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[Recensione] Marracash – Status

Status MarracashAutore: Marracash
Titolo: Status
Etichetta: Universal
Anno: 2015

Concedersi una bella pausa di riflessione tra un lavoro e l’altro fa bene un po’ a tutti, innanzitutto all’artista, poi alla sua schiera di ascoltatori. In un mercato musicale dai toni più che forsennati, chi osa prendersi qualche minuto in più rispetto ai propri colleghi per assaporare un’aria diversa da quella viziata che ristagna nel solito circoletto, alla lunga sa di uscirne con una marcia in più. Non tutti avvertono quest’esigenza ma Marracash, per nostra fortuna, l’ha capito in tempo.
È curioso come tra l’uscita del suo penultimo disco, King del Rap (2011), e quella di Status siano passati più di tre anni, esattamente i tre anni in cui il rap ha toccato il suo apice in Italia, visto che per molti siamo appena entrati nella fase discendente della parabola; e Marracash in questi tre anni ha scelto di non viverli da protagonista, o comunque se n’è rimasto dietro le quinte ad approfondire il curioso fenomeno. Ha fondato un’etichetta, la Roccia Music, ha ideato una linea di abbigliamento, e tutte cose che sappiamo.
E in questo Marra è stato fermo: ha aspettato che si calmassero nuovamente le acque per poter tornare a dire la sua. L’estenuante gestazione di Status aveva generato in molti (me compreso) il timore che il rapper della Barona scendesse in campo con il braccino del tennista, cioè impostando un gioco basato sulla sola respinta della pallina nel campo dell’avversario.
Invece, di rischi ne ha corsi tanti, cercando (e centrando) più e più volte il punto lungolinea. E, alla fine della fiera, il match se l’è portato a casa.
Scelte che al primo ascolto possono sembrare ostiche, già dal secondo risultano più familiari. Vedi, per esempio, le due collaborazioni con Coez e Tiziano Ferro: il primo ripropone un ritornello sulla scia elettro-rap di Fenomeno Mixtape, allontanandosi così per un attimo dalla fase più pop che ora attraversa; mentre, il secondo non viene chiamato per pomparci un ritornello da hit che sarebbe stato, sì, più furbo però meno in linea con il tiro di “Un Posto Nel Mondo”.
Stessa cosa si può dire per i suoni utilizzati nell’album, aspri al primo impatto ma che, man mano che ci si addentra nel suo percorso mentale, assumono una connotazione ben precisa. La cosiddetta sperimentazione non è fine a sé stessa. Anche i synth più distorti o i ritmi più assordanti, che in “Crack” esprimono tutto il loro potenziale, non sono un mero esercizio di stile, ma sono parte integrante di un cielo cupo che oscura le giornate di Fabio Rizzo.
Sì, perché Marracash, o meglio Fabio Rizzo, in Status diventa il primo nemico di sé stesso. Dalla partenza non si direbbe: l’incipit è scoppiettante, al ritmo di trap, sulle note di “Bentornato” o sulle trombe a mo’ di fanfara pronte ad acclamarlo come un vero king sul finale di “Don”. Lo stato di ebbrezza iniziale dura poco, tanto quanto il momento egotrip che viene divorato senza troppi indugi dal suo logorante mettersi in discussione (“l’insostenibile pesantezza dell’apparire, materialismo, noi rapper ne siamo le cheerleader”). Il populismo più becero è malvisto dalle sue parti, ragione per cui non trova nemmeno un istante di sfogo nei suoi testi. Le droghe più disparate, una città ammaliante e asettica al tempo stesso, l’ossessione di finire sotto i riflettori della ribalta, il vuoto nei cervelli e la comodità del sedille della propria auto ci intrappolano in un circolo vizioso dal quale non (vogliamo e) possiamo più uscire.
Marra è il primo prigioniero di questo diabolico meccanismo, e ce lo racconta come meglio sa, con talmente tanti cambi di flow da far invidia pure ai giovani più in forma del panorama. Spostarsi da una strumentale più tradizionale (“Don”) ad una più funk (“Nella Macchina” con Neffa), o alternare sprazzi di euforia (“A Volte Esagero”) ad altri carichi di nostalgia per i tempi andati (“Il Nostro Tempo”), per lui non è altro che una dolce passeggiata. Scontato, no? Non tanto, soprattutto per un artista sulla soglia dei trentacinque, età che spesso segna uno netto spartiacque in tante carriere.
Per carità, poi, l’episodio che stona su diciotto tracce, al microscopio, lo si trova – forse il duetto con Guè potrà richiamare in automatico il precedente “S.E.N.I.C.A.R.” e far scattare un immediato confronto.
Ad ogni modo, non mi piace usare la parola maturità a sproposito, perciò mi limito a dire che Marracash con Status sia arrivato a realizzare l’impossibile quadratura del cerchio, come ad altri pochissimi nel nostro hip-hop è già accaduto: Status è un lavoro pregiato e complesso, con una molteplicità di sfaccettature e piani di lettura, dove il tecnicismo non va mai a calpestare i piedi alle emozioni, ma anzi le esalta.
Marracash ce l’ha fatta, perché Status indica all’hip-hop una nuova strada da percorrere. A tutto il resto, invece, dovremo pensarci noi.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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