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Clementino presenta Miracolo! in conferenza stampa: “un album lungo che durerà nel tempo”

Clementino

Oggi si è tenuta la presentazione tramite conferenza stampa del nuovo disco di Clementino “Miracolo!”. Il rapper napoletano ha affrontato le domande dei giornalisti presenti con il suo solito spirito scherzoso ed irriverente, dimostrandosi però disponibile nell’approfondire alcuni temi e aspetti riguardanti questo suo nuovo lavoro. L’album verrà pubblicato ufficialmente il 28 aprile nei due formati che vi abbiamo illustrato nelle scorse settimane. Di seguito, come antipasto in attesa della pubblicazione, trovate gli estratti salienti della presentazione alla stampa.

Da dove deriva il titolo “Miracolo!” e perché in copertina c’è una statua che ti raffigura con le lacrime agli occhi?
Clementino)
Cercavo un termine che potesse rappresentare la tradizione napoletana. “Miracolo” dopo “Mea Culpa” suonava perfetto. Mi piaceva come nome essendo innanzitutto una citazione del film di Troisi “Ricomincio Da Tre”. Oltre che per il rimando alla difficoltà di mettere insieme tutti i vari artisti presenti nel disco. Poi c’è anche un significato più sociale, ricordando come sia difficile, quasi un miracolo, riuscire ad arrivare a fine mese oggi, mantenendo ad esempio una famiglia con figli. Mi sembrava dunque il titolo più adatto. In copertina c’è una statua, creata partendo da una mia foto, che piange come il santo della tradizione, ma invece del sangue piange inchiostro, che è la materia vitale per ogni emcee che vive di scrittura come me.

Qual è l’idea che sta dietro il secondo disco di “Miracolo!” in cui collabori con tanti rapper diversi?
Clementino)
Il mio desiderio era di fare un primo album con i miei pezzi da solista. Poi per il secondo ho deciso di ricreare l’atmosfera da jam tipicamente anni ’90, con gli emcee che si dividono il microfono facendo ognuno la propria rima. Non con artisti casuali, ma coinvolgendo i nomi più grossi dell’HipHop italiano e una squadra di amici napoletani che mi porto dietro da un paio di anni, quasi per darsi una mano a vicenda.

Oggi però sembra che facciano più notizia i dissing, rispetto all’amicizia e alle collaborazioni tra artisti. Che ne pensi?
Clementino)
Il dissing ci sta nel rap, che nasce proprio con la competizione. C’è però chi non sta al gioco e fraintende la competizione. Io non sono tanto “dissatore”, il mio stile di rap è più uno stile che fa divertire le persone dal vivo, credo di parlare di tutto nei miei pezzi. Forse la prima traccia, “Lo Strano Caso Di Iena White”, è una traccia di dissing, ma non verso un rapper specifico. Riprende il soprannome Iena White che mi diedero quando facevo le battle di freestyle a Napoli associandomi alla iena, che è l’animale che mangia la carcassa dell’avversario. Così ho deciso di fare una traccia piena di punch-lines. Ma la maggior parte dei pezzi parla di temi vari, come l’amore presente in ben quattro brani. O di attualità come in “Cos Cos Cos” scritta con Alessandro Siani, che riprende il tormentone del suo film “Il Principe Abusivo”. Un brano che vuole essere divertente, ma facendo pensare. Tanto che le battute contenute si possono riferire sia a Napoli ma anche ad altri contesti come Expo.

Si ritroverà anche nei live l’atmosfera da jam che hai descritto parlando di “Miracolo Jam”?
Clementino)
Sicuramente, dividerò gli ospiti in base alla città in cui suonerò. Se siamo a Roma verranno Noyz, Gemitaiz e Madman. Se siamo a Napoli verranno buona parte degli artisti della mia città che ho coinvolto. A Milano invece spero mi venga a trovare Fabri Fibra, ma anche Guè Pequeno e Marracash.

Come si sono svolte invece nel concreto le registrazioni di “Miracolo Jam”?
Clementino) Durante i lavori al Thaurus Studio con DJ Shablo decidevamo come e con chi lavorare in base ai diversi beat. Per “Boom” ad esempio abbiamo scelto Fabri Fibra e Guè Pequeno perché la base aveva una cassa dritta e si poteva usare per descrivere l’atmosfera delle discoteche a notte fonda. Così abbiamo lavorato anche per le altre collaborazioni.

Quanto è entrato il freestyle nella scrittura del disco?
Clementino) In freestyle mi venivano alcune rime e le segnavo di volta in volta sul telefono. Però per lo più andavo in studio già con il testo pronto, per l’importanza e la serietà del progetto che mi sono trovato a realizzare.

Avresti voluto collaborare con qualcun altro oltre agli artisti presenti?
Clementino)
Mi piace molto condividere le tracce con tante persone. Un giorno mi piacerebbe lavorare ad esempio con Manu Chao, anche se per ora non c’è niente di concreto. Poi mi piacerebbe lavorare con Nino D’Angelo, con cui c’è già qualcosa in cantiere, perché ci conosciamo da qualche tempo, ma non abbiamo ancora registrato un pezzo vero e proprio. Al di fuori del rap mi ispira invece Carmen Consoli, che mi trasmette un’energia positiva. Per quando riguarda poi il rap in realtà ho lavorato quasi con tutti credo, forse con Caparezza mi piacerebbe fare qualcosa in futuro. E poi sicuramente mi piacerebbe collaborare con rapper americani, con i quali farei addirittura un album intero se potessi.

Quale dei due dischi pensi verrà meglio recepito?
Clementino)
L’album è molto lungo e l’idea è che sia un prodotto che duri nel tempo e che vada ascoltato con calma, viste le 28 tracce presenti. Per capirlo secondo me basta ascoltare anche solo il primo cd, dato che il secondo è più una jam in cui divido le rime con i miei colleghi. Una mamma, uno zio, mio padre di fatto possono ascoltare quasi solo il primo disco. Il secondo è fatto più per puro divertimento, una sorta di street album, nonostante contenga comunque brani molto significativi, come “Dal Centro All’Hinteralnd” con Marracash e Noyz Narcos, che potrebbe essere un brano adatto anche per la colonna sonora di Gomorra viste le tematiche affrontate.

Recentemente hai dichiarato di non aver voluto pubblicare il brano con Pino Daniele come primo singolo, con tanto di video ufficiale, in segno di rispetto per la sua figura. Come hai maturato questa scelta?
Clementino)
Pino Daniele in realtà aveva già scritto con un amico la sceneggiatura del video con l’intento di realizzarlo a canzone ultimata. Dopo la sua morte però io gli ho dedicato una canzone, ho parlato di lui molte volte e mi sono pure fatto un tatuaggio in suo onore. Così, dopo tutto questo, non ci sembrava il caso di far uscire anche la traccia con Pino come primo singolo. Magari un giorno potremmo fare il video se la gente lo vorrà. Lui in particolare voleva andare in Marocco, siccome il brano parla di conflitti, per realizzare il video nel deserto, riprendendo così anche la copertina del suo disco Non Calpestare I Fiori Nel Deserto. Il pezzo in origine l’ho scritto in Birmania nelle palafitte, in occasione della mia esperienza al reality show Pechino Express. Viaggiando vedevo gente che non aveva neanche le scarpe per cammninare e non c’era neppure l’asfalto a terra. Un’esperienza vera che mi ha permesso di staccare per dei mesi prima di mettermi al lavoro su questo disco. Una volta tornato in Italia ho fatto ascoltare la traccia a Pino e gli è piaciuta, così è nata la nostra collaborazione.

Come hai lavorato sull’alternanza di italiano e napoletano?
Clementino)
Io sono napoletano dalla mattina alla sera, sono proprio legato a questa cosa. Se non rappo in napoletano è finito tutto, perché tutti ormai si aspettano che io lo faccia. Il napoletano è un linguaggio tronco, come l’americano, e mi viene facile utilizzarlo. Mi piace però unirlo all’italiano che è più melodico. Io non scrivo mai comunque senza una base, a seconda della base che ho vedo se fare un brano più serio o più divertente e se scriverci in italiano o in napoletano oppure utilizzando entrambi. Così può uscire un brano come “Luna” completamente in italiano, oppure un brano come “Notte” che parla dei detenuti e che alterna una strofa in italiano e una in napoletano per bilanciare.

Si ha spesso la sensazione che rispetto alla mole di musica HipHop italiana prodotta, quella che resti veramente nel tempo impressa nella mente e nei ricordi del grande pubblico sia poca. Come mai secondo te?
Clementino)
Forse l’auto celebrazione tipica del rap può rendere un brano a scadenza. Ma canzoni che parlano ad esempio d’amore o che raccontano dei problemi dell’Italia credo possano rimanere nel tempo. Ad esempio credo che “O’Vient” non ha un bollino di scadenza, essendo la prima canzone della storia dell’HipHop italiano che ha sdoganato il rap napoletano nelle radio a livello commerciale. Raccontando comunque dell’immigrazione dei napoletani a New York. Allo stesso modo nel nuovo disco ci sono brani come “Cos Cos Cos” che parla di temi simili, narrando di chi si sposta per i problemi che trova nel suo Paese. O come “Luna” che parla di qualcuno che stando lontano dalla sua ex-fidanzata appena sente “Kalimba De Luna” di Tony Esposito si ricorda di quando stava con lei attorno ad un falò in spiaggia.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia.

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