shopclues offers today 2017

amazon coupons code india

clear trip coupon code promo

flipkart coupon code

globalnin.com

Intervista a Jacopo Pesce, il discografico dei Club Dogo, Fabri Fibra, Marracash ed altri

Intervista Jacopo Pesce

Di Oliver Dawson e Koki

Conosco Jacopo Pesce da quando si è presentato qualche anno fa nel mio (ex) ufficio a Deejay Tv dove lavoravo in programmazione musicale: era solo un altro ragazzo che lavorava nell’ufficio promozione in una major. Non mi sarei mai aspettato quello che è successo dopo; nel giro di pochissimo tempo ha bruciato le tappe, guadagnandosi sia la fiducia dei rapper con cui lavorava che quella della sua azienda, facendo da intermediario perfetto fra le due realtà e bilanciando le esigenze di entrambe.
Questa intervista nasce da una discussione partita da un nostro articolo in cui denunciavamo il ritardo di Marracash nell’ottenere il disco d’oro; quel giorno mi trovai una mail chilometrica nella mia casella di posta, in cui Jacopo ci spiegava per filo e per segno le strategie ed i pensieri dietro ai progetti che segue (tra cui quello di Marracash).
Parte di quella mail rimane fra queste risposte e testimonia l’enorme passione di Jacopo per il lavoro che fa; ecco quindi a voi l’intervista al discografico dietro ai successi di Club Dogo, Marracash, Clementino e tanti altri ancora.

RapBurger) Qual è, o qual è stato il tuo ruolo all’interno della Universal, sappiamo che sei un A&R ma di cosa ti occupi di preciso?
Jacopo Pesce)
Finita l’università ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto. Volevo fare questo lavoro. Ho cominciato in Universal nel 2008 con la promozione radio/tv. La promozione è il cuore del nostro lavoro, una palestra fondamentale per capire come funziona il nostro mondo oltre ad essere il primo step di contatto con gli artisti perchè sei sempre con loro ed impari tantissimo. Io ho cominciato così, osservando sempre i miei colleghi più esperti ed imparando tanto da loro, poi nel 2012 con Rapstar ho cominciato a divertirmi nel campo artistico. Il mio presidente mi ha proposto di seguire il progetto a 360° (A&R, Marketing e promo) con Paola Zukar e Fibra, con cui già lavoravo da un punto di vista promo appunto, e visto che il progetto era particolare Paola e Fibra mi hanno chiesto se ci volevamo divertire…e così è andata ci siamo divertiti sul serio senza pressioni o ansie da prestazione, anzi abbiamo anche sperimentato, ad esempio con l’idea della spilla lettore mp3 ma soprattutto abbiamo cominciato a sviluppare a piccoli passi e dare luce ad un fenomeno: Clementino.
Poi abbiamo ripetuto l’esperimento con “Noi Siamo Il Club” dei Dogo in cui ho “affiancato” la mia collega Sara Potente e l’esplosione che ne è derivata mi ha portato nella divisione A&R con tutti i mega successi del 2013 e così via.
L’A&R oggi segue tutte le fasi di realizzazione di un album, dalle idee alle registrazioni, dal mix al mastering. Con i miei artisti sono a strettissimo contatto dal giorno 0, da quando decidiamo “ok, da oggi facciamo l’album” e quindi sto accanto a loro in ogni momento, dalla scelta dei beat ai demo, dalle registrazioni alla scelta dei feat., dei singoli e dei video, fino al momento di decidere insieme una strategia da lavorare insieme ai miei colleghi del marketing e della promozione, che possa poi portare l’album e la musica alla gente.

RapBurger) Immaginiamo che ogni artista abbia bisogno di essere trattato in un modo specifico. Come fai a capire quali sono gli interventi giusti da fare sui vari artisti?
Jacopo Pesce) Esatto, ognuno ha la sua identità. Ciò che può andar bene per Clementino a volte non può andar bene per Guè, come quello che è perfetto per Guè non va bene per Fibra e viceversa. Poi capita che ci si possa anche incontrare artisticamente, ma non c’è un metodo prestabilito. Si lavora sulle caratteristiche che ogni artista ha. Si parla e si cerca di capire che direzione far prendere ad un progetto e dal quel momento si parte… loro sono il centro di tutto, con le idee e i concept dei brani. Io a volte mi permetto di sottoporre loro dei suoni o dei beat, ma poi la genialità è loro. Io sono al loro servizio.

RapBurger) Fabri Fibra, Clementino, Club Dogo, Marracash, nel tuo percorso ti sei occupato della musica di tanti rapper, quali sono i punti di forza di questo tipo di artisti e di questo tipo di musica? Il modo di lavorare che hai con loro, può essere applicabile ad un artista pop?
Jacopo Pesce) Io ho la fortuna di aver lavorato e di lavorare con degli artisti che mi piacciono davvero e che ascolto anche fuori dal lavoro. Ognuno è diverso dall’altro e questo è un qualcosa di impagabile.
Guè è un tornado che si nutre di rap ed il più grosso professionista con cui abbia mai lavorato insieme a Zucchero, ha tante idee, le ascolta quando gli vengono proposte e si fida, è letteralmente impeccabile ed instancabile. A volte, il suo essere imprenditore, lo porta anche ad essere aziendalista. Ora stiamo cominciando a pensare a qualcosa di nuovo…
Fibra un genio indiscusso, l’unico ad avere coraggio di andare contro fino in fondo (guarda cosa abbiamo combinato con Squallor!), da sempre con una passione per il rap fuori dal normale. Condividiamo gli aspetti più maniacali di questo lavoro, siamo entrambi fanatici della musica, dell’oggetto e dell’industria. Una volta gli ho regalato un dvd tarocco di un live di Jay Z che avevo registrato in tv, fatto da me, con tanto di copertina, crediti, insomma tutto… ce l’ha ancora nella sua libreria. Ora siamo passati al digitale.
Marracash scrive come nessun altro, uno puro e vero. In Status ci abbiamo messo l’anima, ma nel vero senso della parola. Sono veramente contento di lavorare con lui perchè cerca spesso il confronto.
Clemente un fenomeno con un cuore enorme in cui credo tantissimo e che è cresciuto in maniera impressionante. Ha ascoltato ed imparato. Lui lo sa e glielo dico sempre, va oltre il rap perchè è un entertainer allo stato puro.
I Dogo sono i Dogo sono il progetto per me più divertente perchè ci divertiamo davvero, di Guè vi ho già detto, Don Joe è il produttore n.1 in Italia e il suo è un ceffone di disco… e Jake ha un talento infinito, io certe volte rimango basito per quanto è bravo, ha una propensione verso la melodia pop che nessuno sospetterebbe oltre a cantare molto bene. Abbiamo fatto veramente tanto insieme. Sono molto riconoscente nei loro confronti.
Fritz è il mio Doc di Ritorno al Futuro, lavorare con lui è estremamente divertente e stimolante
Dargen per me non è un rapper, ma un cantautore, un vero artista
Gemitaiz & Madman mi divertono un sacco, Harsh è veramente bravo a gestirli e a fare la cosa giusta al momento giusto. Con loro siamo entrati in punta di piedi perchè Harsh è fin troppo bravo, lo supportiamo in tante cose e ci confrontiamo sempre con molta serenità. Siamo contenti di aver avviato con Tanta Roba una collaborazione.
Ora abbiamo cominciato da poco con Giaime, un giovanissimo che potrebbe avere le carte in regola per restare perchè è un altro che va oltre il rap. Ed ha solo 19 anni.

RapBurger) Anche se non più come una volta, le Major sono ancora viste con un occhio non buonissimo e spesso vengono accusate di dare più attenzione ad altri aspetti piuttosto che a quelli musicali. Quali sono le priorità di chi lavora in una major? Può veramente la musica venire in secondo piano?
Jacopo Pesce) Tutte stronzate alimentate da leggende metropolitane. Nessun artista ha le mani legate. La musica rimane il punto principale di tutto. Vi sfido ad individuare un solo album in cui non ci sia stata una ricerca ed una cura anche di suoni particolare. La musica rimane il fuoco di tutto, poi la strategia è un altro punto, per me divertente perchè ti misuri con la gente, ma senza la musica non si va da nessuna parte. E ve lo dicevo prima, al centro di tutti ci sono gli artisti, purtroppo lì fuori c’è ancora l’idea che il discografico abbia il sigaro e sia seduto con la sedia di pelle a sentenziare. Noi stiamo accanto ai nostri artisti sempre, durante i successi ma anche durante le difficoltà e supportiamo ciò che arriva dalla loro penna. Certo, possono arrivare consigli ed idee, ma l’ultima parola è sempre loro. Sono loro che ci mettono la faccia e la carriera, mica io. Secondo voi io vado da Marracash e gli dico “Fabio…oggi ho deciso che devi fare il feat. con Tiziano Ferro”. E lui “ok, obbedisco padrone”. La gente lì fuori è convinta di questo.
E’ confronto day by day, io sento tutti i miei artisti ogni giorno, tutti… per me è un rapporto bellissimo e costruttivo, che ti fa crescere anche come persona… mi hanno insegnato tantissime cose.
Ci si confronta e si lavora insieme per un obiettivo comune: arrivare a più gente possibile. E’ la figata di questo mestiere, veder nascere delle cose e poi vederle in mano alla gente.

RapBurger) La Universal ha attuato una strategia curiosa che non ci ha convinto molto, ma noi non lavoriamo in certi settori e alcune dinamiche possono essere difficili da capire. Che senso ha pubblicare 3 album (Status, Laska e D’iO) nel giro di 2 settimane?
Jacopo Pesce) Ma non si tifava una volta per far sì che il rap arrivasse a conquistare una bella fetta di mercato? Ecco la risposta è lì. C’è così tanto rap che c’è tanta varietà ed essendoci tanti prodotti non si può più distribuirli in 3 quarter o in anni, è inevitabile andare su uno stesso mese. Inoltre ci sono anche altre esigenze legate magari a periodi particolari del mercato o ad altre attività extra discografiche che vanno oltre una settimana piuttosto che un’altra. Ora l’obiettivo è cercare di evitare la saturazione e non sarà per niente facile, forse sta già succedendo. Inoltre i 3 progetti che hai citato sono tre progetti completamente diversi l’uno dall’altro, i loro punti di forza mediaticamente parlando sono diversi perciò non si pestano i piedi e c’è margine per farli convivere in 3 settimane diverse, non 2. In America a volte escono nello stesso giorno… fai te…

RapBurger) Quanto margine di intervento effettivo ha la major, specie quando ci sono realtà che si frappongono tra multinazionale e artista (vedi Giada Mesi, Macrobeats, etc.). La major mette un bollino su un prodotto già confezionato? Da fuori, si percepisce questo.
Jacopo Pesce) Dipende da quali accordi ci sono, qui entriamo in dettagli un po’ particolari difficili da spiegare in un’intervista. Ma non è così, il confronto come lo scontro c’è sempre in qualsiasi mossa come in qualsiasi tipo di formula di collaborazione.

RapBurger) Sappiamo che hai storto il naso davanti un nostro articolo dove si mettevano a confronto alcuni artisti, che bene o male fanno rap, sul campo delle vendite. Noi per primi abbiamo sempre creduto che le copie vendute non siano un indice della qualità di un album, ma se un disco bello esce per una major e non vende, a chi o cosa è da attribuire causa?
Jacopo Pesce) Sì è vero ho storto il naso perchè è stata messa giù in maniera errata ed ingannevole.
Mi sono incazzato perchè in tanti, in questi anni di lavoro, abbiamo individuato RapBurger come l’unica realtà che potenzialmente potesse parlare di musica rap in maniera “professionale”, non a caso siete tra i pochissimi ad essere invitati e coinvolti durante le presentazioni dei nostri dischi perché pensiamo che potenzialmente potreste essere in grado di offrire un servizio d’informazione corretto, a volte addirittura migliore rispetto ad altri organi di informazione più rinomati. Negli anni ci siamo confrontati con realtà che erano composte più da fan/groupie che da gente che in qualche modo voleva affrontare questo gioco con un minimo di serietà. Per carità, che non si fraintenda con la passione, sempre ben accetta e che è linfa vitale per chi fa il nostro lavoro. Ma capisci che quando leggi in uno di questi siti che il concept di “Soldi” dei Dogo è uguale a “Bitch, Don’t Kill My Vibe” di Kendrick Lamar c’è qualcosa che non va. E allora cazzo, sei lì a sperare che RapBurger ti aiuti nel dare giustizia al lavoro che cerchi con i tuoi colleghi e con i tuoi artisti di portare avanti.
E di cose belle ne fate…sono contento anche di leggere delle recensioni, ormai in Italia non ne esistono quasi più, ma alla fine sai, che si parli bene o male, almeno si avvia un dibattito. Costruttivo. Ecco il dibattito è una figata, le stronzate no però. Leggevo con curiosità un articolo da voi pubblicato in cui si parla di successi, di vendite, di marketing, di blockbuster…c’era un pò di confusione che mi premeva chiarire.
La prima domanda che vi porrei è: oggi cosa secondo voi decreta il successo di un progetto? Questo?

“Ecco, a parte il ritorno col botto di J-Ax (disco di platino in due sole settimane), gli altri hanno dimostrato di andare in un po’ affanno quando gli viene chiesto di fare risultato al botteghino: certo, Marracash ha venduto più di Dargen e Mecna messi insieme finora, però ancora non ha vinto il Disco d’Oro, malgrado la forza del suo Status. Forse complice anche il fatto che siano cambiati i parametri di assegnazione dei premi targati Fimi.”

Allora per ordine. Vedo che questa usanza a dir poco idiota di dover rincorrere le certificazioni oro/platino della FIMI ed addirittura azionare un cronometro si sviluppa sempre più, me la aspetto lì fuori, non da un organo di informazione oltre a ritenerla qualcosa pressochè infantile. “Io ho colorato più velocemente di te”, “chi arriva ultimo è scemo”, “mamma ho finito il compito di matematica prima di tutti”. Poi per carità non critico chi, felice per un risultato così dirompente, comunichi giustamente il tutto. E’ un qualcosa di cui essere felici, non è mica un peccato. L’abbiamo fatto anche noi e lo facciamo ancora quando c’è un traguardo anche simbolico (es. lo scoccare del milione di views, il raggiungimento di una certificazione, i risultati su spotify, il n.1 in fimi). Non condanno chi esulta, è legittimo. Ma condanno chi nel dover raccontare presuppone un metro di giudizio di questo tipo per far capire alla gente se un progetto va bene o male. E lo dico perché da sempre credo che il lavoro artistico per proporre la musica alla gente venga fatto insieme ai media. Ecco: la musica. Qui insieme parliamo di musica, voi dovreste parlare di musica e fare cronaca, non parlare di marketing e numeri senza fonti.
Ci vuole rispetto per gli artisti, per tutti gli artisti, soprattutto per chi ha una carriera che dura da anni. Non è un giochino. Anche confermarsi non è uno scherzo.
Guarda Fibra e la scelta di andare a sorpresa e in esclusiva su iTunes.
Chi vuoi che si sia interessato della classifica, dell’oro e del platino?
Non gira mica tutto attorno a questo… altrimenti è finita… abbiamo fatto una figata, personalmente ho usaudito un sogno di marketing che inseguivo da tempo e vi assicuro che non è stato semplice mettere in piedi una cosa simile, ma è un segnale molto forte e non è un caso che arrivi proprio dal primo che ha portato il rap nel mainstream e nell’alto mercato.
Il nostro lavoro è sviluppare carriere non fare corse. Il nostro ruolo è avere artisti con carriere decennali che anno dopo anno rimangano nella storia. Questo è il nostro ruolo. Questi meccanismi non ci interessano. Oggi, purtroppo per il mercato che abbiamo, tutti questi traguardi sono traguardi non scontati. Tanti nomi nel pop non ci arrivano nemmeno…ma nessuno si permette di scrivere un articolo né di tarare questo con il successo di un progetto. E’ una tacca, solo una tacca in più in una valutazione generale che per chi sta dall’altra parte è a dir poco inimmaginabile. Niente è scontato oggi. Il mercato cambia ogni mese, si passa sempre più dal fisico al liquido, perciò le cose le dovreste vedere ed analizzare a 360°. Vi invito in ufficio e se volete parliamo insieme di mercato e di come sta cambiando. Non solo nel rap. Non di fantamercato. Oggi vi leggono in tanti, non si può fare fantagiornalismo.
Inoltre pubblicare dischi in major non significa automaticamente che siano tutti da oro o platino. Certo, con alcuni progetti si cerca sempre di fare il massimo, ma in una major non si pubblicano soltanto quei progetti altrimenti non esisterebbero e non vorrebbero pubblicati tanti progetti più piccoli a livello di mercato ma incredibilmente esaltanti a livello artistico e che nel loro giardino ti portano comunque ad avere un bilancio economicamente sano e di profitto. E vi assicuro che ce ne sono.
Per questo stesso principio nessuno si affanna perché non c’è nulla per cui affannarsi, ogni progetto va da sé. C’è chi, nella prima settimana di vendita, ha venduto il doppio delle copie rispetto all’ultimo album pubblicato ed è a pochissime settimane dalla release già vicino ad un primo traguardo. Alla fine con Marra abbiamo fatto oro e continuiamo il progetto, di certo mica finisce qua, ce n’è di strada da percorrere. E non dovremmo essere soddisfatti? C’è chi (quelli che dicevate hanno mancato il blockbuster) si è confermato, collezionando certificazioni qua e là tra album e singoli, successi radiofonici (quindi popolari), boom di rete su VEVO e Spotify e riempendo i locali come e anche più del passato. E non dovremmo essere soddisfatti? Perchè? Perchè altri lo hanno conseguito in meno tempo? Ma chissenefrega? Qualcuno in America è andato a dire a Beyoncè che ha fatto platino a più di 1 anno dalla release?
Poi c’è da affrontare un altro punto. Voi fate informazione rap e se volete farlo a livelli professionali, dovete sviluppare uno spirito critico e capire cosa è rap e cosa no. Ho visto un articolo in cui avete massacrato Fedez, ma quindi è ancora da mettere nel calderone rap come fanno tutti i media oggi o no? Ax ha fatto parte della storia di questo genere, ma non ho visto alcuna recensione…ma quindi lo ritenete un disco rap o no? Non lo coprite perchè non lo ritenete un album rap forse. Poi massimo rispetto alla sua storia ma se non ne parlate qualcosa non quadra, però ne parlate confrontando i numeri? C’è confusione, tanta e il sistema mediatico italiano non aiuta affatto. Bisogna saper fare la giusta distinzione e le giuste proporzioni di mercato in una fase del rap italiano confusa ed ormai immersa nella generalizzazione tipica della società italiana. Loro vendono tanto, ci si toglie il cappello, non stanno sbagliando una mossa, tutto incredibilmente strategico e studiato, perfetti, ma occhio a non generalizzare però. loro oggi sono altro e va bene così, parla la musica, ognuno fa la sua e fa le sue scelte artistiche sempre da rispettare, l’importante è che sia la musica a mettere una riga, come sempre è stato. Status è stato un disco che ha riportato l’attenzione su quello che è rap, Squallor idem, ora arriveranno Noyz e Fritz e poi altri ancora.

RapBurger) Secondo te cosa potrebbero fare in più i canali di diffusione come la radio e la televisione, oltre che la stampa, le etichette e gli stessi artisti per dare più dignità alla musica di qualità?
Jacopo Pesce) Questo è un discorso lungo, lunghissimo. Penso che da un punto di vista popolare (e per popolare intendo realmente il popolo tutto) il web, oltre ad aver ammazzato MTV, sia il più grande fake della storia, almeno al momento in Italia. Ci si è illusi in passato che potesse sostituire i grandi mezzi di comunicazione, in realtà anche chi arriva ed esplode sul web poi finisce a fare la radio o la tv per raggiungere la vera popolarità e il successo. Perchè il potere di questi due mezzi è troppo grande, contestualizzato alla società italiana. Gli italiani hanno ancora paura ad usare la carta di credito per acquisti online, figurati se son pronti a riconoscersi solo nel web. Guarda Fedez, paladino del web, la vera popolarità l’ha beccata con X-Factor, anche i Dogo che sfondavano YouTube e che hanno poi “vinto” a livello popolare con PES e il reality su MTV. Quindi ce ne vorrà per il passaggio definitivo… si vedono dei passi in avanti, lenti e senz’altro stimolanti, noi lavoriamo sempre più per far crescere sempre più quel canale ma se la vedi a livello largamente popolare è ancora presto per le conquiste…
Per quel che riguarda le radio beh sono delle aziende e devono portare risultati in termini di ascolti e di fidelizzazione. Non è un segreto che l’Italia sia un paese vecchio, basta guardarsi attorno… questo lo vedi anche nel music biz. L’ascoltatore medio vuole Laura Pausini, Ligabue, Ramazzotti, Antonacci… Lorenzo è visto come quello che fa musica giovane per i giovani… ma ha 50 anni. E meno male che c’è lui, che almeno in ogni disco si mette alla prova e porta in Italia suoni e modi di lavorare internazionali, anche nei suoi show. Per me è il più avanti. Il rap è giovane, fondamentalmente concentrato sul web, e quindi nonostante il successo rimane il nemico per quel tipo di logiche. Guarda anche i producer… nel rap stanno emergendo dei producer italiani incredibilmente di talento, ma fanno fatica a produrre pop perchè, avendo paura di rischiare, ci si affida ai vecchi, anche sui suoni. Cosa che non accade all’estero. Guarda Timbaland, Pharrell, Mustard, Hit-Boy per citarne alcuni… sono partiti dal rap e sono stati chiamati dal pop e dominano i suoni delle radio. A Los Angeles l’anno scorso ascoltavi la radio e ti capitava di beccare in 1 ora 5 pezzi di Mustard che vanno da YG a Chris Brown (e a breve dominerà anche con Rihanna).
Tornando agli artisti e alle radio non importa se un artista rap vende anche più di Venditti. Metto Venditti, non Marracash. Quindi che dire, la radio rimane fondamentale per la costruzione della smash hit e per il passare al next level. E’ innegabile. Detto ciò un progetto si può lavorare anche con altro, guarda il successo di brani come Brivido o come Senicar, ma un singolo radio è importante, anche con un airplay non eccezionale, ti posiziona in una fascia di pubblico che non guarda YouTube ma ascolta la radio e ti porta in chart su iTunes, su Spotify, ti porta in mezzo al popolo. Io arrivo dalla promozione radio, come vi dicevo è il motore di tutto, ne conosco l’importanza perciò si cerca di fare il possibile, sempre meglio averla che non averla.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

Sparati anche questo!

ennio-morricone

L’eredità di Morricone nel rap

Ieri ci ha lasciato il compositore probabilmente più conosciuto d’Italia, Ennio Morricone. La sua carriera …

Lascia un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>