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Intervista Apoc

 

1) Il tuo debutto con “The Mark Of Beats” è avvenuto sotto l’etichetta BM Records di Mastafive. Come sei entrato in contatto con questa realtà e quanto hanno influito nel lavoro per il disco?

Apoc) Penso che ogni artista, quando ha in mano un progetto finito, debba decidere bene in quali mani darlo. Ho deciso di avvicinarmi al team di BM Records perché è una realtà fatta di persone che hanno degli obiettivi in tutto quello che fanno, persone che si danno da fare, lavorano ogni giorno e hanno sempre risposto con la buona musica. Il primo contatto con loro è arrivato dopo aver passato una traccia con Ape a Dj Kamo per il suo mixtape We Need a Change, inoltre stavo già collaborando con Maury B , DragWan e Strike The Head per i loro progetti.
Ero molto indeciso per quanto riguardava l’uscita del disco, sono molto geloso delle mie cose, e cercavo una persona di cui fidarmi al 100%, per dargli in mano un progetto che ha richiesto 4 anni per finirlo… e quella persona è stata decisamente Johnny Mastafive.

2) Hai un sound e un gusto veramente hardcore nei tuoi beats. Quali sono le tue ispirazioni e qual è il processo creativo con cui produci le tue basi?

Apoc) Grazie! Le mie ispirazioni vengono dai migliori producers della scena internazionale, ho seguito parecchio Alchemist e ho applicato spesso le sue ricette nei miei beats per quanto riguarda il modo in cui riesce a fare i loop e come ”swinga” con i samples sul campionatore. Accanto a lui metto Marco Polo che è un genio del beatmaking a parer mio, i breaks per le batterie cerco di prenderli sempre da dischi o pezzi che son stati usati poco o per niente come nel funk\soul\ ed enka giapponese. Lì riesco sempre a trovare delle robe, l’ispirazione per i beats è una cosa indescrivibile, solo ascoltando la musica si può capire. Per fare degli ottimi beats bisogna partire sempre dalle batterie\drumz, se trovi un bel giro di batteria e piazzi sopra un campione che spacca, fidati che avrai un beat che spacca… è praticamente matematico.

3) Il tuo disco vede una serie di collaborazioni underground e anche dei nomi internazionali come Killa Army, Ill Bill e Havoc. Come sono nate questi featuring. Raccontaci qualche annedoto.

Apoc) Per quanto riguarda le collaborazioni coi Killa Army e Havoc ho contattato il loro manager (circa 5 anni fa) e ho fatto tutto quanto con lui, è nata così, ho mandato una cartella con 10 beats per ciascuno di loro e ho riavuto le loro strofe sui beats che avevano scelto, nella traccia con Havoc ho deciso di mettere 2 membri della emergente crew di Grosseto Shafy Click, che sarebbero Trais e Dj Skilla, e poi nell’ultima strofa ho deciso di fare un 16 anche io. Nella traccia con i Killa Army ho chiamato un amico con cui mi conosco da tanto tempo che è Lord Madness e ho aggiunto gli scratch di Dj Drogs … il risultato è stato “Master Skillz”.
Per quanto riguarda Ill Bill non finirò mai di ringraziare Sherlock Flows, che mi ha dato l’opportunità di produrre una traccia di quel livello, aggiungendo la ciliegina sulla torta, ovvero gli scratch di Dj Frak che hanno dato una grande atmosfera alla traccia. Sono stato fortunato perchè Havoc, Killa Army e Ill Bill hanno spaccato tutto! Anche se non eravamo insieme in studio, sarebbe stato l’ideale, oggigiorno si lavora tramite internet per quanto riguarda le collaborazioni, è piu veloce e per la consegna del materiale trovi sempre gente puntuale.

4) Col nome di Spitty Cash sei stato il più grande fenomeno del LOL Rap, quasi un’icona del rap trash nell’era dei social network.
Quanto, del personaggio Spitty era costruito per far ridere e quanto invece era semplice inesperienza al microfono amplificata da Youtube?
Hai avuto difficoltà a farti apprezzare come Apoc dopo tutto l’hype negativo che avevi addosso come Spitty Cash?

Apoc) Non ho avuto molta difficoltà perché è stata la musica a dare la risposta, a dirla tutta son stato sempre un tipo che si è fatto gli affari suoi… poi all’improvviso da un video fatto come una gag a casa con gli amici facendo i versi più strani possibili e impossibili ci siam trovati su tutto il web con un 5.000 views iniziali.
Mentre succedeva tutto ciò stavo già lavorando ad altri progetti e a distanza di qualche mese quando ”Difficoltà nel ghetto” è arrivato a 100.000 views ho ricevuto una mail da un etichetta discografica che mi ha invitato nel loro studio per parlare di una possibile collaborazione. Lì ho registrato ”La Bomba” che era la risposta di tutte le domande che aveva da farmi il pubblico in quel momento, ma era troppo tardi perché ”Difficoltà nel ghetto” era arrivato ad 1 milione di views .
Morale della favola: quando ho iniziato a far vedere chi ero veramente, proponendo quelli che ritengo dei buoni  beat, le mie tecniche e il flow, la gente ha ignorato questo fatto e si sono concentrati ancora di più su ”Difficoltà nel ghetto”. Se ci pensi è stato anche una specie di esame involontario per tutti quanti che ha fatto capire che in Italia le cazzate son prese subito in considerazione e lo sbattimento musicale di tanti giovani con talento da vendere andrà sempre al secondo posto. Ancora adesso si fermano a Spitty valutando negativamente la mia musica senza averla prima ascoltata a ulteriore conferma che la gente non va oltre. Qualche anno fa l’Hiphop era visto in una certa maniera e non andava così di moda come adesso, oggi i beats e il rap li fanno tutti ed è più facile riconoscere un buon disco perché di roba da ascoltare c’è n’è molta.
”Spitty Cash c’ha messo il volto ma ha sconvolto le tue regole \ Se metti in play questa traccia non ci puoi credere’‘ è stata la frase del pezzo ”La Bomba” dove davo le risposte in rima ai miei ascoltatori, è stato poco seguito quel pezzo, ma le strofe facevano riflettere.
Vuoi l’hype negativo, tutta la gente che mi seguiva, haters o meno, nonostante la risposta l’avessi già data da un po’, a nessuno  interessava la verità… erano tutti concentrati a scrivere insulti e commenti negativi sul web, tutto qui.
Infatti, per un certo periodo mandai tutto a fanculo e sfruttai pure l’occasione, perché per assurdo mi offrirono bei soldi per fare il fenomeno e io ai tempi ne avevo dannatamente bisogno, anche la traccia con Gel dei Truceklan era nata come cazzeggio\opportunità. Poi rendendomi conto che fui io ad iniziare il filone del trash rap, non potevo che essere io quello che doveva proporre seriamente uno stop, per questo sulle mie t-shirt c’è scritto “stop bullshit”.

5) Dopo la “carriera come Spitty Cash” hai atteso un po’ di anni prima di far uscire un tuo lavoro ufficiale e di proporti come produttore.
Come mai hai fatto questa scelta? Che rapporto hai ora con la scena italiana?

Apoc) Non ho fatto uscire niente perché ho preferito concentrarmi sulla mia vita, sulla mia famiglia e fare qualche beats o scrivere un pezzo quando avevo un po’ di tempo libero. Tra l’altro in quel periodo stavo lavorando un sacco e non avevo il tempo nemmeno di pensare a cosa stava succedendo sulla scena Hiphop. Mark of The Beats stava nascendo: facevo beats su beatsper trovare il suono giusto per l’atmosfera che volevo creare nell’album.
Ero isolato dal mondo, avevo creato un profilo come Apoc akaApocalipse Beats su facebook dove non ho caricato nessuna foto col mio volto ma postavo in continuazione beats dal mio myspace. L’hype e la curiosità già si era creata, perché sentivano che stavo postando roba valida e al 100% Hiphop, quindi si sono incuriositi e hanno iniziato a chiedermi di dov’ero, chi ero, e cose del genere … a ripensarci mi viene da ridere perché vedevo gente che dal profilo di Spitty mi insultava e sul profilo di Apoc mi stava chiedendo un beat.
Ok, una volta uscito allo scoperto tutti hanno iniziato a parlare di questa cosa sentendosi in colpa e non condividendo più niente sui loro profili, alcuni appena hanno saputo hanno scelto di non apprezzarmi più, altra gente invece era presa benissimo per questa mia uscita allo scoperto e per il materiale che stavo facendo uscire.
Ho iniziato pubblicare po’ di cose oltre ai beats che caricavo ogni giorno su myspace, ho remixato il disco di Bassi & Shocca Musica che non si tocca, ho fatto un web tape Real Recognize Real pieno di remix prodotti da me, ho partecipato al “King of The Beats” di Nextone per confrontarmi io stesso con gli altri beatmakers, e ho fatto uscire un beat tape di nome “Diamonds from The Heart” che anticipava l’album di debutto Mark of The Beats. A ripensarci so che tutta questa roba l’ho fatta uscire in un anno e mezzo, ma le cose che ho qui non hanno limiti, ho ancora tanto da dare e soprattutto imparare. Questo è solo l’inizio.
Che rapporto ho con la scena italiana? Un ottimo rapporto, tutti sanno che tipo di persona sono e che carattere ho, sanno che ci sto dentro quando hanno bisogno di roba seria, mi basta conoscere quelle persone che ora per me sono come un punto di riferimento per la musica e per la vita. Quindi mi basta questo, poi se a qualcuno non piace quello che faccio vivo lo stesso, perché in fondo i gusti sono gusti.
Non potrò mai essere Alchemist, ma nessuno potrà mai essere Apoc, questo mi ha insegnato l’Hiphop.

6) I cuochi di RapBurger vogliono farti un’ultima domanda, questa volta un po’ più scherzosa. Qual è la ricetta per fare un tormentone trash rap che resti nella storia del rap italiano.

Apoc) Pasta e cazzetielli!

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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