shopclues offers today 2017

amazon coupons code india

clear trip coupon code promo

flipkart coupon code

globalnin.com

La storia di Abel Tesfaye, conosciuto anche come The Weeknd

The Weeknd

Vi piace The Weeknd, vero? Avete ascoltato l’ultimo album Beauty Behind The Madness? Chissà chi è questo ragazzo misterioso con dei capelli che sembrano delle palme, che canta in falsetto e che ricorda MJ (Michael Jackson, non Michael Jordan). Molti di voi si chiedono da dove sia sbucato fuori… Beh ecco la risposta:

Abel Tesfaye è nato a Scarborough, una città dell’Ontario, il 16 febbraio del 1990. Ha sempre vissuto con la nonna, perché il padre è sempre stato assente e la madre era sempre a lavoro. Sempre dalla nonna, di origini etiopi, ha imparato a parlare l’amarico, lingua ufficiale dell’Etiopia, che parla correntemente tutt’ora. Un esempio di amarico lo abbiamo alla fine della canzone “The Hills” in cui c’è una voce filtrata che recita: “Ewedihalehu, Yene konjo, ewedihalehu, Yene fikir, fikir, fikir, fikir” (Ti amo tanto, bella mia, ti amo tanto, amore mio, amore, amore, amore).
Anche la capigliatura, criticata persino da molti dei suoi fan, è un simbolo di attaccamento alla cultura Etiope (si tratta di un look ricorrente di quelle zone).

Tesfaye ha incominciato a scrivere canzoni a 17 anni e aveva un progetto soft R’n’B con un produttore che si chiamava The Noise. Poi nel 2010 incontrò Jeremy Rose, con cui iniziò a formare il gruppo “The Weekend”. No, non c’è nessun errore, i due si chiamavano “The Weekend” con la “E”. Il motivo? Abel e i suoi amici erano soliti fare baldoria a Toronto durante il weekend, tanto che prendevano dei materassi per sistemarli dentro un Van pur di non tornare a casa. Il weekend era il periodo della settimana che preferiva (come biasimarlo…) e voleva cambiare il suo nome perché ai tempi “Abel” non gli piaceva. La “E” è stata tolta dopo che Abel e Jeremy hanno avuto delle incompatibilità artistiche, ed è stata tolta anche per ragioni di copyright, dato che già esisteva una band canadese con quel nome.

Lo start-up alla carriera di Abel glielo diede Drake, che nel 2010 pubblicò nel suo blog i primi lavori completati dal connazionale assieme a Rose; e riscontri furono più che positivi. Nel frattempo viene pubblicato il mixtape House of Baloons, prodotto da lui, Illangelo e Doc McKinney (che sono tuttora i suoi produttori ufficiali). Di questo mixtape vi consiglio di ascoltare “Wicked Games” e “The Party and The Afterparty”.

Nel 2011 pubblica Thursday, la sua seconda fatica, in cui compare la sua prima collaborazione: “The Zone” con Drake, che poi lo includerà nel suo album Take Care. Nel terzo mixtape (Echoes of Silence, pubblicato nel dicembre dello stesso anno) compare invece Juicy J, il quale gli chiede di partecipare a un brano del suo album Stay Trippy. Tra le altre collaborazioni che il canadese ha all’attivo ci sono: Ariana Grande, Wiz Khalifa, Ty Dolla $ign, Rick Ross, Ricky Hill, French Montana, Travi$ Scott, M.I.A. e Lil’ Wayne.

Tra gli artisti che ispirano The Weeknd figurano Aaliyah, D’Angelo, R. Kelly, The Dream, Massive Attack, Portishead e Michael Jackson. Ecco, in “I Can’t Feel My Face” avrete sicuramente notato l’influenza di MJ. Se andate a cercare la prima traccia del suo terzo mixtape, D.D., è effettivamente una rivisitazione in chiave moderna di “Dirty Diana” del re del pop. Abel ha remixato anche altri pezzi come “Marry the Night” di Lady Gaga, “Drunk in Love” di Beyoncè, e ha prodotto con Diplo il brano “Elastic Heart” di Sia Furler, presente nella OST di Hunger Games.

Beauty Behind the Madness non è il primo album di The Weeknd: dopo i tre mixtape (racchiusi nella raccolta Trilogy), è stato pubblicato nel maggio del 2013 Kissland, un album che vi consigliamo di ascoltare soprattutto per i brani “Belong to the World”, “Pretty” e “Odd Look” con Kavinsky.

Nonostante il tono smielato e talvolta disperato delle sue canzoni, il tema ricorrente nelle canzoni di The Weeknd è la droga, e non l’amore. Anche quando una sua canzone tratta di un rapporto complicato, spesso la droga viene personificata, parafrasata come una persona che non gli porta altro che guai, ma di cui non può fare a meno. “I Can’t Feel My Face”, ad esempio, è un chiaro inno alla cocaina (uno dei principali effetti collaterali dell’uso della suddetta è infatti la perdita della sensibilità dal viso); anche “The Initiation”, presente in Echoes of Silence, si riferisce al trascorrere la serata in compagnia dei “boys” (che sarebbero diversi tipi di droga).
Un altro dei temi che sta a cuore a The Weeknd è il rapporto coi fan. “Rolling Stone”, brano presente in Thursday (risalente al 2011) è una previsione di come sarebbe stata la sua carriera nel caso avesse avuto successo, e di accettarlo in ogni caso, anche se avesse cambiato completamente stile. Il video di “Tell Your Friends” (traccia prodotta da Kanye West) è simbolico da questo punto di vista: assistiamo alla sepoltura del vecchio Abel da parte di quello nuovo.

Quindi, quando la prossima volta vi chiederanno di The Weeknd, cercate di essere più creativi di “è quello lì di 50 sfumature” o “quello con i capelli a forma di broccoli che canta con Ariana Grande”.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

Sparati anche questo!

rapburger al mercato

Torna Rapburger Al Mercato con Fabio Persico

Il rap è sempre più mainstream, lo ascoltano tutti, vero? Proviamolo. Ma quante volte lo …

Lascia un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>