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Mondo NBA: Kobe entra nella storia, i Warriors ci si avvicinano

Kobe nba

Con un libero realizzato a Minneapolis, Kobe Bryant è diventato il terzo realizzatore della storia della NBA, scavalcando Jordan. Leggenda. Golden State arriva a quota 16 vittorie in fila, mentre Washington sembra davvero fare sul serio…

Se avete meno di 30 anni e siete appassionati di NBA, vi sarà senz’altro capitato di guardare i filmati di alcuni momenti che hanno segnato la storia del gioco, risalenti a quando eravate troppo piccoli per goderveli appieno. E magari avrete pensato “cavolo, quanto sarebbe stato bello essere abbastanza grandi per viverseli mentre succedevano”. Nella notte italiana del 15 dicembre, siamo stati tutti testimoni di uno di quei momenti. La partita è Timberwolves-Lakers, cioè lo scontro tra due delle peggiori squadre della Western Conference 2014-2015. Il gioco si trascina stancamente fino a quando il cronometro segna 5:24 restanti da giocare nel secondo quarto, ospiti in vantaggio 37-32. Kobe Bryant in lunetta. In testa alla classifica cannonieri di tutti i tempi della NBA ci sono Kareem Abdul-Jabbar, oltre 38mila punti segnati, poi Karl Malone, vicinissimo ai 37mila, e un tale Michael Jordan, che si è fermato a quota 32,292. Bryant si avvicina alla linea del tiro libero con 32,291 punti segnati in carriera. Il resto è storia.

La partita si ferma. I Minnesota Timberwolves, con enorme classe, consegnano la palla a un Kobe mai visto così emozionato su un campo da basket per qualcosa che non riguardasse una vittoria del titolo. Del fuoriclasse dei Lakers si è detto di tutto e di più. Tante lodi e tantissime critiche, è il destino dei talenti soprannaturali e delle personalità strabordanti. Come per Lebron James, il mondo si divide tra chi lo ama e chi lo odia, quest’ultima fazione galvanizzata dal fiasco annunciato della stagione corrente. “Jordan era un’altra cosa”, quante volte l’ho letto o sentito dire. Probabilmente è vero, ve lo dice uno che idolatra Bryant da quando aveva 12 anni. E non tanto perchè a MJ sono servite solo 1039 partite contro le 1269 di Kobe per ammassare quella quantità pazzesca di punti in carriera. Jordan è stato lo sportivo più iconico dell’intero secolo, oltre a essere ovviamente il più grande cestista di sempre. Arrivargli molto vicino, dove Bryant ha dimostrato di essere per tutta la carriera, significa essere speciali. Superarlo in quella lista di marcatori, al di là di tutto, significa entrare nella leggenda.

WESTERN CONFERENCE

KB24 fa la storia con la S maiuscola, ma in giro per la Conference c’è qualcun’altro con ambizioni di ingresso nei libri maestri. Sono i Golden State Warriors, di cui parliamo da un mese, non per una mia predilezione tecnica, che per altro ho, lo dichiaro nel modo più palese possibile. Semplicemente, non perdono da 35 giorni. La vittoria all’overtime in casa dei Pelicans con un Curry (oh, Curry) da 34 punti e un Thompson da 29 è la numero 16 in fila, per un inizio da 21 vinte e 2 perse, miglior risultato di tutti i tempi per un coach all’esordio come Steve Kerr, che vorrebbe almeno eguagliare i 18 successi consecutivi dei suoi mitici Bulls edizione 95-96. E magari andare oltre: delle prossime 10, i Warriors ne giocheranno 8 in casa. Il primo tempo a Dallas nel matinèe di sabato è stato uno spettacolo con pochissimi eguali in questo primo quarto di stagione.

Intanto i Sacramento Kings sono passati da un inizio scoppiettante a una crisi nera, complice ma non principale responsabile la meningite virale che ha tenuto fuori DeMarcus Cousins per 9 gare. Il risultato è l’allontanamento di Coach Malone, proprio in queste ultime ore. Gli Oklahoma City Thunder invece sono sempre più vicini a reinserire Durant e Westbrook al 100% (occhio alla top ten in fondo) e recuperare la forma migliore: 6 vittorie in fila. Bene Houston, col giocatore della settimana sugli scudi.

PLAYER OF THE WEEK: JAMES HARDEN – HOUSTON ROCKETS

NBA: Houston Rockets-Media Day

Di strada da fare ce n’è ancora molta. Lo dimostra la sconfitta di mercoledì con Golden State, più netta di quello che dice il risultato. E le condizioni fisiche del rientrante Dwight Howard sono un punto interrogativo grande quanto tutto il Texas. Ma se la risposta di Superman sarà finalmente positiva, allora i Rockets si potranno sedere al tavolo delle pretendenti. Forti di un James Harden in grande spolvero, con medie settimanali da urlo, su tre gare giocate. Miglior marcatore della lega con 34 punti a partita, quinto miglior assistman della Conference (7.3 di media), dove è stato anche secondo per recuperi (2.67) e minuti giocati (41.8). 44 punti contro i Kings al giovedì, e una bella tripla doppia (24-10-10) sabato coi Nuggets, per non farsi mancare niente

EASTERN CONFERENCE

Prima di parlare di Bulls e Hawks in continua crescita, di Lebron che prosegue la strada verso la perfetta chimica di squadra e della consacrazione di Washington, bisogna dare la notizia principale per quasi tutte le squadre dell’Est di quest’anno: è iniziato il periodo in cui si possono scambiare i giocatori acquisiti dalla free agency in estate. Charlotte non se l’è fatto ripetere due volte: Lance Stephenson, l’acclamato salvatore della patria, il grande colpo del presidente Michael Jordan, colui che avrebbe dovuto riportare i nuovi Hornets agli antichi fasti, è stato immediatamente offerto a chiunque voglia accollarsi il suo pesante ingaggio e le sue difficoltà a giocare con altre quattro persone. Anche Brooklyn è ansiosa di liberarsi di un bel po’ di contrattoni, rimanete in zona per ulteriori novità.

Dicevamo delle (poche) note più o meno liete. Chicago e Atlanta, di fronte questa notte con successo degli Hawks padroni di casa in una partita combattutissima, rappresentano due delle alternative più convincenti della “Conference debole”. Come si è visto nel confronto diretto, entrambe hanno qualche problema a mettere punti sul tabellone in determinati momenti della partita. Ma se i Bulls aspettano il ritorno del Rose pre-infortunio, motivo per cui erano considerati i favoriti a Est alla prima palla a due, Atlanta non sembra avere troppe frecce da aggiungere al proprio arco offensivo. I Cavs intanto continuano a cercare la formula vincente, come al solito contestati al minimo passo falso. Ma piuttosto che la sconfitta in casa dei Thunder, da cui Cleveland è uscita a testa alta anche perché senza Lebron, fa discutere la disfatta a New Orleans, dove il suddetto numero 23 ne ha messi 41. Chi fa sul serio, dopo una ventina di partite si può finalmente dire, sono i Washington Wizards.

PLAYER OF THE WEEK: JOHN WALL – WASHINGTON WIZARDS

John Wall
I tanto attesi test probanti, al di là di vittorie o sconfitte, sono stati superati. Washington c’è, e a meno di eventi catastrofici ci sarà fino in fondo. John Wall l’ha guidata a una settimana da 4 W in 4 partite, con 18.3 punti e 11.8 assist di media, quest’ultima la migliore della lega nel periodo. La sua incredibile prestazione contro Boston, in una soffertissima vittoria al supplementare con 26 punti e 17 assist, rimarrà nella storia della stagione, anche per l’intervista post-gara. Il play degli Wizards è scoppiato a piangere dedicando la vittoria alla sua piccola amica Miyah, conosciuta qualche tempo fa e recentemente sconfitta dal cancro a soli 6 anni. “Ho giocato per lei, non potevo perdere”. Insieme a Bradley Beal, Wall vuole togliere agli “Splash Brothers” di Golden State il titolo di miglior coppia di guardie della lega. Con guide come Paul Pierce e Andre Miller, non scommetterei contro di loro.

PLAYS OF THE WEEK:

Chiudiamo con le migliori giocate della settimana. Le stoppate di John Wall e Kemba Walker, i buzzer-beater di Beal (di squadra) e Griffin (fortunato), e alla numero 1… Facciamo che è tornato Westbrook?

About Mattia Cutrone

Nato e cresciuto a Genova, segue la NBA dalla tenerissima età di 12 anni. Fa parte della redazione sportiva di Radio 19 ed è anche responsabile della sezione musicale di Yury Magazine.

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