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Intervista a Dutch Nazari: “il mio è un disco rap che non nasce come disco rap”

INTERVISTA DUTCH NAZARIdi Koki

Nel giro dell’underground del nord Italia, Dutch non è un nome nuovo. L’artista classe 89 di Padova si è fatto conoscere in giro con la sua crew Massima Tackenza ed ha da poco iniziato il suo percorso da solista che lo ha portato a dar vita prima all’EP “Non Lo Avevo Calcolato” e poi a “Diecimila Lire”. Il talento di Dutch Nazari è stato notato anche da Dargen D’Amico che lo ha voluto nella sua etichetta, la Giada Mesi, con la quale Dutch ha pubblicato appunto Diecimila Lire, un ottimo progetto che ha colpito molto anche noi di RapBurger e ci ha portati ad inserire l’artista padovano tra i 3 migliori emergenti di questo 2014. Abbiamo incontrato Dutch Nazari per appronfodire alcuni argomenti che abbiamo trovato all’interno del suo EP e per capire meglio chi è lui. Ecco cosa ci siamo detti:

RapBurger) Come sta andando il disco?
Dutch Nazari) Sta andando bene. Stiamo ricevendo apprezzamenti un po’ da tutti. Sia dalle persone che mi hanno intervistato nelle riviste di settore sia dai colleghi.

RapBurger) Il rap che si sente ora è molto influenzato da due tipi di contesti cittadini, ovvero Roma e Milano. Tu provieni da una realtà provinciale invece, questo quanto influenza il tuo lavoro?
Dutch Nazari) Io penso tantissimo. Ho due pensieri da fare su questa tematica. Da un lato il mio è un disco rap che non nasce come disco rap. Io inizio a scrivere per dire quello che mi viene e la forma d’espressione che preferisco più di tutte è il rap. Io però sono un po’ fuori dai topoi narrativi del rap classico tipo “io spacco così tanto che” “tu sei tanto scarso che” e probabilmente uno dei motivi è che io sto a Trento. Chi fa rap a Trento non respira quel clima del coca-rap di chi è cresciuto nel periodo dei Club Dogo a Milano e un po’ anche io, oltre a frequentare persone che ascoltano rap, sto anche con gente che ascolta e fa altri generi. Ho avuto un caro amico che mi ha influenzato molto anche nella scrittura, il poeta Alessandro Burbank che mi ha anche avvicinato al poetry slam. Io ho avuto un periodo in cui andavo alle battle di freestyle, poi ho smesso perchè non mi piace farle ma non ho smesso di fare le battle di poesia, io vado ai poetry slam e lì combatto volentieri. Però faccio ancora freestyle con gli amici e nei cerchi alle serate, ma non per competizione.

RapBurger) Quindi ti senti più vicino quindi alla poesia che al rap?
Dutch Nazari) Dal punto di vista dei contenuti che mi piacciono mi sento più vicino di fatto ad una situazione come il poetry slam però ci tengo a precisare che non prendo nessuna distanza dal rap e da questo movimento. Anzi è abbastanza un clichè tra i rapper, che dicono che in Italia non ascoltano nessuno perchè fanno cagare tutti, poi però collaborano con tutti. Per me è l’esatto opposto in realtà, perchè mi ascolto tutto il rap che esce.

RapBurger) Questa cosa che dici dei rapper italiani è vera, spesso dicono di ascoltare solo rap straniero.
Dutch Nazari) Esatto. Aggiungerei che se poi vai ad ascoltare il rap che fanno, sono molto simili tra di loro in realtà. La mia posizione è diametralmente opposta. Se tu dovessi prevedere o cercare i dischi che ho io nel mio iPod non ne azzeccheresti mezzo.

RapBurger) Tipo? Cosa hai nel tuo iPod?
Dutch Nazari) Forse i ragazzi di DSLO in un’intervista mi avevano detto che ascoltando le mie cose gli era venuto in mente Murubutu e i Uochi Toki. Ecco, io ho presente chi sono e basta.

RapBurger) Non li hai mai ascoltati?
Dutch Nazari) Murubutu un po’ di più, c’è una canzone che si chiama “Quando Venne Lei”, un capolavoro. Lui è estremamente letterario, bravissimo, un maestro, però se dobbiamo parlare delle canzoni che so a memoria o che ascolto quando vado a correre, non trovi Murubutu e neanche i Uochi Toki. Posso stare lì ad ascoltare con un po’ di sforzo la canzone per capire cosa dicono e dire “minchia che bel viaggio” però poi io ho Johnny Marsiglia e i 16 Barre nel mio iPod.

RapBurger) La scelta di fare dei ritornelli in lingua straniera da cosa è data?
Dutch Nazari) Qualcuno mi aveva chiesto se era una scelta stilistica accostandomi ad Egreen, lui è uno che rappa spesso in inglese e spagnolo ma penso che se fosse così ci vorrebbe una premeditazione che io non ho. Io penso a che canzone farò nel momento stesso in cui la scrivo. Di pezzo in pezzo mi viene quello che mi viene, nello specifico in “Speculation”, che è quella lì in francese, avevo difficoltà a quagliare quel ritornello perchè volevo dargli un significato politico ma tutto quello che mi veniva fuori mi sembrava populista e scontato. Una sera che stavo ragionando un po’ a vuoto mi è venuta l’idea di scriverlo in francese, dove potevo anche scrivere una cosa che una volta tradotta poteva sembrare populista, ma almeno suonava bene. Se tu traduci quel ritornello lì sembra un comizio di Nichi Vendola: “sentite la rabbia, provocata dal paesaggio che vedono i vostri occhi, il popolo narcotizzato, lo stato paralizzato da chi chiede sacrifici senza mai farne”.

RapBurger) Questo però fa capire quanto tu sia meticoloso nella scelta delle parole e delle metafore che usi. Quanto impieghi a scrivere un testo? Sei uno di quelli che ci mettono delle settimane o ti basta qualche ora?
Dutch Nazari) Entrambe le cose. Nel momento in cui attacco a scrivere tendenzialmente arrivo alla fine, soprattutto in termini di singole stanze, se inizio a scrivere una strofa, arrivo a finirla. Se devo fare un pezzo intero ci posso mettere un po’ di più per completarlo. Il periodo lungo è prima di iniziare, per esempio l’idea del pezzo “Una Monetina” è rimasta lì per un anno, poi però ho scritto il pezzo in un pomeriggio. E’ lungo anche il periodo successivo, una volta finito di scrivere faccio un labor limae che va avanti anche settimane prima di registrare il pezzo. Ristudio la canzone, aggiungo pause, sposto parole, tolgo incastri, aggiungo parole e questo processo è davvero lungo.

RapBurger) Parlando del lato musicale invece, le strumentali di Diecimila Lire sono curate da Sick & Simpliciter. Chi è?
Dutch Nazari) Sick & Simpliciter in realtà è un progetto musicale elettronico che è nato come un duo e lo è stato durante tutta la stesura di Diecimila Lire. Adesso è un progetto solista, perchè uno dei due, Roberto Girardi, ha iniziato a fare la pratica da avvocato, non ha un minuto di tempo e si è trasferito a Venezia. Prima si dividevano i compiti quindi uno curava più la parte armonica con gli strumenti, l’altro la parte più elettronica, ritmica e gli effetti. Poi in un gruppo tutti imparano a fare anche quello che sa fare l’altro con cui lavorano, quindi adesso Luca Patarnello è da solo Sick & Simpliciter.
Il lavoro con lui è venuto abbastanza spontaneo, siamo amici di lunga data. Lui era il bassista di una band in cui io cantavo quando avevo 17 anni e lui 15. Poi avevamo fatto questo progetto che era una figata secondo me che si chiamava Motel Filò e vedeva sullo stesso palco un poeta, un rapper, 2 musicisti e un painter, cioè un disegnatore che utilizzava Paint (programma di disegno molto arcaico di Windows ndr) proiettato su un lenzuolo alla nostre spalle. Luca Patarnello era anche appassionato di scrittura racconti brevi e questo spettacolo era un susseguirsi di racconti intervallati da poesia e musica.

RapBurger) A proposito di racconti, il pezzo di chiusura dell’EP, “Jenin”, mi ha molto colpito. Cosa ti ha ispirato nella scrittura di questo brano?
Dutch Nazari) Noi siamo andati in Palestina, io, Luca Patarnello e Alessandro Burbank. Io e Burbank abbiamo scritto 2 anni fa un progetto con cui abbiamo vinto un bando pubblico per andare a fare una ricerca e un documentario sul rap e la poesia in Palestina, il loro ruolo nella città e tra di loro. Il rap è visto come veicolo di espressione artistica non solo moderno ma da alcuni è percepito come prodotto dell’imperialismo americano. Siamo stati un mese, con tante ore di riprese e il documentario è pronto ora anche se non è ancora stato pubblicato perchè lo abbiamo mandato ad alcuni festival in esclusiva e stiamo aspettando la data di uscita ufficiale.

RapBurger) Di recente c’è stata una iniziativa simile, ovvero Hip Hop Smash The Walls.
Dutch Nazari) Sì è un po’ diverso perchè loro sono andati a fare un disco con dei ragazzi in Palestina. A me Silvano (Coez ndr) mi aveva telefonato prima di partire. Luca gli aveva girato il contatto di un beatmaker e noi siamo in contatto con quella realtà lì. Tornando alla tua domanda precedente, “Jenin” l’ho scritta una volta tornato dalla Palestina ed è un collage di quel periodo. Non volevo fare un pezzo che gridasse all’intifada perchè non aveva senso che lo faccessi io che sono italiano ma volevo fare una canzone che dava la misura della normalità che la gente vive tutti i giorni in quei posti e di quanto sia assurdo che le cose vadano così.

RapBurger) Diecimila Lire è uscito per la Giada Mesi, l’etichetta con Dargen D’Amico, come è nato il rapporto con loro?
Dutch Nazari) Avevamo questo brano che era “Speculation”, ci piaceva e ci siamo trovati con un nostro fedelissimo amico che è Micheloni, con cui sia prima che dopo abbiamo lavorato molto, un talentuosissimo fotografo e all’occasione regista, e abbiamo girato il video di “Speculation”.  Quel video è stato il nostro biglietto da visita, Dargen lo ha visto, si è gasato, gli sono piaciuti il testo, la strumentale e il video e mi ha chiesto se avessi altre robe su quel mood. Così gli ho girato una cartella con i provini che avevamo di Diecimila Lire, lui mi ha telefonato dicendomi che voleva produrmi con Giada Mesi, poi ho sentito Gaudesi per i dettagli un po’ più tecnici, ho firmato il contratto e abbiamo iniziato a collaborare. Abbiamo preso il disco, siamo andati in studio da Zangirolami e alla fine dalla cartella che avevo girato a Dargen D’Amico al disco che è uscito, ci sono state un bel po’ di modifiche. Con loro c’è un bel rapporto, siamo amici, scherziamo, poi Dargen me lo sono sempre ascoltato e di lui “sono più fan che amico” come direbbe qualcuno più famoso di me!

Puoi scaricare l’EP di Dutch Nazari, Diecimila Lire, cliccando qui.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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