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Intervista a Metal Carter: se servisse parlare d’amore per cambiare il mondo, lo farei ogni secondo

Metal Carter Intervista
Di Giorgio Quadrani

Avete presente Metal Carter, quello che in “Verano Zombie Pt. 2” di Noyz Narcos esordisce con “entro in discoteca con un mitra e ammazzo tutti, prendo la percentuale sopra i lutti”? Bene, in concomitanza dell’uscita del suo nuovo album, Dimensione Violenza, ho avuto l’occasione di scambiarci due chiacchiere. Così, mi sono infilato nello scantinato del Goat, il negozio romano di streetwear che l’ha ospitato per il suo firmacopie, dove una scenografia realizzata ad hoc rendeva al meglio l’essenza “carteriana” respirabile nei suoi brani.
Una stanzetta in penombra, con qualche cero acceso qua e là, due croci appese al muro e il rapper del Truceklan pronto a ricevere i suoi adepti, in una dimensione a metà strada tra il mistico e il liturgico. Non nascondo un po’ di sano timore nell’affrontare la situazione, specie in quel particolare contesto, tant’è vero che il buonsenso ha fatto sì che mi portassi appresso una mia conoscenza di lunga data, Oraz, rugbysta di professione, perché nella vita non si sa mai come vanno a finire le cose. Ma, al contrario di quanto diceva di sé nei suoi testi, Marco De Pascale, alias Metal Carter, si è rivelato la persona più scialla e ragionevole di questo mondo, e molto più alla mano di tanti altri suoi colleghi. Il mio amico, a quel punto, si è potuto concentrare appieno nel realizzare un servizio fotografico in loco (che potete vedere per intero sul suo sito), mentre io me la chiacchieravo allegramente col Sergente di Metallo.

Rapburger) Ciao Marco, iniziamo presentando Dimensione Violenza, il tuo nuovo lavoro, che arriva a distanza di ben sei anni dal tuo penultimo disco solista, Vendetta Privata, e a distanza di tre da Società Segreta, progetto in coppia con Cole del Truceklan. Cosa hai fatto in tutto questo tempo?
Metal Carter)
Diciamo che prima di arrivare al disco, ho fatto uscire a fine 2013 un mixtape, che racchiude un po’ di strofe mixate da Santo Trafficante, un vero esperto di rap americano. La raccolta si chiama Master of Pain, titolo che è anche uno dei miei pseudonimi, insieme al Sergente di Metallo e Death Master. Comunque, in tutto questo tempo, posso dire di essere stato molto preso dalla realizzazione dell’album, in assoluto il disco che mi ha tolto più tempo in confronto a tutti gli altri.

Rapburger) In effetti, i due precedenti uscirono a distanza di un anno l’uno dall’altro.
Metal Carter)
Sì, c’è stato un periodo in cui, per forza di cose, anche e soprattutto a livello di disponibilità di studi di registrazione, è stato tutto più facile. In questo caso, invece, il disco è stato registrato a Roma da Alien Dee al 3FX Studio, che è uno studio home-made, quindi, avendo anche lui le sue esigenze familiari, mi trovavo spesso a irrompere nella sua vita privata. Da persona frenetica quale sono, in qualche modo mi sono dovuto fermare per aspettare i tempi giusti. Nel 2008, ti faccio un esempio, uscirono Vendetta Privata e la compilation Ministero dell’Inferno (del Truceklan), nel 2007 Cosa Avete Fatto a Metal Carter?, altro mio album solista, nel 2006 I Più Corrotti con Gel e, poco prima, nel 2005 La Verità su Metal Carter. E’ successo, poi, che Società Segreta, di cui comunque sono soddisfatto, venne spinto molto male come lavoro per una serie di incomprensioni con i booker e così via. Ho preferito così aspettare un attimo prima di uscire con un prodotto nuovo.

Rapburger) E qual è stata a quel punto l’esigenza di arrivare a Dimensione Violenza?
Metal Carter)
Come per tutti i miei lavori, nasce in questo modo: quando chiudo un disco, sento subito la necessità di esprimere un altro lato del mio personaggio Metal Carter. Ho iniziato a registrare un po’ dopo l’uscita di Società Segreta, con alcuni singoli lanciati già negli ultimi due anni. Infatti, il brano “Dimensione Violenza” è del 2012 e appare remixato nella tracklist dell’album; “Ways” è del 2013, come “Magnatesta” con i Giudafellas. La curiosità è che quest’ultimo brano risulta su Youtube come “Giudafellas feat. Metal Carter”, ma poi  abbiamo deciso di invertire l’ordine della collaborazione, per far arrivare il mio album a quindici tracce tonde. Ora, è appena uscito il video di “Minaccia”, realizzato in collaborazione con HB Production e il marchio DathBird. L’intenzione è quella di lanciare un sacco di video, di cui uno è già pronto e resta solo da capire quando giocarcelo. Dopo due anni di lavoro, questo mi sembrava il momento giusto per far uscire Dimensione Violenza. Il disco è completo e segue perfettamente il mio stile che conoscono tutti, senza però che mi sia ripetuto. Il mio obiettivo è che Metal Carter sia riconoscibile ma senza cadere nel già-sentito. Ci deve essere qualcosa d’eccitante e fresco nel prodotto nuovo.

Rapburger) Anche a livello di beat, ascoltando il disco, si sente che le produzioni si sono rinnovate parecchio rispetto al passato. Anche con qualche campionamento meno metal rispetto al passato, o no?
Metal Carter)
Diciamo che, a parte qualche beat iniziale, non mi sento così crossover nel hip hop. Ho sempre preferito sonorità hip hop al 100%, eccetto qualche collaborazione sparsa con gruppi metal o punk, che però restano fuori da questo discorso. La differenza, poi, con gli altri lavori è che per questo ho seguito il missaggio di ogni singola traccia, quindi l’ho visto nascere passo dopo passo. La persona che ha seguito questa fase, Gabriel Cage, ha uno studio a Berlino (The Code Studio), quindi faceva un po’ da pendolare tra Berlino e Roma, e anche quest’aspetto ha rallentato l’uscita del disco. Però il risultato finale mi soddisfa appieno: l’album suona molto bene. Anche per come ho affrontato il concept, la dimensione-violenza, posso dire di essere molto contento. Il tema è quello che leggete nel titolo, ma all’interno dell’album lo si mette a fuoco da diversi punti di vista.

Rapburger) Ecco, a proposito, qual è il messaggio che intendi lanciare con questo disco?
Metal Carter)
Il messaggio è, più o meno, sempre lo stesso che mi ha contraddistinto. Faccio dischi in cui i ragazzi possono esprimere i loro sentimenti negativi, scaricare le loro frustrazioni, le loro paure, qualsiasi cosa di negativo abbiano. Il fine, quindi, del mio disco è sempre un fine positivo perché le cose, finché si dicono e non si fanno, sono uno sfogo. Per esempio, tu prima accennavi al metal. Ok, in buona parte dei casi, il metal parla di morti, squartamenti, atmosfere cupe, etc. Non è poi che chi va a un concerto degli Slayer, esce da lì a e va ad ammazzare la gente. Lo stesso discorso vale, in maniera ancora più indicata, per i film dell’orrore, di cui sono un grosso appassionato e collezionista, soprattutto degli anni ’70, ’80 e ’90. Paghi lo spettacolo, vedi un po’ di sangue, e finisce lì la funzione di tutto. Intrattenimento con cui, però, si trattano temi terribilmente seri. Credo nell’intelligenza dell’ascoltatore e nella sua capacità di saper distinguere. Un pezzo tipo il mio, su un beat fresco, risulta quasi divertente.

Rapburger) Mi viene in mente una frase di una skit all’interno di un pezzo di Noyz con te e Mystic One, “Zona d’Ombra”, che spiegava la vostra musica: “pura realtà filtrata da occhi cinematografici”. Serviva, forse, una frase del genere per spiegare qualche equivoco che fuoriusciva dalla vostra musica.
Metal Carter)
Sì, che poi quello è un concetto che ho cercato quasi sempre di spiegare più io di Noyz, proprio perché il suo personaggio è più “real” del mio. E’ percepibile molto di più, rispetto a lui, che io uso di più la fantasia. Però, con questo, non voglio denigrare da solo il mio lavoro, attenzione. Credo in quello che faccio, per me non è un gioco. Uso delle metafore per comunicare dei concetti.

Rapburger) Infatti, proprio nell’intro del disco, “Odio Cieco”, dici “molte delle cose che dico sono false, godo a vede’ la gente imparanoiasse”. Sembra un po’ un disclaimer messo lì all’inizio, ecco.
Metal Carter)
Ha anche quel significato che dici tu, non a caso l’ho messa per prima. Però, più che questa frase qui, che comunque hai fatto bene a sottolineare, segnalo le parole successive “se servisse parlare d’amore per cambiare il mondo, lo farei ogni secondo”. Questo penso spieghi tutto. Non è colpa mia se quando accendo la tv o esco per strada, vedo la merda. Sono solo uno specchio che riflette a modo suo certe cose. E da questo penso si comprenda, non dico la bontà, ma almeno il fine positivo, di tutto il discorso dietro a Metal Carter.

Rapburger) Mettiamo il discorso della violenza su questo piano: se dovessi scatenare questa tua violenza, non dico contro qualcuno, ma contro qualcosa che abbia a che fare col rap, in che direzione andresti?
Metal Carter)
Ripartiamo dal primo pezzo proprio, “Odio Cieco”. Il titolo spiega tutto: la violenza non è finalizzata contro qualcosa o qualcuno in particolare, è cieca. E’ solo un’espressione individuale di questi sentimenti che poi hanno un po’ tutti. Se ho un seguito, è proprio perché la gente si sente tirata in ballo, quando si toccano certe corde.

Rapburger) E ora invece ti chiedo cosa ti piace all’interno di questa musica. Se oltre ai tuoi amici del Truceklan, c’è qualche esempio particolare che apprezzi.
Metal Carter)
Non voglio fare nomi perché magari mi posso scordare qualcuno però ti dico che, di solito, nel rap chi più si differenzia dal mio concept, più mi piace. Storco il naso invece quando vedo qualcuno che scopiazza o, comunque, vuole imitare il mio personaggio. Sono molto geloso della mia personalità (ride, ndr.).

Metal Carter

Rapburger) Il disco è uscito per la resuscitata Mandibola Records, sotto-etichetta della Irma Records, che all’epoca (nei novanta) ha prodotto importanti lavori come quelli dei Colle der Fomento. Come mai questa scelta?
Metal Carter)
La Irma esiste da tantissimo e ha prodotto più di mille artisti; questa sotto-etichetta, la Mandibola, si occupa di hip hop. Tramite Ice One, che collabora con questa label, e anche i miei due amici Fetz Darko e Denay, sono venuto a contatto con Umberto Damiani, che è il “boss” dell’etichetta, al quale ho fatto sentire il materiale. Sono contento per la scelta, quindi, proprio perché in passato hanno stampato prodotti pioneristici a livello di rap.

Metal CarterRapburger) Nella tua carriera, hai collaborato due volte con Fabri Fibra. Sembrate due personaggi apparentemente distanti – uno undeground, l’altro manistream – ma, se vai a vedere bene, in comune qualcosa avete. Come, ad esempio, il fatto di provocare per scattare qualcosa nell’ascoltatore. Il vostro incontro da cosa nasce?
Metal Carter)
Per prima cosa, specifico, che io sono underground per necessità, non per scelta. Se, per assurdo, una major prendesse a scatola chiusa un mio album, io glielo darei pure. Non voglio essere underground a tutti i costi, conta solo il fatto che il mio messaggio è limitato a livello di diffusione. Ma, se vogliamo, questo è anche il gioco-forza della mia musica. In tutto ciò, la Mandibola è perfetta per questo, è una sorta di major, perché è sotto etichetta di una quella che all’epoca lo era a tutti gli effetti. Ha un’ottima distribuzione, quindi mai dire mai per qualche passo in avanti in futuro. Il senso del discorso è: se con una major, tredici pezzi su quindici, per esempio, li posso fare di testa mia, e su i due restanti invece troviamo un compromesso, perché no? Ho trentasei anni, e il discorso dell’hardcore a tutti i costi inizia a non avere più senso a quest’età. Detto ciò, tornando alla domanda, quando collaborammo con FIbra, era il periodo in cui il nome di Metal Carter rappresentava una grossa novità. Lui fu stato bravo ad individuare il tipo di pezzo del suo disco su cui io potevo andar bene (“Cento Modi per Morire”, ndr.). Tutto iniziò, comunque, prima quando stavamo realizzando Ministero dell’Inferno, quando lui si propose di collaborare con me, ma poi non se ne fece più nulla perché nel disco ero già troppo “presente”. La cosa che mi colpì, nel momento in cui scrissi per il suo brano, è che il suo staff mi disse di non farmi influenzare minimamente dalla sua strofa e di scrivere nel mio stile, senza pensare – per esempio – al tipo di target (radio, ragazzini, etc.) cui era rivolto Fibra. Tutto andò alla grande, fecero addirittura la maglietta ispirata al pezzo, e poi Fibra “ricambiò” in Società Segreta.

Rapburger) Per quanto riguarda i featuring presenti, quindi quelli di Dimensione Violenza, come ti sei orientato?
Metal Carter)
Avrei voluto invitare anche molti rapper non romani nel disco ma scrivere a distanza non mi piace, quindi ho ospitato tutti quelli più attivi del Truceklan e mi dispiace solo che non ci sia Mystic1, che avrei inserito volentieri ma anche lui, come me, era impegnato per il suo nuovo disco in uscita (una bomba!). In particolare, ho collaborato parecchio con i Giudafellas, quindi con Fetz e Denay, con cui abbiamo un ottimo rapporto di amicizia.

Rapburger) Si, in effetti il nome di Fetz Darko compare parecchio anche a livello di produzioni.
Metal Carter)
Sì, per via della molta stima reciproca e, a livello di rap, Fetz è uno dei miei artisti romani preferiti, quindi è venuto fuori tutto con molta naturalezza, semplicemente perché ci siamo visti con molta assiduità, ecco.

Rapburger) “Minaccia” è il tuo ultimo video presentato qualche giorno fa. E’ molto particolare. Com’è nata l’idea della clip?
Metal Carter)
E’ stato realizzato dalla HB Production, in collaborazione con alcuni membri degli Hot Boys. I ragazzi di HB Production sono parecchio attivi su diversi fronti, fanno lavori di serigrafia, pittura, graffiti, street art, e hanno uno studio dove passano diverse ore. Ci siamo conosciuti ad una festa di un amico in comune, e loro, da fan, si sono proposti di collaborare con me. Sono ragazzi precisissimi con cui mi sono trovato molto bene e, quindi, non escludo di realizzare insieme altro in futuro.

Rapburger) Sul sito di Wired, l’anno scorso, è stato realizzato il servizio “Lol Rap”, in cui venivano spiegati i diversi fenomeni che avevano a che fare col rap, nati su Youtube. Tu e la tua crew, specie se pensiamo agli inizi (vedi il tuo singolo “Pagliaccio di Ghiaccio”), vi sentite pionieri nell’uso della piattaforma video più diffusa attualmente?
Metal Carter)
A me quel servizio, come dissi anche al loro, un po’ ha dato fastidio per degli accostamenti un po’ azzardati tra personaggi molto diversi tra loro. O meglio, per quando riguarda gli inizi dei Truceboys ci stava anche il loro discorso, visto che si trattava di un gruppo dissacrante, senza tutta questa particolare tecnica. Diciamo che, nel realizzare il servizio, si sono attenuti a “Pagliaccio di Ghiaccio” che è un po’ la mia croce. Beat molto orecchiabile, testo con frasi ad effetto e, soprattutto, un video realizzato con poco e decisamente grottesco, hanno fatto sì che qualcuno abbia iniziato a gridare al “Lol Rap”. Io però, dal canto mio, mi sento un rapper serissimo al 100%. “Pagliaccio di Ghiaccio” è un episodio isolato, è solo il primo singolo solista della mia carriera con un video che ha messo un carico da undici sopra, fine. Sfido a farvi ascoltare tutti i pezzi della mia discografia, per trovare un pezzo simile a quello. Mi da molto fastidio essere identificato solo per quel pezzo, ecco. Da un lato, è importante sicuramente perché ha attirato molta gente verso la mia musica ma, dall’altro, da molti vengo ridotto solo a quello. E tutto ciò è assolutamente intollerabile e fastidioso. Tornando al discorso Youtube, un video comunque a zero budget, messo e tolto diverse volte dalla piattaforma, ha totalizzato in tutto circa sei milioni di click, senza pubblicità. E’ un pezzo extra temporale, infatti ogni tanto qualcuno pensa addirittura sia una novità (ride, ndr.).

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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