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Intervista a Egreen: il riscatto, Unlimited Struggle e il real Hiphop

 

Egreen è un rapper decisamente atipico per questo periodo. Infatti rappresenta tutti quei ragazzi che sono cresciuti col sound anni ’90 e non hanno saputo “travestirsi” dei trend di questi ultimi anni. Rappresenta il riscatto dei bboys che sanno cos’è l’Hiphop e non hanno nulla a che spartire con il music biz, i talent show e tutto quello che ha ridefinito la scena rap in un grosso giocattolo. Egreen è Hiphop, niente di diverso.

1)Nella tua musica c’é il sapore del riscatto di chi ha avuto la fotta di fare musica per anni senza raccogliere risultati eclatanti. Rappresenti il classico mc figlio degli anni ’90 che ha faticato ad emergere. Quali motivazioni hai avuto nello scrivere il disco? Quanta soddisfazione nel vedere l’hype che hai suscitato?

Egreen) Di hype sinceramente non credo di averne generato più di tanto.
Credo che la motivazione principale è sicuramente solo e soltanto una sfida con me stesso: in primis come MC e in secondo luogo come uomo, dettata da un’eterna “sofferenza” interna e un infinito bisogno di confronto sempre prima con me stesso, poi con gli altri.

2) Unlimited Struggle é l’indie label italiana più quotata. Come é nata la collaborazione e l’entrata nel team?
Lavorare con Unlimited Struggle ti ha fatto crescere musicalmente? Quanto è importante far parte di questa realtà?

Egreen) Hanno sentito le mie cose poi da cosa nasce cosa.
Avere Mista, Ghemon nei miei dischi fino a 5 anni fa, per esempio, era immaginabile solo mentre mi facevo le seghe ascoltando la loro roba.
Stare in studio con Bernacchi e vederlo produrre una cosa al momento per me, credo sia una di quelle cose che ti segnano, almeno, è stato uno dei momenti più incredibili della mia vita artistica, ad oggi non saprei come descriverla.
Io mi sento un gran peso addosso in termini di dover fare il possibile per mantenere costantemente un certo tipo di standard settato da quella che considero dal punto di vista artistico, l’unica realtà nella quale in questo momento, potevo essere.

3) Ogni volta che prendi il microfono in mano prima ancora delle rime arriva la tua grande attitudine al microfono. Quanto conta in un mc la delivery? Quanto conta invece l’immagine e il clip patinato.

Egreen) Voglio fare streetvideos a vita, senza passarci su più tempo di quello che meritano, non per altro, ma davvero è talmente svalutato e inflazionato il discorso dei video, che boh… ovviamente contestualizzando sempre le situazioni e i pezzi in questione.
Tutte ‘ste idee, ‘ste storie, ‘sti ragazzini che davvero mi fanno cascare i coglioni e “blablablala”… io voglio fare rap non me ne frega un cazzo dei video.
I video li faccio perché devo farli, una volta il video rappresentava una tappa importante, la fine di alcune cose e l’inizio di altre, oggi non saprei neanche come definire certe persone.
L’immagine è un qualcosa di fondamentale, ma che ti devi poter permettere di curare, non so se mi spiego… se sei un wack, un babbo, un coglione senza credenziali… puoi tatuarti pure il logo jumpman in faccia, puoi pagare tutti i featuring del mondo, ma rimani un babbo. Con o senza kicks, scarpe, tees, eccetera.
L’attitudine è tutto, la delivery ne è credo la gemella trasmessa nell’applicazione… assieme al flow, credo siano le 3 cose che non compri, manco se sei Gesù Cristo o se sei in crew con Satana.

4) Come è nato l’album rispetto agli altri lavori? Qual è il brano del disco a cui sei più legato? Quale collaborazione è stata la più entusiasmante?

E-Green) Ho preso i beats e ho scritto, la differenza è che questa volta non erano Americani, eheh.
Magari a lui non gliene frega un cazzo, ma ogni volta che faccio il rap con Marsiglia sto davvero da dio. Il pezzo al quale sono più legato? Direi la title track e l’intro. Sorry, sono due, rispettivamente il cuore e la fame.

5) Fare musica col sound anni 90 e il piglio di chi ti manda a casa ad ogni barra è fuori moda. Quanto ha inciso nel tuo “successo” andare contro la tendenza?

E-Green) Ripeto, non credo di avere tutto qusto successo.
Già solo il fatto che usi le parole “contro la tendenza” capiamo insieme quanto sia un periodo tanto affascinante dal punto di vista della crescita/trasformazione/evoluzione/affermazione di questo genere quanto squallidamente triste. La gente non ce la fa, cazzi loro.

About Stefano Zanoni

Creative Director, hip hop lover e un altro paio di errori meno rilevanti.

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