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[Recensione] Travi$ Scott – Rodeo

Rodeo CoverAutore: Travi$ Scott
Titolo: Rodeo
Etichetta: Grand Hustle/Epic
Anno: 2014

È finalmente arrivato, dopo mesi di posticipazione, Rodeo di Travi$ Scott, un album che molti in America aspettavano perché si tratta di un personaggio molto particolare, a cui piace cucirsi del sano mistero addosso.
È passato velocemente in soli due anni dall’essere un semplice ragazzo che vive a qualche chilometro da Houston a uno dei rapper più stravaganti del Rap game statunitense. Il perché? È semplice, a Travi$ piace molto giocare con suoni che non sono convenzionali per il genere hip hop, gli piace dettare nuove regole, ma anche riconoscere i meriti agli artisti a cui si ispira allo stesso tempo.

Rodeo segue la linea tracciata da Days Before Rodeo, in quanto il mixtape è da intendere come un vero e proprio prequel di Rodeo. La differenza sostanziale col progetto precedente è che in questo album sono stati utilizzati dei suoni un po’ più puliti di quelli sentiti in Days Before Rodeo, mettendo in un certo modo da parte i suoni sporchi e disperatamente distorti a cui è avvezzo. È un po’ come se avesse messo da parte quell’alone di mistero a cui è tanto affezionato.
Sono anche presenti molti più suoni Rock rispetto ai suoni elettronici dei progetti precedenti.
Un’altra cosa che salta subito all’orecchio è l’utilizzo smodato di filtri vocali con cui l’artista si mette a cantare più spesso di quanto ci ha abituato.

L’album è stato strutturato in modo che assistessimo a una sorta di film del rodeo (che è la vita di Travi$) con tanto di narrazione. Nella prima traccia, “Pornography”,  l’introduzione parla di un’avventura che il rapper di Houston si è trovato ad affrontare, in una fantomatica dimensione che altro non è che il limbo tra l’adolescenza e l’età adulta. L’ultima canzone, “Apple Pie”, invece è un messaggio a sua mamma, che dice che la vita non può essere sempre dolce come una torta di mele, e che ha bisogno di capire quanto è dura diventare adulti, sebbene non sappia cosa riservi il futuro.
Oltre alle difficoltà del periodo di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta, altri temi che vengono toccati in questo album sono: il potere a doppio taglio dei soldi, il rapporto complicato coi suoi genitori, la pericolosità dell’amore e la dipendenza dalle droghe.
Il concetto su cui il rapper di Houston basa l’album è che il Jacques Webster che tutti conoscono non ha nulla a che fare col Travi$ Scott che è diventato ora.

Molti artisti sono stati chiamati a partecipare in questo album.
Il primo nome che si nota è quello di Kanye West, che compare in “Piss On Your Grave”, traccia rude e cattiva.
Travi$ si ispira molto a Yeezy, tanto che in alcune tracce assomiglia in modo pericoloso a Kanye, sia come stile che come timbro vocale. In tracce come “90210″, “Pray 4 Love”, “Nightcrawler”, “Impossible” e “I Can Tell” si nota molto l’influenza di 808’s and Heartbreak (album di Kanye West uscito nel 2008).
Un altro artista a cui Scott è grato è sicuramente T.I.: sebbene il suo nome non compaia effettivamente in nessuna traccia dell’album, T.I. è presente nella prima e nell’ultima track nell’insolita veste di narratore (che a mio dire gli calza a pennello).
Altre comparse altisonanti sono quelle di The Weeknd (che ritorna nel suo mood festaiolo staccandosi dalla linea di Beauty Behind The Madness) in “Pray 4 Love”, Toro Y Moi in “Flying High”, Quavo dei Migos in “Oh My Dis Side”, Swae Lee dei Rae Sremmurd e Chief keef in “Nightcrawler” e Young Thug e Justin Bieber in “Maria I’m Drunk”.
Ecco, quest’ultima collaborazione è quella che attira maggiormente di prepotenza l’attenzione, e che lascia più stupiti, dato che Young Thug si mette a fare il ritornello e Justin Bieber si mette a rappare (quando chiunque si aspetterebbe il contrario). Quando vi parlavo del fatto che a Jacques Webster piace cambiare le regole intendevo anche questo.

Nel complesso si tratta di un album strano. Il personaggio e la persona Travi$ Scott sono un continuo mutamento e dovremmo aspettarci qualcosa di non convenzionale sempre. Infatti eccolo qua, talmente non convenzionale che lascia l’ascoltatore un po’ stupito e un po’ con l’amaro in bocca. È un buon prodotto anche se alcune formule sono pericolosamente simili a esperimenti già compiuti: Oltre allo stile molto simile a quello di Kanye West, c’è anche la formula dell’introduzione in stile film/serie Tv già introdotta da Vince Staples in Summertime ‘06.
Il ragazzo di Houston è un personaggio fresco, con un flow e una voce che si adattano facilmente con quello che è il rap game odierno degli USA. Ci si aspettava molto da questo album, sia per i tempi di attesa, che per la curiosità di capire come avrebbe affrontato la sua prima fatica, e non ha deluso le aspettative. È rimasto in sella all’animale scalciante.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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