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Intervista a Raige: “mi sento lontano anni luce da questo tipo di rap”

Raige
Di Tommaso Naccari

In occasione dell’uscita del suo quarto album da solista, abbiamo incontrato in quel di Milano, Alex Andrea Vella, in arte Raige. Con l’artista abbiamo analizzato le 12 tracce contenute in “Buongiorno L.A.” e il messaggio che con loro il membro dei OneMic vorrebbe veicolare, ma non solo. Durante la nostra lunga chiacchierata c’è stato spazio per il gruppo del quale fa parte con Ensi e Rayden, del Music Award-Next Generation 2.0 e di cosa voglia dire avere a che fare con una major. Ecco, dunque, il frutto della lunga chiacchierata avvenuto nella sede della Warner, sotto gli occhi attenti dei poster di Bruno Mars, Macklemore, Lily Allen e Paolo Nutini.

RapBurger) Ascoltando il disco, quello che si recepisce principalmente è il tuo allontanamento dal rap. Si notano forti critiche al genere e si veicolano messaggi che oggi, nel 2014, quando il rap sembra una gara a chi riesce ad esibire più sfarzo, è raro sentire. In “Dimenticare” sottolinei come, da piccolo, i soldi non facessero la felicità, nella tua vita. Quanto ti senti quindi distante dal mondo rap e a cosa è dovuto questo allontanamento?
Raige) Innanzitutto ti ringrazio: hai centrato subito l’obbiettivo. Dal rap mi sento lontano anni luce, specie da un certo tipo di rap. I rapper a me affini potrei contarli su due mani, e lasciare due dita vuote, credo. Secondo me ci siamo proprio allontanati da tutto ciò che era giusto. Ora sembra che io faccia l’estremista del rap, ma come hai potuto sentire il disco è easy listening a tratti, l’episodio super-rap c’è una volta sola. Quello che per me è fondamentale, e che già in Addio si sentiva, è trasmettere qualcosa e dire le cose come stanno. I soldi non fanno la felicità, questo poco ma sicuro. So che sembra una frase fatta, ma io nella mia vita, non è questo il momento, me la sono passata bene, grazie a mio padre che si spaccava il culo, lavorava 20 ore al giorno, stava via anche 6 mesi di fila, ma io non ero felice. Perché comunque la serenità e l’ambiente familiare sono basate sulla presenza delle figure, se tuo padre non lo hai a casa, puoi avere tutti i giochi del mondo, ma non sei felice. I tuoi amichetti vanno allo stadio con il padre, tu non puoi.

RapBurger) L’elemento della famiglia è una cosa che torna spesso nei tuoi testi. Giusto qualche giorno fa postavi sulla tua pagina Facebook “Il Mare Se Ne Frega”, dedicata a tua madre, in quest’album abbiamo “Dimenticare” dedicata ai tuoi fratelli…
Raige)
Preciso una cosa: all’epoca “Il Mare Se Ne Frega” la scrissi interamente io. Poi la cantammo tutti e tre insieme, ma il testo era mio. “Dimenticare” è un po’ la versione 2.0 de “Il Mare Se Ne Frega”, era un discorso che dovevo portare a termine. In questo periodo ho maturato delle cose dentro di me che mi hanno portato a “chiudere” questo filone.

RapBurger) Tornando a quanto dicevo in apertura: la seconda cosa che ho notato ascoltando il disco è una sorta di disillusione. Come nel libro di Frey “Buongiorno Los Angeles” anche tu ti sei fatto trascinare dai sogni salvo poi sbattere la faccia contro la realtà?
Raige)
Il libro di James Frey parla di questo, e non solo. In sostanza distrugge quello che è il cosiddetto “sogno americano”. Poi il titolo è un po’ provocatorio. Se lo leggi senza cognizione di causa sembra una cosa tanto “wanna be american”.

RapBurger) Anche il packaging del tuo disco, comunque, è ingannevole. Copertina con colori accesi, titolone “Buongiorno L.A.”, ti aspetti la super presa-bene. Poi ascolti il disco e rimani spiazzato. Anche solo l’idea che uno ha di Los Angeles non è certo quella della disillusione…
Raige)
Se tu guardi la copertina del libro di James Frey c’è lo skyline di Los Angeles con il tramonto bellissimo e poi… A me poi, il rap proveniente da quella città è sempre piaciuto, ma riproporre quel mood non era la mia intenzione. Se nel disco c’è un po’ di west è grazie a Mastermaind che è bravissimo a suonare il talkbox e quindi l’ho fatto lavorare tanto.

RapBurger) Parlando di America colgo l’occasione per chiederti cosa stai ascoltando in questo periodo e se ci sono delle influenze, più o meno forti.
Raige)
Non sono super aggiornato perché quando inizio a fare un disco smetto di ascoltare, perché l’uomo è di per sé facilmente influenzabile. Ciò che mi piace si sente nel disco, mi ascolto Justin Timberlake, se devo andare fuori dal rap, mi piace Drake, mi piacciono alcune cose di Kendrick Lamar, specie nella scelta delle produzioni, i miei rapper preferiti sono Jay-Z e Nas, da sempre. Però, tipo la produzione del brano con Simona Molinari è una roba simil-Kendrick:  una roba tutta suonata live e poi tagliata come se fosse campionata, quindi tutta sporcata. Ho preso un po’ di ispirazione, chiaramente tenendomi ad una certa distanza. Gli ultimi dischi ascoltati sono stati Nothing Was The Same e Magna Carta… Holy Grail. Mi sono perso SchoolBoy Q e poi volevo ascoltare i Wu-Tang, ma hanno fatto una copia sola (ride, ndr).

RapBurger) In “Joe Bastianich” dici “Non sono più quello di Tora-Ki, vuoi che muoro?”. Non credi che un disco così segni ancor di più l’allontanamento a Tora-Ki? Come pensi reagiranno i fan?
Raige)
Io ti dico una cosa: nel disco c’è un pezzo solo canticchiato, nel resto rappo. Dove rappo, rappo veramente secco. Anche in “Fuori Dal Paradiso” sfido chiunque a dire che tecnicamente quel pezzo non sia perfetto: incastri, rime, giochi di parole. Ci sono, indubbiamente, alcune robe che arrivano di più, alcune che arrivano di meno. “Stelle” è un singolo che tratta temi molti comuni a quello che è il mio personaggio: arriva benissimo, tira tantissimo. “Fuori Dal Paradiso” va bene uguale, però diciamo che nel mio tipo di personaggio è un po’ più distante, perché nel momento in cui mi metto a fare un po’ di tecnicismi, sia nel rap che nel cantato, ci vuole un pochino di più per recepirlo, però sicuramente è più radio-friendly rispetto all’altro. Martedì è uscito il lyric-video di “Dimenticare”. “Dimenticare” è Raige, sono io, quel pezzo mi auguro vada bene. Io penso che un artista debba fare ciò che gli piace e dire le cose come stanno.

RapBurger) Ho notato che sono in molti a chiedere a te e ai tuoi soci novità su un possibile disco dei OneMic, non posso dunque che fare lo stesso.
Raige)
Allora, il primo disco dei OneMic è uscito nel 2005, il secondo nel 2011, ora siamo nel 2014, è un po’ presto. Siamo tre teste di serie, siamo tre leader, entriamo in studio tutti e tre: è una roba che non auguro a nessuno, ci scanniamo, ognuno vuole avere la meglio, proprio a livello di scelte. C’è da dire che ci stiamo anche un po’ allontanando come direzione musicale, artistica. Distanza che poi si collima con il rapporto umano, che va al di là della musica, però secondo me un disco dei OneMic non è una roba imminente. Sicuramente non ti posso dire “non ci sarà”, anzi, credo proprio che ci sarà, ma non è nei piani futuri.

RapBurger) Nel disco sottolinei più volte come, in passato, tu ti sia sentito frenato da chi invece doveva spingerti. Cosa ti ha spinto, dunque, a firmare un nuovo contratto? Non hai avuto la paura che la storia potesse ripetersi?
Raige)
La storia è questa: quando è uscito “Stelle”, il video su YouTube andò fortissimo, siamo rimasti in home per una settimana, ed erano appena usciti quelli di X-Factor. Io già avevo delle richieste, sono arrivati un po’ tutti. Il mio management, Zero11, già collaborava con la Warner, io conoscevo già qualcuno che lavorava in Warner, perché ad esempio ho fatto da direttore artistico ad Anagogia, che uscirà con un progetto Warner a breve, quando c’è stato da fare una scelta, è stato naturale finire qua. Io, in giro, sento solo parlare male delle major, io sarà fortunato ma qua mi trovo bene: sono gasati, non mettono il becco nelle mie cose artistiche, mi coccolano, mi trattano benissimo.

RapBurger) Prima mi hai detto che non ti sentivi il “nuovo” anche per una questione anagrafica. Ora sei in lizza per il “Music Award-Next Generation 2.0″, dove sei catalogato come emergente. Non trovi riduttivo che un trentenne venga definito tale?
Raige)
Ma io sono emergente in un contesto che non è il mio. Sono emergente in un contesto televisivo, che non ha nulla a che vedere con il mio genere musicale. E sono emergente per quanto riguarda un’uscita ufficiale in major. Non smettiamo mai di essere emergenti. È riduttivo se vai a fare il concorso con l’impresario anni ’70, ma stiamo parlando del “Music Award”, un palco importante, in diretta TV, è una promozione che non ha paragone. Se ci fosse andato uno che ha alle spalle già un’esperienza in major, ha un’esperienza con un’etichetta grossa, insomma, sarebbe diverso. Io sono passato dal fare le cose in camera a lavorare come se fossi in camera e solo adesso arrivo qui.

Rapburger) C’è qualcuno con cui avresti voluto collaborare, ma che,  vuoi per tempistiche o per qualsiasi altra ragione, non sei riuscito a coinvolgere?
Raige)
Nella fattispecie con due persone, ma non ti dico i nomi perché con loro sto già lavorando. Poi io non sono uno che fa un disco ogni sei mesi, anche perché sì, adesso prendo formalmente ed esplicitamente le distanze, ma fin dall’inizio io ho fatto una roba un po’ diversa, che poi è andata a diventare sempre più diversa. Già in Tora-Ki cantavo, ora vanno a dire “non sei più quello di Tora-Ki”, ma il 90% di chi lo dice non l’ha ascoltato e se l’ha ascoltato non l’ha capito. Poi io sono dell’idea che uno nei dischi non debba insegnare a vivere, io sono cresciuto con Sotto Effetto Stono, per me è il miglior album di sempre. Io sento la responsabilità di quello che scrivo, non scrivo cazzate, ma se vuoi imparare qualcosa non ascoltarti un mio disco, piuttosto leggi un libro. La musica può avere anche dei momenti di leggerezza, poi ognuno ha la sua formula. C’è chi lo fa in modo figo per te, chi in un modo brutto per qualcun altro. La musica è l’unica forma d’arte che riesce ad attivare due sensi, sia udito che vista. Se la musica è fatta bene riesci ad immaginarti ciò che ascolti. Quindi non c’è una cosa che è oggettivamente è giusta, oggettivamente possiamo dire che un disco è fatto bene o fatto male, ma non che è brutto.

RapBurger) Guccini diceva “Il segreto delle canzoni è nella vita di chi le ascolta”.
Raige)
Assolutamente sì. La cosa fondamentale poi è questa: i dischi sono delle fotografie di uno stato d’animo. Se tu in quel momento non sei settato per recepire quella roba, può capitare che un disco possa piacerti a mesi dal primo ascolto. A me è successo spesso. Fibra, all’inizio, non mi piaceva, poi l’ho apprezzato. A me Tradimento piace molto, Tradimento era cattivissimo. Ah, e a proposito di dischi vecchi, se rifate “5 artisti che non sono più quelli di Mi Fist“, inserite anche Raige: “Non è più quello di Tora-Ki“.

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