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Kanye West, Outkast e J.Cole; vi raccontiamo tutto il Wireless Festival

Wireless Festival

Questo weekend siamo stati a Londra, più precisamente a Finsbury Park dove si è tenuta la tappa londinese del Wireless Festival, una 3 giorni che quest’anno presentava una line-up colma di artisti urban.

Il Wireless è tutt’altro che un evento underground ed è frequentato da un pubblico molto eterogeneo, in maggioranza femminile; è noto per la sua perfetta organizzazione e per essere il festival “fighetto”, in quanto non prevede camping. Insomma si passano 3 giorni con persone che mediamente si son fatte la doccia.

Iggy Azalea

La giornata di venerdì ha visto salire sul palco diversi nomi importati: la biondissima Iggy Azalea ha aperto le danze, letteralmente, con un corpo di ballo mozzafiato, ma anche una bellissima presenza vocale, un rap a volte anche molto tecnico ed attitudine da vendere. Mentre sul Boombox Stage si esibisce Angel Haze, che si districa anche su alcuni ritmi house, sul palco principale sale Tinie Tempah che per esaltare un po’ la folla è costretto a cantare i sui anthem (come Written In The Stars) ormai triti e ritriti; segue Pharrell Williams con un esibizione coinvolgente, anche se forse un po’ troppo calcolata.

Pharrell

Il piatto forte della giornata è Kanye West, che anche stavolta è riuscito a scatenare polemiche fortissime su tutti i giornali inglesi.
Kanye è salito su un palco minimalista con una maschera che copriva tutto il suo volto lanciandosi in una versione potentissima di Black Skinhead; ma occhio, questo non è il tour di Yeezus quindi il concerto attraversa tutto il suo repertorio e la selezione ne rende davvero giustizia.
Il live è esaltante, la voce c’è, la presenza sul palco pure, il pomo della discordia è, come sempre, il suo ego smisurato che lo porta a fare una ventina di minuti di “discorso” sul finale di Runaway. Si parla di Nike, sull’inseguire i propri sogni ed altri topic Westiani, ma il pubblico non ne vuole proprio sapere ed inizia a borbottare; Kanye si fa subito perdonare con i 40 minuti finali densi di hit fino al bis di Blood On The Leaves che è davvero mozzafiato.
Una coda chilometrica per la metro e la prima giornata di Wireless è ufficialmente finita.

Vivere tutti e tre i giorni e tutti e tre i palchi è praticamente impossibile; per fortuna sotto il palco di Chance The Rapper c’era l’ottima Irene Papa che ci assicura che il rapper dell’Illinois ha dato il massimo, con un live molto carico, creando grande empatia con il pubblico. Earl Sweatshirt, sul palco subito dopo, non risulta così convincente; il pubblico londinese sa i suoi testi a memoria, ma la giovane età lo relega al ruolo di “promessa”.

Wiz Khalifa si impossessa del palco principale e piaccia o no, ha una grande presenza scenica ed un “Black & Yellow” lo strappa a tutti.
I lettori ci perdoneranno se ci siamo persi YG con Dj Mustard (abbiamo solo scoperto alla fine che c’era) per vedere gli eroi locali Rudimental incendiare il palco prima del secondo live di Kanye West (che sostituiva il malato Drake).

Wiz Khalifa

Kanye ripete lo stesso live della sera prima, con qualche piccola variazione e ripete il momento “discorso” su Runaway, giustificandosi per questa sua beautade millantando di fare qualcosa di innovativo ed originale. Ma è meglio quando lascia parlare la musica.

Il terzo giorno ci pensa J.Cole a scatenare i quasi 100.000 spettatori con un live emozionante, coadiuvato da una full band precisa e potente; quanti fan erano lì solo per lui? Non tantissimi, probabilmente, ma il pubblico si rende subito conto che lui, insieme a Kendrick, sono il futuro dell’Hip-hop.

J.Cole scende dal palco, saluta i fans e si mette nella vip area per aspettare il prossimo act: gli Outkast.

Prima però sullo stage della Pepsi c’è un personaggio che sulla carta avremmo snobbato, ma che in realtà si dimostra un cavallo vincente: è Sean Paul, in formissima, che snocciola hit dopo hit davanti ad un pubblico carnivalesco in visibilio; Get Busy e Like Glue scatenano veri e propri cori da stadio.

ph by Rachael Wright

ph by Rachael Wright

È il momento; 20 anni di storia dell’hip-hop salgono sul palco, fra la grande curiosità degli astanti. Sono Big Boi e Andre 3000 o meglio gli Outkast, che con una live band d’eccezione portano il vero funk a Londra; complice un po’ di pioggerellina il pubblico si scatena, non solo sulle hit blasonate, ma ascolta attentamente anche tracce come Elevators, decisamente meno nazional popolari.

Una nota di merito va anche ad altri act non propriamente rap, come i Basement Jaxx, che per costumi e fotta sono uno dei live più belli dei tre giorni. Ci pensa Bruno Mars a chiudere il festival, un talento cristallino senza rivali nel mondo del pop; lontanissimo dall’aurea patinata che emanano i suoi video, Bruno è un’artista completo seguito da una band affiatatissima ed anche il più puro dei cuori hip-hop è costretto ad ammettere che il ragazzo ha il funk.

Danny North

ph by Danny North

Questo è il Wireless, un festival ben organizzato, con palchi e soundsystem all’altezza dei nomi in scaletta; Se l’anno prossimo la line-up è di questo livello vi toccherà fare il biglietto per Londra. Non ve ne pentirete.

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