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Intervista ad Ensi: “non c’è niente di più hip hop che cercare di educare le persone”

Ensi intervistaDi Tommaso Naccari

Il 2013 è stato l’anno della sua definitiva consacrazione come artista solista, dopo l’uscita di ETUS (uscito sul finire del 2012), e il Fritz Tour. Adesso Ensi torna, più carico che mai, con Rock Steady, l’album con il quale, come ci ha raccontato, vuole alzare l’asticella. Noi l’abbiamo incontrato negli studi della Warner, poco prima del suo quarto instore, quello di Bologna, a 24 ore dall’uscita del suo 3° album solista.

Rapburger) A poco più di 24 ore dall’uscita dell’album, con alle spalle i primi tre instore a Torino, Milano e Varese, puoi già tirare le prime somme sull’effetto che ha avuto Rock Steady sul pubblico?
Ensi)
Guarda ogni uscita poi ha sempre il suo vissuto e il suo percorso da fare, come è giusto che sia. È un po’ presto per tirare le somme: sicuramente nelle prime ventiquattro ore i messaggi che ricevi sono quelli più di affetto, perché è normale no? Quelli che comprano il disco nell’immediato sono i fan che hai già, gli amici e persone che credono in te. Sono quelli che l’avrebbero comprato in ogni caso. Ho firmato un sacco di CD tra Torino, Milano e Varese mentre chiedevo: “L’hai ascoltato?”, ricevendo come risposta: “Ancora no, ma non vedo l’ora”. Non riesco a riaggiornare le bacheche dei social, perché sono un turbinio di messaggi. Quello che mi è parso capire dalle prime impressioni è che l’equilibrio che vive nel disco, dove sono presenti pezzi più hardcore e cose più poetiche, sia il punto di forza di questo Rock Steady, perché è come se il pubblico si fosse appassionato al disco appunto perché ha questo tipo di struttura, perché sanno che sono fatto così, come li ho abituati anche nei miei vecchi capitoli, dove non ci sono solo pezzi hardcore o solo pezzi più poetici, sono un mix di cose. Un’altra cosa che mi sta facendo prendere bene è che recepisco che il disco viene premiato per la maturità.

Rapburger) Sì, è un’impressione che abbiamo avuto anche noi ascoltando il disco qui in Warner: rispetto a ETUS si sente quasi l’esigenza di sottolineare la maturità. Non che in Era Tutto Un Sogno la maturità non ci fosse, però in Rock Steady è una cosa diversa.
Ensi) 
C’è da considerare anche che siamo in un periodo storico diverso rispetto a quello in cui è uscito il disco precedente, anche per questo si nota di più. Mi permetto di dire che a livello di coerenza artistica e di contenuti, magari la gente si sia un po’ appiattita su delle cose, quindi magari un disco come questo può essere la prova che c’è ancora qualcuno che fa le cose come si deve. Dai messaggi che mi sono arrivati mi è parso di capire questo, considerando che i messaggi mi sono arrivati da un pubblico che varia dai ragazzini e dalle ragazzine che mettono la foto con il cuoricino, che fanno parte del gioco, a, senza fare nomi perché non mi voglio bullare di niente e di nessuno, messaggi di gente spessa e di gente della vecchia scuola che mi fa i complimenti per le cose più svariate, anche da personaggi che hanno voce in capitolo. Questo per me è importante perché al di là delle mere vendite, io ho fatto un disco e spero di ricevere dei feedback importanti dall’ambiente. Quindi: al di là di ricevere i props da un pubblico meno addicted, meno informati e che conoscono meno la storia di questa musica e di questa cultura, per me avere il pollice in su da gente che ne sa è fondamentale.

Rapburger) E sotto questo aspetto non è stato un po’ un rischio coinvolgere poca gente della scena, sia dal punto di vista della produzione, dove troviamo il solo Symone, sia dal punto di vista dei featuring, in cui troviamo coinvolti, per quanto riguarda il rap, solo Noyz Narcos e Salmo?
Ensi) 
Sì, ma questo è perché sono sempre andato un po’ controcorrente. In realtà, se tu guardi ETUS, c’erano Salmo, Gué, Raige e Rayden a rappare, gli altri featuring erano cantanti. Considerando che in quel disco erano contenute più tracce che in Rock Steady, l’equilibrio più o meno c’è. Non ho mai fatto dischi pieni di featuring, anche perché durante l’anno io sono uno dei rapper più chiamati nei dischi; se esce un disco in Italia di uno spesso è capace che ci trovi dentro una mia strofa. Quest’anno da Rocco Hunt che ha vinto Sanremo all’underground più underground, ho fatto featuring con tutti. Negli ultimi due anni, da quando è uscito Era Tutto Un Sogno, ho collaborato con tutti. Quindi, sia per i fan che per me stesso, continuare a fare le stesse cose mi sembra inutile. È anche importante fare qualcosa di nuovo, trovare degli stimoli diversi e soprattutto, sempre considerando che io sono per il concetto che l’unione fa la forza e non sono convinto che chi ha tanti featuring nel disco è perché sia poco sicuro delle sue strofe, vorrei che i fan comprassero Rock Steady perché ci sono io, non perché ci sono gli altri e questo sta succedendo. Avrei potuto chiamare chiunque, anche nomi del pop, grazie all’appoggio della struttura che mi supporta nel mio lavoro (la Warner n.d.r), ma non avrebbe avuto senso; anche questa per me è una sfida, se io con Rock Steady raggiungo determinati livelli, ed è quello che mi auguro, ma anche non fosse, io mi guardo allo specchio e sono felice, perché comunque non ho fatto un disco che ammicca, non ho fatto un disco che prende scorciatoie. In realtà il mio percorso artistico non è mai stato fatto di scorciatoie, ed è per questo che se oggi raccogliessi sarei felice di farlo e sicuro di meritarmelo, abbiamo messo mattone su mattone, senza bruciare le tappe, non mi sono inventato ieri, né come freestyler né per i dischi. Ogni pezzo ha una maturità diversa, ogni disco ha una maturità diversa: Era Tutto Un Sogno ha una determinata logica rispetto al periodo in cui è uscito, come Vendetta aveva quel senso lì quando era lì, come i dischi con i One Mic avevano quel senso là. Io, delle volte, a riascoltare Sotto La Cintura, senza giudicarmi troppo male, sento che tecnicamente oggi c’è un abisso da quella roba lì, sarebbe un problema se non fosse così. Non ho nessun timore nel mettere nero su bianco questi tipi di argomenti perché io voglio che la gente possa appassionarsi a questo disco, non solo per la musica, che comunque ha sempre dimostrato di supportare, ma anche per le mie scelte e per il tipo di faccia che ho messo nel realizzare questo progetto. Vorrei, ancora, che l’ambiente fosse contento di Rock Steady, perché ora c’è una grande diffusione dell’Hip-Hop, anzi, del rap, in Italia, ma spesso noto la voglia quasi di distaccarsi dall’ambiente che l’ha generato e invece in questo caso per me le cose vanno di pari passo, a maggior ragione con la possibilità di lavorare con una grande casa discografica, vorrei che questa cosa fosse ancora più sottolineata.

Rapburger) Tra ETUS e Rock Steady credo che una delle tappe fondamentali per te sia stata la partecipazione nel disco di Fritz da Cat e il conseguente tour con lo stesso Fritz e Noyz. Quanto tutto ciò ti ha influenzato e cos’altro ha influenzato la stesura di quest’album?
Ensi) 
A parte che Fritz è uno dei produttori che stimo di più in Italia ed è inutile sottolineare come sia cresciuto con 950 e via dicendo. C’è da dire che, quando è partita l’idea del tour, Rock Steady era in una fase embrionale, però sapevo che non mi sarei potuto permettere di staccarmi per lavorare e fare altre cose, perché comunque, per quanto le date fossero nel weekend, tra prove, imparare i pezzi di Noyz, capire come alternarci, il lavoro dietro non è stato poco. Però sapevo anche che mi avrebbe caricato di energia positiva, e così è stato: uno perché secondo me io e Noyz rappresentiamo le due facce di una stessa medaglia; abbiamo un sound  e un’attitudine diversa, lui è veramente un underground king, non va in TV, non va in radio, a differenza mia che ci vado, ci vado con stile, perché nessuno mi dice: “Ensi sei andato da Fazio, sei un coglione”, però ci vado. Lui no, lui è proprio “rugged and raw”. Però, alla fine, l’attitudine è la stessa, anche la musica che ci piace abbiamo scoperto essere la stessa. Considerando che io e lui non abbiamo mai avuto un rapporto di amicizia prima del tour, sì ci rispettavamo, abbiamo condiviso palchi, c’è sempre stata unione. Fritz è stato il collante perfetto tra le due cose, perché nel suo essere hip-hop, riesce a scindere la sua anima hardcore da quella più poetica. Il tour è stato figo perché abbiamo riempito i club con una scaletta nella quale il pezzo più “divertente” era “Abracadabra”, era una mattonata.

Tu dici: una pop icon, anzi, una hip-hop/pop icon riempe il posto facilmente, noi lo abbiamo fatto con uno show hardcore, girando tutta Italia. Partivamo su “Street Opera”, capisci già dal biglietto da visita. Per ritornare al succo del discorso: quel tour, vissuto a quella maniera, in un periodo abbastanza concentrato mi ha caricato di energia positiva e soprattutto mi ha stimolato nello scrivere i brani, più che altro perché mi ha fatto interiorizzare cose che avevo già vissuto. Considera poi che tra ETUS e il Fritz Tour è passata una bella fetta di tempo, quindi avevo un po’ esaurito l’energia di Era Tutto Un Sogno. In più a differenza di molti altri artisti, che girano con molte persone durante i loro tour, quelli che fanno le doppie voci e così via, io ho sempre girato solo con DJ 2p, quindi anche andare a fare un tour con delle persone diverse ti stimola: anche solo la musica che ascolti sul furgone per raggiungere le varie tappe. È stato proprio un raccoglimento di energia, per quanto mi riguarda ed è questo quello per cui è servito. Certo che se poi consideri che non ho chiamato Fritz nel disco, non posso dirti che mi abbiano influenzato in maniera tale per la quale gli ho poi chiamati in tutte le tracce, con Noyz non avevamo mai collaborato, dopo un tour era normale chiamarlo; immaginandomi un pezzo super crudo e mega hip-hop, ho coinvolto anche Salmo, con il quale entrambi andiamo stra-d’accordo ed è nata “Stratocaster”. In generale, le ispirazioni per Rock Steady, oltre ad arrivare dal tour con Fritz sono arrivati da tanti ascolti che ho fatto, soprattutto di cose vecchie e difatti si sente molto nell’interpretazione. Non so se c’avete fatto caso, ma il disco non ha doppie voci, è registrato tutto su traccia unica, questo perché volevo che la capacità di un emcee al microfono fosse valorizzata, sia nei pezzi più crudi che in quelli più poetici, e secondo me l’interpretazione ha fatto in modo che Rock Steady, dal punto di vista del rap, ancora prima della scrittura, parlo proprio dell’attitudine che ci ho messo a rapparlo, sia di una fluidità pazzesca, roba che nei miei lavori non c’è mai stata, almeno non in questo modo. Questo penso che sia un grande passo avanti: io poi mi ascolto molta roba vecchia e ti accorgi che il modo in cui il rap scorre sul beat  è diverso. Qui mi è venuto tanto in aiuto il freestyle, perché io so benissimo che l’energia che riesco a scaricare nei freestyle, fino ad oggi, nei dischi non l’ho scaricata, ed è quello che mi dicono spesso, nelle critiche anche costruttive “In freestyle sei il numero uno, un mostro, però nei dischi non rendi quanto nell’improvvisare”. In realtà chi conosce questa roba sa che io nella scrittura sono sempre stato al pari che nel freestyle, se non più avanti, per quanto mi riguarda, però non sono io a decidere, ma è sempre il pubblico a farlo. In ETUS l’avevo già dimostrato, Rock Steady credo sia l’apice di questa cosa. E sto già facendo delle robe nuove e hanno ancora uno step in più, quindi penso che la mia crescita artistica non sia finita, e penso che la mia maturità artistica sia arrivata a punto tale da farmi fare un disco come Rock Steady ma che non sia ancora nel pieno splendore. Questo lo dico non per dire che il prossimo disco sarà ancora più figo, perché poi non è che azzecchi sempre il pezzo, però quello che voglio dire è che io come emcee e come rapper mi sento ancora in una fase di crescita e di evoluzione ed è una cosa che a 28 anni non mi aspettavo, sinceramente.

Rapburger) Ciò che mi ha sorpreso del disco è questa ricerca dei contenuti. Non che sia strana, né tantomeno sbagliata, ma in quanto freestyler ti vedevo più da “rap con le punchline”…
Ensi) 
È chiaro che da freestyler sono più da punchline e sono sicuro che se domani facessi un disco tutto super ruvido e pieno di punchline, chi mi ama per il freestyle andrebbe fuori di testa, però io non sono quello. Se io dovessi scegliere 20 brani dell’hip-hop mondiale che mi hanno cambiato la vita ci sarebbe un pezzo hardcore, un pezzo d’amore, un pezzo party, un pezzo gangsta, ci sarebbe di tutto, perché questa è la forza dell’hip-hop. Non mi sono innamorato della doppia acca per “Represent” di Nas, mi sono anche innamorato per il contenuto, l’amore, ed è giusto che sia così. Quando io mi metto a nudo nel fare un disco, è giusto che io metta a nudo anche le mie debolezze. Non ho mai nascosto il mio personaggio dietro qualcosa, come magari fanno tanti altri che hanno un immaginario in un modo e poi nella vita sono anche altro. Io che sono anche altro lo dico nei dischi, io faccio “Rocky e Adriana” con la stessa attitudine con cui faccio “Stratocaster”. E se questo alla gente potrebbe far storcere il naso, non me ne può fregar di meno, perché io sono fatto così, ed è giusto che io sia così. Poi i gusti sono gusti: uno può apprezzare solo i miei pezzi d’amore, solo quelli più crudi, ripeto, sono gusti. In Rock Steady non c’è un altro brano come “Orgoglio e Vergogna”, ma perché lo avevo già fatto e la situazione non è cambiata così tanto. Dovessi scrivere di cosa sono orgoglioso e di cosa mi vergogno scriverei esattamente le stesse cose, quindi era importante un’evoluzione coerente della propria musica che non ti faccia cadere nel burrone delle ripetizioni, perché comunque non è che la vita del sottoscritto sia un turbine di eventi, racconto quello che vivo. Però fondamentalmente, se l’esperienze sono quelle… È più facile scrivere il rap quando hai qualcosa da dire, se dovessi scrivere ora un pezzo d’amore, sarebbe diverso da un pezzo scritto in un altro periodo, così se scrivessi un brano ricco di punchline in un periodo e uno in un altro questi avrebbero due chiavi di lettura differenti. Secondo me è proprio quella la forza di Rock Steady, aver evoluto dei concetti che non sono inediti: se ci fai caso “Oro e Argento” e “Change” hanno una tematica a tratti simili, ma hanno una chiave di lettura completamente diversa, se non tanto a livello di testo, sicuramente a livello musicale, ed è qua che secondo me si capisce la maturità di un artista, quando riesce a fare una cosa che magari ha già ricalcato, ma la fa sembrare completamente un’altra cosa.

Rapburger) Ho trovato poi rischiosa la scelta di aprire le danze con “Change”, un brano che mi sembra poco da Ensi…
Ensi) 
Ma invece no, mi permetto di contraddirti, sempre per la questione dei 20 pezzi di cui sopra. Io mi ascolto volentieri Adam Levine e Kanye West. Quel pezzo è una roba simile, in più, ci sta che non piaccia il ritornello, non posso fare pezzi che piacciano a tutti, ma è molto più hip-hop “Change”di tantissime altre robe che ho fatto, perché ha una pasta super vintage quel pezzo. Il fatto che sia brillante nella sua esposizione, la ricerca pazzesca musicale che c’è dietro, con il basso, le tastiere, le chitarre tutte suonate dal vivo da Patrick Benifei, batterie tutte programmate da Symone con un certo stile perché ricalca uno stile simile a quello di “Stomp” dei The Roots, tra l’altro non l’ha mai fatto nessuno, è un pezzo quasi in cassa dritta, perché cassa e rullante sono sulla stessa battuta e quindi crea quell’effetto quasi terzinato e bucato, l’ho fatto tre volte dal vivo e il posto viene giù. Secondo me la cosa che non è piaciuta tanto di “Change” è stato l’insieme video-audio che ha fatto un po’ storcere il naso, qualcuno avrà detto: “Ensi lo volevo vedere più alla Numero Uno”. Ma ho 28 anni, ho vinto tutte le gare che hanno organizzato in questo cazzo di paese, dovrei andare all’estero per vincerne un’altra, ho dimostrato di saper rappare su ogni tipo di BPM, ogni tipo di velocità. Penso che sulle punchline ci sia poco da dire, ho fatto un Freestyle Roulette dedicato all’uscita di Rock Steady nel quale ci sono più punchline che in dischi di molti miei colleghi, poi quel freestyle è un insieme di roba scritta e improvvisata, come dichiarato. Quello che voglio dire è: veramente ho bisogno di dimostrare che so fare le punchline? Questa musica parla alle persone, posso continuare a dire che ho il cazzo più lungo degli altri? O che piscio più lungo degli altri? Che le mie rime sono più forti delle tue?
Io non mi voglio rivolgere solo ai ragazzini di 18 anni che vanno fuori per questa roba delle punchline, perché io ho 28 anni e parlo alle persone. Io sono sicuro che se un 30enne ascolta “Change” mi alza il pollice a livello di contenuti, anche se musicalmente può non piacergli. In generale il disco è fatto di canzoni. Questa è la forza dell’Hip-Hop. Forse io ho una visione troppo internazionale, perché sono super settoriale, super addicted e conosco davvero la storia di questa musica, ma se ci fai caso le cose che ci sono arrivate dall’estero, ci sono arrivate perché avevano una grande cassa di risonanza, o per testo, o per musica. Perché poi le robe underground sono più nascoste: ancora adesso scopro rapper che non conosco, tutti i giorni. Quindi il passo è breve: in Italia le cose che hanno portato questo genere ad essere così popolare sono state altre e quindi la gente si aspetta sempre Spit, si aspetta sempre Freestyle Roulette, si aspetta sempre “Numero Uno”, è normale. Ma io sono contento di educare, non c’è niente di più hip-hop di cercare che educare le persone. Sono sicuro che non ci riuscirò con tutti, perché è normale, ma se questo disco, io me lo auguro, avesse ancora più successo di quello che c’è stato fino ad adesso, allora si che festeggerei. Questo è un disco difficile, non è un disco per ragazzini, ma al contempo non è un disco vecchio. È questa la sfida di uno che vuole fare musica in questo modo, infatti i feedback più belli che sto ricevendo li sto ricevendo da persone che sono da tanto tempo in questo gioco da persone che fruiscono di musica a 360° e, tolto il fanatismo di quelli più piccoli che comunque a spada tratta difendono quello che faccio, da una fetta di pubblico un po’ più adulta e questo per me è un grande riconoscimento. Poi non piacerò a tutti, ma questo è un momento di maturità, per me. Se io domani facessi un disco tutto di punchline, agli occhi dell’hiphopettaro sarei un Dio, ma gli altri che cazzo direbbero? “Cosa dice sto ciccione di trent’anni? Come cazzo sta, ancora che parla di ‘ste robe”! Noi guardiamo un formicaio con la lente di ingrandimento, ma la musica è come una cipolla, ci sono gli strati. E lo strato più esterno, la fetta più grande è l’ascoltatore che ha sull’iPod un pezzo di Salmo, uno di Ligabue, due pezzi dei Club Dogo, uno di De André. Capisci che c’è gente che ha un gusto vario, quella gente lì cosa deve pensare guardando questa roba da fuori? Che siamo bambini colorati con il cappello? No, io non ci sto. Perché rispetto questa roba, la amo e soprattutto ho 28 anni. Quindi basta: basta pugnette, basta stronzate, basta cazzate io sono fatto così. Ti piaccio? Bene. Non ti piaccio? Ascoltati un ragazzino di vent’anni che magari ti riempie il disco di stronzate e puttanate o di punchline. Io non sono monoflow, non sono monoargomento. Io mi reputo un emcee e un artista e per fare ciò combino più elementi insieme. Oggi li combino in un modo, domani chissà. Magari il prossimo disco sarà ancora più hardcore e meno poetico, dipende anche da come sto. C’è stato un periodo nella produzione di Rock Steady che volevo fare tutti pezzi come “Stratocaster”, però poi mi sarei rivolto ai soliti. Io credo che anche chi mi odia, dovrebbe essere contento qualora io arrivassi un po’ più sì e potessi essere l’alternativa a qualcos’altro. Come sono stato contento che uno come Rocco Hunt abbia vinto Sanremo. È la stessa cosa, con due pesi e due misure diverse, ovviamente. Se Gionnyscandal domani vince Sanremo, per me è una pugnalata, il fatto che lo vinca Rocco Hunt è una hit. Basta guardare questa roba come se fossimo ancora noi con i baggy jeans alle jam, perché quel periodo è finito. Quell’attitudine c’è ancora, ed è dentro il mio cuore, e la faccio battere ogni volta che metto la penna sul foglio e metto la faccia davanti al microfono, ma il concetto di musica è un’altra roba. Se tu guardi gli artisti internazionali, questa roba c’è sempre: a Snoop Dogg nessuno dice niente. Fa un pezzo con Pharrel, poi con PSY, domani potrebbe fare pure un pezzo con Madonna, che cazzo gli devi dire? Quello rappresenta la sua merda da 25 anni. Noi in Italia continuiamo a guardare ‘sta roba come i cavalli, con i paraocchi. Io sono un fan della vecchia scuola. C’è gente della old school che chiama me nei dischi, io chiamo loro nei dischi e mi fanno i featuring quando non li fanno a nessuno, perché ho il pollice in su da sta gente. Però basta guardare ‘sta roba come dei teenager, sennò non andiamo da nessuna parte. Questo è un po’ lo spirito di Rock Steady.

Rapburger) In conclusione una domanda che è impossibile non farti: i fan stanno assillando te, ma non solo, con richieste del nuovo disco dei OneMic, e sono rimasti delusi dall’assenza di Raige e Rayden da Rock Steady. Non credi che, alla lunga, il nuovo album del vostro trio possa diventare quasi un dovere, così?
Ensi) 
No, perché noi non ci sentiamo obbligati. Ripeto: io ho 28 anni, gli altri due ne hanno 31, non siamo dei bambini. Cioè: non è che siamo Babbo Natale che chiedi, chiedi, chiedi e poi arriva il regalo. OneMic ha dieci anni di storia, abbiamo fatto due dischi: il primo era un’accozzaglia di punchline che inevitabilmente è diventato un classico per gli amanti del genere, ma quando lo riascolto adesso noto una immaturità incredibile in quel disco. Quando l’ho scritto io avevo 17 anni. D’altro canto Commerciale non ha avuto il successo che ci saremmo meritati. Quelli che scrivono in maniera incessante sono quelli più nostalgici, che amano i pezzi dei OneMic. Nel mio disco, però, dopo due dischi con il mio gruppo, dopo averli invitati in tutti i miei dischi solisti, dopo che io ho fatto featuring in tutti i loro dischi solisti, stiamo parlando di 14 capitoli di musica nella discografia OneMic, partendo dal Promo arrivando a Rock Steady sono 14/15 progetti tra album e mixtape ufficiali in 10 anni. Abbiamo fatto 200 pezzi assieme. Per me è anche difficile trovare un argomento da trattare con loro, noi abbiamo parlato: di quanto pisciamo più lungo degli altri, di quanto ci fa schifo il pianeta terra, di quanto siamo stati male per una stronza, della nostra famiglia, tutti gli argomenti, anche i più banali. Quando ho pensato a fare un pezzo con i One Mic in Rock Steady non ho avuto manco un’idea. Per fare un pezzo forzato, che stonasse con il resto dell’album, ho preferito non chiamarli. Per di più la gente si aspetta un disco dei One Mic, ma poi il successo di noi tre come gruppo è sempre stato molto circoscritto. Siamo geograficamente e musicalmente distanti, se ascolti Rock Steady, Buongiorno L.A. e Raydeneide trovi tre robe diverse. Quindi, unirci per fare contenti i fan, non avrebbe senso. Anche perché allora, quando ho scritto: “Con chi vi piacerebbe facessi un featuring”, avrei dovuto chiamare tutti i nomi usciti. È normale per me voler trovare anche altri stimoli. Per esempio uno con cui non ho mai collaborato è Marracash, spero di fare presto delle cose con lui. Ed è uno dei meno citati nel post che ti dicevo prima, l’avranno scritto in due. Il pubblico vuole sempre “King’s Supreme”, “Tutti Contenti”, ma sarebbe frustrante. La mia evoluzione dove si va a mettere? Poi questa non è una questione che c’entra con il gusto: sono sicuro che molti miei pezzi vecchi piaceranno molto più di alcuni pezzi che ho messo in Rock Steady, ma non vedo quale sia il problema. Non è che tutti i pezzi nuovi di Nas mi piacciono quanto quelli vecchi, anzi. It’s like that!

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