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Intervista Luca Barcellona aka Lord Bean

 

Ci siamo confrontati con Luca Barcellona in occasione dell’uscita del suo nuovo libro “Take Your Pleasure Seriously”.
L’opera, edita da Lazy Dog, è ordinabile direttamente dal sito della casa editrice.

1) Da poco è uscito “Take Your Pleasure Seriously”. Parlaci del libro, del titolo, che è una citazione, e di come è nata l’esigenza di pubblicarlo? Raccontaci le particolarità dell’opera.

LB) Mi sono semplicemente accorto di avere molto materiale archiviato, molti lavori commerciali che non erano mai usciti perché scartati. Parecchi dei miei lavori sono girati sul web, ma nascono sulla carta, avevo il desiderio di dargli una forma analogica, tangibile, e di realizzare un libro con le caratteristiche che da tempo avevo in mente. In generale sono contento del risultato, e dei riscontri che sto ricevendo. Se un libro è ben fatto, vale la pena che esista.

2) Anni fa avevo avuto occasione di intervistarti per una fanzine di writing, ricordo che mi dicesti “per fare dei buoni graffiti è importante studiare bene lo stampatello”. Quanto è cambiato il tuo approccio allo studio delle lettere negli anni? Quanto il tuo passato da writer è legato alla tua carriera da calligrafo?

LB) La penso ancora nello stesso modo. “Stampatello” era la mia definizione, un po’ rudimentale, di allora per definire la forma base delle lettere. Bisogna conoscere le lettere, la loro origine e le loro proporzioni, per poterle poi evolvere, come invece succede nel writing, dove in realtà il processo è inverso; si parte dallo strano concetto di evoluzione, senza però avere conoscenze di tipografia. In questo senso è un atteggiamento un po’ “presuntuoso”, ma giustificato anche dall’età in cui i writer sono in piena attività e in competizione, si vuole stupire gli altri, è normale. Ecco diciamo che quando riesci ad apprezzare una lettera spoglia di loop, frecce e decorazioni varie, non senti più la necessità di riempirla nuovamente di cose, ti basta la semplicità.

3) Un giorno ti ho sentito parlare di come i primi writer erano un po’ anche artigiani, perché prima che fossero acquistabili i tappini fat, skinny, etc. erano gli stessi writer a modificarli scaldando una punta di un ago e cercando di ampliare o stringere la fessura del tappo. Parto da qui per chiederti quanto per te è importante l’artigianalità nella tua espressione artistica. Che valore hanno gli strumenti e l’estetica del gesto nella scrittura.

LB) Anche nella calligrafia ci sono strumenti artigianali, autocostruiti o difficili da reperire. Questo è un aspetto molto affascinante, come lo è per gli strumenti musicali penso. Mi sento però spesso chiedere dove si trova quello strumento particolare con cui mi hanno visto scrivere, etc… Non credi sia questo il punto. La scrittura è prima di tutto studio ed esercizio, si possono ottenere grandi cose anche con un semplice marker. Non è che Usain Bolt è veloce perché ha delle scarpe particolari…

4) Essendo noi RapBurger, non possiamo evitare di farti qualche domanda anche sulla musica. Dopo anni di silenzio sei pian piano tornato a farti sentire con relativa frequenza, sempre mantenendoti qualche “passo più in là” dalla scena. Cosa ti piace dell’Hiphop e cosa ti fa prendere le distanze?

LB) Restare completamente fuori da una scena di cui in qualche modo hai fatto parte, credo sia molto difficile. Le persone che ho conosciuto nell’Hiphop, le trovo sempre attorno a me e ho grande rispetto di tutti loro, anche se facciamo cose diverse ora. È stato comunque un momento che mi ha segnato, e formato sotto molti aspetti; c’è ancora una parte di rap che seguo, e classici che riascolto, molti di quei dischi degli anni novanta che sono ancora imbattibili adesso. Sentiti Daily Operation dei Gangstarr oggi, o Liquid Sword di GZA; dischi imbattibili, immortali. Non mi sono mai considerato un MC, leggo, ascolto e colleziono tante cose diverse, e non amo le etichette. Bollare una persona come punk, bboy, dark, è una cosa che appartiene al passato. La gente ha bisogno di definizioni, oggi chi si interessa di cose diverse lo chiamano hipster, con un certo disprezzo a volte. Sarebbe bello potere avere le passioni più disparate, senza essere identificati in nulla di preciso. Ogni tanto registro ancora dei pezzi, ne sto facendo un paio nuovi con Night Skinny, faccio fatica a scrivere cose che mi convincano, ma mi piace comunque molto. Di sicuro evito di scrivere testi che parlano del rap stesso, come accade spesso in questo campo. Voglio che quello che dico lo capisca anche chi non ascolta questa musica, che ha bisogno di dignità, ora che è così diffusa. Invece è percepita all’esterno sempre come una buffonata, una cosa da ragazzini con i cappellini storti. Alcuni scrivono testi vomitando gli affari loro, anziché andare in analisi e risolvere i loro problemi per vivere serenamente. E guarda che è molto diverso parlare di un esperienza personale per comunicare qualcosa in cui tutti si riconoscono, dall’essere patetici parlando della propria infanzia difficile. Ed è un peccato, perché sappiamo che ci sono degli artisti bravissimi, spesso poco conosciuti, e in Italia è normale che sia così. Certe cose sono underground, e tali devono restare, punto.

5) In un tuo brano alla fine degli anni ’90 dicevi “più ti esponi e più ti rompono i coglioni”. Condividi ancora questa frase? Quanto è importante esporsi artisticamente e quanto invece è giusto essere fortemente selettivi nelle proprie manifestazioni?

LB) Premettendo che è una cosa scritta quando avevo 19 anni, e che ora ne ho quasi 35, il concetto direi che è lo stesso: esporsi col proprio lavoro significa condivisione, sottoporsi al giudizio degli altri, metterci la faccia, beccarsi complimenti e critiche. Specialmente nel web, sia le critiche che i commenti sono spesso superficiali, gratuiti, e fatti da persone che non solo non si espongono, ma si nascondono. È l’eterna differenza tra chi parla e chi fa. E va detto che ci sono anche ottimi spettatori e “semplici” utenti. Promuovere quello che si fa significa anche prendersene la responsabilità, anche se gli altri sono all’oscuro di cosa avviene dal mio tavolo da disegno alla pubblicazione di un lavoro, o di un’intervista: quello che fai e che dici può essere storpiato, manipolato, e la gente pensa che tu agisca davvero così. Spesso non si ha il controllo di alcuni passaggi fondamentali. Se hai molte richieste, è ovvio che va fatta una selezione, scegliendo le proposte più interessanti.

6) Chi è Luca Barcellona e quanto è amico di Lord Bean? Quanto rimane ancora in te del ragazzino che entrava in yard con lo zaino pieno di spray?

LB) Ci sono dei pezzi che ho registrato 15 anni fa; la gente che li ascolta, quando mi incontra crede che io sia la stessa persona di allora, quasi lo pretende. Invece le cose cambiano. Le esperienze nel campo dell’Hiphop, le persone che ho conosciuto e situazioni come quelle che citi fanno sicuramente parte di me, spesso influenzano quello che faccio oggi, alcune scelte. Tempo fa ho lavorato con Sean ai video per lo spettacolo “C’era una volta a Roma”; era da un po’ che non lo incontravo, facevamo entrambi cose completamente diverse rispetto a dieci anni fa, ma avere un background affine in qualche modo ha reso il risultato migliore, non so bene spiegarti come.

7) Gli chef di RapBurger vogliono sapere la tua ricetta segreta. Come si fa ad allontanarsi dalla scena rap rimanendo uno degli artisti più rispettati?

LB) Beh, credo che la tua domanda sia innanzitutto emblematica: significa che se uno si “allontana dalla scena”, non andrebbe più rispettato? Non ho la ricetta; io non ho inciso molto per la verità, ma l’ho sempre fatto con passione, ero convinto di quello che dicevo nel momento in cui l’ho scritto e voglio sottolineare che l’ho sempre fatto per piacere personale, quindi non mi sono mai posto troppe domande, riguardo al fatto che il pezzo sarebbe piaciuto o meno. Forse per questo traspare una certa freschezza. Se c’è della rabbia, è perché la provavo veramente, e non è passato molto dallo scrivere al registrare. Non ho mai avuto un’inclinazione per i ritornelli, il cantato, mi piace il rap e basta, barre fitte e continue che tagliano le orecchie, e ho scritto solo quando ne sentivo la necessità. Ultimamente impiego tantissimo a buttare giù un testo, mi faccio molti più scrupoli, il risultato è sempre qualcosa di cupo e drammatico, a tratti profondo. Quasi uno sfogo. Tengo la leggerezza e il cazzeggio per la mia vita privata. Detto questo, è più semplice fermarsi o produrre poco che perseverare e avere la costanza di produrre di continuo. Allora sarebbe naturale un calo di creatività, ma il giudizio di artisti come Kaos, Esa, Colle, Skizo e tanti altri che hanno dato molto per le fondamenta dell’Hiphop in Italia, andrebbe misurato sulla lunga durata del loro operato. E questo vale anche per altri che hanno fatto scelte diverse e più commerciali. Invece ho visto spesso questo rispetto venire a mancare, e l’energia di molti sprecata del denigrare ed infangare gli altri, anziché sfruttarla per produrre cose decenti. Ecco questo mi allontana molto dalla “scena”. Alla larga dal bad karma.


About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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