addetti ai lavori siano sessisti. Nel senso, non è il rap italiano a essere sessista ma sono gli ascoltatori che, a mio avviso, nonostante tutte le componenti femminili che hanno fatto parte dell’Hiphop, non riescono ancora a prendere sul serio una rapper donna. In realtà, fin dal 2006, anno in cui stavo preparando quasi di nascosto un album con Squarta, che poi non è mai uscito, e alcune registrazioni sono passate per mano di Amir e lui ha deciso, nonostante al tempo fosse con la Sony, di inserirmi dentro il suo street album anche se non mi conosceva più di tanto, bhé, questo ti fa capire che comunque non sono gli addetti ai lavori ad essere sessisti ma è il pubblico che, forse per mancanza di cultura, non sa che le rapper hanno sempre fatto parte di questa scena. O forse proprio per un retaggio nazionale, dato che l’Italia è un po’ sessista. L’idea che delle persone mi abbiamo voluto mettere in mezzo ai loro progetti senza nulla in cambio in termini di visibilità o convenienza, come nel caso di Amir e Guè Pequeno, fa capire che non sono chiusi mentalmente gli addetti ai lavoro, ma il pubblico che li ascolta. Forse perché molte persone che ascoltano il rap italiano vogliono in qualche modo farne anche parte. E questo è un fenomeno tipicamente italiano.

3bis) Ecco, e questo mentalità che ha il pubblico, influenza in qualche maniera la tua stesura dei testi?

Baby K) Non sono abituata a mentire. Ho sempre scritto in modo spontaneo. La musica è qualcosa di viscerale, la senti, la scrivi, la fai. Ma mentirei se dicessi che sono rimasta sorpresa dalla malizia che alcuni ascoltatori hanno trovato dietro a dei semplici testi in cui io mi stavo divertendo e volevo dire certe cose perché dirle fa parte di un’attitudine propriamente Hiphop. Quindi avevo un po’ iniziato a dubitare di me stessa e ad autolimitarmi, ma è stata una fase molto breve. Perché alla fine non funziona nulla se non sei te stesso. E questo riguarda i rapporti, le amicizie e a maggior ragione le cose creative, dove il primo obiettivo è appunto raccontarsi. Più che altro è stato uno sfogo, in cui mi divertivo pure a dire delle cose forti proprio perché ci potevano essere delle persone che potevo colpire. Anziché farlo diventare una pretesto per chiudermi, mi ha fatto divertire. E quindi vai di punchline contro gli hater.

4) Spesso i rapper fanno sfoggio della virilità anche in maniera volgare. Dal punto di vista di una ragazza, quali sono i limiti nel riuscire ad esporsi entro certi canoni?

Baby K) Mi diverto a fare le punchline perché ascolto tanto rap americano. E credo sia proprio un’attitudine del rap raccontare le cose in maniera diretta e forte. Lo faceva Missy Elliot a cui molte persone chiuse sull’old school fanno sempre riferimento, come se non avesse mai parlato di cose piccanti e controverse. Io non ho fatto altro che dire uno quello che dicono le ragazze in generale. Perché se vogliamo pensare che i ragazzi sono spinti quando parlano dei rapporti e le ragazze, invece, sono lì come in attesa che l’uomo arrivi e la prenda, siamo fuori strada. Le ragazze sono stronze. Mettono le corna, prendono in giro i maschi, tradiscono. Sarebbe di un’ipocrisia totale cucirmi la bocca e fare sempre la femminnuccia solo perché sono una donna. Io dico le cose come stanno senza mai cadere nel becero solo perché la volgarità non piace a me. Però credo che dico le cose come vuole un po’ il rap in generale, a volte toccando argomenti che altri non fanno. Io sono una ragazza e parlo come gli altri ragazzi, non siamo qui ad aspettare passivamente. Credo che tante rapper italiane quando parlano d’amore lo fanno in maniera patetica, siamo sempre quelle che soffrono, quelle sfigate, che stanno appresso a un uomo. Ma questo non corrisponde al mondo reale.

5) Abbiamo parlato dei limiti. Quali sono invece i vantaggi nell’essere una donna che fa rap?

Baby K) E’ più facile suscitare curiosità. Nella scena le donne sono minori numericamente. Quindi farsi notare è facile… ma farsi prendere sul serio no. E’ un terreno interessante d’analizzare. C’è una mancanza, una lacuna, con tutto rispetto per le ragazze che ci son state prima di me e che hanno spianato la strada a tutte le altre. Grazie a loro, però un nuovo interesse s’è risvegliato e tutti, ascoltatori, musicisti, addetti ai lavori hanno iniziato ad accorgersene.

6) Hai partecipato ai dischi di Bassi e di Gué e hai collaborato con molti altri artisti quotati. Quanto é stato importante per te confrontarsi con i “big” della scena?

Baby K) E’ molto importante perché in quelle situazioni devi essere davvero informa, non puoi permetterti di sbagliare o di sprecare una rima. E’ come fare palestra, metti alla prova i tuoi limiti. E’, come dire, la palestra dei grandi. Quando sei affiancata da un nome enorme, non puoi sbagliare ed è importante anche perché riesci a vedere come reagisce la gente. Ma, soprattutto, è molto importante per un tuo sviluppo artistico.

7) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Baby K) Il mio prossimo, e imminente, lavoro è appunto la seconda parte di Lezioni di Volo. Ancora non so come si chiamerà, ma ho previsto un minimo di altre sei tracce su basi inedite. Poche collaborazioni a differenza del primo EP. Più a lungo termine, invece, ci sono le aperture ai concerti di artisti colossali come Nicki Minaj e Wiz Kalifa, per cui sono davvero grata, sorpresa e contenta dell’opportunità. Poi ho messo in preventivo altre esperienze live, perché è necessario farsi le ossa sempre di più, e altre collaborazioni importanti.

8) La scena romana in questo periodo si è guadagnata molto spazio e fa parlare molto di sè. Che rapporti hai con questa e quanto è importante avere dietro un team come il Quadraro Basement?

Baby K) La scuola romana ha sempre avuto delle connotazioni hardcore. Quadraro Basement, che ha affiancato Propaganda come etichetta perché aveva appunto Noyz e Truceboys, ne è stato un protagonista. Rimasi sorpresa quando Quadraro mostrò interesse nei miei confronti, perché è chiaro che io faccio tutt’altra musica da Noyz o dai Truce, per quanto comunque apprezzi l’hardcore. Negli ultimi anni è uscita una nuova scuola romana molto fresca, che si stacca dalla tradizione più hardcore. Questa scena ha un grande seguito, soprattutto tra gli ascoltatori più giovani. Credo che oltre ad essere un ottimo momento, questo successo sia anche meritato perché è una realtà molto interessante, le sonorità sono fresche, le rime potenti, e non si sente più l’influenza del Rome Zoo. Quello che venne dopo i Colle o era molto hardcore o era molto simile al Colle. Credo che finalmente ci sia un buon miscuglio di tutto. Una sonorità classica, una sonorità hardcore e una sonorità un po’ più fresca, dinamica. A me piacciono tutte e tre, quindi non posso che essere contenta!

9) Diciamo però che Roma è anche un po’ dura con alcuni artisti delle volte, ed è anche una realtà molto florida di artisti che fanno tanti numeri ma che spesso non riescono ad uscire dai confini della città. Quanto è spietata Roma e quanto è importante uscire dalla capitale?

Baby K) Roma è spietata. I fan non si fanno conquistare facilmente.  Avere un seguito anche fuori da Roma è importante. In realtà, la maggior parte delle mie collaborazioni e dei live che ho fatto, sono stati extra romani. I fan romani sono diversi da quelli del nord Italia, non solo come gusto ma anche per come si comportano. Spesso chi ha una fanbase molto forte a Roma non riesce ad arrivare a Milano. E viceversa. Il pubblico è molto diverso. Io sto cercando di farmi una fanbase trasversale. Magari su Facebook vedo un buon riscontro da persone di Roma ma faccio più serate a Milano. Quello che m’interessa è collaborare con persone che mi apprezzano e realizzare un buon risultato.

10) Dalla cucina di RapBurger i cuochi vogliono sapere qual è la ricetta e quali sono gli ingredienti necessari per essere una Femmina Alfa.?

Baby K) I gusti rispecchiano un po’ il proprio essere. E io sono una malata della cucina orientale, quindi non vorrei cadere nello scontato e nel banale ma… il piccante è davvero un ingrediente fondamentale. A parte questo, per essere una Femmina Alfa devi essere decisa e diversa. E sono due aggettivi che descrivono abbastanza bene la cucina orientale, quindi tutto torna.


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About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.