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[Recensione] Noyz Narcos & Fritz Da Cat – Localz Only

noyz-narcos-fritz-da-cat-localz-only-coverAutore: Noyz Narcos & Fritz Da Cat
Titolo: Localz Only
Etichetta: Universal Music
Anno: 2015

Localz Only non è un avvertimento, è una minaccia: se non sei autoctono, fai bene a girare i tacchi e a tornartene a casa, perché all’interno di questi confini è benaccetto solo chi si conosce, chi ne sa e chi è in grado di apprezzare. Non c’è spazio per curiosoni e perditempo. Entrambi sono destinati a fare una brutta fine.
Ancora non mi è chiaro quanto ci sia di spocchioso o provocatorio in quel titolo. So solo che si tratta di un’inequivocabile risposta ad una situazione esasperata, vissuta sulla propria pelle da chi ha visto ridurre in macchietta, davanti a sé, una delle cose per le quali dal giorno zero della propria carriera artistica si è battuto e speso, l’hip hop.
Un producer e un rapper. Fritz Da Cat e Noyz Narcos sono due figure che fino a qualche anno fa, anche nelle nostre più recondite fantasie, avremmo mai accostato, ma che – a ben vedere – in comune hanno tantissimo; in particolare, pensate alla scelta di aver messo la musica in cima alla lista delle proprie priorità. Certo, sono anche due personaggi con una propria immagine e identità precisa, spesso anche ai limiti del surreale, però quelle precise immagini e identità sono l’involucro di un complicato motore fatto di migliaia d’ingranaggi, viti e bulloncini. Non esistono libretti d’istruzione in grado di farcene comprendere l’articolato funzionamento perché ognuno di noi, alla fine, non si accontenterà di una spiegazione univoca.
Sono figli di periodi artistici differenti tra loro, anche se la scarto di età tra Fritz e Noyz non è così rilevante: il primo ha vissuto da protagonista la golden age dell’hip hop negli anni novanta, allontanandosi dalla scena sul calare delle tenebre; il secondo, invece, nasce proprio in quella fase di blackout, quando il rap erano in pochi a tirarlo in ballo. Il rap andava resettato, non esistevano alternative.
Verrebbe da ipotizzare che si siano incontrati in una realtà spazio-temporale a sé stante, un dettaglio affatto plausibile se pensiamo alla tipologia di lavoro che è saltata fuori dall’unione di queste due menti ingegnose. Ce l’hanno entrambi nel sangue quell’attitudine, azzarderei ‘infida’, a voler depistare a tutti i costi il povero ascoltatore che, al giorno d’oggi, sa già verso quale direzione andrà la maggioranza dei dischi in uscita. Con loro questa storia non attacca, e non si rivelerà sufficiente nemmeno l’assaggio di “My Love Song” o “With or Without it”, due antipastini (o meglio, -oni) datati 2013 nei rispettivi dischi solisti.
Tutt’altra storia. Non è un disco di un rapper e un produttore solo sulla carta, lo è realmente. Non era semplice, immagino, far passare il messaggio che non si trattasse del disco di Noyz Narcos sulle basi di Fritz Da Cat. La componente musicale, dunque, riveste un ruolo primario, e lo si avverte sin da subito quando tra te e te arrivi a dire “ma non è il solito Noyz!”. Ecco, Fritz riesce ad esaltare un nuovo lato artistico di Noyz che finora non conoscevamo o, forse, non era ancora stato ben marcato: apparentemente più pacato e delicato rispetto ai suoi standard, ma sempre con quel solito e inconfondibile mordente.
Così come è interessante il lavoro sui ritornelli, alleggeriti da soluzioni ovvie e scontate (che potevano essere ripescate dal loro repertorio) e arricchiti, invece, vuoi da una sequenza di scratch di DJ Gengis (“The Chef”), vuoi dalla voce campionata di Speaker Deemo direttamente da “Questione di Stile” (“Black Box”) o, ancora, dal riecheggiare prolungato di un’armonica in stile Morricone (“The World Ain’t Ready for Me”). Oppure, lasciandolo ad uno o più dei tre ospiti di spessore presenti nel disco.
Le strumentali sono un mix di disparati elementi, talmente ben amalgamati, che ci fanno perdere qualsiasi riferimento temporale, tanto da non riuscire poi ad andarle ad incasellare con precisione in generi predefiniti. Non è la prima volta che Fritz ci gioca questo scherzetto, e non altrettanto la prima in cui ascoltiamo un Noyz che spazia tra citazioni cult, barre estreme e riflessioni amare sulla propria esistenza, anzi.
Prima di mandare un figlio ad un talent show, mandalo per strada a fare un po’ di sano Karashò” è un consiglio appassionato da parte di chi è “qua fuori per la gloria e non per il successo”. Una sintesi chiara di quello che Noyz vuole trasmettere, alla fine, nel suo percorso artistico spesso caratterizzato da toni, sì, bruschi e violenti ma, allo stesso tempo, carichi di malinconia.
Appurato che il mondo non è ancora pronto a decifrare personaggi come il suo, non gli resta che dare sfogo alle sue passioni o dipendenze – “Polvere di Stelle” meglio non poteva riassumerlo. Anche qui, nel finale, trovata da applausi quella di far evaporare l’atmosfera hardcore grazie al tocco magico del violinista Rodrigo D’Erasmo.
Per farla breve, stiamo parlando di un prodotto sui generis in Italia tra tanti altri che, seppur spesso oggi tendano a rasentare la perfezione sul piano tecnico, restano ancorati a standard dettati dalle tendenze d’oltreoceano. Ecco, un approccio rispettabile ma lungi da Noyz e Fritz: in Localz Only è il cuore a guidare la testa, e non il contrario.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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