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Intervista a Tayone: “mi sento fuori dalla faida tra mainstream e underground”

Intervista Tayone RapBurgerDi Koki

L’anno scorso ai RapBurger Hip Hop Awards, Tayone è risultato il DJ più forte del 2012 e anche il 2013 è stata un’annata buona per lui. Tayone è nel “gioco” da molti anni, nel ’97 fa parte dello storico gruppo di DJs Alien Army e collabora in tutta la sua carriera con gran parte della scena italiana che conta. Ultimamente è il DJ ufficiale di Marracash con il quale fa parte anche del progetto Roccia Music e noi lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda anche riguardo al suo ultimo singolo “Gunboy”.

RapBurger) Il tuo ultimo singolo “Gunboy” farà parte di qualche progetto, magari interno a Roccia Music?
Tayone) No, con Roccia Music sicuramente no. RM è una label oltre che un management, ma “Gunboy” è uscita per Digital Bros Music. Vediamo come vanno le cose: spero di riuscire a fare a breve un disco mio e di includerlo, se la cosa andasse per le lunghe non penso lo includerò, alla lunga potrebbe stancarmi. Comunque può essere un pezzo molto longevo essendo tratto da una colonna sonora poi riproposta da Tarantino, ciò nonostante spero entro un anno, massimo un anno e mezzo, di uscire con un disco mio e di includere “Gunboy”.

Che sonorità dobbiamo aspettarci in questo eventuale disco?
Tayone) Sicuramente sarà una roba sull’onda elettronica, però più deep, più scuro. Nonostante ciò “Gunboy” è un pezzo allegro anche molto da viaggio, da atmosfere da colonna sonora e tutto il disco sarà su questa scia.

Sentiremo ancora sonorità rap in un tuo disco futuro?
Tayone) Magari sì, però penso che se dovessi mettere qualche rapper in un mio progetto lo sceglierei straniero. Questo pure per fare qualche cosa di diverso, con gli italiani collaboro da un pezzo.

Quale sarà invece il tuo ruolo in Roccia Music?
Tayone) Anche se a me non piace parlare di cose non concrete, che poi magari non escono, per questo ti stavo parlando solo del mio futuro album, con Roccia Music si potrebbe fare, e penso si farà, un EP con i miei rapper italiani preferiti dentro: un progetto con 3 o 4 rapper, però non voglio parlarne troppo, è ancora ipotetico. Diciamo che faccio parte della crew perché sono il DJ di Marracash, quindi mi metto a disposizione per i live, anche perché per quel ruolo sono l’unico, Shablo e gli altri sono più produttori.

Nonostante Roccia Music, come altre realtà del mainstream dei giorni nostri abbiamo ormai tra le loro fila artisti apprezzatisimi dall’underground, continua ancora una guerra quasi isterica tra underground e mainstream. Perché succede questo secondo te?
Tayone) Essendo io un DJ sono un po’ fuori da questa lotta, penso che un DJ possa partire dal rap per arrivare ai Rage Against The Machine o una roba techno: io non mi sono mai associato ad un genere, penso sia un limite. Chi fa rap forse deve essere un po’ più quadrato in alcune cose, almeno per il pubblico, non per me. Se pensi, ho fatto “La Tipa Del Tipo” con Marra, pezzo così per ridere, con un beat bello incazzato veloce, che è piaciuto e non piaciuto. Io sinceramente mi sento fuori da questa faida perchè essendo un DJ mi sento un polistrumentista.

Invece per te i rapper dovrebbero schierarsi di più?
Tayone) No, non ti parlo di schieramenti, è il pubblico che è sempre un po’ più difficile: se fai un pezzo underground dovresti farlo cantato, se lo fai cantato dovresti farlo più crudo, se lo fai più crudo è troppo violento e così via… Ogni tanto bisognerebbe prenderla un po’ più alla leggera, “godersela”, anche se per me è più facile parlare, visto che sono un addetto ai lavori.

Prima mi hai detto che vorresti sul disco qualche artista straniero e che nelle serate ti capita di mettere musica elettronica. Nei club infatti passano per lo più pezzi stranieri, come mai secondo te non passano del rap italiano?
Tayone) Io non sono quasi più frequentatore di club, saltuariamente qua a Milano per trovare amici, tipo Zak al The Club. Bella domanda: ci sarebbero pezzi italiani da passare, ma ormai vogliono solo le hit, quei pezzi super-radiofonici. Ci sono molti brani italiani: tipo “S.E.N.I.C.A.R.” di Marra secondo me è un pezzo da club, però non passa né lì né in radio. Uno che non conosce strettamente il rap va e balla un pezzo perché è radio, ma ci sono tante cose italiane rap che andrebbero suonate. Quando faccio club io passo poco rap, e di quello italiano passo la roba fatta da me, magari suono i Videomind, “Chimica Brother” o “La Tipa del Tipo”. Anche gli altri dovrebbero farlo.

Tornando al pezzo “Gunboy”, come è nata l’idea di questo brano?
Tayone) La canzone è nata perché un mio contatto nell’industria dei videogiochi mi ha inviato un gioco, Pay Day, nel quale i protagonisti rapinano chi rapina, ovvero le banche. Trinità (il protagonista del film da cui Tayone ha campionato il tema per “Gunboy” ndr) era la stessa cosa, un rapinatore buono, e ho fatto sentire questo pezzo alla Digital Bros Music, a cui è piaciuto molto, l’ha preso a cuore e ha deciso di lavorarla con Pay Day, il videogioco appunto. Abbiamo avuto la fortuna di fare il super mega video con Demian Lichtenstein, che ha lavorato anche con Eric Clapton e c’era anche una web serie di Pay Day, dalla quale abbiamo tratto alcune scene. Il risultato è stato una roba molto hollywoodiana, molto cinematografica.

Ultima domanda: io sono un fan del rap underground, uno dei miei gruppi preferiti sono i Fluxer e reputo Callister un emcee presente nella mia personale top 10. Come è stato lavorare al disco L’Avvento che, tanto per cambiare, era parecchio sperimentale?
Tayone) È stato difficile, perché è stato uno di quei dischi che mi ha dato meno soddisfazioni: questo perché io faccio musica principalmente per poi portarla ai live, lì ci sono stati subito dei problemi, per i quali abbiamo fatto solo due live, quindi da questo punto di vista per me è un disco flop. Dal punto di vista strettamente musicale invece mi ha dato molta soddisfazione, anche perché molta gente è rimasta affezionata e legata al progetto, perché è uscito in un periodo un po’ morto dell’hip hop e i Fluxer erano una particolare a livello musicale. Poi Callister o ti piace o non ti piace, c’è poco da fare. All’interno ci sono produzioni interamente mie, produzioni per le quali ho scelto collaboratori e altre per le quali ho fatto da direttore artistico, ovvero ho scelto produttori e io ho aggiunto gli scratches. È stato un disco con molto lavoro ma che non mi ha dato le giuste giustificazioni, come invece ha poi fatto Videomind, nel quale c’è stata tanta collaborazione anche da parte dei rapper, Paura e Clementino, e siamo riusciti a fare tanti live.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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