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[Recensione] Apollo Brown – Grandeur

Apollo BrownAutore: Apollo Brown
Titolo: Grandeur
Etichetta: Mello Music
Anno: 2015

Da tempo ci si aspettava la prova solista di Apollo Brown, dopo il brillante percorso che negli ultimi anni l’ha fatto diventare un punto di riferimento della scena di Detroit. Non certo una scena poco esigente in fatto di beats, vista la sua tradizione. Eppure Apollo Brown con costanza e talento pian piano è riuscito a ritagliarsi un ruolo di primo piano. Ce l’ha fatta grazie soprattutto alla grande mole di progetti che ha pubblicato. Partendo dai progetti strumentali, passando per gli album con il suo gruppo Ugly Heroes, fino ai vari dischi realizzati in coppia con emcees di spessore come Guilty Simpson, O.C., Ras Kass, solo per citarne alcuni.

Apollo Brown era certamente al corrente dell’attesa che fan, addetti ai lavori e suoi colleghi avevano per una sua prova solista. Infatti Grandeur inizia proprio prendendo atto ironicamente della situazione, attraverso una traccia introduttiva fatta solo di applausi. Un po’ come a dire: ci ho messo del tempo, ma finalmente ce l’ho fatta. Un modo simpatico e alternativo di dare inizio ad un album; un fatto che riflette in parte anche la personalità di Apollo Brown, artista genuino che non si prende troppo sul serio.

Dopo la traccia introduttiva, la faccenda si fa tuttavia più seria. Si entra nel vivo del disco, un viaggio fatto di ben 19 pezzi, che si incastrano tra loro completandosi a vicenda. Apollo Brown per realizzarli ha chiamato a raccolta un gruppo di fidati e affiatati emcees. Molti dei quali avevano già avuto modo di lavorare con lui, mentre i restanti, per attitudine e stile, si possono considerare artisti da sempre molto vicini alla sua musica. Non ha quindi ricercato il classico nome ad effetto, ma ha puntato tutto su collaborazioni oneste e concrete, coinvolgendo coloro che sapeva avrebbero dato il loro meglio nell’interpretare le sue strumentali.

Apollo Brown ha fornito ai vari artisti coinvolti il meglio del suo repertorio. Come se in questi anni avesse tenuto da parte alcuni dei suoi beat migliori per realizzare questo progetto. Lo stile delle produzioni è quello che da anni è diventato ormai il suo marchio di fabbrica inconfondibile, tutto basato su due elementi principali: sezione ritmica con un ruolo centrale, composta di batterie dal suono pieno e corposo e poggiata su bassi profondi; cura estrema nella selezione e nel taglio dei campioni, soprattutto vocali, tutti tratti rigorosamente da vinili. Se questa costituisce la formula base con cui Apollo Brown di solito costruisce i suoi loop articolati e precisi, bisogna però dire che in Grandeur il beatmaker più volte ha deciso di modellarla o arricchirla con ulteriori elementi.

Ciò che infatti colpisce di più alla fine dell’album è la varietà dei vari brani. Tutti sono accomunati da una matrice comune, che si avverte distintamente. Però percorrono vie spesso diverse tra loro. Apollo Brown in questo modo ha messo in luce quanto sia capace anche di variare, pur mantenendo la coerenza del suo stile. Così facendo il beatmaker ha smentito una delle principali critiche che gli sono state mosse nel tempo. Inoltre ha anche dimostrato di aver raggiunto una maturità artistica tale da riuscire ad arricchire il suo repertorio di strumentali senza snaturarsi eccessivamente. Una maturità confermata da come in alcuni brani decida di utilizzare campioni celebri, dimostrando poi la sua abilità nel reinterpretarli in maniera del tutto originale e funzionale al suo stile di produzione.

Lungo i 19 brani di Grandeur si affrontano così sonorità e temi differenti. Apollo Brown interagisce sempre in maniera precisa e coerente con i vari emcee. Tanto che anche i nomi meno blasonati si fanno notare, addomesticando produzioni di un certo spessore con tecnica e capacità. In questo modo l’album suona compatto dall’inizio alla fine, senza sbavature di sorta. Certo, Apollo Brown si fa ancora una volta interprete di quello stile boom-bap tipico degli anni ’90, riprendendo un suono che ha fatto la carriera dei beatmaker storici della scena internazionale. Tuttavia la sua originalità sta nell’aver saputo caratterizzare in modo personale quel modo di pensare la strumentale. Trovando una timbrica propria nelle batterie e sviluppando uno stile unico nel cucire assieme i vari campioni, valorizzando il processo della loro scelta, della loro scomposizione e dell’assemblaggio finale. In più ha saputo far risultare attuale questo tipo di stile ai giorni nostri, senza eccessiva nostalgia per il passato, vivendolo piuttosto attraverso gli occhi del nostro tempo.

In sostanza con Grandeur Apollo Brown ha confermato la sua cifra stilistica. Più che in altri suoi progetti, è riuscito a costruire con questo disco un quadro completo che racconta lui e il suo stile in tutte le sue sfaccettature. Le sue strumentali parlano per lui attraverso i campioni vocali e dipingono così lo sfondo per l’espressione dei vari artisti con cui collabora. Grandeur è quindi un buonissimo album, che testimonia appieno quanto ancora possa essere centrale la figura del beatmaker nell’Hip Hop.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia.

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