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Intervista ad Amir: “Una reunion dei Rome Zoo? Magari!”

AmirDi Koki

Per chi è di Roma, Amir è una figura molto importante. Ex membro della crew più importante della capitale, Rome Zoo, qualcuno ancora lo ricorderà col nome di Cina, per la sua collaborazione con i Colle Der Fomento in Scienza Doppia H e per i lavori insieme a Gufo, anche lui Rome Zoo, ora noto come Supremo. Amir è stato uno dei primi artisti romani a provare a staccarsi da un certo tipo di suoni e di idee e nel tempo ha raggiunto diversi traguardi come i premi per la colonnora sonora del film Scialla! o l’incontro con l’ex Presidente della Repubblica, Napolitano. Da poco Amir ha pubblicato il suo ultimo lavoro, l’EP “Un Quarto D’Ora Di Celebrità” e ne abbiamo approfittato per chiacchierare un’oretta con lui. Ecco cosa ci siamo detti.

RapBurger) Come sei passato dal mondo del Rome Zoo al tuo percorso solista?
Amir)
Il Rome Zoo era una religione, noi dovevamo collaborare solo tra di noi, l’unico con cui era concesso lavorare era Esa perchè con lui ci beccavamo. Esa, Kaos, pochi pochi, io quando ho fatto un pezzo con Inoki qua a Roma mi hanno preso per il culo e la stessa cosa è capitata quando ho avuto dei beat di Bassi. Per un periodo mi hanno accantonato e io lì ho tagliato con il mio vecchio crew, Rome Zoo, perchè quella mentalità non mi apparteneva più, era molto provinciale e molto piccola mentre io ho sempre preferito guardare più in grande.
La cosa che mi fa ridere è che rapper che oggi fanno quello che io facevo in quel periodo, oggi vengono osannati. Semplicemente in quel periodo io ho rotto il tabù a Roma di fare solo i pezzi incazzati e parlare delle solite cose. Io nel mio disco, Uomo Di prestigio, uscito con una major ero riuscito a metterci dentro tutto, pezzi come “5 Del Mattino” prodotto da Shocca e brani come “Shimmy” che era un pezzo divertente, fresco, ballabile col video che girava su MTV. Ad oggi non c’è più una scena così chiusa, nè a Roma nè da altre parti, però mi sento per la parte romana il primo ad essere uscito con una major, trattando tematiche nuove con sonorità fresche.

RapBurger) Da dove è arrivata la scintilla di prendere questo cambio di direzione?
Amir)
C’è una figura importante che purtroppo viene citata poco dalla scena italiana ed è conosciuto invece molto a Roma, ovvero E-Money. Lui in questo momento vive a Toronto, in Canada, da circa 20 anni ed è un personaggio della scena old school romana e prima si chiamava Quick-E. C’erano lui, Duke Montana, MC Giaime ed altri e quando ero un ragazzino piccolo e andavo a Piazzale Flaminio, loro per me erano degli idoli. E-Money si era trasferito in Canada ma eravamo rimasti in contatto e aprì l’etichetta indipendente Prestigio Records, che per un periodo ha fatto un bel po’ di rumore. Lui era il boss dell’etichetta e l’unico artista su cui voleva lavorare ero io, poi si è aggiunto Santo Trafficante e qualche altro affiliato. E-Money mi ha influenzato tantissimo, gli devo tanto, perchè è stato il primo che, vivendo fuori dall’Italia, mi ha fatto staccare mentalmente dalla scena italiana. Quando gli facevo sentire delle cose uscite in Italia mi diceva “no, dobbiamo fare qualcosa di nuovo”, e questa cosa mi ha aiutato tantissimo.

Amir_E_Money_Toronto_2006

Amir con E-Money

RapBurger) Io devo essere sincero, non lo conoscevo tanto E-Money prima di Prestigio Records.
Amir)
Proprio qualche giorno fa mi hanno girato una foto sua di lui, MC Giaime, Crash Kid e altri della scena romana davanti ad un muro vicino a Piazzale Flaminio che avevano dipinto insieme. Lui è stato sempre quello della vecchia scuola a cui dicevano che voleva fare l’americano, perchè aveva tutta una parte della sua famiglia in Canada e ogni anno andava a trovarli riportando poi a Roma un abbigliamento e una mentalità diversa. Come la classica storia delle basi coi synth che venivano etichettate come commerciali, ora non si dice più ma quando feci Uomo Di Prestigio, mi ricordo le recensioni, ti giuro, delle robe da deficienti. A quel tempo e purtroppo qualcuno anche oggi, c’era chi catalogava la musica in base ai suoni che uno usava. Per fortuna oggi la mentalità è un po’ più aperta però la mia storia è strana perchè io vengo da questo Rome Zoo che era una roba tipo setta religiosa, appena spaccai un attimo con un pezzo con un ritornello cantato, dai miei amici ero diventato attaccabilissimo. Ti dico solo che MC Giaime, Rest In Peace, era talmente estremo che addirittura quando parlavamo di rap diceva “non bisogna fare i ritornelli cantati”. Niente ritornelli neanche con le donne, fare una collaborazione con una donna era vista come una cosa fake, scrausa.

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Amir con MC Giaime

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Amir con Crash Kid, Pane e Yess

RapBurger) Vivendo a Roma a quel tempo anche io ero rimasto un po’ preso da questi estremismi, mi ricordo infatti che ascoltavo solo rap americano o romano.
Amir)
Addirittura noi del Rome Zoo, rap americano solo della East Coast! Ho capito tanti anni dopo di essermi perso tutta la West Coast, che poi sono andato a riscoprire, ma io non la ascoltavo, per principio, non si doveva, sai perchè? Perchè la West Coast era la scena del sud in Italia. Qui siamo stati talmente coglioni che funzionava così: se eri in Sardegna dovevi fare rap West Coast col vocoder, se eri di Roma o Torino, dovevi fare lo stile East Coast.

RapBurger) Ecco diciamo che la gente dell’hip hop è bella strana e se sembra così particolare a chi è “del giro”, figurati a chi il rap lo vede da fuori. Tu che hai avuto a che fare con diverse istituzioni, professori, politici, hai trovato delle difficoltà a farti prendere sul serio in quanto rapper?
Amir)
Assolutamente no, ci sono dei pregiudizi sul genere, perchè la maggior parte dei rapper che vengono ascoltati dagli adolescenti e dai loro genitori e professori vengono visti male ma è normale perchè se anche mia figlia a 12 anni si ascoltasse un rapper che dice che è figo farsi di crack, io mi preoccuperei un po’. Però alla fine scoprono che questo è semplicemente un mezzo per raccontare, c’è di tutto, io a loro porto esempi estremi, dal gangsta rap ai Fat Boys… ti dico i Fat Boys parlavano di come mangiavano la pizza! Per farti capire di come col rap puoi davvero raccontare qualsiasi cosa. Poi la credibilità ce l’ho e li conquisto con una chiacchierata ma devo essere sincero c’è un po’ di difficoltà iniziale perchè purtroppo il genere musicale è ancora associato al ghetto, alla strada, alla criminalità e alla violenza. Io porto anche dei nomi, tipo Ghemon, per far capire che c’è anche altro ma non dico ai ragazzi di ascoltare o uno o l’altro, sta a loro avere l’intelligenza di filtrare quello che arriva dalle canzoni perchè non possono prendere i rapper come modelli di vita. I modelli di vita dovrebbero essere i loro genitori o altre figure, purtroppo spesso però i ragazzi non hanno punti di riferimento e i rapper diventano, nella loro adolescenza, il loro modello. Insomma faccio un bel lavoro Koki ma devo spiegare loro un bel po’ di cose! C’è da dire che tutto questo non va preso troppo sul serio, è musica, bisogna ricordare questo nel rap altrimenti diventa il messaggio rivoluzionario che non sono nè io, nè i 99 Posse. Poi dentro di me ho una lotta continua tra la parte più fresh che si diverte ad andare nei club e poi c’è l’altra parte che mi vede 35enne padre di un figlio.

RapBurger) Tu dai però molto peso alle tue lotte. Hai detto che la musica non fa la rivoluzione ma tu stai cercando di smuovere qualcosa mi pare.
Amir)
Le lotte che io porto avanti sono molto personali. Mi sono ritrovato quasi casualmente a parlare di seconde generazioni, di immigrazione, perchè parlavo di Amir, di me e quando ho iniziato a scrivere le prime rime erano delle metafore semplici tipo “sono come il faraone”, “brillo come il sole sopra le piramidi”. Erano quasi delle punchline per rimarcare il fatto che non sono solo italiano. Da lì è esplosa una bomba perchè è un momento storico in cui i media hanno bisogno di punti di riferimento. Quando devono fare un articolo sulle seconde generazioni, i giornalisti vanno su Google e vedono il mio nome. Mi chiamano e da lì ho capito che le lotte che sto portando avanti non sono solamente le mie ma quelle di tanti altri e questa è un po’ la magia del rap, ma le lotte che porto avanti sono personali. Quando parlo di strada è perchè vivevo certe cose, una regola sola dovrebbe esserci, ovvero essere veri. Venire da un quartiere come Torpignattara e parlare di certe cose a Roma ha un certo peso per me, non mi atteggio ad essere star del ghetto ma quando vado a Torpignattara la gente mi ferma non per chiedermi gli autografi, ma per stringermi la mano e dirmi “complimenti porti avanti anche la nostra voce”. Essere ghetto superstar per me è questo.
Quando ho parlato all’inizio di immigrazione e seconde generazioni, l’ho fatto in modo totalmente spontaneo, prima con Rome Zoo e Gufo non ne parlavo perchè erano degli aspetti della mia vita molto intimi. Quando avevo iniziato a parlare di seconde generazioni in Italia non si conosceva neanche il termine, io lo avevo fatto un po’ ingenuamente ma in realtà chi lanciò la bomba fu la Virgin che in quel periodo, quando uscì Uomo Di Prestigio, lanciò dei comunicati stampa che se li leggessi adesso ti faresti due risate: “Amir rappresenta il dolore dei ragazzi sbarcati in Italia”. Ritornando alle seconde generazioni, devo dire che a 10 anni di distanza non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi alla Camera Dei Deputati ed essere preso come punto di riferimento per i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Quando ci ripenso mi dico “ma chi cazzo se lo aspettava?”.

RapBurger) Tutto ciò nonostante ci sia pochissima informazione sul tema. Io stesso sono straniero e quando racconto agli amici miei alcuni dettagli sui Permessi di Soggiorno e cose simili rimangono increduli.
Amir)
La gente ancora mi dice “ma dai! A 18 anni non hanno la cittadinanza?”. La gente non lo sa di che bordello sia, se ne parla poco e quando se ne parla lo si fa in maniera negativa associando le seconde generazioni al terrorismo. Anche nello stesso format televisivo, si prende l’immigrato e le seconde generazioni… sono 2 cose diverse. Se mi invitano in un programma a parlare degli immigrati, degli sbarchi, non ci vado perchè io non rappresento quello. In Italia si fa ancora un pappone unico tra immigrati, seconde generazioni e rifugiati… Ti dico, se io negli ultimi mesi avessi voluto cavalcare questo momento, sarei andato ovunque, il mio ufficio stampa mi ha tutelato. Quando ci furono i fatti di Charlie Hebdo, il giorno dopo ho dovuto spegnere il cellulare perchè mi arrivava una chiamata ogni mezz’ora tra l’Espresso, Radio Capital e altri. Tutti volevano un parere e io lì ho capito che dovevo “sta bbono”. Dare un parere sull’Islam o sul terrorismo sono cose che non mi riguardano, non ho mai scritto qualcosa su questi argomenti e pensa che sono andati a cercarla… C’è Magdi Allam, un coglione, un giornalista che si è convertito ed è diventato cattolico e fa una battaglia giornaliera sulla sua pagina facebook contro l’Islam. Questo è andato a prendere una canzone mia del 2008 da “Paura Di Nessuno” dove dicevo “se l’Italia non mi riconosce io mi faccio esplodere come un kamikaze”, ma ti parlo di giochi di rime, di wordplay, il rap è così a te non lo devo spiegare, invece questi non l’hanno capito, oppure l’hanno capito e ci hanno giocato sopra. Mi sono ritrovato un articolo di questo con scritto “rapper islamico terrorista”, a quel punto ho capito che bisognava fermarsi e tornare alla musica. Nell’EP infatti non ci sono dei pezzi che marcatamente parlano di seconde generazioni perchè volevo prendermi una pausa da questa cosa anche se ne parlerò sempre perchè è la mia vita. Ho capito che bisogna stare attenti perchè la TV non è un luogo adatto per parlare di certe cose, ho provato ma non si può fare perchè i politici che ti trovi davanti a livello tecnico sono più bravi e sanno mantenere la calma. Io se mi trovo davanti Salvini o Borghezio li mando a fanculo, non posso essere diplomatico perchè non riuscirei a rimanere zitto davanti alle stronzate che dicono.

RapBurger) Tornando a parlare di musica, volevo chiederti un po’ di informazioni sul tuo EP, tipo i produttori chi sono? G Romano l’ho già sentito mentre Tom Beaver mai fino ad ora.
Amir)
Partiamo da una cosa, a me è sempre piaciuto scoprire gente nuova, quindi più che affidarmi al produttore in voga per poi corrergli dietro, che è normale perchè magari è molto impegnato e sta lavorando a 3 album, ho preferito lavorare in casa con amici miei. G Romano è il mio socio in Red Carpet Music, l’etichetta l’abbiamo decisa insieme, abbiamo uno studio a Roma di sua proprietà, lui è un arrangiatore, musicista, beatmaker, quindi non fa solo beat, sono molti anni che fa musica e di recente ha prodotto il disco di Deal Pacino uscito da poco. Non ho voluto nomi importanti, ho messo al centro di tutto il fatto che volevo fare il mio EP divertendomi, sperimentando flow diversi usando l’autotune, beat diversi… proprio tornare a divertirmi facendo musica. Tom Beaver invece è anche il mio DJ, è un ragazzo molto giovane di 20 anni però ti posso già anticipare che negli ultimi mesi ha piazzato dei beat per alcuni artisti italiani importanti.

RapBurger) Mi incuriosiva un po’ la scelta dei beatmaker perchè mi ricordo che ai tempi di Prestigio Records, un allora sconosciuto Ceasar lavora in Italia praticamente solo per voi e con artisti americani.
Amir)
Ceasar quando era in Prestigio Records, era uno solo, Paolo, genio e bravissimo che aveva già iniziato a lavorare con gli Stati Uniti per mixtape e cose simili. Io ho voluto coinvolgerlo e aveva prodotto tutto il mio disco Paura Di Nessuno, poi da lì abbiamo continuato ad avere varie collaborazioni fino ad arrivare a “Scialla”. Quando abbiamo fatto la colonna sonora di “Scialla”, Ceasar ha deciso di creare un team di produzione con P-Starr e Francesco Rigon, formando quello che in America c’è da 30 anni, ovvero i team di produzioni che non si occupano solo di beat ma anche di colonne sonore e altre cose.

RapBurger) So che hai in ballo una collaborazione col carcere di Rebibbia, vuoi anticiparci di cosa si tratta?
Amir)
Il carcere di Rebibbia è un luogo a cui mi sento legato, è il carcere dove andavo a trovare mio padre. Lui è stato detenuto da quando avevo 3 anni fino a quando ne ho avuti 17 quindi è un posto che rappresenta un bel pezzo della mia vita. Quando ci sono tornato perchè mi aveva contattato un’associazione, per me è stata una grandissima gioia vedere che quando ero lì, le persone erano felici e contente. Ritornarci dopo e avere persone che mi conoscono, nella Terza Casa, ci sono ragazzi che mi conoscono, hanno visto i video e hanno sentito i pezzi in radio. Non è più un workshop per me ma è come andare in un luogo che ha rappresentato un momento brutto della mia vita e so per certo cosa provano le persone che sono lì dentro: l’abbandono. Ci sono persone che non hanno neanche parenti e non succede un cazzo lì dentro, perchè il carcere non è un luogo che serve per farti capire che hai sbagliato, è una punizione e se ti devi fare 10 anni rischi che in quegli anni non vedi nessuno e parli solo con altri detenuti. Da quando ho capito questo cerco periodicamente di tornare a Rebibbia tramite delle associazioni perchè non è semplice. Sono andato non solo per dei workshop ma anche ai pranzi di Natale, ragazzi a cui ho portato cappelli, CD, fosse per me farei una raccolta e porterei un sacco di cose, purtroppo però è difficile perchè ogni cosa che fai entrare deve passare per vari controlli. Se vuoi far entrare un CD, prima lo deve ascoltare il magistrato.
Ci tengo a dire una cosa, io faccio quello che fanno tutti i rapper in America e in Francia… vedere Rick Ross, il pappone con un sacco di soldi, tornare nel suo quartiere ad aiutare i ragazzi, vedere 50 Cent che torna nel suo quartiere e regala scarpe a tutti i ragazzi poveri… Vedere queste cose qua e vedere che in Italia invece gli artisti in major quasi snobbano il fatto di occuparsi del sociale mi fa cagare. Io non lo faccio perchè sono un rapper di quelli conscious ma lo faccio perchè va fatto, aiutare gli altri è una cosa bella e tutti dovrebbero farlo. La critica che faccio io ai miei colleghi che hanno molto più seguito di me e stanno guadagnando molti più soldi è il fatto che il sociale lo associano ad una cosa sfigata. E’ una cazzata. Il sociale non è andare a rappare nel centro sociale, è un’altra cosa, è occuparsi di persone che stanno in difficoltà. Quando tu puoi farlo, fallo, perchè non c’è niente di male, niente di cui vergognarsi, ti devi vergognare di più se vai a rubare. Purtroppo però tanti rapper in Italia non hanno il quartiere loro da dove sono venuti dove tornare ad aiutare gli altri. Tanti si fingono rapper di strada, poi se gli dicono di andare a suonare per beneficenza da una parte non ci vanno e questa cosa fa cagare. In America chi lo fa non è visto male, anzi è una cosa importante, fanno i fondi per i pranzi di Natale, ma non gente come Talib Kweli, lo fanno rapper come Juelz Santana… quasi si vantano di fare certe cose, qui invece è il contrario.

RapBurger) Ultima domanda da fan nostalgico: è possibile sognare una reunion live o di un pezzo del Rome Zoo?
Amir)
Ma magari! Io non lo escludo, il problema è che io mi sono sempre messo in gioco con tutti, anche a livello di produzioni se uno mi chiede un featuring non rompo tanto le palle sulla produzione che suona più funk o moderna, io faccio tutto. Invece ci sono alcuni che sono rimasti ad un certo tipo di suono, ad un certo tipo di cose… è un po’ difficile ma mi piacerebbe tanto. Un sacco di volte mi capita di beccare gli altri, ne parliamo… non lo so… io me lo auguro, non lo escludo e mi piacerebbe un sacco.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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