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Mondo NBA: Dallas va all-in: preso Rajon Rondo

Mondo NBA - raojn rondo

Primo botto di mercato della stagione. Boston cede Rondo a Dallas in cambio di tre giocatori e un paio di scelte ai prossimi Draft. Detroit taglia Josh Smith, New York si interroga su Anthony. Durant si fa ancora male ma l’Ovest è sempre più selvaggio.

Chi ha tempo non aspetti tempo. Pochi giorni dopo l’apertura del mercato, il GM dei Celtics Danny Ainge fa la sua mossa. Cede a Dallas i 6 mesi restanti del contratto di Rajon Rondo, che non sarebbe mai riuscito a rinnovare, ottenendo tre rinforzi per la sua panchina: Jameer Nelson, chioccia ideale per il giovane play Marcus Smart, il centro Brendan Wright e l’ala Jae Crowder. La gente di Boston non è troppo contenta, per usare un eufemismo, ma sa benissimo trovarsi in un periodo di transizione, in cui la dote principale richiesta è la pazienza. Già lasciati andare negli ultimi anni Perkins, Allen, Pierce e Garnett, se ne va anche l’ultimo pezzo del quintetto base campione nel 2008 con Doc Rivers in panchina. Si preannunciano tempi duri. Ma se tifate Celtics, vi consiglio di non versare troppe lacrime su questa trade. Boston avrebbe perso Rondo a giugno senza ricevere nulla in cambio, e l’offerta dei Mavericks era sicuramente la migliore possibile sul piatto. I giocatori arrivati dal Texas non sono esattamente quelli che fanno la differenza tra vittoria e sconfitta, ma possono dare una grossissima mano ad aumentare la profondità del roster biancoverde.

E Mark Cuban va all-in… Di nuovo. Il proprietario dei Mavs è noto per non badare a spese quando si tratta di primeggiare, in qualunque ambito. A Dallas arriva un all-star, uno dei migliori play della lega. Ci vorrà tempo (vedi sconfitta interna di questa notte contro gli ottimi Hawks), ma forse non troppo. Rondo si aggiunge a un gruppo di giocatori già collaudato, una delle macchine offensive più efficienti e spettacolari dell’intera NBA, ma anche una delle difese più vulnerabili, almeno tra le pretendenti al titolo. Certo non potrà migliorare da solo la mentalità della squadra nella propria metà campo, ma quantomeno farà dormire sonni più tranquilli a Coach Carlisle in previsione dei playoffs, dove ci sarà da affrontare gente come Parker, Westbrook, Paul, Curry e Lillard, per dirne alcuni. L’abilità di Rondo nel passare la palla e facilitare il gioco invece, potrebbe rivelarsi già da subito un’arma letale. Con una guardia prolifica come Monta Ellis, la cui crescita non sembra volersi arrestare, l’intelligenza di Parsons e la presenza sotto canestro di Chandler, ci sarà da divertirsi. E poi c’è sempre lui, Dirk Nowitzki, forse all’ultimo anno di una carriera inimitabile. Cuban lo sa, e non vuole che l’MVP delle finali 2011, l’uomo che ha realizzato i suoi sogni di gloria, spari le poche cartucce restanti nell’anonimato. Quindi, si va all-in. I giocatori ceduti a Boston hanno tolto qualcosa alla panchina? Nessun problema, si torna sul mercato. C’è anche Dallas, ora più che mai.

WESTERN CONFERENCE

Anche solo per pensare di essere in grado di vincere la Conference occidentale, bisogna avere una squadra astronomica, non basta essere fortissimi. Come abbiamo visto, i Mavericks lo hanno capito. E lo hanno capito anche i Rockets, che hanno prelevato Corey Brewer da Minnesota, un’ottima addizione per la loro panchina. L’ultima settimana è stata illuminata da un tris di partite memorabili, un antipasto di quelli che potrebbero essere i playoffs più competitivi di tutti i tempi. I San Antonio Spurs, sempre mandati in campo con contagocce alla mano per preservare le giunture di Duncan, Parker e Ginobili, si sono sparati due partite consecutive terminate al triplo overtime. Perdendole entrambe, con avversarie dirette per il titolo come Memphis e Portland. Non vi affrettate a bollarli come vecchi decrepiti a fine carriera, perché lo si diceva già da un paio di stagioni, e tutti ci ricordiamo com’è finita l’anno scorso. Vedi stanotte: battuti i Clippers, senza Kawhi Leonard infortunato.

Golden State avrà pure chiuso a 16 la striscia di vittorie consecutive perdendo a casa della solita Memphis, che paga gli sforzi per battere Warriors e Spurs andando verso natale con tre sconfitte in fila sul groppone, figlie più che altro della stanchezza. Ma ci ha regalato una partita meravigliosa due giorni dopo, contro Oklahoma City. Anzi, purtroppo, solo mezza partita. Perché all’ultima azione del più bel primo tempo del 2014 (terminato 65-63 per i Warriors), il rientrante Kevin Durant, che fino a quel momento ne aveva messi 30 in 18, paradisiaci minuti, si è procurato un infortunio che ha fatto temere il peggio. Per fortuna, ricaduta scongiurata, solo una brutta storta alla caviglia. Piede integro, ma sconfitta Thunder. Chi è tornato in lista infortunati è Danilo Gallinari. Lo sfortunatissimo ragazzo di Graffignana ha rimediato una lesione al menisco del ginocchio destro, non lo stesso che l’ha costretto a star fuori per un anno e mezzo. Un altro mese lontano dal campo, proprio dopo la sua miglior partita stagionale, con 19 punti e vittoria sui Pacers. In tema di battaglia per l’accesso ai playoffs, menzione d’onore per i New Orleans Pelicans, autori di due splendide vittorie in trasferta con Houston e OKC.

PLAYER OF THE WEEK: LAMARCUS ALDRIGE – PORTLAND TRAIL BLAZERS
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Come due settimane fa, è ancora Aldridge il miglior giocatore della settimana della Western Conference. L’ennesimo passo avanti verso lo status di superstar. Ma la notizia migliore, per i Blazers, sono i segnali di risveglio della loro panchina, considerata unanimemente il motivo per cui Portland avrebbe qualcosa in meno delle altre pretendenti al titolo. Kaman, Blake e soprattutto Thomas Robinson hanno alzato il livello del loro gioco, aiutando la squadra a portarsi a casa 4 vittorie in fila. Ma ovviamente, i protagonisti assoluti sono stati Lillard e soprattutto Aldridge: 26.3 punti, 14.3 rimbalzi, 2.25 recuperi le sue pazzesche medie settimanali. Doppie-doppie in ognuna delle quattro gare, secondo miglior record della lega, 22 vittorie e 7 sconfitte. Senza di lui, questa notte, la squadra è crollata a Houston interrompendo la serie positiva.

EASTERN CONFERENCE

Come anticipato la scorsa settimana, a Est c’è da parlare più che altro di mercato. Mentre i Celtics hanno già spedito altrove il loro pezzo da 90, altre squadre iniziano a muoversi. Detroit, partita con ambizioni da playoffs e attualmente terzo peggior record della lega (5-23), ci è andata giù pesante. Van Gundy ha deciso di tagliare l’ala Josh Smith, nemmeno a metà del suo contratto da 4 anni e 54 milioni di dollari. L’ex Atlanta adesso è obiettivo di tante squadre. Che sia lui il rinforzo per ridare profondità alla panchina di Dallas, azzoppata dalle partenze nella trade per Rondo? E perché non Houston, da tempo alla ricerca di un’altra ala per dare un po’ di respiro a Trevor Ariza? La cosa triste, ancora una volta, è che Smith con tutta probabilità non rimarrà nella Eastern Conference, andando ad aumentare ancora un gap sempre più ampio con l’Ovest.

Un’altra franchigia in difficoltà, o meglio, vicina a toccare il fondo, si trova a New York, sponda Knicks. Striscia aperta di cinque sconfitte in fila, pubblico che fischia una partita sì e l’altra pure, Phil Jackson che contesta su Twitter i commenti al veleno di Charles Barkley, il quale definisce New York “un mucchio di scarsoni”, traducendo più o meno letteralmente. Simile risposta può essere data alla domanda “ma il triangolo di Coach Fisher può funzionare?”. Risponde un altro influente opinionista, il dottor Shaq. “Con me, Kobe e Fisher in campo funzionava. Ma noi eravamo fortissimi…”. La situazione è critica, abbastanza da far iniziare le voci di possibile trade con Carmelo Anthony coinvolto, anche dopo il difficilissimo (e ricchissimo) rinnovo di quest’estate. Anche nella Grande Mela, si prospettano tempi durissimi. Piccola nota positiva: Toronto regge, anche con l’infortunio di DeRozan. Certo le avversarie incontrate non sono state tra le migliori, ma 9 vittorie su 13 gare senza il loro numero 10 sono un bottino niente male.

PLAYER OF THE WEEK: AL HORFORD – ATLANTA HAWKS
horford

Settimana da 3 vinte e 0 perse per Atlanta, che continua il suo periodo positivo. Ma stavolta miete tre vittime davvero illustri. Prima Chicago in casa, poi Cleveland e Houston fuori. 18.3 punti, 6.7 rimbalzi, 5 assist, 1.67 stoppate e 1 recupero a partita, tirando col 60% abbondante, per uno dei lunghi più versatili della NBA. La solidità dimostrata dalla squadra, specialmente con le dirette avversarie delle parti alte della Conference, non può essere un caso. E anche la settimana in corso è iniziata nel migliore dei modi. Nella notte, 17 punti, 7 rimbalzi e vittoria in casa della nuova Dallas di Rondo. Per gli Hawks seconda piazza solitaria in classifica, con 20 vinte e 7 perse, dietro 22-7 di Toronto e davanti a 19-7 di Washington.

Plays of the week:
Chiudiamo con le migliori giocate della settimana. Il ball-handling di Lowry, il volo di Westbrook, le sirene battute in San Antonio-Memphis, il poster con Ibaka firmato Rudy Gay…

About Mattia Cutrone

Nato e cresciuto a Genova, segue la NBA dalla tenerissima età di 12 anni. Fa parte della redazione sportiva di Radio 19 ed è anche responsabile della sezione musicale di Yury Magazine.

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