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Mondo NBA: Memphis comanda, Lebron è già in crisi

Mondo NBA - Lebron

Inauguriamo un nuovo spazio dedicato alla lega più seguita dagli amanti del rap (e non solo): la NBA. Ogni settimana, andremo a scoprire le squadre più calde, le sorprese, le delusioni, i protagonisti, le notizie e ovviamente le migliori giocate.

EASTERN CONFERENCE

Necessaria una premessa. Anzi, una serie di numeri. A quasi un mese dall’inizio della Regular Season, la differenza di livello tra la povera (di talento, s’intende) Eastern Conference e la ricchissima Western Conference, già chiara da una quindicina d’anni, è arrivata ai massimi storici. Dopo una settimana da 18-3, più le partite di questa notte, le squadre dell’Ovest hanno vinto 48 partite contro quelle dell’Est, perdendone 22. Normale quindi che nella Conference orientale ci siano tante franchigie in difficoltà.

Tra queste, inaspettatamente, ci sono i Cleveland Cavaliers del figliol prodigo Lebron James. La legione di critici del numero 23 non aspettava altro che un inizio balbettante per sputare le prime, disastrose sentenze: “non si trova con Love e Irving”, “non gioca per la squadra”, “non ha fiducia in Coach Blatt, che ha vinto in Europa ma non sa nulla di NBA”, e così via. Il discorso è un po’ più complesso. Certo, i Cavs hanno problemi tecnici, soprattutto in difesa, e le 4 sconfitte consecutive della settimana appena trascorsa non sono facili da digerire. Ma urge ricordare che lo stesso identico pessimismo fu espresso per l’inizio dei primi Miami Heat di Lebron, gli stessi che hanno vinto 2 titoli e giocato 4 finali in 4 stagioni. Memoria corta anche al di là dell’Atlantico, tutto il mondo è paese.

Tra le altre note dolenti, i New York Knicks. Cari tifosi bianco-arancio-blu, credevate sul serio di avere una squadra subito pronta per giocarsi i playoffs? Soltanto perché Phil Jackson ha preso le redini cestistiche della franchigia e Carmelo Anthony ha rinunciato a vincere altrove per rimanere nella Grande Mela, pretendendo uno stipendio faraonico? Ma dai. Coach Derek Fisher, alla prima esperienza da capoallenatore, sta facendo del suo meglio, ma il personale è letteralmente quello che è. Sperando che i dolori alla schiena sofferti da Anthony questa notte nella sconfitta di Houston siano passeggeri. Menzione d’onore per i Philadelphia 76ers. A oggi, zero vinte, 14 perse. Obiettivo dichiarato: perdere tanto e perdere presto, per assicurarsi una buona scelta al prossimo draft. Mitici.

Se Cleveland piange e Chicago e Miami ancora non ridono, si divertono i Washington Wizards. Titolari dell’autoproclamata “miglior coppia di guardie della NBA”, formata da Bradley Beal e John Wall, i capitolini sono partiti maluccio ma hanno vinto 8 delle ultime 10. Asterisco: soltanto una partita giocata contro squadre della Western Conference, per altro persa in casa con Dallas. I prossimi viaggi a Ovest ci diranno la verità. In cima intanto, con 12 vinte e 2 perse, ci sono i covincenti Toronto Raptors. I Toronto Raptors? Sissignore. Quelli del giocatore della settimana.

PLAYER OF THE WEEK: LOU WILLIAMS – TORONTO RAPTORS
LOU WILLIAMS

Era dai tempi di Vince Carter che Toronto non era così spesso nominata tra le papabili per la vittoria della conference. Nel ventennale della nascita della franchigia, i Raptors sembrano finalmente pronti per arrivare ai playoffs e soprattutto vincere una serie, ponendo fine a 14 anni di astinenza, la più lunga tra tutte le squadre della lega a pari merito con quella dei Milwaukee Bucks. Lou Williams è il simbolo della settimana perfetta dei canadesi: 10 su 19 dalla lunga distanza, 23,7 punti e 2 recuperi di media nelle tre partite giocate e vinte, entrando dalla panchina. L’ex Atlanta e Philadelphia è stato assoluto protagonista del netto successo di Toronto su Cleveland, facendo impazzire Lebron e compagni. Un 110-93 condito da 36 punti (massimo in carriera) e un perfetto 15 su 15 ai liberi. Una seria candidatura al titolo di sesto uomo dell’anno, mentre i Raptors si godono il miglior inizio di stagione della loro storia, un 12-2 che gli consente di guardare il resto della conference dal gradino più alto di tutti.

WESTERN CONFERENCE

Se in tema di squadre calde a Est regna la depressione, a Ovest c’è l’imbarazzo della scelta. Dallas, Houston e soprattutto Portland sembrano avere la stoffa per arrivare fino in fondo, aspettando i sonnecchianti campioni uscenti di San Antonio. Ma due formazioni in particolare hanno rubato la scena di questo inizio di stagione.

I Golden State Warriors sono senza dubbio la squadra più sexy della NBA. Stephen Curry è una delle cose più eccitanti mai viste su un campo da basket, e il suo “Splash Brother” Klay Thompson sta riuscendo facilmente a dimostrare di valere i 70 milioni di dollari che entreranno nel suo portafoglio nei prossimi 4 anni. Coach Steve Kerr, dopo una lunga carriera dietro ai microfoni di TNT, si ritrova alla guida di una macchina quasi perfetta, con enormi margini di miglioramento, ma ancora legata all’incostanza e ai capricci tecnici dei suoi giocatori, capaci di perdere 18,3 palloni a partita, terzo peggior risultato dell’intera NBA. I Memphis Grizzlies invece, non saranno sexy quanto Curry e compagni, ma tremendamente più solidi. Gasol e Randolph formano una frontline di scienziati dell’attacco, Conley è uno dei migliori playmaker della lega (attacco e difesa), il vecchio Carter garantisce punti dalla panchina, la difesa di squadra imbastita da Coach Joerger è già di buonissimo livello. Sarà l’anno buono per fare il salto di qualità definitivo, dopo tante delusioni nei playoffs?

Un capitolo a parte per la città di Los Angeles. I Lakers hanno avuto la “grande” idea di spendere una cifra spropositata per tenere Kobe Bryant, giustificando la pesantezza dei contratti televisivi ma rendendo impossibile attirare altri buonissimi giocatori dal salario elevato. Il Mamba, con 36 anni e un numero imprecisato di infortuni alle spalle, tendine d’achille rotto in primis, è il capocannoniere della lega, con 26,7 punti a partita di media. Un risultato senza nessun senso logico, incredibile, qualcosa che solo un fenomeno può fare. Detto questo, non si può dire che stia giocando il miglior basket possibile per aiutare i compagni, già non troppo tonici di loro, per usare un eufemismo. 24 tiri tentati a partita (straprimo nella lega), molto spesso forzati, 3 vinte e 11 perse, difesa incommentabile una partita sì e l’altra pure. Sarà una lunga, lunghissima stagione per la Laker Nation. Chi avrebbe invece legittime ambizioni di titolo, per una volta, sono i rivali cittadini. Ma qualcosa non sta andando: soltanto 8 vinte e 5 perse, con qualche dissapore nello spogliatoio e un ambiente che con 70 partite da giocare per chiudere la Regular Season sembra già non crederci più di tanto. Ah, se vedete gli Oklahoma City Thunder in fondo alla classifica (3-13) non vi preoccupate. Ci sono Durant e Westbrook in infermeria, ma stanno per tornare.

PLAYER OF THE WEEK: DEMARCUS COUSINS – SACRAMENTO KINGS
San Antonio Spurs v Sacramento Kings

DMC si è meritato il titolo di giocatore della settimana nel selvaggio Ovest. Un leader sul campo e fuori dal campo, che fa della costanza e della presenza difensiva il suo forte. Sta guidando i Sacramento Kings a un record di 8 vinte e 5 perse, in piena corsa playoffs. Alzi la mano chi ha seguito le ultime stagioni di Cousins e dei Kings e riesce a non ridere leggendo queste parole. Ma non è uno scherzo, è la pura verità. Il giocatore ripetutamente accusato dalla sua stessa società di “comportamento non professionale e condotta dannosa per la squadra” sembra (ripeto, sembra) non esistere più: 16,3 rimbalzi (il migliore della lega), 25,7 punti (numero due della lega) di media nella settimana, due vittorie e una sconfitta di misura contro i Pelicans dell’ultrapotente Anthony Davis. Striscia aperta di 6 doppie-doppie, l’ultima da 31 punti e 18 rimbalzi nella vittoria contro Minnesota. C’è chi dice che l’esperienza estiva con Team USA, ai mondiali spagnoli, lo abbia fatto maturare. Voi ci credete?

ALTRE NOTIZIE:

Si ritira Jason Collins, il primo giocatore NBA a dichiarare pubblicamente la sua omosessualità – Derrick Rose fa discutere. “Devo pensare alla mia salute a lungo termine, anche al di là del basket”. Piovono le critiche: ha paura? Significa che avrebbe già potuto giocare l’anno scorso? – Dwight Howard ha un ginocchio in fiamme e deve affrontare le accuse di maltrattamento di minore, per aver colpito con una cintura suo figlio quest’estate – Jeff Taylor (CHA) sospeso per 24 partite dopo una violenza domestica, non fa ricorso e chiede scusa -

PLAYS OF THE WEEK:

Chiudiamo con le 10 migliori giocate della settimana. Kobe supera i 32mila punti in carriera, Curry imita Magic Johnson a Los Angeles, Solomon Hill batte la sirena pescando dalla spazzatura…

About Mattia Cutrone

Nato e cresciuto a Genova, segue la NBA dalla tenerissima età di 12 anni. Fa parte della redazione sportiva di Radio 19 ed è anche responsabile della sezione musicale di Yury Magazine.

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