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Dietro Ai Fornelli: Intervista a Olly di Deejay Tv

Dietro Ai Fornelli è la nuova rubrica di RapBurger che, come suggerisce il nome, andrà a curiosare dietro a quello che accade nel mondo della musica. In ogni episodio verrano intervistati quei personaggi che vanno a formare la struttura che c’è dietro ad un artista e una scena, ascoltando i pareri, opinioni ed idee di chi fa parte di un mondo di cui spesso si conosce solo la parte finale.

Il primo ospite della nostra rubrica è Olly di Deejay Tv, autore del programma The Flow

1) Come nasce l’idea di The Flow?

Olly) The Flow prende l’eredità dei programmi che c’erano su All Music come Rapture, condotto da Rido prima e poi da ospiti, anche The Flow era condotto dagli ospiti inizialmente. Le persone che lavoravano ad All Music sono passate poi a Deejay Tv, abbiamo sempre avuto una grande passione per la musica Hiphop e in più è un settore che comunque andava coperto quindi l’idea è venuta fuori in modo molto naturale, semplice e spontaneo. Diciamo che si è evoluta negli anni e adesso con i nuovi mezzi come i social media, Facebook e Twitter, l’ambizione è quella di diventare la Black CNN… il posto dove alle 5 del pomeriggio i ragazzi si collegano e vedono che cazzo è successo oggi nella scena Hiphop italiana e mondiale.

2) Tendenzialmente i canali musicali hanno sempre snobbato il rap non dando mai spazi a programmi dedicati e di conseguenza non dandogli la credibilità che invece riservano ad altri generi musicali, trattando il rap come musica di serie B. Ora che invece il rap va a gonfie vele come ti guardano i “vecchi” delle aziende musicali? Ti senti di aver vinto una scommessa?

Olly) Non credo sia una mia scommessa personale, il nostro direttore musicale è Alioscia Bisceglia dei Casino Royale ed è una persona che se tu guardi la sua storia musicale, è sempre stata molto influenzata dalla musica Hiphop. Lui in prima persona si è sempre speso per avere questo spazio e poterlo ampliare, poi noi siamo sotto il marchio Deejay, che tra tutte le radio è sempre stata quella un po’ più legata al mondo Hiphop. Negli anni 2000 era la prima a passare 50 Cent e a spingere tanto l’Hiphop, magari quello un po’ più da ballare o commerciale, però di tutte le radio è stata anche quella un po’ più presente sulla scena, fino a tornare indietro a programmi come Venerdi Rappa, One-Two One-Two e proprio The Flow da cui abbiamo eridato il nome, che era un programma di Fabio B. Non è assolutamente stata una mia scommessa personale ma una scommessa del canale che in questo momento sta ripagando.

3) L’Hiphop ha sempre vissuto una scarsa visibilità mediatica, anche perché chi lavorava all’interno dei media snobbava il rap, adesso che il rap sta venendo fuori, questi “anziani”, gli addetti ai lavori, sono ancora scettici? Pensano che il rap sia maturo come genere?

Olly) Quello che viene detto, soprattuto da chi lavora in tv e nei media è “l’hiphop è il nuovo pop”. Questo è quello che percepiscono, poi sarebbe meglio parlare di rap, di rapper e soprattutto di personaggi. Nel senso che questo momento è positivo perché tira fuori dei personaggi come Emis Killa, come Fabri Fibra o i Club Dogo, che televisivamente e mediaticamente funzionano molto bene. Forse anche il fatto che non escano fuori dai talent vengono visti come delle persone più credibili con una dignità musicale. Quindi direi che da parte dei media ci sono stati diversi successi televisivi, soprattutto in tv perché in radio ancora non c’è nulla di veramente Hiphop al cento per cento, e questa cosa ha aperto davvero tantissimo le porte alla musica rap.

4) Cosa manca al rap per entrare in tv e radio al 100%? Proprio al rap vero come musica, aldilà di quello che è recepito adesso come underground che può avere invece una grande dignità musicale. Adesso vengono visti i Club Dogo, Fabri Fibra, Emis Killa… allo step appena sotto cosa manca? O quanto manca per arrivare in radio?

Olly) Se tu ci pensi è una cosa assurda che Ghemon non sia neanche con una major, per me è al momento uno veramente al top della scena e credo che sia percepito così anche dai ragazzi che ascoltano Hiphop. Artisti così non si devo assolutamente snaturare perché quando cercano di imitare una frangia più commerciale vanno a perdere quello che sono realmente, quindi secondo me è solo questione di tempo, nel senso che vedo che più andiamo avanti più si aprono spazi e sono convinto che pian piano riusciremo ad esplorare di più anche il genere.

5) Forse sono più i media che non sono ancora pronti?

Olly) I media non sono ancora riusciti a trovare il format e l’idea giusta per andare ad approfondire il genere, ma noi non riusciamo ad approfondire nessun genere in Italia. Nemmeno per il rock o per la musica indie rock, che sono presenti ormai da tantissimi anni, ci sono dei programmi veramente di approfondimento, non è che vediamo Dente in televisione tutti i giorni, quindi diciamo che è un problema un po’ più generale che si allarga a tutta la musica. Vedevo l’altro giorno online Damon Albarn, Lana Del Rey e Bobby Womack che insieme sulla tv francese facevano un live bellissimo e mi chiedevo: in Italia dov’è questo spazio? Dov’è che posso vedere una cosa del genere? Non esiste, perché al momento abbiamo rinunciato a programmi come Night Express o altri che approfondivano anche con live belli e ti permettevano di vedere artisti che magari non sono così presenti nelle radio ma che comunque hanno grande spessore.

6) Abbiamo detto che è un ottimo periodo per il rap, ma spesso si parla di una ciclicità, e che a un momento di boom seguono sempre anni in cui il rap smette di andare di moda. Quanto durerà secondo te questo momento? Cos’è che hanno sbagliato nel primo boom degli anni ’90 e cosa devono fare ora gli artisti per rimanere al top?

Olly) Io penso che sia abbastanza normale che ci sia un riciclo di artisti, un continuo cambiare nella scena Hiphop. Nel rap penso sia una cosa che esiste da sempre ed esisterà sempre, perché è una musica che prende soprattutto una fascia di età giovane, poi questa cresce, cerca altri stimoli, magari guarda anche delle cose più indietro o magari non è presa da un solo artista ma inizia ad abbracciare un po’ tutta la cultura. Lo trovo normale che ci sia un ricambio. Io non credo assolutamente al fatto che sia una cosa ciclica quella dell’Hiphop, cioè, lo è stato ma io penso che adesso abbiamo raggiunto uno standard, un livello a cui non scenderemo mai sotto. Ci credo perché la mia generazione è stata forse la prima ad iniziare veramente a crescere con questa musica nelle orecchie, invece per la generazione che sta crescendo adesso è normale sentire un beat Hiphop e quindi non penso che tra cinque anni non lo vorranno più sentire. Penso che se lo sentiranno andranno sempre a ripescare quel file nella loro mente che gli ricorderà quando erano giovani, quando andavano a taggare… non penso che riuscirà mai ad andare al di sotto di un certo livello adesso. Per quanto riguarda gli errori invece, a me quello che non piaceva tantissimo degli anni ’90, e che è una cosa che in tutti i programmi che ho fatto ho sempre cercato di togliere, è stata l’esclusività di un genere, cioè per me è bello quando riesci ad arrivare a tantissime persone e sono soddisfatto quando qualcuno mi scrive “ho scoperto l’Hiphop grazie a un tuo programma” oppure “ho scoperto un artista grazie a un tuo programma”. Mi piace quando riesco in qualche modo a colpire una persona che non ascolta rap, facendola appassionare, spiegandogli perché questa musica è bella. Invece, a volte, l’atteggiamento che io adesso riscontro anche in alcuni generi di musica elettronica è quella di dire “noi sappiamo, tu non sai niente, stanne fuori, non parlare, stai zitto”. Questo atteggiamento negativo non mi è mai piaciuto anche perché poi porta a quella depressione che c’è stata alla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000, dove c’era una grande divisione tra chi aveva fatto e chi voleva fare e ciò ha creato una grossa rottura che nel resto del mondo non c’è stata.

7) Stanno nascendo nuovi format televisivi come HiphopTV o come MTVSpit. Un tuo parere su questi programmi?

Olly) HiphopTV mi piace ed è giusto che esista un canale tv dedicato solo all’Hiphop perché esiste in tutto il mondo, aspettiamo adesso la radio dedicata all’Hiphop come esiste in tutto il mondo. Spit mi è piaciuto e sono andato anche a vedere due puntate, anzi quattro visto che ne registravano due alla volta. E’ stato un bellissimo modo secondo me di dare spazio a personaggi come Fred De Palma che in televisione ancora non c’era andato, ma anche Clementino o Kiave che erano dei personaggi a noi noti e adesso sono arrivati al grande pubblico. Certo, il format del talent e alcuni giudizi da parte dei giudici sono tutte cose che possono essere opinabili, però secondo me il risultato è che adesso Ensi è una superstar e per me questo è qualcosa di ottimo e poi soprattuto ha creato un precedente: l’Hiphop in tv, anche in un programma dedicato solo a quello, può funzionare.

8) Tornando a The Flow cos’è che ti ha fatto puntare su Mixup? Su una persona giovane, con nessuna esperienza televisiva e anche con poca esperienza musicale.

Olly) Guarda mi ha fatto puntare su di lui quel videoclip che ha fatto contro la Moratti (“Milano Libera Tutti” ndr). Noi eravamo abbastanza in crisi sul conduttore e volevamo trovare qualcosa di fresco, nuovo e di diverso che non si era ancora visto, e ci è capitato tra le mani questo video che aveva fatto con Chief che noi conoscevamo bene. Ci è piaciuta subito la sua faccia, cioè ha proprio una faccia da schiaffi perfetta (ride ndr). Poi abbiamo fatto un provino in piazza Duomo. Il provino consisteva nell’andare a intervistare dei ragazzi e chiedergli cosa stavano ascoltando e ci ha subito conquistato perché è uno con la battuta pronta, è preciso, attento poi appunto ha questa faccia che buca lo schermo. Noi abbiamo fatto questo provino l’estate dell’anno scorso e la prima volta che è andato in onda è stata a dicembre, quindi in quei mesi abbiamo lavorato insieme a lui facendo tantissime prove, costruendo poi quello che sarebbe andato in onda, non è stato una cosa così immediata. Diciamo che ha fatto un po’ di palestra prima. Posso dire che il mio rapporto con Mixup è fantastico, siamo amicissimi ed è un WhatsApp costante durante la giornata. Lui ha dimostrato di essere veramente una persona seria in questo anno di lavoro, di essere una persona che si impegna tantissimo, che ama questa cultura ed è anche una persona che si informa. Ieri citava la Boogie Down, è una persona che veramente vuole approfondire questa cultura e lo fa con grandissima serietà. Poi sai, tutte le dicerie che lo dipingono come figlio di papà, che si è comprato il programma, sono tutte cazzate. È una persona che è arrivata a determinati traguardi solo attraverso il suo lavoro, io ammiro e rispetto questo, e penso che sia il momento di cambiare, in tv vediamo solo cinquantenni… è un diciottenne e ovviamente ha ancora tanta strada da fare, ma lasciamogliela fare, diamogli la possibilità di dimostrare chi è veramente e cosa può fare.

9) Questa rubrica si chiama “Dietro Ai Fornelli” che gioca un po’ con la cucina paragonandola alla scena e quindi va intervistare le persone che stanno dietro al sipario e dietro agli artisti. Però nel rap questo tipo di figure non viene mai visto di buon occhio, cosa diversa invece per altri generi musicali. Perché nel rap c’è quasi astio per gli artisti che firmano per un’etichetta o per i manager o per chi ha un format televisivo o un portale?

Olly) Molto semplicemente io penso che sia una cosa normale. Molte di queste persone che parlano sono fuori dalla scena. Sono persone che parlano ai margini, quindi non essendo dentro non sanno realmente quali sono i meccanismi, se li immaginano, e giustamente essendo in Italia immaginano e pensano male, perché alla fine quello che ci dà la nostra realtà è che a pensar male ci si azzecca. C’è da dire poi che appena vedi queste persone entrare nella scena, cioè avere la possibilità di lavorare in questo mondo, diventano amici di tutti e iniziano a rispettare tutti lasciandosi conquistare da tutto il meccanismo e a rendersi conto che all’interno della scena ci sono sicuramente dei manager che sono dei “quaquaraqua”, ci sono decisamente tanti meccanismi che non funzionano, ma ci sono anche tantissime persone che lo fanno perché ci credono. Io penso che se uno vuole fare soldi o arricchirsi, il modo migliore per farlo è quello di stare fuori dalla musica (ride ndr), il mio commercialista mi dice sempre di aprire una pizzeria d’asporto, secondo lui funzionano da Dio. Però veramente tantissime persone che adesso lavorano nel mondo della musica, lavorano perché ci credono e il loro indotto monetario è probabilmente inferiore rispetto a persone che lavorano in altri campi, nonostante le cose che fanno siano anche di alto profilo.

Era l’ultima domanda ti ringraziamo.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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