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Hip Hop, un movimento che ha cambiato il mondo. L’opinione di Deemo, Ice One e Yared

L’Hip Hop quest’anno ha compiuto 40 anni, qualcuno dice 39, ma poco importa. Non è la matematica che ha reso l’Hip Hop uno dei movimenti più rivoluzionari degli ultimi 40 anni. Quasi mezzo secolo di evoluzione per entrare e imporsi con forza nella cultura dominante del mondo occidentale.
Non è stato certo un viaggio facile, ma ora dalla grafica alla moda, dalla danza alla musica, tutto ha un riflesso che viene dall’Hip Hop.
Sentiamo l’opinione di tre rappresentanti dell’old school italiana, tre personaggi che hanno visto nascere il movimento nella nostra penisola e hanno fatto scuola: Deemo, Ice One e Yared.

Deemo) Se rapportato alla cronologia del jazz o del blues, l’Hip Hop sta ancora vivendo la sua adolescenza. E’ un adolescente di 40 anni, cresciuto molto in fretta. In questo breve periodo ha già saputo fare grandi cose. E’ diventato una sorta di lingua franca utilizzata in buona parte del pianeta. La sua influenza sulle arti e di conseguenza sulla società è evidente, nel bene e nel male. E’ una cultura che è stata capace di reinventare, reinterpretare il passato, il già sentito, la memoria collettiva, la collezione dei dischi di famiglia, trasformandoli in qualcosa di assolutamente nuovo, utilizzando strumenti relativamente a buon mercato, il poco o nulla che la prima generazione aveva a disposizione, il loro spirito di iniziativa, l’ingegno e l’ingenuità al tempo stesso. E’ questo spirito che ho ammirato fin dal primo istante, ed è il motivo che ha scatenato il mio desiderio di esserne parte attiva. Una fonte di ispirazione e stimoli creativi inesauribile. Sono curioso di vedere cosa saprà dimostrare in futuro. In questi anni per la prima volta vediamo artisti hip hop di 40 – 50 anni ancora attivi in tutti i campi: writers, b-boys, deejays ed anche nel rap. Penso a Jay Z ovviamente, ma anche ai Public Enemy, ancora impegnati in tour mondiali. E’ il segnale di una maturità che è ancora da venire, ma che già si intuisce.

Ice One) L’Hip Hop per me è stato uno dei più grandi cambiamenti ed uno degli incontri più importanti della mia vita… Avevo una solida preparazione musicale sia per quanto riguarda la musica in generale come ascoltatore, che come musicista perchè studiavo pianoforte, ed inoltre avevo da poco iniziato a fare il DJ, in maniera professionale. Era più o meno il 1982 quando per la prima volta ebbi la consapevolezza di cosa fosse. Cercando qualcosa che potesse andare incontro ai miei gusti molto ritmici, in un negozio storico di Roma mi ritrovai in mano un promo della Tommy Boy, l’artista era Afrika Bambaataa, e la track che da quel giorno avrei suonato decine di migliaia di volte era “Planet Rock”. Più che un disco era un manifesto culturale e la ricerca iniziò imperterrita, altri dischi che suonassero come quello, ma che soprattutto avessero la stessa carica esplosiva. All’ inizio eravamo in pochi a seguire, ma poi con i vari film, “Beat Street” e “Breaking” scattò la “moda” della Breakdance, che inevitabilmente portò altri dischi sempre più incredibili. Nell’1984 c’era una serata al Piper di Roma dove migliaia di persone si incontravano per ballare la breakdance sul Rap e sull’ Electrofunk… mentre per strada a Galleria Colonna, insieme a MC Shark, Eolo, Jimmy Fernandez, gli Urban Force etc.. già avevamo iniziato una sorta di battaglia per tenere pulita questa cosa. Imitando e contemporaneamente imparando, ma soprattutto nella libertà più totale sperimentavamo, sia passi di Breakdance, che mix di musica. Tutto questo ha poi dato il kickstart per quello che è nel bene e nel male il movimento Hip Hop odierno. Se mi avessi chiesto nell’83 se tutto questo poteva durare così a lungo, credo che avrei risposto con arroganza giovanile di sì. Avevamo maturato tutti la certezza che non sarebbe mai finita fino dall’inizio ed il fatto di incontrare nostri simili, anche più bravi di noi, nelle altre regioni, sigillò definitivamente le nostre convinzioni. L’Hip Hop ci fece conoscere compagni di viaggio di questa cultura come Deemo, Zero T, DJ Gruff, Next One, Skizo, Scacio e tanti altri, e tutti bravissimi e con un pezzo diverso del mosaico, per cui l’interazione era importantissima. Ad oggi posso sicuramente dire che l’Hip Hop è arrivato veramente a cambiare la società, è diventato la voce, l’immagine e la musica di milioni di persone, ma allo stesso tempo per arrivare a tale punto è dovuto cambiare anche l’Hip Hop, e quando si parla di milioni di persone, si capisce subito, che sono aumentate le contraddizioni e le chiese. Una delle caratteristiche principali dell’Hip Hop è la libertà; per chi vuole inserire la “disciplina” nell’ Hip Hop o è un fallito o non ha capito veramente di cosa si tratta… non c’è bisogno di disciplina, ma di amore e fotta, solo con questi due ultimi elementi si può pensare di percorrere questa strada. Nell’Hip Hop non esistono nemici, solo lo “Scrauso”, cioè il personaggio ipotetico che fa le cose senza amore e usa il copiare come scorciatoia. A parte questo, per chi vorrà mantenere la coscienza e il cuore aperto, l’Hip Hop secondo me sta per fare un grosso salto quantico per l’ennesima volta. Ci sono tutti i presupposti per una nuova Golden Age, ne riparliamo tra un paio di anni. Peace.

Yared) L’Hip Hop m’ha dato un casa spirituale dove ballo con gioia. Nulla prima mi aveva dato questo, nessuno. Né la scuola o i media, nessuno raccontava di me al di fuori della mia famiglia. Anzi, se qualcuno ne parlava, mi denigrava. L’Hip Hop m’ha detto: io parlo di te e sono qui per te. Mi ha dato un posto, un modo per vivere, o meglio per sopravvivere.
Spesso mi domando “chissà che fine avrei fatto senza?”. Mi ha dato la poesia e la melodia, cosa non acessibile a tutti prima, se non a livello amatoriale. L’Hip Hop m’ha dato la possibilità di imparare a fare poesia e musica senza dover essere un musicista.
Ovviamente studiando una via nuova, innovativa, che portasse l’essere umano, ogni essere umano, a un concetto più alto di pensiero, un pensiero creativo. Il modo è accessibile a tutti se abilitati.
L’Hip Hop è libertà, è una linea che nasce dallo spray di una bomboletta e si manifesta nelle pareti dell’intelletto, in modo indelebile in wild style o in free style, perché è un’arte libera. L’Hip Hop fa rivivere giri armonici del passato, formule magiche che ci fanno vedere cose nuove e nascoste.
Ringrazio sempre mio fratello per avermi inziato nell’arte e DJ Kool Herc per averci mostrato cos’è l’Hip Hop.

(Stefano Zanoni)


About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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