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[Recensione] Drake & Future – What A Time To Be Alive

what a time to be aliveAutore: Drake & Future
Titolo: What A Time To Be Alive
Etichetta: Cash Money e Epic
Anno: 2015

Questo 2015, discograficamente parlando, del mondo dell’Hip Hop oltreoceano, sembra un po’ la ribalta del motto “arrivo io, tu chi cazzo sei?” (non che gli anni precedenti fosse tanto diversa la situazione ma forse sono sempre stato poco attento), dopo Kendrick Lamar con il suo (ambizioso) To Pimp A Butterfly, Dr. Dre con l’album (leggendario) Compton e dopo Method Man con il proprio (esperto) Method Lab, è l’ora di altri due che, in questo fruttuoso anno, hanno lasciato la propria impronta nel mondo della musica.

Future & Drake, Drake & Future.
Dall’inizio dell’anno i due non hanno respirato un momento, collaborando spesso assieme e registrando: un album (ed un altro in attesa per la fine dell’anno), tre singoli e pure un dissing per il rapper di Toronto, mentre l’MC di Atlanta ha inciso un album e tre mixtape, che lo hanno catapultato nell’Olimpo dell’Hip Hop mondiale.
Uscito a sorpresa il 21 settembre, What A Time To Be Alive, è l’ultimo prodotto partorito dalla loro fruttuosa unione; come ha raccontato Drake ai microfoni della radio OVO Sound Show, la loro doveva trattarsi di una collaborazione a breve termine che doveva limitarsi ad incidere un paio di tracce assieme, ma le tracce sono diventate 11, fino alla decisione di pubblicare, per una settimana  in streaming esclusivo per Apple Music, un disco completamente nuovo.

Appena il dito scivola sul tasto play si sente l’impronta di Future, si sente eccome, una melodia martellante contornata da bassi imponenti si insinua subito sulla traccia, difficilmente terrete a freno la testa, garantito. L’impressione che emerge è quella di un lavoro studiato ma che purtroppo, forse, avrebbe meritato un’ultima limatura; l’atmosfera è cupa e spesso l’entrata imperiosa viene affidata al rapper di Atlanta, che si muove a suo agio sulle scivolose tracce prodotte da Metro Boomin (classe ’93 giusto per farvi un’idea) assieme al sapiente aiuto di Southside, Boi-1da e Noah “40″ Shebib, limitando molto spesso Drizzy all’outro (eccezion fatta per “30 for 30 Freestyle”, una delle tracce migliori dell’intero mixtape, dove il rapper Canadese si lascia andare ad una vero e proprio sfogo sul beat, senza ritornelli o contorni: una base e tanti pensieri). Menzione speciale è da fare anche per “Plastic Bag”, a mio avviso il miglior connubio dei due, in cui emerge il Drake che conosciamo.
Sebbene come sottolinea anche la grafica della copertina il progetto vorrebbe essere un Watch The Throne pt.2 (?), ciò che ne esce non è neanche lontanamente paragonabile al capolavoro del 2011. Diciamolo fin dall’inizio, Drake e Future non sono di certo Jay e Ye, e d’altronde sarebbe anche stato inutile provare ad imitare quei due, ciò che emerge è, indubbiamente un prodotto con delle buone idee, ma già dal primo ascolto si percepisce che il tutto sembra fatto frettolosamente, un pastiche di rime e beats che suonano un po’ sconnesse fra loro, in cui Drizzy si muove in un terreno non suo, e talvolta lo si sente, mentre Future è totalmente a suo agio tra bassi e rullanti (alcuni potrebbero definirlo il Suo mixtape), questo è un connubio ben oleato ma che a volte scricchiola.
Partiamo dal presupposto che le 11 tracce sono state registrate e mixate in poco meno di una settimana, partiamo anche però dal presupposto che ti aspetti quel salto di qualità dall’unione di due pezzi da novanta che qui non si compie. Non sono qui a dire che questo progetto sia completamente da buttare via, sono qui per dirvi di non partire con le migliori aspettative o rischiate di rimanerne in parte delusi, non aspettatevi il disco dell’anno, non aspettatevi beat memorabili o canzoni che rimarranno nella storia di questo genere musicale, aspettatevi solo un mixtape, un discreto mixtape ideato da due grandi talenti.

A conti fatti, What A Time To Be Alive è un progetto sperimentale, è un ammasso ancora informe di idee che navigano in un fluido che ha le carte in regola per essere qualcosa di grande, ma che deve ancora esprimersi al massimo delle proprie potenzialità.

Purtroppo anche Drake & Future in questa collaborazione sembra che diano solo uno sfoggio delle proprie doti canore e della propria abilità sul beat. Non si trova un messaggio di fondo, non c’è un filo logico che unisce le tracce, forse l’unico grido che emerge è quel: “arrivo io, tu chi cazzo sei?”, ma d’altronde, ora come ora, quei due, possono anche permetterselo

(Francesco Filippini)

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