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[Recensione] Guè Pequeno – Vero

Guè PequenoAutore: Guè Pequeno
Titolo: Vero
Etichetta: Universal/Def Jam
Anno: 2015

Ascoltando i singoli finora estratti dal recente album di Guè Pequeno, Vero, si rischia di farsi un’impressione distorta su quello che effettivamente intenda comunicare con la sua ultima fatica il rapper dei Dogo.
“Bosseggiando”, “Le Bimbe Piangono” e, a maggior ragione, “Interstellar” ci offrono un’immagine parziale di quanto arriva a dirci Guè con il suo terzo album solista, realizzato per l’occasione con la collaborazione della prestigiosa Def Jam (oltre che della ‘sua’ Universal, naturalmente).
Guè, al secolo Cosimo Fini, presenta al pubblico il capitolo più oscuro della sua trilogia discografica, forse il capitolo con il quale meglio si riesce a intravedere quale mistero si sia andato a cacciare dietro la nota figura boriosa e spaccona, da lui stesso ostentata senza alcuna remora.
Squalo” è l’unico dei singoli sopra menzionati in cui Guè decide di lasciare scoperto il suo lato più debole e vulnerabile ma dove ancora prevalgono altri elementi più vistosi, come la brama di annientare il proprio nemico – proprio quella brama degna del più famigerato predatore degli abissi.
Lo dice chiaro e tondo poi, sempre in “Squalo”, di voler “riportare questa roba in strada dov’è nata”. Come dargli torto? Non è il solo ad averlo pensato negli ultimi tempi, addirittura anche in Italia. Di qui, una serie di scelte in controtendenza rispetto al naturale divenire delle cose, a partire dalla quantità, e dalla qualità, delle voci ospiti inserite nel disco. Ce ne saremmo aspettate a frotte, in linea con i precedenti album e mixtape vari.
Invece, in Vero la scelta è ricaduta su poche e diverse personalità, come il suo pupillo Maruego o il francese Joke (della Def Jam France), entrambi coinvolti nel brano “Tu Non Sai”. È tempo però anche di mega-ospiti internazionali, ovvero di Akon, che firma il ritornello del brano programmato per le radio, “Interstellar”. Canzone dai toni apparentemente dolciastri, si mostra meno smielata del previsto, poi, nel contenuto. Certo è che, sebbene la collaborazione tra i due non sia la più genuina di questo mondo, apprezziamo il fatto di aver investito su una star del calibro di Akon e, di conseguenza, di aver risparmiato alle nostre orecchie le urla della prima cantante uscita da uno dei tanti talent di successo.
Dunque, il tentativo d’internazionalizzazione lo capiamo e lo approviamo senza riserve.
Il numero degli ospiti è, comunque, dettato dal fatto che Guè abbia deciso di incentrare questo percorso, suddiviso in sedici tracce, più sulla propria figura umana di quanto avesse ancora fatto nei precedenti Bravo Ragazzo e Il Ragazzo d’Oro.
Quel che non cambia, per fortuna, è l’approccio nei confronti dell’hip hop. Non ha mai avuto paura di esagerare in un senso o in un altro, anzi l’idea di voler lasciare a bocca aperta haters e addetti ai lavori si sta rivelando la chiave della sua fresca longevità.
Produzioni varie e di primissima scelta, su cui hanno lavorato – tra i tanti – i 2nd Roof, The Ceasars, Lazy Ants, Bassi Maestro o il francese Thearpy2093, ma anche un talento come Crookers in grado di regalare a Guè la strumentale ideale su cui andare a sfogare la propria vena creativa: “Nouveau Riche” è, senza dubbio, il pezzo più bizzarro e (magari, irritante) di Vero, quello che in pochi capiscono ma che fra qualche anno verrà considerato come esempio per spiegare qualcosa che (oggi) deve ancora arrivare.
È nelle sue corde stupire, un po’ come fece con Caneda nel 2011 con il banger “Il Ragazzo d’Oro”, brano che spaccò in due perfette e opposte metà l’opinione del pubblico. O come fa ora quando decide di tornare a rappare su un base classic firmata da Don Joe & Mark Hiroshima, dando alla luce quella che, di fatto, ricorderemo come la punta di diamante del disco, “Fuori Orario”. A chiunque sostenga che Guè abbia finito le cartucce in ambito rap, si può consigliare di dare un ascolto al finale della prima strofa di “Fuori Orario”. Così, tanto per.
Il Guercio, in fondo, non ha una visione molto ottimistica della propria vita, a differenza di quello che ci vuole davvero (?) far credere. Stona un po’ questa conclusione, perché il Rolex Gold al polso non gli manca ed è circondato da un sacco di gafi. Insiste, come mai ha fatto prima, su questo fantomatico materiale umano, sul rapporto col padre e con la sua famiglia.
Non so, ho come la sensazione che Guè Pequeno non si sia sfogato a sufficienza, o abbia ancora molto da dirci in merito. Magari, anche a scapito di qualche nuovo progetto col suo gruppo storico.
Boh, rimaniamo impazienti alla finestra in attesa di nuovi sviluppi nella vicenda. Naturalmente, con Vero che risuona nel nostro stereo.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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