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Intervista a Chicoria: “lo Stato può fare tutto perché rimane sempre impunito”

INTERVISTA CHICORIA

Foto di Carola Ducoli

di Giorgio Quadrani

Solo qualche mesetto fa – era giugno, per l’esattezza – ho avuto l’occasione di interagire di persona con Chicoria e Gast per parlare un po’ del loro ultimo progetto in combo, Running Free. A distanza di pochissimo, mi ritrovo a scambiare due chiacchiere al telefono sempre con uno di loro, l’attivissimo Chicoria, pronto a far esplodere tutta la scena con la sua nuova bomba da solista firmata Smuggler’s Bazaar (la sua label): Servizio Funebre. Bene, non sarò io ad anticiparvi che Chicoria, conosciuto un tempo come Armando Sciotto, è un personaggio davvero curioso che ne ha passate di cotte e di crude, e ne avrebbe da raccontare per intere giornate di fila. Diversi concept album e, se è per questo, nemmeno un’intervista riuscirebbero nell’intento di spiegare al meglio il suo mondo, quello visto dalla sua intrigante prospettiva. Così, Armando si è cimentato anche nella scrittura di un libro, Dura Lex, reperibile negli scaffali delle librerie a partire proprio da questi giorni. Con noi di RapBurger ha fatto il punto, più o meno, di quanto accaduto da dove eravamo rimasti l’ultima volta che siamo visti (e non solo).

Rapburger) Sei finalmente fuori con il tuo disco, Servizio Funebre, a quasi tre anni di distanza da S.E.R.T., il tuo lavoro precedente da solista. Quattordici nuove tracce di cui ci avevi già accennato tempo fa durante l’intervista con Gast. Cosa mi dici sul nuovo lavoro?
Chicoria) È un disco che racconta quello che mi succede, che racconta quello che vivo. Quando ho iniziato a scriverlo, mi sono accorto che c’era un sacco di competizione – proprio come ora – così ho voluto usare questo titolo, Servizio Funebre, per dire che la competizione in questo momento non c’è, perché vi mando proprio al cimitero.

Rapburger) Cioè, seppellisci proprio tutti, come è raffigurato nella cover?
Chicoria) Esattamente. In ogni caso, quello che ho cercato di fare è stato proprio trovare un filo conduttore col precedente album, S.E.R.T. appunto. Prima ho cercato di ridimere delle persone, dandogli elementi per riprendersi, ma il tentativo è fallito. Non ti interessa il discorso? Bene, te lo faccio capire al cimitero. Mi ingaggi, e faccio quello che c’è da fare (ride, n.d.r.).

Rapburger) Il disco ha un sound fresco, con anche qualche esperimento (vedi quello con Jacky 0) che si differenzia molto da quello che abbiamo potuto ascoltare finora da te. Le produzioni, eccetto due, sono tutte di Depha. Come mai hai affidato quasi tutto a lui?
Chicoria) Perché Edorardo (Depha, n.d.r.) è una persona talentuosa e che ha voglia di lavorare; sempre disponibile e al passo col mio lavoro. Ci vediamo una volta a settimana, registriamo i pezzi, mi prendo le basi e vado a scrivere a casa. Crea beat potenti e fighi al volo. Appena iniziato Servizio Funebre, volevamo fare un album io, Achille L e Nigga Dium. Quell’album, effettivamente, è stato registrato. In una sera abbiamo registrato da Depha otto pezzi insieme. Ciò significa che il beatmaker aveva le basi fighe disponibili e noi eravamo dei rapper al passo col suo lavoro, e così in poco tempo è uscito fuori quasi un album.

Rapburger) Che fine ha fatto poi quel disco? Il progetto è ancora in lavorazione o l’avete accantonato?
Chicoria) Non è più stato pubblicato perché Lauro è uscito poi con Roccia Music, intraprendendo un percorso a sé stante. Comunque, il lavoro non è stato buttato perché un po’ di tracce se le è tenute Lauro e altre invece Dium. Idem per me che ho inserito nel disco una traccia registrata quella notte, “Non Riesco a Dormire” con Dium. Tornando al sound del disco, invece, ti dico che quello che ascolti – che ti risulta essere molto fresh – io ti dico invece che a me, senza nulla togliere al progetto appena uscito, suona come “datato”. L’abbiamo registrato due anni fa, infatti posso dirti anche che nel computer ho già pronti un “servizio funebre n. 2” e un mixtape Smuggler’s Bazaar.

Rapburger) Ok, però ti dico che, per esempio, se prendi due pezzi come “Troppo Vecchio per Cambiare” o “Questo Mondo Non è il Mio”, senti un sound nettamente al passo coi tempi.
Chicoria) Sì, all’epoca mi suonavano come cose molto fresche e mi ci sono subito invaghito. Capisco quando mi dici che ti risultano originali, però ci tengo a ripeterti anche che ho un centinaio di pezzi pronti, scritti da quando ho chiuso Servizio Funebre.

Rapburger) Chiarissimo. A tal proposito, chi è Jacky 0, l’autore di “Questo Mondo Non è il Mio”?
Chicoria) Jacky 0 è un ragazzo che lavora per Apparel Music. Ma facciamo un passo indietro: la base originale del brano è di Gordikov, un ragazzo ucraino che lavora sempre per Apparel Music. Jacky 0 ha sentito quel pezzo di Gordikov, l’ha remixato, così l’ho potuto ascoltare. Non saprei come definirla quella musica, techno, elettronica, boh, comunque ha molto in comune con il rap. Con quel tipo di strumenti si è creata un’atmosfera ideale per quello che ho scritto. In tre ore ho scritto il pezzo a casa di un mio amico, Luca dei Freestylerz; mentre lui faceva i suoi lavori di videomaking, io l’ho rincoglionito con quella base ma dopo aver registrato mi fa “ammazza, sei un king!” (ride, n.d.r.). In genere comunque, se il produttore mi dà una base potente, ci metto un attimo a scrivere.

Rapburger) Il disco si apre con “A Bomba”, che è introdotto da una citazione di un personaggio di un film di Fantozzi, lo spacciatore che prima della gara di ciclismo gli offre la propria roba. Così, mi è venuto un dubbio: ti rivedi più nella figura dello spacciatore o in quella di Fantozzi?
Chicoria) Nel pusher, chiaro (ride, n.d.r.). È una filosofia, la stessa che avevo io quando dicevo “oh, ce l’ho io!”. Quando uscì quel Fantozzi – parliamo dei primi anni novanta – non esisteva una figura del genere, o meglio c’era il mariuolo di una certa età, non c’erano i ragazzi a farlo.

Rapburger) Quello che noto è che non manca mai quel filo conduttore che lega tutti i tuoi dischi, cioè riferimenti continui a quello stile di vita. Ogni episodio del disco raccontato ovviamente mettendo in risalto una sfumatura a sé della cosa: c’è il pezzo riflessivo (mi viene in mente “Posso Morì”), ma anche “Famme Spazio” dove dici “Batman mi sta ancora a cerca’ per tutta Gotham”.
Chicoria) Sì, c’è il pezzo più conscious ma anche quello più divertente. Ho fatto questa vita per vent’anni, mica l’avvocato o il bancario. La tiro fuori questa cosa qui perché è un mio bagaglio culturale, però attenzione: lo spacciatore non è un mestiere semplice, perché chiude in sé diversi mestieri (psicologo, economista, etc.). La politica comunque resta la stessa di prima, anche se il mestiere cambia. Smuggler’s Bazaar lavora non solo con il rap, ma anche con la musica elettronica, nel settore dell’editoria o nel merchandising. Fra un mese uscirà una linea nuova di abbigliamento che è una bomba, per dirti. Questa cosa qua è dovuta al fatto che noi eravamo degli spaccini e ruotavamo a trecentosessanta gradi. Noi in strada ci stavamo ventiquattro ore su ventiquattro, lavorando su tutto. E la stessa politica l’abbiamo importata nel rap. Ora faccio il produttore musicale, ma mi muovo e ragiono ancora con quella mentalità là. Finora quest’approccio ha pagato, non vedo perché dovrei cambiare. Lo stesso vale per Sandrino, che sta al mio passo e che gestisce Smuggler’s Bazaar.

Rapburger) Venendo al tuo modo di scrivere, invece, ormai è sotto gli occhi di tutti che la tua rappata sia quella, per così dire, fuori tempo. Che piaccia o meno, è il tuo modo di rappare e, se vogliamo, puoi essere considerato il capostipite di un genere che ultimamente si sente sempre più spesso. Non so, hai mai ipotizzato di prendere un percorso diverso, cioè provare ad andare più a tempo? Perché è ovvio che tu sappia farlo…
Chicoria) Premetto una cosa: posso dirti che ho fatto una canzone house, posso dirti che posso andare a 130 bpm, ok? La roba mia riesce a stare a tempo. Ma dove sta scritto che la metrica sia una sola? Se rappassi in un altro modo, sarei la copia di tanti altri. Quante copie ci sono di Noyz Narcos? Detto questo, la copiano anche a me, anche se continuano a criticarmi.

Rapburger) A proposito di quello che hai appena detto, nel brano “Servizio Funebre” c’è una frase tipo “Sei uguale a Gast e Noyz, ma non provarci con Chicoria”.
Chicoria) Vuol dire che gli altri copiano il modo di rappare, di vestire, etc., di Noyz. Ma che cazzo ce famo noi con altre mille copie di Noyz?! Ce ne sta uno, ed è quello che l’ha fatto prima di tutti, punto.

Rapburger) Sì, però dai qualcuno che ti assomiglia c’è, senza arrivare a dire necessariamente che ti copi.
Chicoria) Sì, sì, so chi sono. Ma questo significa solamente che sono stato apprezzato. Di solito, se qualcuno l’ha fatto nei miei confronti, è stata una cosa figa. Per esempio, il pezzo “Barabba” di Achille Lauro che ci sta tutto ed è una bomba..

Rapburger) Ecco, qui ti fermo: premesso il fatto che lui abbia un suo stile originalissimo, identificabile solamente in Achille, in qualcosa di suo si sente la tua influenza, vedi proprio “Barabba”.
Chicoria) Qualcuno gli ha anche detto che è la copia mia, ma non è assolutamente vero. Lui è molto più melodico di me, tanto per iniziare. In ogni caso, io e Lauro abbiamo vissuto insieme, nella stessa casa, per diversi mesi. Quindi è normale trovarci a parlare di argomenti simili, ma ciò non toglie il fatto che lui sia originale. La cosa strana invece è quando tu sei di Milano, per esempio, e rappi uguale al Noyz. Forse è il caso che ti rivedi il book delle rime.

Rapburger) Concordo. Restando sul tema amici e collaborazioni, quest’estate – in occasione del battibecco con Duke Montana – avevi detto che il marchio Truceklan avresti cercato di non accostarlo più al tuo nome ma, poi, nel disco leggo i nomi di Metal Carter, Mystic1 e, soprattutto, Noyz con cui dicevi si fossero raffreddati ultimamente i rapporti…
Chicoria) I rapporti si sono raffreddati? Sì, ma con questa persona qui, Emanuele, abbiamo un’amicizia che dura da ventuno anni, ok? Bene. Una volta che è subentrato il rap nelle nostre vite, diverse volte si sono creati dei problemi, ci sono stati momenti di scazzo per il rap. Però io a questa persona voglio un bene mortale, così come agli altri ragazzi, ed è del tutto normale che in una relazione di amicizia accadano questi scazzi. Non ci credo che con una persona che conosci da un sacco di tempo vada tutto a gonfie vele. Ciò significa che non sono le argomentazioni che ha tirato fuori Duke Montana i nostri motivi di scazzo. Mo’ ti racconto una bella cosetta. Prima che scazzassero Duke Montana e Noyz Narcos, io stavo ai domiciliari e sono stato il promotore di una riunione, una delle poche che c’è stata col Truceklan. Quindi, con Skype, sono riuscito a comunicare con gli altri che ero riuscito a far radunare nello studio di un mio amico. Si è creata una discussione e io, che la monitoravo da casa mia, ho detto “per favore, non dobbiamo litigare perché il Truceklan deve andare avanti con tutti noi insieme”. I motivi di scazzo tra Noyz e Duke Montana sono i soldi, che Duke non si meritava assolutamente. Veniva pagato un fottìo di soldi e non se li meritava, e ne voleva ancora di più. Questo è il motivo per cui hanno scazzato. Io ho scazzato, più o meno, per la stessa identica cosa con Emanuele. Ma, se sei amico, passi sopra a queste cose. Se ti frega solo dei soldi, mandi a fanculo la persona. Io, nella vita mia, da quando ho iniziato a fare i graffiti, da quando ho iniziato a fare rap, ho mantenuto sempre la stessa cazzo di bandiera. Sono da vent’anni negli ZTK, così come è dal giorno uno che sto nel Truceklan. Qualsiasi cosa accada, mi muovo affinché il Truceklan sia sempre unito. Montana rosica perché non conta più niente. Se vedi la sua carriera, ogni volta che nella storia di Roma c’è stato un crew che andava meglio degli altri, lui ha preso e ci si è accollato. Prima con Ice One, poi i Flaminio Maphia e poi il Truceklan. Ogni volta che accanni qualcuno, gli butti merda sopra: ti sembra un comportamento da persona leale?

Rapburger) Risposta più che easuriente, ok. Ma ci poteva anche stare che per un disco, pur rimanendo in ottimi rapporti col Klan, decidessi di interrompere la collaborazione.
Chicoria) Ti ripeto, quel disco è stato comunque scritto due anni fa. Ma ciò non toglie che io ed Emanuele ci sentiamo tutt’ora. Se ho una cazzata da dirgli, gliela scrivo, se famo du’ risate. Effettivamente è vero che i nostri rapporti si siano raffreddati e che prima eravamo pappa e ciccia e ci sentivamo tutti i giorni. Poi però io sono stato in carcere, lui ha continuato a lavorare tutti i giorni ed è stato retribuito da quel lavoro. Quando sono uscito dal carcere, mi ha aiutato a riemergere. Quel che conta è che questa storia non abbia a che vedere con i soldi che, come le donne, purtroppo nelle amicizie fanno scazzare.

Rapburger) Nel disco c’è “Tortura”, brano di denuncia sociale che tratta temi di strettissima attualità, come gli effetti della legge Fini-Giovanardi e le morti a causa dello Stato. Ti senti di dire qualcosa in merito a quanto accaduto di recente?
Chicoria) “Tortura” è uscito con molti mesi di anticipo rispetto al disco per creare un po’ di hype attorno al nuovo progetto solito. È un pezzo molto chiaro, ha una base incalzante e non fa sconti a nessuno. Ultimamente, mi sembra che in questo paese ci sia un rigurgito incredibile di fascismo. Se penso ad Alfano che vieta alle produzioni cinematografiche di utilizzare armi ad uso scenico, ti dico che è una stronzata. E la sintesi che emerge è messaggio terribile, cioè che lo Stato può fare tutto perché rimane sempre impunito. Più vado avanti, più mi rendo conto che ci sono delle lobby potentissime in Italia, e non si tratta solo di quelle criminali, “all’ordine del giorno”, ma di altre guidate da persone di spicco. Poi, tutto quest’odio verso le minoranze etniche viene ignorato dalle persone ma, nella storia, l’abbiamo già vissuto. Propagande populustiche come quelle di Hitler e Mussolini sono come quei messaggi attuali di odio, lanciati contro neri e zingari. Va visto con la lente di ingrandimento il fenomeno: questi immigrati che vengono in Italia – anche per delinquere, per carità – sono qui perché le leggi italiane lo permettono; e si tratta di leggi create per consentire vie di fuga ad altri personaggi. Il vero problema siamo noi, attraverso il nostro sistema, che permettiamo tutto quello che oggi accade.

Rapburger) Immagino che questi temi tu li abbia trattati anche nel tuo primo libro, Dura Lex, da questi giorni in libreria. Puoi dirci di cosa si tratta?
Chicoria) Sono racconti che riprendono diversi momenti della mia vita. Ho parlato anche di certe persone in particolare, infatti ci sono – per esempio – un capitolo sul Noyz e un altro sul Gast.

Rapburger) L’hai scritto interamente tu o ti sei fatto aiutare da qualcuno nella progettazione, nella stesura e via dicendo?
Chicoria) È stato scritto, all’incirca, in cinque/sei mesi, e si trattava di chiacchierate e di racconti della vita mia che venivano registrati che poi abbiamo rivisto e ricorretto insieme alla mia editrice, Tatiana Carelli, sempre della mia Smuggler’s Bazaar.

Rapburger) Chiudiamo l’intervista con una domanda su una frase contenuta nel disco, “il mio sballo è sopravvivere a me stesso in ‘sta guerra odierna”. Cosa intendi di preciso?
Chicoria) C’è questa moda della vita illegale, delle sostanze stupefacenti, però la gente non si rende conto che, come decidi di intraprendere quella vita, solamente una minima percentuale ce la fa. Gli altri fanno sempre una brutta fine: non solo puoi morire o finire in carcere, ma ti possono rimanere dei vuoti nel cervello a vita, oppure puoi semplicemente non avere più mete di fronte a te, e solo questi ultimi due sono prezzi pesanti da pagare. Ci sono tante cose, invece, che quotidianamente vanno fatte per avere una vita normale. Ma, attenzione, non normale come vorrebbe lo Stato, infatti sono pienamente d’accordo – per dirti – al fatto che due gay adottino un bambino. Normale è anche prendere le distanze da quei messaggi d’odio che dicevamo prima.

Rapburger) Quindi, quando dici “sopravvivere in ‘sta guerra odierna” intendi proprio il far fronte a queste situazioni quotidiane, no?
Chicoria)
Tanta gente normale che lavora, che va – che ne so – al banco del mercato alle quattro di mattina e che si fa un bucio de culo così senza prendere chissà che soldi, ha tutto il mio rispetto, più di un qualsiasi Pablo Escobar. Ho molto più rispetto di una persona che lo fa in maniera legale di una che lo fa in maniera illegale, anche se posso decisamente capire anche i secondi. Perché anche la chiave di quella vita lì è sforzarsi quotidianamente per ottenere le cose. Non è drogando la vita che uno ottiene le cose, ma mettendosi là ventiquattr’ore su ventiquattro, volendo fortemente una cosa, che la si ottiene. Ora, però, posso finalmente assicurarti che se vendi anche solo cento magliette con il tuo cazzo di logo ti senti come uno che ha venduto cento chili.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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