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Fedez, un artista molto intelligente che fa musica molto brutta

Fedez

Se un giorno facendo colazione ci ritrovassimo la faccia di Fedez sulla scatola dei cereali non dovremmo del tutto sorprenderci.
Il rapper milanese ha fatto coincidere la data di uscita del suo album con una massiccia campagna promozionale della sua figura dove la musica occupa un ruolo abbastanza irrilevante. Fedez è un artista che piace a tantissimi ragazzini, ma è soprattutto il personaggio che piace ai genitori e al mondo dello spettacolo ma non solo. Ultimamente il rapper fondatore della label Newtopia ha incontrato le simpatie anche di Beppe Grillo finendo per firmare l’inno del Movimento 5 Stelle. Così dopo aver invaso i vari Verissimo, Chi e Donna Moderna, ora Fedez attira le attenzioni anche dei quotidiani nazionali finendo in prima pagina su La Repubblica, Il Corriere e Il Messaggero venendo a contatto con un pubblico decisamente più ampio. A conferma di ciò i numeri giganteschi delle vendite del suo Pop-Hoolista che in una settimana è diventato Disco D’oro. Per capirci, lo scorso album dei Club Dogo, Noi Siamo Il Club, per raggiungere lo stesso risultato di settimane ne ha impiegate 12, Mercurio di Emis Killa 4 e Bravo Ragazzo di Guè Pequeno 3. Numeri veramente da record, quindi, anche se il lato che gode di questa sovraesposizione esagerata in questo momento non è certo quello musicale ma quello del personaggio. In tutte le interviste o negli articoli in cui si parla di Fedez, a far da padroni sono argomenti come i tatuaggi, la sua ragazza, il suo essere un bravo ragazzo nonostante sia un rapper (che di solito sono dei cattivoni scorbutici) e i punti di vista di un 25enne sulle varie situazioni in Italia. Quando tocca alla musica si parla sempre della sua figura imprenditoriale con la sua Newtopia, ma mai (o quasi) del suo album.
Come lo stesso Fedez afferma, lui è un personaggio odiato dalla scena underground del rap. La parola “odiare” è esagerata ma è cosa nota che il rapper di Milano non sia visto di buon occhio da un buon 80%  della scena hip hop. Questa bella fetta di persone non digerisce Fedez, anzi lo schifa e lo fa, non per aver ascoltato il disco, ma per i valori che il rapper rappresenta in tutte le sue presenze mediatiche.
Ecco, io invece ho ascoltato il disco, dall’inizio alla fine. Già perché stiamo parlando di un artista, non di un personaggio e basta. Fedez è un artista sveglio, forse uno dei “rapper” più furbi ed intelligenti degli ultimi anni, peccato però che la sua musica non sia all’altezza.
Ha voluto mettere le mani avanti chiamando l’album Pop-Hoolista ma non è una buona scusa per scrivere cose più banali della mia bacheca di Facebook o di Fabio Volo. Nell’album regna la superficialità di affrontare ogni tipo di argomento, ogni rima sembra uscita, o potrebbe finire nella smemoranda di qualsiasi adolescente e anche il suo “andare contro” gode sempre di un sapore democristiano. Gli episodi che si salvano nel suo quarto disco solista sono tutti da attribuire alle collaborazioni; non si salvano neanche le basi che mischiate ai ritornelli chiudono quello che dovrebbe essere un album rap ad una dimensione piccola come quella della musica leggera italiana. Diversamente dai Dogo che hanno avuto sempre un occhio al panorama musicale internazionale, Fedez fa canzoni che seguono sempre quelle 2 o 3 formule che funzionano in Italia: un po’ di dance, ritornelli con un uso terribile di autotune e delle melodie già sentite da gruppi tipo i Finley.
C’è da dire che Fedez poi è bravissimo a vendersi ed ha una mentalità imprenditoriale che nessun rapper ha mai avuto alla sua età e non mi sorprenderei se un giorno ci ritrovassimo Fedez ad essere un nuovo piccolo Berlusconi, altro personaggio molto discutibile ma di una intelligenza notevole.
Tutto ciò però conta poco, ciò che conta è la musica, che non vede di certo in Fedez uno dei suoi momenti più felici.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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