shopclues offers today 2017

amazon coupons code india

clear trip coupon code promo

flipkart coupon code

globalnin.com

[Recensione] The Game – The Documentary 2

the-game-documentary-2Artista: The Game
Titolo: The Documentary 2
Etichetta: Blood Money – eOne
Anno: 2015

Tutti quanti conoscono il personaggio: Jayceon Terrell Taylor aka The Game.
È sempre stato uno di quegli artisti che ami o odi sin dal primo impatto, e lui non ha mai fatto mistero di fregarsene totalmente di ciò.
Di fatto però, personaggio a parte, è uno degli oratori più attivi di Compton. E parlando di tecnica c’è poco da discutere.
L’album era uno dei più attesi (l’uscita era prevista a giugno), tanto che Diddy ha sentenziato che questo è senza dubbio il miglior lavoro mai fatto dal rapper di Compton. The Game però ha preferito aspettare che Dr. Dre tornasse dalle sue vacanze, per avere un ulteriore parere. Mica scemo.

L’ultimo studio album prima di questo (tralasciando le migliaia di mixtape e altri lavori non ufficiali) è Jesus Piece, risalente al 2012, uscito per la Interscope records.
Il titolo rimanda però al suo primo lavoro ufficiale, ovvero The Documentary, che uscì dieci anni fa.
Lo stile (e anche il tema principale) di Jayceon rimane sempre quello di Compton; quello che è cambiato nel corso degli anni è la scelta del flow, dei suoni e dei beat: The Documentary 2 si può definire come la fusione tra le basi sperimentali presenti in Jesus Piece e lo stile canonico e classico della West Coast con cui si è fatto conoscere nel primo Documentary.
Su questo album The Game ha detto: “Ho riascoltato il mio primo album e tutti quanti pensano che sia meraviglioso, ma penso che ora io sia migliore di ciò. L’ho ascoltato e ho risentito tutti le pecche del giovane me, e sono rimasto tipo: ‘Cavolo, non avrei mai fatto canzoni come queste oggi!’”.

Ed eccolo qui: The Documentary 2.
L’album è una raccolta composta da due parti: la parte “2”, contenente 19 tracce, e la parte “2.5” in cui sono presenti 17 tracce più una bonus track, per un totale di 37 tracce. Che non sono decisamente poche.
La promozione di questo album è partita a giugno, quando Game ha pubblicato su YouTube la traccia “100” con la partecipazione di Drake. La critica gli ha fornito un feedback positivo, le riviste Rap-Up e Stereogum hanno definito la traccia come “Soulful”, ovvero toccante e sentimentale, soprattutto grazie alla produzione molto “chill” di Ronald LaTour, aka Cardo della Taylor Gang, e al ritornello in cui Drizzy ha prestato la sua voce.
L’altro singolo che The Game ha pubblicato, ad ottobre, qualche giorno prima dell’uscita ufficiale dell’album, è “El Chapo”, pezzo prepotente (in un certo senso l’esatto opposto di “100”) in cui Jayceon rappa in spagnolo, su una base prodotta da Mr Bangladesh e Skrillex. Dopo l’uscita di questo singolo, ho incominciato a pensare che dentro “TD2” ci fosse dentro di tutto. E in un certo modo ho avuto ragione.

Le collaborazioni non mancano: Dr. Dre, Ice Cube, Q-Tip, Diddy, Nas, Busta Rhymes, Snoop Dogg, E-40, Scarface, DJ Quik, Kanye West, Lil Wayne, Kendrick Lamar, Schoolboy Q, Ab-Soul, Jay Rock, Drake, Dej Loaf, Future, YG, Problem, Ty Dolla $ign e JellyRoll, giusto per dirne alcuni. Ma ce n’è uno in particolare che mi ha stupito: ovvero Will.I.Am.
Ve lo ricordate? Ecco, qui è tutta un’altra storia però. Compare in 3 tracce ovvero “Don’t trip” con Dr. Dre e Ice Cube, “LA” con Snoop Dogg e Fergie, e “The Ghetto” con Nas. Avreste mai immaginato di associare la sua faccia con quella di The Game e gli altri pesi massimi di LA, uscendo con delle tracce più che soddisfacenti? Beh, io sinceramente no.

Il nome tra le produzioni che compare più volte nella tracklist è quello del produttore di origini nigeriane Bongo the Drum gahd, del duo di produzione L&F (abbreviativo di lost and found), che tra gli artisti con cui ha lavorato ricordiamo Omarion, Big Sean e Trey Songz. Lo pseudonimo di Uforo Ebong compare maggiormente nella parte “2”, dove i pezzi di The Game hanno delle sonorità “Soulful” (giusto per riutilizzare il termine di prima).
La parte “2.5”, invece è un po’ più movimentata. È un mix tra crudità, soul, funk, tributi alla old school di LA, ospiti speciali e alcune tracce “ballabili”. Di tutto, come ho già detto in precedenza.

In conclusione, c’è solo una domanda da porsi: è effettivamente Questo Documentario migliore di quello con cui è uscito 10 anni fa?
La risposta è: non lo so. O meglio, è troppo presto per dirlo.
La prima volta non si scorda mai, come si suol dire; e nel gangsta rap della scuola west coast The Documentary è considerato ancora come una delle pietre miliari del genere musicale, grazie anche alle hit “Hate it or love it”, “Dreams”, “Westside story” e “How we do”, giusto per citarne qualcuna.
Che Jayceon ora sia una persona diversa di quello che era 10 anni fa è poco ma sicuro: è cambiato il suo approccio e anche il suo modo di produrre. E c’è da dire che il lavoro che ha fatto è ammirevole e completo, sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo.
Personaggi nuovi come Kendrick Lamar, YG e Vince Staples scalpitano a Los Angeles, e se vuole rimane nel “gioco”, non gli resta che “giocare”, seguendo e dettando regole.
Quindi, l’unico modo per scoprire se The Documentary 2 diventerà anch’esso una pietra miliare come The Documentary è vedere che effetto farà riascoltandolo tra qualche anno. Probabilmente altri 10.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

Sparati anche questo!

Sottosopra Fest

Parte il più grande festival rap dell’estate: Sottosopra Fest

Se già l’anno scorso aveva messo il proprio nome sulla mappa con 8 live e …

Lascia un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>