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Intervista ad Inoki: “il commerciale va distrutto”

Intervista InokiDi Koki

Chiunque abbia avuto a che fare con il rap conosce il nome di Inoki, alcuni brani come “Bolo By Night”, “Non Mi Avrete Mai” o “Giorno e Notte” con Joe Cassano sono dei classici senza tempo. Un pezzo di storia della scena bolognese ed italiana, Inoki, è tornato in questi mesi a far parlare di sè per il suo ultimo album ufficiale L’antidoto. Se non si conta il fortunato mixtape Flusso Di Coscienza, si può dire che un album suo mancava da sette anni e in questo lasso di tempo molto è cambiato, dalla scelta di autoprodursi, alle collaborazioni e per finire con il panorama del rap italiano stesso che negli ultimi anni è esploso.
Noi di RapBurger abbiamo approfittato dell’uscita del suo ultimo album per fare qualche domanda ad Inoki a cui lui ci ha risposto senza peli sulla lingua.

RapBurger) Da 5° Dan ad oggi sono passati circa 13 anni: quanto sei cambiato e quanto è cambiata la scena da allora?
Inoki)
Il percorso naturale delle cose ci ha portato a dove siamo oggi: io non sono più un 21enne, ma sono un 34enne, quindi lascio a te immaginare i cambiamenti che una persona può fare in un lasso di tempo simile.
Per quanto riguarda la scena, io non mi sento neanche parte della scena, mi sento un artista. Punto.

RapBurger) E non ti capita mai di avere nostalgia di quei periodi là?
Inoki)
Sì, ma con la nostalgia non si campa: ho avuto il mio periodo nostalgico, ma ora bisogna stare all’avanguardia, bisogna usare il passato per proiettarsi nel futuro. Magari ricordandosi ciò che è successo, è comunque esperienza, e a me l’esperienza un po’ contraddistingue da tutti questi rapper usciti l’altro ieri e ovviamente lo faccio valere, però sono sempre pronto a tirar fuori lo stile più nuovo.

RapBurger) Si sente molto ne L’Antidoto questa voglia di sperimentazione rispetto al passato: io prendendo proprio il titolo ti volevo chiedere: contro quale veleno stai combattendo?
Inoki)
Contro il veleno, punto. Contro la corsa all’oro del 2014 che non ha senso per me. Contro lo spirito “hip hop”, molto tra virgolette “hip hop”, rappresentato oggi in Italia, ma nel mondo in generale. Non solo nella musica: anche tutto questo consumismo che non sta portando da nessuna parte, questa competizione senza senso. Consumismo, superficialità: questo è il veleno secondo me. Per questo mi sono messo a scrivere questo disco: io se non devo dire qualcosa non faccio un disco, quindi se ho deciso di incidere un album e di pubblicarlo è perché dovevo dire delle cose. Comunque la direzione presa è sempre scherzosa: è più facile sfottere l’hip hop, che dargli il suo giusto valore, quindi c’è bisogno di qualcuno che spieghi cos’è il vero.
Per quanto riguarda quel discorso sullo sperimentale, hai ragione fino ad un certo punto, perché questo disco qua è musica pura, e se questo vuol dire essere sperimentale io sono sperimentale, ma per me è fare musica allo stato puro e non schiacciare due bottoni.

RapBurger) Intendevo voglia di sperimentare perchè rispetto al passato ho notato che i BPM sono molto alti.
Inoki)
Sì, anche perché c’è Salmo che dice di rappare a 300 bpm e invece lo fa a 150, e allora mi sono detto “Gli faccio sentire veramente come si rappa veloce”. In realtà tanti anni fa lo facevano già, negli anni ’90 i Fu-Schnickens lo facevano già. Ma siccome io quando ballo, ballo musica veloce, ci tenevo ad alzare un po’ i bpm per dimostrare che sono cresciuto, che sto dietro a stili nuovi, strutture nuove, pezzi a 115 con 32 barre senza pause. Non è facile migliorarsi al quarto album, i Public Enemy dicevano che tre album sono già troppi per un artista, poi rischi di ripeterti. Fare un quarto album solista e non essermi ripetuto per me è un gran traguardo, solo che mi sono dovuto inventare delle cose. Comunque nel prossimo progetto credo farà quasi tutto a 120.

RapBurger) Ti ho trovato molto introspettivo in alcuni pezzi come “Cielo Terso”, “Mi sento vivo”, “Siamo Uno” e “Cosa Ci Aspetta”. Spunta un tuo lato un po’ dubbioso con riflessioni quasi spirituali. Quali sono le tue influenze?
Inoki)
Le mie influenze sono culturali, letterarie. Nel rap chi segue questa corrente sono sicuramente i Dead Prez in America, che poi è la crew a cui appartengo, quello può essere il mio riferimento. La purificazione spirituale fa parte dell’antidoto, contrapposta alla corsa all’oro. Dare valore ai valori per me è l’antidoto. Vivo in un periodo in cui ho avuto le mie illuminazioni e ci tenevo a rendere partecipi pure gli altri.

RapBurger) A differenza dell’ultimo album, Nobiltà Di Strada, che era sotto major, L’Antidoto è autoprodotto.
Inoki)
Con Nobiltà Di Strada, tolti i testi, avevo avuto poco spazio per muovermi, ad autoprodurmi invece mi trovo bene, era con le major che mi trovavo male. Secondo me le major sono incompetenti, gli interessa solo il profitto, non sanno ciò che fanno. Non aveva senso lavorare con loro per un progetto che va contro il senso di profitto, visto che non fanno altro che parlare di quello. Interessa più la copertina e il video che la musica. Ho voluto provarla come esperienza, sono felice di aver lavorato con la major, ma non lo rifarei mai più. Non puoi mettere i soldi davanti alla musica: la tua musica rimane quando muori, i soldi li spendi.

RapBurger) Bologna è stata una delle città più rappresentative dell’hip hop italiano. Dopo FCE e Sangue Misto, il marchio di BO è stato portato avanti per anni dalla PMC. Ora, nonostante sia ancora molto attiva nell’underground, fatica a imporsi a livello nazionale. Condividi questa affermazione?
Inoki)
Ormai il commerciale ha preso tutto, il commerciale va distrutto. L’underground è la roba vera, il resto è solo fuffa. Quindi Bologna è ancora al top, è matematico. Ma non è che è al top è il resto che non esiste.

RapBurger) Quindi per te realtà come Roma o Napoli non esistono?
Inoki) Sì, però io vivo a Milano e di Roma e di Napoli non si sente parlare, ci sono realtà underground fighe ma che restano lì. Portare l’underground a livello nazionale non è facile, però l’obiettivo è quello.

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About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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