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Intervista a Gemello: “faccio rap, dipingo e insegno ai ragazzi di un liceo”

dentroDi Giorgio Quadrani

Direttamente dal Truceklan, Gemello fa ritorno sulla scena dopo alcuni anni di pausa. Tra un quadro e l’altro (si, perché lui dipinge nella vita), ha trovato il tempo per realizzare un EP che segna il suo riapprodo ufficiale nel mondo del rap. Dal suo ultimo progetto di gruppo, In The Panchine 2, sono ormai passati quattro anni, periodo in cui Gemello, all’anagrafe Andrea Ambrogio, ha accumulato esperienze importanti che ha voluto racchiudere in una piccola raccolta di sei tracce, intitolata Niagara.
La scena di oggi sicuramente offre nuovi stimoli, e l’occasione di dire la propria – per un artista di una crew che, negli anni duemila, ha lasciato una traccia alquanto originale nella storia di questo genere – era troppo ghiotta e andava sfruttata appieno. Ecco così un EP da un sound inedito, curato interamente da due produttori di assoluto rilievo (Squarta e Sine), con cui Gemello anticipa quello che sarà il suo prossimo disco ufficiale.
Noi di RapBurger lo abbiamo incontrato nella sua Roma, e ci siamo fatti raccontare qualcosina sul nuovo progetto (e non solo) nell’intervista che segue.

RapBurger) Allora, Andrea, torni con un EP a distanza di parecchio tempo dal tuo primo album solista e a quattro anni da In The Panchine 2. Cosa hai fatto dall’ultima pubblicazione ad oggi?
Gemello) Sono stato un po’ in letargo con la donna (ride, ndr). Ho lavorato sui quadri, e in più la mattina insegno in un laboratorio ai ragazzi. In ogni caso, si era un po’ slegata la mia cosa col rap, non tanto perché non avessi voglia di farlo – ho scritto, ho fatto qualche singolo – ma, tra un casino e l’altro, ho un po’ perso di vista la cosa. Gli altri ragazzi del Truceklan hanno preso un po’ tutto come un lavoro, mentre per me era solo divertimento. La pausa, comunque, mi è servita anche per caricarmi, arricchirmi di esperienze.

RapBurger) Anche perché tu, di fatto, fai un altro mestiere.
Gemello) Sì, appunto, come dicevo, dipingo e insegno a questo corso ai ragazzi del liceo.

RapBurger) Che ci dici di Niagara EP con cui torni sulla scena? Come è nato e quanto tempo ti ha richiesto per la realizzazione?
Gemello) Guarda, in tutto ci avrò messo tre mesetti. Mi sono beccato con Antonio (Usbergo, ndr), un amico di amici in comune, a cui piaceva un sacco la mia roba e non mi poteva vedere così “sprecato” a non fare nulla, e mi ha subito stimolato a lavorare con gente grande come Squarta e Sine, senza farmi partire dal nulla a cercare basi e rompere i coglioni alla gente per iniziare tutto da capo.

RapBurger) Ti ha agevolato la strada quindi.
Gemello) 
Mi ha detto “vuoi fare il disco? non esci da un sacco”, io ho risposto positivamente. E lui “allora ti porto da Squarta e Sine, senza che stiamo a impazzire; facciamo un piccolo concept album”.

RapBurger) Come mai proprio sei tracce?
Gemello) L’ho concepito come un insieme di singoli, quindi ogni pezzo l’ho curato tantissimo. Se fai un disco, quindi più tracce, puoi anche sbizzarrirti e spararti qualche cartuccia con qualche esperimento. Perciò, ho voluto fare una cosa più intima, più raccolta. Poi, Squarta mi ha dato delle basi molto “viaggione”, che inizialmente non voleva nemmeno farmi sentire ma con cui io – dopo averle finalmente ascoltate – mi sono subito preso; Sine, invece, dei beat più elettronici, più pazzi. Beh, sono due pezzi grossi, ognuno con la sua poetica, però entrambi con il loro perché.

RapBurger) Sono due stili diversi, però quando li ascolti non stonano, anzi.
Gemello) Si, i pezzi di Squarta suggerisco un’atmosfera – come dicevo – viaggiona, introspettiva, mentre quelli di Sine sono più movimentati, più dinamici, da live, ecco.

RapBurger) Invece, per quanto riguarda le tematiche? Mi sembra un po’ un unico flusso di coscienza.
Gemello) Sì, i dischi miei sono ultraterreni, senza cronache o nomi, o cose grottesche, che mettevamo invece in In The Panchine. E’ più intimo, ed è una cosa che se ascolti fra dieci anni, lo capisci benissimo. Le tematiche sono un po’ lunari, non molto con i piedi per terra, per quanto alla fine siano sincere e non forzate.

RapBurger) Mi sembra ci sia un collegamento tra quello che dipingi e quello che scrivi, quindi immagini colorate, metafore, o no?
Gemello) Sì, è un caos molto decorato. Sia i miei quadri, sia le mie canzoni, esprimono questa urgenza di fare mille cose, che però alla fine cerco di mettere per benino al posto loro.

RapBurger) Che stile segui nella pittura?
Gemello) Non lo so, io sono partito con disegnini, così come ho sempre scritto pensieri. Il tutto, poi, l’ho cercato di sviluppare in una maniera più matura, sulla tela o con una canzone vera e propria.

RapBurger) La pittura è una fonte di ispirazione per le tue canzoni?
Gemello) In realtà, mi rompo i coglioni quando faccio tanti quadri, quando ho tante commissioni a livello di pittura, quindi non vedo l’ora in quel momento di staccare lo sguardo dalla tela e mettermi a scrivere. E, viceversa, quando sto a flippa’ su Word che mi tilta in faccia, torno a dipingere. E, poi, da questo punto di vista mi sento molto ragazzino: quando vedo una mostra che mi ispira o un film che mi colpisce, mi viene voglia di dipingere. Non è una cosa turbatissima, anzi è una gioia per me, per quanto – in ogni caso – io stia lì un anno a fare le decorazioni oppure a trovare una parola fica per un testo.

RapBurger) A proposito di pittura e musica, che mi dici dell’artwork di Niagara?
Gemello) La scelta è ricaduta su quello che vedi perché mi sembrava quello più elegante. E’ un richiamo al mito di Perseo e Medusa. Mi sono ispirato alla celebre statua (di Cellini, ndr), dandole una mia lettura. La statua è fredda e l’ho voluta riempire di colori, cosicché sembra che le scorra dentro del calore. Io sono in fissa con le cose epiche, fantastiche e tutte quelle cazzate là. Te ne parlo, non da Sgarbi, ma da ragazzino, come se si trattasse di Batman. Vedo subito la cosa che mi colpisce e inizio la mia strada ispirandomi a quel dettaglio. Ma, per quanto io possa fare le cose scavate dentro di me, ho sempre quell’animo Truceklan (ride, ndr).

RapBurger) Ecco, ti chiedo, in che rapporti sei con gli altri ragazzi del Truceklan?
Gemello) Ottimi. Ai tempi di In The Panchine, era stupendo, ci divertivamo tantissimo, eravamo dei cazzoni che si ammazzavano dal ridere. Quindi, in “Gmellow” di quei tempi lì trovate molto cazzeggio, mentre in “Gemello” preso singolarmente, trovate lagne, o cose un po’ intime, o cose più forti. Penso sia questo il messaggio che alla fine arrivi.

RapBurger) Appunto, l’altro giorno riguardavo il video di “Deadly Combination”, e avevo proprio questa percezione della cosa. Subito mi è saltata all’occhio un grossa differenza tra il vostro tipo di approccio verso la musica e quello dei ragazzini che iniziano oggi, che sembrano prendere la cosa più seriamente. E’ così?
Gemello) Esatto, ora cerco di farla più seriamente la cosa perché lavoro anche con persone che lo fanno di mestiere, quindi do il massimo. Però, il tutto è nato come se improvvisamente noi due, per esempio, ci mettessimo all’opera per creare una linea di magliette con le facce di attori per gioco. Poi, magari, quell’idea che nasce per scherzo, vedi che piano piano inizia a riscuotere un certo successo, fino a diventare culto.

RapBurger) Se il rap non avesse attraversato l’attuale momento positivo, ti saresti messo ugualmente in gioco? Oppure, ti sei sentito particolarmente stimolato proprio perché c’è molta concorrenza?
Gemello) Non lo so, ma quel che è certo è che, per quanto io sia rientrato nella scena col mio ep, non è che ho rotto i coglioni a chiunque, non ho fatto un entrata super con chissà cosa di grosso. Ho sempre seguito il modo di fare, spammando poco le nostre cose, con tutti i nostri soliti ritardi.

RapBurger) I soliti ritardi del Truceklan…
Gemello) Sì (ride, ndr), anche perché ci teniamo a fare le cose molto bene, curando con attenzione anche le stesse grafiche, e poi aspettando i tempi di chi lavora con noi. Facciamo diverse cose nella nostra vita, quindi è difficile concentrarsi solo ed esclusivamente su una, come chi fa solo quello e basta.

RapBurger) Ti mancano i tempi del Truceklan?
Gemello) Mi manca essere giovane, cazzeggiare come un tempo, e sicuramente la spensieratezza, l’ingenuità dell’epoca. Ad oggi, i rapporti con gli altri sono da paura. Ci sono stati periodi più bui, periodi in cui ci divertivamo, periodi in cui abbiamo scazzato, ma poi alla fine quel che conta è il fatto che siamo un buon collettivo; diverse persone mature, che ne hanno viste di tutti i colori (ognuno per i cazzi suoi, chi più, chi meno) ma poi abbiamo quel qualcosa che ci ricorda che tutto quello che abbiamo fatto va al di là dell’aspetto professionale, c’è un’amicizia.

RapBurger) Secondo me, il vostro collettivo ha lasciato un segno importante nella storia del rap italiano; che piaccia o meno, rappresentate qualcosa di originale. Tu che pensi a proposito?
Gemello) La penso così, nel senso che se per gli ascoltatori era un qualcosa di super la roba che facevamo noi, io la percepivo esattamente nella stessa loro maniera. Ed erano cose fatte da me e dai miei amici, un qualcosa di fighissimo ed impensabile, ed ero affiscinato come il pubblico. Era un qualcosa di genuino, divertente, con zero pianificazione alle spalle.

RapBurger) Poi raccoglievate ai vostri live un pubblico eterogeneo, o sbaglio?
Gemello) Sì, un po’ tutti. C’erano quelli che prima andavano ai rave prima, gente “normale”, gli attori, i tatuatori, la meglio gente. Mi veniva spontaneo il paragone con New York, quando vedi i gruppi e i jet set che gli ruotano attorno. Il nostro jet set – per quanto fosse alla portata di mano, non troppo snob – attirava sicuramente parecchi occhi su di sé, e sul fenomeno del rap. Adesso, invece, immagino tutti sappiano cosa sia il rap, genere ormai abbastanza inflazionato.

RapBurger) Beh, interessante. Venendo al presente stretto, che progetti stai preparando per il futuro?
Gemello) Adesso mi godo l’ep, un concentrato di sei tracce, da ascoltare e assimilare con calma; il pubblico ci metterà un po’ a capirlo e ad impararlo, in attesa di qualche live. In più, sto gettando le basi per il disco nuovo, che registrerò al Rugbeats di Squarta, che ormai è il mio punto di riferimento. Mi affiderò stavolta a diversi produttori, sto pensando a qualche featuring.

RapBurger) Infine, per i live, a cosa stai pensando?
Gemello) Cercherò di unire qualche pezzo di punta del mio repertorio alle nuove canzoni; voglio fare qualcosa di mirato, un piccolo show da portare in giro. Per il momento comunque mi dedico alla promozione di Niagara, e penso a qualcosa di interessante per il prossimo disco, ascolto nuove strumentali. Di sicuro, voglio fare un disco più lungo, con tutti i featuring e le canzoni che mi passano per la testa. Qualcosa di diverso dall’EP, anche coinvolgendo i ragazzi della mia crew, o qualche mostro che c’è adesso in giro.

RapBurger) Chi ti piace?
Gemello) Guarda, ce ne sono parecchi. Per me lavorare già con Squarta, Sine, Coez e Briga, è già stato fighissimo. Li ascolto un po’ tutti, anche a Milano. Vediamo…

RapBurger) Secondo me non ascolti solo rap.
Gemello) Sì, sì, cerco di seguire un po’ tutto, non escludo nulla. E, visto che qualcosa mi sono perso nel periodo del letargo, per aggiornarmi mi sto facendo fa’ un Bignami dai miei amici (ride, ndr).

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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