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Intervista a Gast e Chicoria: “Chi viene dal basso non va sottovalutato”

Foto di Paolo Orabona

Foto di Paolo Orabona

Una volta salutato Metal Carter, mi sono rincamminato lungo la strada che piano piano mi porterà a conoscere l’intero Truceklan, accompagnato come sempre dal mio amico Oraz, il temibile rugbysta. Stavolta, ci siamo beccati con Gast e Chicoria, gli ZTK, amici storici sin dall’adolescenza, che qualche mesetto fa hanno lanciato il loro primo album ufficiale realizzato in coppia, Running Free, prodotto da Propaganda Records. Come avrete modo di leggere nell’intervista che segue, si tratta di due ragazzi cresciuti, artisticamente parlando, nel pieno degli anni ‘90 (“acciaccavamo le stesse spade co’ le stesse scarpe rubate”), che possono veramente dire di averne viste di tutti i colori, dai mesi scontati in carcere ai confronti televisivi con politici in prima serata. La nostra chiacchierata non poteva non valicare i confini della musica, diventando così il pretesto per discutere anche di argomenti non strettamente connessi al loro lato artistico. Meglio così, occasioni come queste non capitano sotto tiro tutti i giorni.

Rapburger) Ciao ragazzi, inziamo con una domanda bruciapelo: chi sono gli ZTK?
Chicoria) Gli ZTK sono un collettivo che si forma a Roma intorno agli anni ‘93/’94, quando avevamo tredici-quattordici anni. Nasciamo come skater, per poi diventare writer.
Gast) Ci siamo ingranditi, ed è nato il Rome Zoo, dentro al quale trovate anche nomi come Danno e Masito del Colle, i Flaminio Maphia e i breaker Urban Force; insomma, tutta la scena attiva dell’hip hop romano “approvato” all’epoca. Non c’era niente, quindi, di quello che vedete oggi. E’ arrivato cronologicamente prima degli Hot Boys, del Quarto Blocco e così via. C’erano gli ZTK, i PAC, i TRV, gli NSB, i Kidz e pochi altri. Noi, come accadeva ai graffitari di New York, assaltavamo la metro e i mezzi pubblici, non solo i muretti. Era una cosa che iniziava a diventare folle, che poteva vedere chiunque, anche sui giornali. Non era il singolo graffitaro, erano dieci-venti persone contro la città.

Rapburger) Vi avevano identificati, cioè in giro si sapeva chi si nascondesse dietro quei nomi?
Chicoria) Erano altri tempi, la gente non era abituata a cercare di capire chi ci fosse dietro il singolo tag.
Gast) Macché identificati, era una paranoia! Perché poi, da ragazzino, pensavi chissà cosa sarebbe poi accaduto. Comunque, sintetizzando, si è trattato della prima unione della scena a Roma. Dopo un po’, poi, si sono organizzate delle feste Rome Zoo in cui c’era il Colle che cantava, quelli che breakkavano, la mostra di writing, etc. Non erano a scopo di lucro, servivano al massimo per rimborsare le spese che sostenevamo per stampe e magliette. L’obiettivo era diffondere il più possibile questa cosa di scrivere il nome in giro più volte possibile e in maniera ossessiva. La tendenza era quella di spostarsi molto, perché la zona dove nascevi magari non ti offriva più di tanto. Ci si beccava a Piazza Sonnino, a Trastevere. Eri uno dei quattro che c’aveva il cappelletto e ti guardavano come per dire “è americano?!”. Giravamo con la macchinetta fotografica al collo, eravamo particolari.

Rapburger) La macchinetta fotografica?!
Gast) Eh, sì. Si usava fare le foto alle tag. Non per me, ma per altri era fondamentale avere le foto. Per fortuna che qualcuno l’ha documentato perché, alla fine, a noi interessava l’atto in sé.

Rapburger) I vostri come la prendevano?
Gast) La cosa che accomunava noi è che non avevamo gli occhi dei genitori puntati addosso. A sedici anni, uscivo di notte e tornavo la mattina dopo, scappando magari dalla finestra e sperando che mia madre non se ne accorgesse (ride, ndr.). Per dirti, non ci facevamo nemmeno le canne. Ogni tanto Jonathan, un nostro amico, comprava una Coca-Cola. Erano altri tempi.
Chicoria) A Campo de’ Fiori al massimo ci scappava qualche cilotto, e all’una di notte ci andavamo a comprare una bottiglia di Coca-Cola, ancora me lo ricordo. Tutti quanti mettevano, che ne so, 500/700 lire e ci si comprava la bottiglia. Era un eventone.

Rapburger) Il rap quando è arrivato?
Chicoria) Per me intorno al 2002, più o meno.
Gast) Nel mio caso tardi, nel 2008, e ho fatto un disco nel 2009. Comunque, era già da un po’ che avevo provato a scrivere testi, un annetto almeno.

Rapburger) E l’ingresso nel Truceklan?
Chicoria) Ho iniziato a rappare spinto da Cole e Noyz che leggevano i miei testi. Giravo con gli In The Panchine e i Truceboys, quindi è partito tutto da lì. Il primo pezzo che ho registrato è stato “Gemellooo” con gli In The Panchine.
Gast) Ero nella crew già da molto prima che rappassi, rappresentavo un po’ il punto di congiunzione tra Montesacro e Trastevere. Anzi, prima ancora dell’uscita del disco, li accompagnavo su qualche palco. Mi dicevano “daje, viè co’ noi, c’è un posto in macchina nel portabagagli!” (ride, ndr.).

Rapburger) Questo è l’inizio. Cosa vi ha portato, poi, a fare un disco insieme?
Chicoria) Beh, il disco insieme è arrivato molto dopo, dopo il carcere. Per me nel 2008 e nel 2009.

Rapburger) Ma, scusa, non vi hanno arrestato insieme?
Gast) No, sono due cose assolutamente sganciate tra loro. Tu cosa ricordi a proposito, vediamo.

Rapburger) Mi ricordo che nel 2009 un giorno mia madre, che stava vedendo la tv, mi chiamò per dirmi che al telegiornale avevano appena annunciato l’arresto di alcuni rapper. A quel punto approfondii e captai da internet e tg che c’era stata questa maxi retata nei confronti del Truceklan.
Chicoria) Quella è stata tutta una montatura mediatica.

Rapburger) Prevedibile. Ho qua davanti proprio voi due, ne approfittiamo per fare luce su questa vicenda una volta per tutte?
Chicoria) Nel 2008 ero stato fermato con quattro tipi di droghe, prima di essere arrestato il 2 agosto dello stesso anno. Inizialmente, quando mi hanno fermato la prima volta, mi hanno dato l’obbligo di firma. Di solito, quando fai questo lavoro, se ti impongono una misura di quel tipo, smetti di metterti nei guai. Io, invece, andavo in commissariato a firmare, uscivo da lì e tornavo a vendere sul blocco. Non me ne fregava assolutamente niente. I carabinieri mi tenevano d’occhio sino a che la sera del 2 agosto del 2008, mentre stavo andando a spacciare, mi hanno provato a fermare e sono scappato. Inseguimento, dopodiché mi sono arreso e hanno trovato quello che dovevano trovare. Mi hanno messo dentro in forma cautelare e hanno tenuto aperte le indagini, non rinviandomi a giudizio, quindi sono rimasto lì in attesa del processo per un anno. A sei ore dalla scadenza della misura, mi è arrivato il foglio che notificava la chiusura delle indagini. Mi hanno quindi rinviato a giudizio, ma quando arrivai in tribunale, il PM non si presentò appositamente, per far sì che non si celebrasse il rito e io rientrassi automaticamente in carcere. Dopodiché, è cambiato il giudice, e attraverso l’avvocato ho provato a chiedere gli arresti domiciliari il più lontano possibile dal luogo del reato, Roma, e me li hanno concessi.
Gast) Nel frattempo, ci siamo incontrati in carcere, al Regina Coeli di Roma. Anche io sono finito dentro per motivi simili: mi ha mandato bevuto uno del fumo. Ti spiego, capita spesso che se c’è uno che lavora da un tot di tempo e non lo pizzicano mai, vuol dire che ogni tanto va dalle guardie e fa il nome di qualcun altro.
Chicoria) Fa lavorare anche le guardie. Così, quello sta buono là e nessuno lo va a cercare. E in strada si chiama infame.
Gast) In ogni caso, quando è toccato a me, ho conosciuto le ragazze del P.I.D. (Pronto Intervento Disagio) attraverso le quali ho saputo che anche Chicoria era lì, e che lavorava in un altro braccio della struttura. Così, con un po’ di astuzia e dopo diverse peripezie, abbiamo cercato di avvicinarci sempre di più, finendo prima nello stesso braccio, poi in due celle vicine e addirittura, per un mesetto, in cella insieme. Quando poi hanno fatto quello scoop in tv, nel 2009, lui il giorno dopo era uscito, ma sostenevano di averlo arrestato quel giorno! Ti dico di più, per farti capire il livello di disinformazione generale: a me sono venuti a cercarmi a casa per notificarmi quest’indagine-Truceklan, quando invece ero già in carcere! E’ stata quindi tutta una montatura mediatica per giustificare tanti soldi spesi in quell’indagine. Siamo andati dentro semplicemente per due fatti diversi.

Rapburger) E ora godete di un regime di totale libertà?
Gast) Io no, ho l’avviso orale. Devo seguire le dieci regole della vita: non posso frequentare posti con pregiudicati, tossicodipendenti etc. Doveva essere per tre anni ma siccome una volta mi hanno fermato con lui e Nex Cassel (con cui dovevamo registrare “Colpo In Canna”), è stato allungato a cinque questo periodo.
Chicoria) Queste sono le classiche stronzate burocratiche dello stato che cerca di rovinare la vita alla gente che non ha fatto un cazzo. Prima ci beccavamo io e lui per mettere un tot di chili in un blocco; ora ci becchiamo esclusivamente per fare musica.

Rapburger) Quindi, è rischioso pure vedersi per fare della musica insieme, no? Magari a un live, a un instore o anche tramite un messaggio su Facebook.
Gast) Guarda, a proposito della canzone a cui ho appena fatto riferimento, “Colpo In Canna” con Nex, ci hanno beccato proprio per ‘sto motivo, all’epoca dei domiciliari. Gli avevo detto di non sentirci su internet, ma ‘sto cazzone (Chicoria, ndr.) mi ha scritto su Facebook per dirmi che ritardava di qualche minuto quando dovevamo vederci per registrare le strofe, così le guardie si sono appostate sotto casa mia. Ma non avevo nulla di compromettente con me, quindi non hanno potuto dimostrare niente di quello che sospettavano. Però, in tutto ciò, abbiamo perso dei giorni per buona condotta.

Rapburger) Venendo proprio al disco, Runnig Free, invece, che mi dite?
Gast) Quando ho sentito il Chicoria per la prima volta ho detto “mortacci, che bomba! Allora lo voglio fare pure io..”. Prima di quel momento, avevo iniziato a rappare ma senza capire ancora quale fosse la mia strada oppure qualcosa che mi identificasse appieno. Quando l’hanno arrestato, io avevo appena iniziato a fare un disco dal suo beatmaker, Giordy Beatz (che, purtroppo, poi è mancato), e in carcere è venuto automatico dire “quando usciamo, facciamo il disco. Siamo gli ZTK”. Ma il vero punto di partenza fu proprio “Colpo In Canna”: l’obiettivo era parlare di certi temi rendendoli comprensibili a tutti.

Rapburger) Nasce lontano nel tempo: qual è stato il primo pezzo?
Gast) “Fratelli de Sangue”, prima traccia del disco, che da anche il nome al nostro gruppo, ZTK – Blood Brothers, registrato nel 2011. Il disco, tra l’altro, l’abbiamo chiuso nel 2011, poi, per gravi ritardi dell’etichetta, è uscito tre anni dopo.
Chicoria) Il lavoro nostro è quello di creare contenuto, di fare i rapper; il compito dell’etichetta è quello di mettere insieme ‘sto contenuto, fare il packaging, e diffonderlo il più possibile. Questo è quello che dovrebbe fare un’etichetta, cosa che nel nostro caso è avvenuta con molto ritardo.
Gast) Se questo disco fosse uscito nel 2012, avrebbe avuto un altro impatto sulla scena.
Chicoria) Io e lui non rappiamo più così, ma dieci volte meglio. E, soprattutto, lui ha un mixtape  e un album pronto, io due album pronti.
Gast) Non ci sono stati appresso. Per questo ora lui esce con Smuggler’s Bazaar e io da indipendente. Purtroppo, Running Free è stato un disco lanciato così, senza distribuzione.

Rapburger) L’ultimo pezzo invece, quando l’avete scritto?
Gast) L’ultimo pezzo scritto è “GTA” con Noyz. L’unico brano recente, infatti ha un’altra sonorità rispetto al resto del disco.

Rapburger) Ecco, visto che il disco ormai è chiuso da un bel po’ di tempo, avete già in mente un secondo lavoro sulla scia di questo?
Gast) Per ora abbiamo pronti lavori da solisti, quindi usciamo a breve con dei progetti singoli: se riesco fra poco lancio il mixtape che avevo annunciato già da due anni.
Chicoria) A ottobre, invece, esce Servizio Funebre, il mio nuovo album.

Rapburger) Collaborazioni in vista?
Chicoria) Non ti dico niente, vedrai.

Rapburger) Dai che lo sappiamo tutti che, dopo le ultime apparizioni televisive, ti giochi la carta-Fedez..
Chicoria) Macché Fedez, che cazzo stai a dì (si ride, ndr.)!
Gast) Sì, il pezzo con Fedez e Giovanardi al ritornello! Che comunque Giovanardi è portato per essere solo al primo tentativo. Di sicuro, più per il rap che per la politica…

Rapburger) Vedi, dovete fare un feat anche con lui!
Gast) Diciamo che abbiamo visioni diverse, lui è più per il lambrusco.

Rapburger) A proposito di AnnoUno, è stato dura confrontarsi in tv con un politico?
Chicoria) Considera il fatto che per vent’anni della mia vita ho spacciato, quindi fare quel mestiere significa che tu devi essere allo stesso tempo uno psicologo, un farmacista, etc. e comunque l’importante è ascoltare chi hai davanti e trovare una chiave di linguaggio adatta alla situazione. Ecco, quindi ambientarmi in quel contesto, per me non è stato affatto difficile.
Gast) E’ formativo fare lo spacciatore.
Chicoria) Non è formativo, ma quando stai là e hai davanti Govanardi, capisci subito che chi hai davanti vuol fare l’indiano. Uno a cui parli d’erba e ti risponde parlando di eroina, non vuole avere confronto. La butta in caciara perché il suo interesse è che la gente resti ignorante.
Gast) Il programma, però, è stato costruito in modo tale che la gente non capisse. Un conto che un concetto lo argomenti Chicoria, un conto che lo faccia un medico, figura non presente in studio. Cercavano lo spettacolo e alla fine l’hanno ottenuto: quello ti ha dissato (ride, ndr.)!

Rapburger) Cosa vi piace della scena, che ne so, anche di quella mainstream, quella milanese per esempio?
Gast) Il rap di Milano, tecnicamente parlando, mi piace. Dal punto di vista del contenuto e dell’approccio alla musica, invece, quasi niente.
Chicoria) A me piace Er Sedato del Quarto Blocco, Aban, Nex Cassel. Sul mainstream, posso dirti anche Guè Pequeno, di cui principalmente apprezzo il fatto che ce l’abbia fatta, perché ha voluto puntare in alto. Sicuramente però, per i testi, quello che preferisco è Ntò.
Gast) Ecco, lo stavo per dire. Sì, diciamo più o meno quelli che ha detto lui, ma – se devo aggiungerne uno tra quelli “mainstream” – dico Salmo.

Rapburger) Per quanto riguarda le sonorità del disco, su cosa avete puntato?
Chicoria) Principalmente, sulle sonorità hip hop dei nineties. Poi, abbiamo anche provato ad aggiungere qualcosa che andasse al di là dell’hip hop. Comunque i nomi sono quelli di produttori giovani, ma già noti nell’underground.

Rapburger) Ultima domanda: se c’è, che messaggio volete lanciare con Running Free?
Gast) Premessa: è da un po’ che vedete che flagghiamo (flag è il logo che fai con le mani) una ‘doppia elle’. Questo perché siamo connessi ad un crew storico di Brooklyn, i Lo Life, che ha una storia simile a quella del nostro. Ci siamo conosciuti anni fa su Myspace, e abbiamo fatto un pezzo assieme, per poi creare appunto una connessione. Loro sono per lo più d’origine portoricana e vestono Polo, marchio simbolo della loro contrapposizione al capitalismo dei bianchi che indossavano Polo appunto. Così, con i cosiddetti million man rush, in tanti invadevano i negozi d’abbigliamento e rubavano tutto quello che potevano. Un paio di loro venivano manganellati, il resto scappava col bottino. Tutta questa merce veniva poi ridistribuita nel quartiere. ‘Doppia elle’ sta quindi per Love & Loyalty. Questo è il messaggio.
Chicoria) Ribadisco quello che dice lui, e aggiungo che le persone che rappresentano una classe sociale più bassa non vanno sottovalutate, perché poi magari qualcuno ce la fa e si ritrova davanti Giovanardi e gli fa “ahò, hai fatto una grande cazzata!” (ride, ndr.).
Gast) Altra cosa, è che – dopo tutto quello che c’è successo – siamo ancora fratelli di sangue. Abbiamo avuto la stessa ragazza, ci siamo menati, siamo finiti in carcere insieme, ma siamo ancora fratelli di sangue come a quindici, sedici anni. Qualunque cosa accada, lui è fratello mio, non me lo levi. Questo dice il disco.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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