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[Recensione] Gemitaiz & Madman – Kepler

kepler-gemmad-cover_2014Autore: Gemitaiz & Madman
Titolo: Kepler
Etichetta: Tanta Roba/Universal
Anno: 2014

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un interessante articolo su Wired che riportava le percentuali delle tematiche trattate nelle canzoni dei Club Dogo, dal quale non poteva non risultare come primo lo scottante topic della droga, seguito a ruota da quello del sesso, quello dei soldi e da tutto ciò che saprete a menadito sul loro conto.
Benissimo. Non appena terminata la lettura di quel curioso approfondimento e, soprattutto, dal momento che era già una settimanella abbondante che mi pompavo a stecca il disco nuovo di Gemitaiz & MadMan, mi sono detto “diamo tempo al tempo, e vedrai che arriva qualcuno a fare le pulci pure a ‘sti due sui riferimenti, presenti nei loro testi, a canne et similia”.
Sì, lo so, ho fatto la scoperta dell’acqua calda ma le statistiche le lascio a terzi. Consentitemi, se non altro, di dire che il duo sia alquanto ripetitivo in materia, almeno per quel che mi riguarda. D’altronde, è inutile girarci attorno, il target dei loro lavori è sempre lo stesso, il/la teenager nel pieno del suo “disagio” (sia nella realtà, sia sui social network) che non può non andare in estasi se in una tracklist trova un brano come “Instagrammo”.
“Instagrammo” è il brano un po’ più furbetto del disco, perché dentro sono ben dosati tutti gli ingredienti necessari a sedurre la preda. Ma c’è anche da dire che si tratta del pezzo, se vogliamo, più “canzone” del disco, quello allegrotto, quello che se passasse in radio, piacerebbe anche ai nostri genitori. Ci hanno visto lungo i due: hanno chiamato a collaborare Coez nel ritornello (e in una strofa) e si sono fatti confezionare una melodia (da Frenetik e Orange3) rifinita in ogni minimo dettaglio e che si differenzia in toto dal sound predominante di Kepler.
Già, perché – come prevedibile – Kepler si avvale di produzioni trappeggianti, elettroniche e talvolta non lontane dalla dubstep. Ma, al di là della prevedibilità o meno del contenuto, il sound che arriva alle nostre orecchie è sicuramente quello di un prodotto fresco. Quindi, concordate con me se dico che la “musica” è il vero asso della manica dell’album?
Forti dunque le strumentali, così come lo sono il primo singolo “Non Se Ne Parla” e gli ospiti, dal primo all’ultimo, specie se viene affidato loro il ritornello, vedi appunto Coez o Clementino in “Drama”, valori aggiunti nella sequenza delle tracce.
Props a parte lì merita Guè, sì, proprio lui, avete capito bene. In “Sempre In Giro”, che tra l’altro riprende il titolo di un suo vecchio pezzo, piazza una strofa statuaria e ignorantissima. Poi, il cambio di flow, sulle note della celebre “The Streets of Cairo, or the Poor Little Country Maid” (più familiare per la melodia che per il nome), ne diventa la ciliegina sulla torta.
Alla fine della fiera, il pensiero nella mia testa, dopo aver ascoltato più e più volte Kepler, è il seguente: il fatto che a Gemitaiz & MadMan non si possa chiedere, giustamente (sottolineo io), di tornare ad essere quelli dei tempi di Quello Che Vi Consiglio Vol. 2 e di Escape From Heart, non deve assolutamente scoraggiarci dall’immaginare i due rapper misurarsi con realtà diverse da quelle con cui si sono confrontati finora, visto che il talento, la volontà e la macchina organizzativa alle loro spalle non mancano.
Ah già, la macchina organizzativa. Fosse proprio quello il nodo della questione?!

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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