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[Recensione] Schoolboy Q – Oxymoron

Recensione Schoolboy Q - OxymoronAutore: Schoolboy Q
Titolo: Oxymoron
Etichetta: TDE/Interscope
Anno: 2014

Anche se proviene dalla stessa m.A.A.d. city, Schoolboy Q non è esattamente un good kid come il suo compagno d’etichetta Kendrick Lamar. Mentre, infatti, il rapper di Compton non ha mai aderito né ai Crips né ai Bloods e ci parla degli scontri tra queste due gangs rivali, fenomeno che ha comunque influenzato la sua vita, ponendosi come un narratore esterno, Schoolboy Q, che ha militato nei Crips dai 16 ai 21 anni, lo fa invece dall’interno, essendone stato un protagonista attivo, nonostante abbia da tempo abbandonato le strade per lo studio di registrazione.
Per poter, peró, comprendere meglio il tortuoso percorso di redenzione di Quincy Matthew Hanley, vero nome del rapper, che l’ha portato dall’esser uno sbandato del ghetto a diventare una star dell’hip-hop, dobbiamo partire dal significato che si cela dietro al titolo del suo nuovo album: “Oxymoron”. L’ossimoro, figura retorica di origine greca che consiste nella giustapposizione di due termini in contraddizione tra loro, esprime esattamente il tema centrale attorno al quale si sviluppa l’intero disco: l’irrisolto conflitto tra le opposte pulsioni che lacerano l’anima di Schoolboy Q. Il filo conduttore che lega tra loro gran parte delle tracce è, infatti, il continuo scontro tra ciò che è male e ciò che è bene, come spacciare farmaci pericolosi, tipo l’oxycontin, pur di provvedere al mantenimento della figlia; tra il passato di tossico inaffidabile, vittima delle medesime droghe che lui stesso commerciava illegalmente, e l’antitetico presente di padre affettuoso e rapper lanciato verso il successo; insomma, tra la durezza e la fragilità dell’apparentemente schizofrenica personalità che caratterizza Q.
Credo che la traccia che più di ogni altra ci fornisce un’idea esplicativa del contrasto interiore che permea l’intero progetto sia “Prescription/Oxymoron”. Se la prima parte, grazie anche all’ipnotica produzione dei Digi Phonics che gira sul malinconico campionamento di “undenied” dei Portishead, ci prensenta l’emcee di Figueroa Street in uno stato catatonico causato dall’abuso di antidepressivi e ansiolitici (“Prescription drugs, show me love, Percocets, Adderall, Xanny bars, get codeine involved stuck in this body high, can’t shake it off”) dal quale nemmeno l’adorata figlioletta, Joy, sembra capace di svegliarlo [“my daughter calls, I press ignore…If you ain't selling drugs, then I don't hear a thing”], la seconda lo raffigura come uno spregiudicato spacciatore di oxycontin, un sostituto dell’eroina, e quindi come il carnefice di se stesso.
Anche in questo caso è la parola “oxymoron”, o meglio la particolare accezione che Schoolboy Q le attribuisce attraverso il gioco di parole “O-X-Y I’m moron”, ovvero “non sono altro che un povero idiota senza prospettive che si è ridotto a spacciare oxycontin per vivere”, a farci comprendere che con l’apparante esalazione delle sue passate gesta da drug dealer Q vuole semplicemente metter in ridicolo, facendone una parodia, la figura dello spacciatore e non certo promuoverla agli occhi del suo pubblico.
Un diverso tipo di contrasto, questa volta tra la speranza di poter riuscire a cambiar vita e la consapevolezza che, se ciò non avverrà, l’illegalità rimarrà l’unica alternativa possibile per sopravvivere, si riscontra in “Blind Threats”, che ospita Raekwon: “but if God won’t help me, this gun will, I swear I’m gon’ find my way”. Stesso discorso per “Break the Bank”, dove Schoolboy Q afferma sugli oscuri beats forniti da The Alchemist che, nonostante avesse potuto tranquillamente continuare a garantirsi lauti compensi grazie allo spaccio di stupefacenti, ha preferito voltare pagina e, per il bene della figlia, puntare sulle sue doti di emcee, convinto che “one day this rappin’ gon’ pay”, stavolta, in modo legale.
Se continuiamo a utilizzare l’ossimoro come chiave di lettura, l’ennesimo esempio di antinomia ce lo fornisce il fatto che all’interno dell’album, in opposizione alle tracce piú intime e dalle sonoritá piuttosto cupe che abbiamo appena passato in rassegna, ci sono una serie di bangerz travolgenti, capaci di trascinare in pista anche il piú restio degli OG’s.
Mi riferisco a “Collard Greens”, “Man of the Year”, “Hell of a Night” e, personalmente, aggiungerei anche “What They Want” prodotta da Mike Will Made It, che contiene uno strepitoso verse di 2 Chainz. Di certo, ritornelli come “drink this, smoke this, get down with the shit, hey, oh, oh, down with the shit” o “titty, ass, hands in the air, it’s a party over here, shake it for the man of the year” non rappresentano l’apice del wordplay cui potreste esser abituati se ascoltate Talib Kweli o Mos Def, ma uniti ai beats sincopati di  Gwen Bunn & T.H.C e di Nez & Rio, é sicuro che faranno decollare qualsiasi party.
Nell’insieme Oxymoron è forse più simile, sia nella scrittura che nel contenuto, al primo album da indipendente di Schoolboy Q, Setbacks, in cui il rapper della Top Dawg Entertainment é maggiormente impegnato a raccontare la sua storia personale piuttosto che a crearsi un personaggio come sembra fare in “Habits and Contradictions”, il suo secondo LP per la TDE, ma, allo stesso tempo, è più vicino a quest’ultimo per il gran numero di jams che possiamo trovare in scaletta, anche se affidate a produzioni meno ricercate e meno sperimentali. Non credo che Q sia in grado, come ha ripetuto in molte interviste e riaffermato in “Break The Bank” (“tell Kendrick move from the throne, I came for it”), di scalzare l’amico K.Dot dal trono di miglior emcee in circolazione, ma è sicuramente un buon tentativo di scacco matto.

(Cristiano Papini)

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