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Mondo NBA: -9 a fine Regular Season. Chi sfiderà i campioni?

Mondo NBA - REGULAR SEASON

9 giorni e 77 partite per decidere il tabellone dei Playoffs. Poche certezze, tantissimi verdetti ancora da decidere: proviamo a capire come finirà la Regular Season. Intanto, cerchiate sabato 18 aprile sul calendario: lì inizierà la caccia ai campioni di San Antonio.

Prima di analizzare gli ultimi giorni di Regular Season, una piccola premessa su come i Playoff NBA sono strutturati, per i meno avvezzi alla materia. Ci sono due tabelloni, quello della Western Conference e quello della Eastern Conference. In entrambi, si qualificano le 8 squadre con più vittorie in stagione, che si scontreranno in serie da 7 partite l’una, chi arriva prima a 4 vittorie avanza al turno successivo. Tra le due contendenti per ogni sfida, la squadra con più successi in Regular Season gioca in casa la prima e la seconda gara, più le eventuali quinta e settima decisiva. La numero 1 del tabellone, quella con il miglior bilancio stagionale tra vittorie e sconfitte, si scontra con la numero 8, la 2 con la 7, la 3 con la 6 e la 4 con la 5. Chi prevale nella sfida 1-8 gioca in semifinale di Conference contro la vincente di 4-5, così come la vincente di 2-7 va ad affrontare quella della sfida di primo turno tra numero 3 e numero 6 del tabellone. Chi trionfa poi nelle Conference Finals va a giocare per il titolo nelle NBA Finals: campioni dell’Ovest contro quelli dell’Est. Vediamo come si presentano le graduatorie delle due Conference, a 9 giorni dai verdetti definitivi.

Western Conference

1. Golden State Warriors (63-14). Ne abbiamo parlato la scorsa settimana: Steph Curry e compagni sono uomini in missione, pronti a dimostrare che la squadra più bella da vedere può arrivare fino in fondo, e non rimanere soltanto una bella storia di Regular Season. Coach Kerr, l’allenatore con più vittorie al primo anno su una panchina nella storia della NBA, guida la squadra con il miglior record (manca una vittoria o una sconfitta di Atlanta per la matematica), la migliore coppia di guardie (Curry-Thompson), il migliore attacco, ma soprattutto la miglior difesa. Entreranno nei Playoffs con enormi aspettative, l’entusiasmo della città, e probabilmente anche tante energie, potendo risparmiare le superstars da qui alla fine della Regular Season.

2. Houston Rockets (53-24). Doppio sorpasso: sia di James Harden nella corsa all’MVP, dove ora sembra essere lui il favorito, sia soprattutto della squadra sui Memphis Grizzlies, la cui seconda posizione nella Conference è sembrata irraggiungibile per gran parte della Regular Season. Harden è in una forma devastante, e il rientro di Dwight Howard ha dato ulteriore entusiasmo, insieme alle prestazioni di Trevor Ariza, il cui apporto è tanto importante quanto sottovalutato. Ma non mancano i punti interrogativi: Patrick Beverley sarà fuori per tutta la Postseason, Howard non sembra ancora nelle migliori condizioni, così come Harden potrebbe soffrire la stanchezza di una stagione giocata sempre col piede sull’acceleratore, anche per l’assenza prolungata dello stesso Howard. Nelle prossime due partite, fondamentali per mantenere la seconda piazza, affronteranno i San Antonio Spurs nella loro miglior forma stagionale. Altra benzina da spendere: quanto sarà grande il loro serbatoio (o meglio, il serbatoio del Barba?)

3. Memphis Grizzlies (52-25). La tremenda scoppola interna contro Golden State, più quella a San Antonio, può aver toccato qualche nervo scoperto. Improvvisamente, la mono-dimensionalità dell’attacco di Coach Joerger sembra essere un limite troppo grande per avere successo nella Western Conference, di cui per larghi tratti sono sembrati la squadra più solida, prima dell’esplosione definitiva di Golden State. Palla in post per Gasol e Randolph, ogni tanto fuori per Mike Conley e il grande vecchio Vince Carter, difesa di Tony Allen e atletismo di Jeff Green. Io continuo a ritenerli una bruttissima bestia da superare nei Playoffs: di certo, non ci entreranno con gli stessi favori del pronostico che avrebbero avuto se la Postseason fosse iniziata un mesetto fa. Intanto, c’è da riprendere la testa di serie numero 2, e soprattutto guardarsi dagli avversari: a parte San Antonio, nessun’altra squadra in lotta a Ovest avrà un finale di calendario complesso come quello dei Grizzlies.

4. Portland Trail Blazers (50-27). Essendo i vincitori di una delle tre Division che formano ogni Conference, i Blazers hanno diritto a occupare almeno la quarta posizione nel tabellone. Ecco perché sono e resteranno almeno quarti, nonostante ci siano squadre dietro di loro con un record migliore. Non sembrano attrezzati come tante altre contendenti, specialmente dopo aver perso per tutta la stagione Wes Matthews per infortunio. Ma la sola presenza di Lillard e Aldridge li rende la mina vagante che tutti sperano di evitare.

5. Los Angeles Clippers (52-26). Discorso simile a quello fatto per Portland, ma con qualcosa in più. L’esperienza di Doc Rivers in panchina più la volontà di ferro di Chris Paul, che giocherà i suoi primi Playoffs da trentenne, rendono i Clippers ancora meno simpatici per le squadre che dovranno trovarseli contro. Avendo giocato già 78 delle 82 partite di Regular Season, avranno una settimana con due sole partite, contro i derelitti Lakers e poi contro i Grizzlies, nella gara decisiva per il loro destino, anche perché chiuderanno contro Denver e a Phoenix, non esattamente due compiti impossibili, per provare a raggiungere un secondo posto del ranking che avrebbe del clamoroso.

6. San Antonio Spurs (51-26). Eccoli, i campioni in carica. L’ho ripetuto più o meno in ogni puntata di questa rubrica: guai a tenerli fuori dal discorso. Sono reduci dall’aver dato una bastonata a Golden State, seppure non esageratamente motivata, e da 7 vittorie consecutive. Ginobili è rientrato dall’infortunio al gomito, mentre Kawhi Leonard, accusato per tutta la stagione di non aver completato la maturazione iniziata col titolo di MVP delle scorse Finals, vinte 4-1 contro Miami, sta venendo fuori in maniera spaventosa. Problema: da qui alla fine, avranno il calendario più complicato tra le squadre in lotta per i primi posti a Ovest: OKC fuori, due volte Houston (casa e fuori), poi Phoenix e New Orleans, che però potrebbero essere già fuori dalla lotta Playoff.

7. Dallas Mavericks (46-31). Non facile capire quale potrà essere il ruolo dei Mavs nella Postseason. L’acquisizione di Rajon Rondo non ha portato (per ora) gli effetti sperati, causando più che altro nervosismo nello spogliatoio. Per avere il numero 9 ex Boston, Dallas ha smantellato la sua panchina, che fino al momento dello scambio stava funzionando alla grande. In più, Rondo sta spesso e volentieri seduto nel quarto quarto, in favore di J.J. Barea. In sintesi, la trade non sembra destinata a funzionare, almeno per questa stagione. Ma Dirk Nowitzki non è più un giovincello…

8. Oklahoma City Thunder (42-35). Poco da fare, se non respingere l’assalto dei New Orleans Pelicans (41-35, ma con un calendario complicatissimo) e affrontare i Golden State Warriors nel primo turno senza nulla da perdere. Nel momento in cui è uscita la notizia di Durant KO per tutta la stagione, si è capito subito che OKC non sarebbe potuta andare lontano. Nonostante Russell Westbrook (11 triple doppie in stagione) sia in questo momento uno degli spettacoli più incredibili mai visti su un campo da basket. Il suo duello con Steph Curry, anche se per poche partite, sarebbe comunque uno dei motivi d’interesse più affascinanti dei Playoffs. Una gioia per gli occhi di tutti gli appassionati, nonostante i Warriors siano favoriti proibitivi.

Player of the week: James Harden – Houston Rockets

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Accelerata (forse decisiva) per la corsa all’MVP. Anche perchè al contrario di Curry, Harden deve portarsi la squadra sulle spalle per 48 minuti in quasi tutte le partite. Settimana da 3 vittorie su 4 gare giocate per gli Houston Rockets, con 36.8 punti di media del suo inarrestabile numero 13, che ne ha messi 51 contro i Kings, suo massimo in carriera. Semplicemente il miglior realizzatore puro in circolazione: basterà per essere competitivi nei Playoffs?

Eastern Conference

1. Atlanta Hawks (57-19). La squadra di Coach Budenholzer, che in prestagione veniva data al massimo come possibile candidata al quarto posto, ha dominato la Conference. Nessuna superstar, tanto lavoro, tanto movimento di uomini e palla, pochi fronzoli. Gli stessi esperti che la pronosticavano lontana dal primo posto, ora la vedono dietro a Cleveland e Chicago per la vittoria finale, nonostante la Regular Season abbia fornito indicazioni decisamente diverse. Di certo, agli Hawks non dispiacerà entrare sul grande palco coi riflettori puntati sugli altri: lo hanno fatto per tutta la stagione, e si sono trovati alla grande.

2. Cleveland Cavaliers (50-27). Se c’è chi non vede Atlanta come favorita, è semplicemente perché la versione attuale dei Cleveland Cavs si è vista soltanto da gennaio in poi, e ha pure avuto bisogno di un po’ di tempo per carburare. La squadra di Coach Blatt non è funzionale quanto la leader della Conference, particolarmente in difesa, dove soffre di amnesie senza soluzione di continuità. Però, ed è un bel però, ha ha Lebron e Kyrie Irving in più, oltre a un JR Smith in grandissimo spolvero, forse nella migliore versione della sua turbolenta carriera. E poi c’è sempre Kevin Love, che rischia di essere l’ago della bilancia, dopo aver espresso più volte la sua insoddisfazione rispetto al modo in cui viene utilizzato nella squadra, oltre alla difficoltà di stabilire un rapporto con King James. Se riuscirà a mettere da parte le sue perplessità, sarà difficile togliere a Lebron la sua quinta finale consecutiva.

3. Chicago Bulls (46-31). Tante, troppe incognite per i Bulls, che oltre a reintegrare nella propria rotazione Derrick Rose, pronto a tornare dopo l’ennesimo infortunio, devono respingere l’attacco alla loro terza posizione nel ranking, ad opera di Toronto e Washington. L’esplosione di Nikola Mirotic, sempre in campo nel quarto periodo da quando Rose si è fatto male, è una delle buone notizie per Coach Thibodeau, oltre all’ottima prova di domenica in casa dei Cavs, imbattibili negli ultimi due mesi a Cleveland. Le due squadre potrebbero rivedersi in semifinale di Conference, in quella che sarebbe una serie ad alto contenuto emotivo.

4. Toronto Raptors (45-32). Come per Chicago e Washington, la stagione di Toronto ha vissuto di alti e bassi. Prima fase esaltante di stagione, poi qualche infortunio e il crollo, fino a perdere definitivamente il treno per le prime due posizioni della Conference, occupate con regolarità nei primi mesi di stagione. Calendario non amico da qui al termine, con tante partite in casa di squadre in lotta per un posto ai Playoffs. Vincere al primo turno, comunque finiscano la Regular Season, sarebbe già un successo.

5. Washington Wizards (44-33). Discorso simile a Toronto. Se non altro, in un’eventuale scontro al primo turno coi canadesi, Washington può vantare l’esperienza accumulata l’anno scorso, quando si è fermata in semifinale di Conference contro Indiana, e il talento di una delle coppie di guardie più forti della lega, quella formata da Bradley Beal e John Wall. In generale, Coach Wittman conta su una difesa di buon livello, anche grazie al lavoro di Marcin Gortat. Nei Playoffs, si sa, non è un fattore secondario.

6. Milwaukee Bucks (38-39). Mettiamola così: quest’anno torneranno ai Playoffs, e magari riusciranno anche a strappare una, due vittorie. Non è lecito aspettarsi di più. Poco male, la squadra di Coach Kidd è una delle più futuribili dell’intera lega, e come ho già scritto, non vedo l’ora (non solo io) di vederli all’opera nella prossima stagione.

7. Brooklyn Nets (36-41). Sono passati da essere fuori dalla corsa Playoff a nutrire addirittura ambizioni di sesto posto. Non sono aiutati da un calendario complicato, ma potranno andare a giocarsela direttamente a Milwaukee, in una delle ultime gare della Regular Season. Hanno vinto 8 delle ultime 10, guidati da un super Brook Lopez, e sono di diritto la favorita a uscire davanti a tutti dalla bagarre per entrare nei Playoffs. Anche qui, come per tutte le altre contendenti col record perdente, rimane comunque quasi impossibile vederli oltre il primo turno.

8. Boston Celtics (35-42). Tanti giovani, tante scelte al prossimo draft, e la possibilità concreta di regalare ai tantissimi tifosi biancoverdi almeno 4 partite di Playoff, risultato insperato a inizio stagione, addirittura inconcepibile dal momento in cui Rajon Rondo è stato spedito a Dallas. La lotta è serratissima, ma Boston se la giocherà fino in fondo, nonostante abbia il calendario peggiore da qui alla fine della Regular Season. Attenzione però: la doppia sfida con Cleveland potrebbe rivelarsi più facile del previsto, perché i Cavs avranno bisogno di far riposare le loro stelle.

Indiana (34-43) è reduce da un periodo difficilissimo, dove ha compromesso tutto l’ottimo lavoro fatto negli ultimi mesi. Ma il rientro di Paul George, seppur nemmeno al 50% delle sue possibilità, ha riacceso l’entusiasmo in casa Pacers: PG13 ha comunque messo tre triple, utili a battere e raggiungere in classifica i Miami Heat, che non solo hanno rovinato la rincorsa al sesto posto di Milwaukee, ma hanno messo addirittura a rischio la loro partecipazione ai Playoffs, da cui sarebbero fuori, se iniziassero oggi. Ci sono ancora 5 partite, 4 da giocare in casa, per rimettere a posto le cose. Charlotte (33-43) è senza dubbio la più debole del lotto, ma vincendo la prossima gara a Miami potrebbe rilanciarsi.

Player of the week: Brook Lopez – Brooklyn Nets

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Non è un errore: Brook Lopez è il giocatore della settimana per la seconda volta consecutiva. Premio di nuovo meritatissimo, grazie ai 20.8 punti, 10.3 rimbalzi e 2 stoppate di media che hanno guidato i Nets a una settimana da 3 vittorie e 1 sconfitta. Trentello anche questa notte, seppur contro i decimati Portland Trail Blazers.

Plays of the week:

Chiudiamo con le migliori giocate della settimana. Griffin stoppa con un 360°, Jeff Green stampa la schiacciata, Barnes e Smart decidono un match a fil di sirena. Ma alla 1, Steph Curry: non male lo spezzacaviglie a Chris Paul…

Appuntamento a GIOVEDI’ prossimo, per sapere il finale della storia!

About Mattia Cutrone

Nato e cresciuto a Genova, segue la NBA dalla tenerissima età di 12 anni. Fa parte della redazione sportiva di Radio 19 ed è anche responsabile della sezione musicale di Yury Magazine.

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