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Intervista doppia ai Menhir ed El Raton: un progetto puramente hip hop pubblicato da Machete Empire

Machete Menhir INTERVISTADi Koki

Quando in ufficio abbiamo messo play al video che segnava il ritorno dei Menhir siamo rimasti davvero sorpresi. Il singolo “Pronti Al Contatto” è un pezzo da battaglia, beat super boom bap e una marea di rime che ci hanno fatto scattare subito la voglia di provare ad intervistare Kappa e Momak. I Menhir sono un gruppo nato a metà degli anni ’80 a Nuoro, prima come breakers ed in seguito come emcees, e sono tra i pionieri dell’hip hop in Sardegna. In passato hanno collaborato anche con DJ Gruff per l’album Pecorino Sardo e ora sono tornati con il disco Abissi uscito per la Machete Empire. Questa scelta della Machete ci ha incuriosito, aver puntato su un progetto come quello dei Menhir è un segnale di come i macheteros guardano in primis alla musica senza farsi distrarre troppo da altri fattori. Abissi è un album a cui qualche giovane dovrebbe dedicare molta attenzione, una lezione su quello che era e che continua ad essere l’hip hop.
Abbiamo dunque contattato sia El Raton dei Machete, per farci spiegare le scelte dietro questo progetto, che Kappa dei Menhir per parlare invece dell’album e ne è nata un’interessante discussione dove il tema principale è sempre stato uno: l’hip hop.

EL RATON
El Raton (foto di Mirko De Angelis WEB)
Foto di Mirko De Angelis

RapBurger) Ci ha colpiti la scelta dei Menhir, molto coraggiosa che non bada per niente ai meccanismi del business mettendo in primo piano la musica. Da chi è nata l’idea di pubblicare il nuovo album dei Menhir?
El Raton)
Preciso che tutte le scelte di Machete prendono sempre prima in considerazione la musica e non il punto di vista business. Poi noi vediamo di dare il meglio sia con la distribuzione che con la vendita, curando ogni minimo dettaglio, dalle versioni Deluxe ad altro. La scelta dei Menhir è nata spontaneamente, ad occhi chiusi, perché per noi fondatori della Machete, Salmo, Slait, En?gma e io, era un onore avere loro nel roster. Noi siamo cresciuti in quell’isola dove da piccolini ai concerti dei Menhir eravamo in prima fila, loro facevano uno show di impatto e per noi essere apprezzati e stimati da loro molto spesso ci metteva paura. Erano quei classici personaggi che avevano talmente tanto rispetto dalla scena, perché avevano collaborato con Gruff e altri nomi grossi, e avevi anche paura di guardarli, ma non paura perché erano delle bestie cattive, semplicemente per una questione di rispetto. Poi noi isolani siamo un po’ reduci da queste tradizioni dove al primo posto viene sempre il rispetto e solo dopo la parola. Quindi con i Menhir è stata una cosa fighissima, non abbiamo dovuto nemmeno sentire il disco. Ho contattato loro perché sapevo che stavano lavorando al disco e loro stessi mi hanno detto che per loro sarebbe stato un onore uscire per la Machete perché siamo gli unici che dall’isola sono riusciti a dare un’impronta a questa scena. Quindi immagina, per noi era un onore avere loro, per loro era un onore stare con noi! Ci sono stati tantissimi mesi di lavoro, con Slait  abbiamo curato il disco da Marco Zangirolami, quindi il top del top, hanno voluto curare dal suono a qualsiasi altra cosa, anche dal punto di vista artistico loro avevano già fatto tutto perché hanno una squadra molto in stile Machete. Hanno i loro grafici, il loro DJ, la gente che li segue da una vita e quindi sono arrivati con il progetto completamente chiuso e noi non abbiamo fatto altro che migliorarne il suono.

RapBurger) Come dicevo a Kappa, il disco è andato bene, hanno fatto sold out a Nuoro dal primo giorno.
El Raton)
Nella nostra isola loro hanno un impatto gigantesco, infatti anche il feedback immediato è stato positivo. Voi non siete stati gli unici ad impressionarvi nel vederli nel roster Machete, per tutti è stata una sorpresa e loro se la sono giocata bene. Per noi il risultato ottenuto con il primo instore nella loro città natale, a Nuoro, è stato davvero un ottimo feedback da parte della scena.

RapBurger) Secondo te come potrà reagire il pubblico più giovane, che poi è quello che oggi fa massa, davanti ad un progetto come questo?
El Raton)
Possono reagire facendosi un minimo di cultura perché stiamo parlando di rapper che ci sono da quasi 25 anni in questa scena. Qui tutti criticano e commentano su cos’è hip hop e cosa no, poi quando esci con un prodotto così puramente hip hop sembra che invece stai facendo un dispetto all’evoluzione di quello che è l’etichetta Machete. Lo sbaglio che fanno comunemente tutti quanti è quello di dire che abbiamo solo l’immaginario splatter, ma noi siamo un’etichetta e siamo abbastanza ibridi da questo punto di vista. Per noi l’episodio Menhir è stato un voler tornare un po’ alle origini e dare un po’ di cultura nostrana sull’hip hop.

RapBurger) Parlando di Machete Empire, dopo Rasty, i Dope D.O.D. e i Menhir avete in cantiere nuovi progetti che coinvolgeranno artisti fuori dalla cerchia dei macheteros? Magari con qualche giovane?
El Raton)
Abbiamo un bel po’ di progetti in cantiere, l’etichetta è abbastanza prolifica in questo periodo, stiamo realizzando degli studi nuovi, stiamo aspettando di finirli e dopodiché partiremo come un treno. Abbiamo un po’ di roba che però cerchiamo di tenere per noi in questo periodo perché prima vorremmo chiudere le trattative e in seguito annunceremo pubblicamente quello stiamo combinando.

MENHIR
Menhir
Momak e Kappa sono i Menhir

Come mai avete impiegato 8 anni per tornare con un vostro album?
Kappa)
E’ un’assenza discografica. Noi in questi 8 anni abbiamo sempre continuato a fare live, a promuovere la cultura hip hop con progetti correlati alla sua salvaguardia e al suo mantenimento. A livello discografico è stata una pausa un po’ scelta e un po’ no. I progetti che ci hanno visto coinvolti ci hanno preso del tempo per cui non abbiamo avuto modo di contemplare un nuovo album. Poi invece verso la fine del 2011 abbiamo iniziato a lavorare a questo album e volevamo ritornare presenti sulla scena e da lì è nato tutto il lavoro che ha portato oggi ad Abissi.

Mi è sembrato che per voi il discorso hip hop sia ancora molto importante, sia dalla risposta che mi hai dato, sia dalle tematiche del vostro album. Voi che avete vissuto un po’ le origini di questa cultura in Italia, rispetto ad oggi quali erano i punti forti e quali quelli deboli?
Kappa)Dovrei fare una precisazione, noi prima di tutto veniamo dal b-boying, eravamo dei breakers. Abbiamo iniziato ad avvicinarci a questa cultura intorno alla metà degli anni ’80 e poi intorno agli anni ’90 quando ci è stata l’uscita delle posse anche noi lavoravamo già su cose sia in sardo che in italiano. Rispetto a quello che abbiamo visto nel periodo della Golden Age, oggi c’è la possibilità di essere più visibili, anche se non si ha dietro una forza discografica di una major che spinge e attraverso il web si può arrivare a più persone, cosa che negli anni ’90 non era possibile. Forse tra i punti forti direi che prima c’era un po’ più la volontà di capire cosa era l’hip hop, la sua provenienza, si lavorava spesso per capire le radici dell’hip hop. Poi nel tempo le nuove generazioni hanno perso questo interesse e abbiamo visto che il rap ha preso diversi filoni, c’è chi si è dato un po’ al pop per esempio. Noi siamo rimasti legati alla cultura originaria, lavoriamo molto su beat classici di stampo  underground. Se vuoi che ti dica una cosa che penso è che probabilmente si è perso quel riguardo verso la serietà, la cura dei testi, cercare di trasmettere dei messaggi di un certo tipo che sono caratteristiche che differenziano l’hip hop da altri generi.

E il vostro album che messaggio manda e a chi è diretto?
Kappa) Il messaggio è diretto a tutti e non solo agli addetti ai lavori, non vogliamo essere di nicchia. Ogni pezzo ha un messaggio proprio, c’è un pezzo che parla di immigrazione, c’è “Nugoro” che parla della nostra città, della nostra esperienza, ci sono pezzi più hip hop e così via. Abissi, il pezzo, è uno storytelling, che parla di vicissitudini, di storie di vita, un’allarme di un malessere sociale oggi diffuso come può essere la crisi economica che porta alcune persone al suicidio, le ingiustizie, persone che si trovano magari incarcerate ingiustamente come capri espiatori per proteggere determinate situazioni marce che possono esserci nella nostra società. Noi non giudichiamo ma vogliamo far riflettere, raccontiamo quello che c’è intorno a noi e credo che l’hip hop fondamentalmente sia questo: piedi in terra e parlare della realtà.

Il legame alle radici, come dicevi tu, è dato anche dalle produzioni. Di chi sono?
Kappa) Lavoriamo sul classic, quindi su dei beat che sono immediatamente riconoscibili come beat hip hop di estrazione soul, funk e black music in generale. La maggior parte dei beat sono di Ismakillah tranne alcuni che sono prodotti da Momak. C’è la volontà di dare all’album una sua impronta sonora che tenga l’ascoltatore all’interno di un certo scenario, altrimenti si rischia di fare confusione. Per noi è come se fosse un dipinto, le basi sono come dei colori e noi abbiamo deciso di fare un figurativo e di conseguenza non possiamo completare il disco con l’astratto.

Questo mood, questo dipinto, ha colpito anche la Machete che ha deciso di pubblicare per la loro etichetta Machete Empire il vostro Abissi. Come avete reagito alla loro chiamata e come ci siete entrati in contatto?
Kappa) In Sardegna siamo stati tra i primi a promuovere questa cultura e loro in quegli anni ci seguivano, ci ascoltavano e venivano ai nostri live. Quindi è stata una collaborazione molto spontanea, abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con El Raton ed è uscito fuori che stavamo facendo un album e lui mi aveva fatto capire che loro sarebbero stati molto lieti di produrlo e di promuoverci, come noi di affidarci a loro. Tutto senza intervenire sulle scelte artistiche tra l’altro, loro sono stati molto fiduciosi perchè hanno messo in chiaro che quello che noi avremmo fatto sarebbe stato poi quello che sarebbe uscito. Loro hanno lavorato molto sui missaggi e sulla promozione, però a livello musicale ci hanno lasciato esprimere con la nostra impronta.

La vostra impronta è fortemente sarda, io sarò sincero, non mastico molto bene questa lingua ma un pezzo come “Nugoro” è riuscito comunque a colpirmi.
Kappa) La provenienza è importante, perchè il luogo dove cresci e da dove vieni ti dà quegli elementi che formano la tua persona ovunque tu vada. Nuoro per noi è stato un punto di partenza ma anche un punto di arrivo, un traguardo. Rappresentare la propria città, i propri amici e sentire che loro si sentono rappresentati da te è la soddisfazione più grande che un musicista possa avere. Nuoro è stato per noi l’inizio di questa avventura per noi, che è l’hip hop, per cui ci è sembrato doveroso dedicargli un pezzo, non ci dimentichiamo da dove veniamo.

Un’altra cosa che salta subito all’orecchio di chi ascolta Abissi è la ricerca tecnica. Le metriche sono serrate, ci sono tantissime rime e sembra strano dirlo ma oggi è una cosa rara.
Kappa) Sei molto ferrato nel discorso! Non mi aspettavo una domanda così approfondita.

Ti dirò, io personalmente sono un fanatico delle tecniche e in questo periodo del rap italiano in cui la metrica ha lasciato un po’ più spazio ai messaggi e alle rime ad effetto, un album come Abissi si fa notare. Fa tornare la nostalgia dei bei vecchi tempi.
Kappa) Ecco, mi hai fatto la domanda e mi hai anche dato la risposta! Forse quello che un po’ toglie l’interesse è il fatto che c’è questo stagnare. Senti album dove ascolti la prima traccia e magari la quinta e la decima hanno lo stesso mood, questo non va bene. La musica, in particolare il rap, principalmente è incentrata sulle parole. Se tu non rimbalzi sul tempo, non dai dinamicità o non dai un’atmosfera o un colore diverso ad ogni pezzo, rischi di ripeterti. Ci vuole molto lavoro, in primis per concentrarsi su una tematica e poi per cercare di dare colore, dare pennellate; siamo comunque artisti. Noi abbiamo voluto dare un’impronta classica all’album ma con un flow moderno. Bisogna evitare le rime troppo baciate e il flow cantilenoso. E’ una questione di allenamento. Immagina un breaker che entra e fa sempre gli stessi power moves, immaginati un writer che fa le lettere sempre allo stesso modo o un DJ che ti fa sempre le stesse tecniche di scratch; non deve essere così e anche nel rap vogliamo trasportare questa mentalità.

Stavo leggendo sulla vostra pagina di Facebook che il disco è andato bene, tanto che l’Instore che avete fatto a Nuoro ha registrato un sold out di copie in una sola ora!
Kappa) Sì, nel giro di una quarantina di minuti erano finiti tutti i CD. E’ stata una bella cosa perchè l’instore è una cosa per giovani ma c’erano persone di tutte le età e questa dovrebbe essere la forza dell’hip hop: arrivare a dare un messaggio ai più giovani che viene apprezzato anche dai più grandi. Stanno andando molto bene i CD, forse anche meglio di quanto ci aspettavamo! (ride ndr).

Avete anche in mente di promuoverlo con dei live, magari anche uniti ai ragazzi della Machete?
Kappa) Assolutamente sì, stiamo pensando già ad una serie di cose. Si partirà ad aprile e partiremo dalla nostra città, Nuoro. Il 4 aprile ci sarà la presentazione del nostro album con tutte le persone che hanno partecipato tra cui anche i ragazzi della Machete, poi ci saranno altre date sempre in Sardegna e stiamo programmando qualcosa per poter arrivare anche fuori dall’isola e promuovere Abissi anche fuori.

Ultima domanda, un po’ fuori dal disco e più di curiosità. Voi avete fatto l’album “Pecorino Sardo” con DJ Gruff, una figura molto particolare nella scena hip hop italiana, come ricordate quella esperienza, i 4 anni a Torino?
Kappa) Gli anni in cui siamo stati a Torino sono stati fondamentali, perchè siamo entrati in contatto con quelli che sono i pionieri dell’hip hop in Italia, il Regio, hip hop a 360 gradi, nomi molto importanti. Artisticamente ci ha dato tanti stimoli, poi abbiamo conosciuto delle persone fantastiche, a Torino siamo stati accolti come dei fratelli, abbiamo degli amici che rimarranno per tutta la vita. Poi abbiamo avuto l’occasione di girare un po’ con dei concerti per l’Italia e farci conoscere. Nello specifico “Pecorino Sardo” è nato perchè DJ Gruff è di origini sarde e anche lui ha sentito questo richiamo alle sonorità sarde. E’ nato in amicizia, non è stato programmato, è nato dal frequentarci, fare freestyle, discutere di hip hop e poi piano piano sono usciti i pezzi. Esperienza torinese, più che positiva, fondamentale!

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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