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Intervista a Shablo: “Non scegliamo gli artisti con il criterio dei click su YouTube”

Di Koki

Shablo insieme a Marracash è autore della rinascita di Roccia Music, il collettivo-etichetta che ha da pochissimo pubblicato il mixtape “Genesi”. Noi di RapBurger abbiamo incontrato Shablo al secret-party di presentazione di Roccia Music a Milano e gli abbiamo fatto qualche domanda per capire meglio il loro progetto. Ecco cosa ci ha risposto.

Come è nata Roccia Music?
Shablo) Questa è una domanda che sicuramente andrebbe posta a Marra perché io sono entrato dopo, nel senso che sono presente dal primo Roccia Music già con delle produzioni perché ero già in rapporti con Marra, lavoro con lui dall’inizio della sua carriera, si può dire che siamo nati insieme. Poi ero presente anche nel secondo Roccia Music con la produzione de “L’Albatro” e diciamo che fino a quel punto là era solamente un crew o il nome di un mixtape. Oggi invece è rinata con una nuova Genesi appunto, un nuovo inizio con Roccia Music che non è più solo un mixtape, ma neanche solo una label. Diciamo che è un collettivo artistico dove possiamo diventare label, volendo, possiamo diventare management. Diciamo che ci occupiamo a 360° di tutti gli aspetti che stanno dietro alla produzione artistica, quindi diamo un suggerimento artistico ma anche una gestione del business musicale in tutti gli aspetti.

Sembra che voi ci teniate tanto a far capire che non siete come le altre etichette. Cosa vi distingue dalle altre label? Cosa avete di più?
Shablo) Le altre etichette fanno dischi, noi non facciamo solo dischi. Noi gestiamo la carriera di un artista e gli diamo dei consigli. Le altre etichette prendono i dischi e li stampano. Noi parliamo con l’artista, vediamo qual è la sua visione, che cosa vuole fare. Gli diamo una mano a realizzare i progetti, gli diamo le produzioni, gli troviamo i registi, gli facciamo i featuring, gli troviamo lo sponsor, gli facciamo il booking. Qualsiasi cosa uno voglia fare, nella nostra struttura può riuscire a trovare un supporto, quindi un aiuto con delle persone che sono già, a differenza delle altre etichette, artisti in primis e riescono a dare un supporto con un know how che magari altri non hanno.

Con che criterio avete scelto gli artisti?
Shablo) A noi piaceva innanzitutto il fatto di non scegliere gli artisti con il criterio dei click su YouTube o solo del fatto di riuscire ad arrivare a dei risultati popolari o a sfondare con le vendite. Ci piaceva il fatto di prendere come esperimento anche dei giovanissimi, partire da zero e vedere cosa si riusciva a fare insieme. Ovviamente ci doveva essere un rispetto reciproco dal punto di vista artistico, ma ci piaceva prendere dei nomi un po’ diversi da quelli che stanno girando adesso. Nomi come magari Achille Lauro che possono essere non capiti facilmente da tutti, però è una sfida perché rappresenta a nostro avviso un personaggio totalmente inedito e originale nel panorama hip hop italiano di adesso. Siamo convinti che ad oggi magari non possa convincere tutti, però ha delle carte in regola per avere un’evoluzione e uno sviluppo interessante. Diciamo che sono un po’ tutti legati dall’amore per questa musica, però non tutti hanno lo stesso stile o la stessa direzione e ci piaceva anche questo. Non è che per forza devono avere un suono unico. Il discorso è poter lavorare anche a cose diverse ma con una stessa visione.

Un’altra caratteristica un po’ anomala di Roccia Music è la presenza di molti produttori. A cosa è devuta questa scelta?
Shablo) Secondo noi Roccia Music deve assolutamente imporre un certo tipo di suono nel discorso musicale quindi sono fondamentali i produttori in questo, che però spesso vengono sottovalutati. Per quanto un produttore possa essere riconosciuto o famoso non sarà mai al livello di un rapper perché comunque il rapper mette sempre la faccia ed è lui il personaggio che viene seguito dai fan. Secondo noi invece il produttore, che è spesso sottovalutato nei discorsi discografici, è molto importante perché è quello che un po’ agisce dietro ma è quello che a volte costruisce un pezzo. Quindi ci interessava anche in quest’ottica, calcolando che ci son tantissimi giovani produttori, inserirli dentro e cercare di creare un suono Roccia Music che potesse poi diffondersi nei vari dischi. Genesi che è un po’ uno showcase, un esempio di quello che faremo, in realtà non è un disco come gli altri, sono semplicemente degli estratti di singoli pezzi dei dischi che stiamo preparando con gli artisti e ci sono dei produttori che si interfacciano con diversi di loro. L’idea nostra è quella di inserire i nostri produttori in quasi tutti i progetti che facciamo e cercare di creare un suono unico.

La tua è una storia musicale piena di sfaccettature. Quanto è diverso lo Shablo dei tape in cassetta con la PMC di Bologna dove prendevi anche in mano il microfono e lo Shablo di adesso, uno dei beatmaker più ricercati del mainstream?
Shablo) Per certe cose è lo stesso. È sempre lo stesso Shablo che si diverte allo stesso modo con cui si divertiva anni fa, lo fa con la stessa passione e lo stesso amore. Fondamentalmente sono questi i motivi per i quali ho iniziato a fare questa cosa e per il quale continuo. Perché tutto il lavoro, il business, eccetera, sono fondamentali ora che ho superato i trent’anni, perché uno deve comunque farne una professione, però se non ci fosse alla base questo divertimento, il vedere tutto ancora come un gioco e questa gioia nel fare la musica, sicuramente avrei abbandonato. Quindi queste sono le costanti, per il resto è cambiato tutto. È cambiato il mondo musicale, è cambiato l’Hiphop, è cambiata la gente. Però d’altronde il cambiamento è insito nella natura del mondo quindi se non ci fosse il cambiamento non ci sarebbe l’evoluzione, io sono alla ricerca costante del cambiamento, non mi spaventa.

Arriverà un tuo disco solista?
Shablo) Sicuramente e più di uno! Speriamo che da qui fino alla fine dei miei giorni la mia carriera artistica continui e sia lunga. Sicuramente ci saranno dei dischi miei. Io mi sono dedicato molto negli ultimi anni a produrre per altri artisti, sono stato molto impegnato in quello. Ho raggiunto – grazie anche al business musicale che sta dando tanta importanza al rap – anche risultati buoni come dischi d’oro o di platino. Sono belle soddisfazioni che anni fa erano impensabili per un produttore che faceva solo Hiphop però sicuramente abbiamo in cantiere altre cose.

E Thori & Rocce vedrà una parte 2?
Shablo) Il discorso Thori & Rocce molto probabilmente avrà un nuovo capitolo, adesso però per il momento siamo un po’ in standby perché ovviamente Don Joe ha i suoi impegni con i Club Dogo e sta preparando una sua roba solista. Io ho tante altre cose anche da seguire, però ne abbiamo parlato e ci sarò sicuramente un seguito.

Le etichette stanno investendo in questo momento molte energie e tempo nel rap. Questo vale anche per te e altri artisti. Non c’è la paura che questo sia un rischio? Che un giorno, come è già successo anni fa, dopo un momento di apice gigantesco, l’interesse attorno al rap cali drasticamente?
Shablo) In realtà sono da sempre un po’ borderline, nel senso che ho amato la musica in tutti i suoi generi. L’Hiphop è stato il primo amore, però fondamentalmente sono anche conosciuto per aver messo nell’Hiphop anche diverse influenze di altri generi. Il mio primo disco solista The Second Feeling, per dire, aveva sicuramente l’influenza Hiphop ma aveva anche tutt’altro tipo di influenze, di pezzi rappati ce ne erano due, il resto era tutta roba cantata. Ho sempre lavorato con moltissimi musicisti, adesso sto producendo un artista che si chiama Parix che uscirà per Universal a breve, che anche lui viene da tutto un altro mondo, dal mondo rock. Lo stiamo fondendo con il mondo dell’Hiphop ma ha tutto un altro percorso. Diciamo che in realtà a me piace collaborare con altri artisti, l’ho sempre fatto e per me è sempre stato divertente. Il discorso dell’Hiphop lo faccio. In questo momento sicuramente c’è anche un motivo di interesse, perché la gente richiede proprio Hiphop, le case discografiche vogliono progetti Hiphop quindi ovviamente va fatto così. Ma io lo faccio anche con piacere, tanto non è uno sforzo perché è la cosa che mi viene più naturale. Anche se il mio prossimo disco solista mi piacerebbe impostarlo in una maniera più aperta dal punto di vista stilistico.­­­­­­­

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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