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Hell’s Kitchen pt. 4 – Per un pugno di Euro

HELL’S KITCHEN

Dopo un’adolescenza immersa nell’Hip Hop dei novanta, l’inizio e la fine di Juice Magazine, sono scappato negli USA a cercare fama e fortuna. Negli anni ho avuto la fortuna di rappresentare la crema dei nostri produttori (e un regista), in progetti con artisti da Styles P a Saigon, Busta Rhymes, Avery Storm, Rick Ross e molti altri (www.159management.com, se siete curiosi).

PER UN PUGNO DI EURO ovvero LE FONTI DI GUADAGNO DEL PRODUTTORE HIP HOP COME COMPOSITORE

Riassunto delle puntate precedenti: Al produttore hip hop è appena stata rivelata la sua natura di essere uno e bino: produttore sì, ma anche compositore. Nella sua lotta contro le malvagie forze dell’industria, il nostro eroe dovrà sempre tenere a mente questa distinzione, al fine di essere adeguatamente compensato. Ha inoltre recentemente scoperto che Mac Miller e Lord Finesse sono ormai diventati inseparabili.

A tutti i lettori – attenzione a questa puntata e al prossimo paio perchè il succo è tutto qua. Mandate questi articoli a memoria, fateveci un poster, tatuateveli sulla panza… insomma, vedete voi.
In questo episodio esamineremo il compenso del produttore come compositore (uno dei due ruoli che ricopre).
Normalmente un compositore viene remunerato in 3 circostanze:

•    Ogni volta che una sua composizione viene eseguita in qualsiasi forma (sia live che pre-registrata) in un luogo pubblico (incluse radio e televisione). il diritto a ricevere tale remunerazione viene definito “diritto di pubblica esecuzione” o DEM; di fatto questa fonte è molto rilevante solo se producete un singolo. Altrimenti so’ spicci;

•    Ogni volta che una sua composizione viene stampata su un supporto fisico (a prescindere da quanto il disco venderà) o, nel caso di album o singoli solo digitali, ogni volta che il brano viene acquistato: il diritto a ricevere tale remunerazione viene definito “diritto fonomeccanico” o DRM (vedremo in seguito come quantificare i DRM);

•    Ogni volta che una sua composizione viene eseguita all’interno della colonna sonora di un film, telefilm o spettacolo televisivo: il diritto a ricevere tale remunerazione viene definito “diritto di sincronizzazione” (perchè la musica viene sincronizzata con le immagini).

Notate che per “composizione” si intende il brano originale che avete composto, ma anche ogni cover di quel brano. In altre parole, se qualcuno producesse una cover del pezzo che avete composto, DEM, DRM e diritti di sincronizzazione spetterebbero a voi, non al produttore della cover.
Domanda spontanea: come fa un produttore, che ha composto un pezzo in cameretta, a sapere dove e quando il suo brano viene eseguito, e a ricevere il suo corrispettivo? Ci sono due notizie: una buona e una cattiva.
Quella buona è che esiste una “società” che, per conto dei suoi associati, controlla tutti i brani che vengono suonati live, in televisione in radio e tutto ciò che di musicale viene stampato in Italia, e vi manda un assegno con i vostru soldi comodamente a casa. Quella cattiva è che tale “società” non è altro che la famigerata SIAE, una delle entità più inefficienti, maleorganizzate e ministeriali con cui avrete il dispiacere di avere a che fare. Se foste in America, avreste il lusso di poter scegliere da quale PRO (Performing Rights Organization) farvi rappresentare (ASCAP, BMI o SESAC). In italia, purtroppo, vi attaccate e dovete diventare membri SIAE.
Torniamo a noi. Immaginate di aver composto una base per un rapper qualunque (che ha scritto le liriche). Vi spetta la metà di tutti i danari che vengono generati da quel brano, nelle situazioni 1, 2 e 3 di cui sopra.
Tutto chiaro fino a qui?
Colpo di scena.
Immaginate che esista una legge (non riesco a spiegarvela meglio di cosi) che vi costringe, come compositore, a farvi rappresentare da una società che cura i vostri interessi. La legge dice anche che dovrete dividere il vostro denaro a metà con tale società. Chiameremo tale società, la “società di edizioni” o “editore musicale”. “Editore” per gli amici.
Direte voi: ma io non ho nessun editore che mi rappresenta e non voglio nessuno. Voglio tenermi tutti i soldi derivanti dai miei DEM e DRM.

Sorry. La “legge” dice altrimenti. Non avete una società di edizioni che vi rappresenta? Riceverete solo la metà dei danari che vi spettano (o il 25% del totale).
Chiederete voi: e a chi va l’altra metà?
In breve, non a voi.
Se siete curiosi, ho uno scenario per voi.
Avete prodotto un brano per il vostro rapper preferito. Supponiamo che detto rapper sia sotto contratto con Sony Music*. Siccome siete fan di questa rubrica, avete seguito il mio consiglio e vi siete iscritti alla SIAE. Venite contattati da un individuo che voi pensate chiami dall’etichetta (deve esserlo, visto che la sua email dice @sonyatv.com). Tale personaggio vi chiede la vostra posizione SIAE per la registrazione del brano. Gliela date. Poi procede a chiedervi se “avete le edizioni per la vostra parte del brano”. In altre parole, vi sta chiedendo se siete proprietari di (o siete rappresentati da) una società di edizioni. Rispondete di no. Il tipo vi ringrazia per i dati e attacca.
Cosa è appena successo?
In breve, siete appena stati derubati.
Il rapper, anche autore delle liriche del brano, è sotto contratto con Sony Music Italia (l’etichetta). Sony possiede non solo un’etichetta (Sony Music Italia) ma, separatamente, anche una società di edizioni, dal nome Sony ATV. Il rapper, come parte del suo contratto ha dovuto accettare Sony ATV come suo editore. In altre parole, ha accettato che la metà del suo 50% (che teoricamente gli spetta come autore delle liriche), vada a Sony ATV. Di fatto non aveva molte opzioni, visto che la cessione delle edizioni era una delle condizioni chiave del contratto con l’etichetta (è una clausola praticamente standard di questi tempi, parte dei famigerati “deal a 360 gradi”).
Ma veniamo a voi. Il tipo di Sony ATV vi sta chiamando (oltre che per farsi dare il vostro numero di posizione SIAE) per capire se può appropriarsi della vostra parte delle edizioni. Quando rispondete che “non avete edizioni”, la società di edizioni che rappresenta il rapper come autore delle liriche (nel nostro esempio Sony ATV) automaticamente assumerà di possedere anche le vostre edizioni. Quindi, nel nostro esempio, tutti i danari derivanti dalle situazioni 1), 2) e 3) descritte all’inizio di questo articolo verranno divisi come di seguito:

Rapper / autore delle liriche: 25% del totale
Produttore / compositore della musica (voi): 25% del totale
Sony ATV (editore): 50% del totale

La buona notizia è che non deve andare necessariamente così. Mentre il rapper è stato costretto a cedere le proprie edizioni come parte del suo contratto con Sony, voi non avete contratti con nessuno e con le vostre edizioni potete fare quello che volete.
Purtroppo, non potete incassarle voi stessi, perchè non siete un editore. Però potete:

•    Diventare un editore: è dispendioso se siete soli, ma se il vostro volume di produzioni è molto elevato e producete singoli su singoli (in quel caso contattatemi e parliamo di business!), potrebbe aver senso. Alternativamente, potreste contattare altri amici produttori e creare una società di edizioni insieme. Visto che i costi per gestirla sono tutti fissi (commercialista, tasse, quota annua SIAE), più siete, meno pagherete individualmente.

•    Contattare un editore terzo e vendergli le vostre edizioni: vi pagheranno una somma una tantum che dovrebbe rappresentare il valore attuale di tutti i futuri pagamenti che come editore riceveranno dal vostro brano. Ci sono migliaia di editori in Italia grandi e piccoli (tipicamente di proprietà di altri artisti) – buttatevi su Google e cercatene uno che vi aggrada, magari nella vostra città (fare business di persona è sempre raccomandabile).

•    Nel nostro esempio, provare a vendere le edizioni a Sony ATV. Concettualmente simile al punto di cui sopra. Chiaramente Sony ATV non vi offrirà mai di comprarle (sperando di prendersele comunque e gratis). La vostra strategia sarà di dire “sono in discussione con un altro editore per l’acquisto delle mie edizioni ma se vi interessano fatemi una proposta”.

•    Performare la “mossa a sfregio”: inventatevi il nome e posizione di un editore inesistente, magari estero. Nessuno riceverà mai quel 25%, neanche Sony ATV.

La verità è che le società di edizioni hanno una funzione importante, in alcuni casi. Teoricamente il vostro editore dovrebbe contattare case di produzione cinematografiche e televisive al fine di piazzare i vostri brani in film, pubblicità e chi più ne ha più ne metta; vi dovrebbe anche mettere in studio con altri artisti (sempre parte dello stesso editore) per creare hit che venderanno milioni di dischi. In Italia, questo succede molto di rado. Per esempio, se il vostro cognome è Ramazzotti, Cherubini o Pausini. In quei casi, è ragionevole compensare l’editore. Nella maggior parte dei casi (e, purtroppo, per la totalità di voi) questa cosa dell’editore è solo un inconveniente.
Per questo motivo, in molti paesi, le norme che permettono ad un individuo di creare la propria entità editoriale sono semplicissime (in America si pagano $30 una tantum e… basta – in quel caso si parla di “vanity publisher”); ci sono addirittura paesi (per esempio l’Irlanda) in cui un compositore può essere anche editore. In Italia, ci vuole pazienza. Tanta pazienza.
Continuate a scrivere numerosi a:
en@159management.com
That’s all folks!

*Il nome Sony/ATV Music Publishing è usato esclusivamente come esempio illustrativo in quanto più grande e famosa azienda di edizioni musicali mondiale

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About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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